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PER SALVARE LA CULTURA A FERRARA
Lettera Appello contro la politica culturale della Giunta: firma anche tu!

 

Operatori culturali, bibliotecari, guide turistiche, insegnanti, librai, docenti universitari, musicisti, scrittori, cooperatori, artisti, editori indipendenti, ricercatori, attivisti di associazioni di volontariato e di promozione sociale. Giovani o meno, esperti e novizi. Nel giro di un weekend sono stati oltre 350 i firmatari di un appello rivolto al ministro Franceschini – nonostante il momento critico nazionale, al presidente Unesco Bernabè e all’assessore regionale Felicori per denunciare il biennio deplorevole che l’assessorato alla cultura, eterodiretto da Vittorio Sgarbi, sta conducendo a Ferrara. Si tratta di professionisti di un settore in difficoltà, di volontari e di irriducibili amanti della cultura ferrarese, stanchi di una politica fatta di tanti annunci roboanti e poca sostanza. Levati lustrini e palette, al netto di presidenti onorari altisonanti e opinabili coadiutori artistici, i primi diciotto mesi dell’assessore Marco Gulinelli dimostrano una mancanza totale di prospettive e progettualità.
La preoccupazione di chi lavora nel settore comincia a farsi sentire, anche per l’assenza di una prospettiva di rilancio sul piano turistico del nostro patrimonio monumentale e museale.
Ogni critica che esce pubblicamente senza rivolgersi al sistema nel suo complesso e senza sfociare in un respiro collettivo è solo vanità. I firmatari stessi non potevano replicare al narcisismo del Palazzo con altro narcisismo, così hanno deciso di mettersi a confronto davanti a un documento scritto. La lettera è un grido di dolore e attenzione per Ferrara, la sua cultura e la sua bellezza che sono e devono rimanere patrimonio di tutti e non di qualcuno.
Comitato delle Sardine ferraresi

LETTERA APPELLO

Alla c.se att.ne
Ministro Dario Franceschini
Presidente Franco Bernabè
Assessore Mauro Felicori

Ferrara, 31 gennaio 2021

Illustrissimi,

a seguito del decreto che sancisce l’istituzione di un tavolo permanente per tutelare i lavoratori della cultura e in riferimento ai recenti avvenimenti riguardanti le dimissioni del presidente Mario Resca e del Cda della Fondazione Teatro Comunale di Ferrara, che ha presupposto un ricollocamento di poltrone di VIP e che si aggiunge allo scenario già complesso e sconfortante dell’amministrazione locale, noi cittadini di Ferrara dimostriamo forte preoccupazione per la mala gestione di un bene culturale patrimonio di tutti.
Da luglio 2019 Ferrara ha subito scelte politiche che riteniamo essere contro l’interesse collettivo e vogliamo porre alla Vostra attenzione.
I bilanci del Teatro Comunale vengono seriamente messi a rischio dagli appetiti di chi lo sta utilizzando per offrire ingaggi spropositati a membri del proprio entourage, scelte imposte dall’attuale presidente di Ferrara Arte on. Vittorio Sgarbi che hanno portato alle dimissioni del presidente Resca.

Il centro storico parcheggio a cielo aperto

Il mancato rinnovo di un regolamento Ztl da diciotto mesi da parte della nuova Amministrazione Comunale, che ha delegato la gestione della mobilità cittadina al vicesindaco leghista Nicola Lodi, ha aggravato la presenza di macchine nel centro storico generando non pochi problemi alla qualità dell’aria e gravi danni al patrimonio monumentale ivi presente a causa dello smog e delle vibrazioni che danneggiano gli edifici storici.
L’insicurezza di pedoni e ciclisti, a causa del proliferare di mezzi motorizzati in strade strette o in zone di sosta inadeguate, ha fatto da contraltare al deturpamento di un ambiente unico che dovrebbe essere tutelato dall’Unesco e invece presenterà un pessimo spettacolo ai turisti che torneranno a Ferrara passata l’emergenza Coronavirus. Naturalmente, a nulla sono servite le petizioni organizzate dai cittadini maggiormente sensibili al problema, ignorate dall’Amministrazione che continua a non fornire risposte soddisfacenti al problema.
Non ha ricevuto risposte chiare nemmeno la raccolta di oltre 3mila firme di cittadini ferraresi portata avanti dall’Anpi e da altre associazioni culturali per tutelare il locale Museo del Risorgimento e della Resistenza. Il museo è stato chiuso per consentire l’ampliamento del contiguo Palazzo dei Diamanti e parzialmente riaperto in una sede provvisoria (Porta Paola) decisamente inadeguata agli scopi espositivi e di divulgazione scolastica che caratterizzano le attività della benemerita istituzione.
L’assessore alla cultura Marco Gulinelli ha promesso che il museo troverà destinazione nei locali di Casa della Patria “Pico Cavalieri”, attuale sede delle associazioni combattentistiche e d’arma, che però necessita di un lungo e complesso restauro: al momento gran parte del patrimonio espositivo, che comprende cimeli donati dalle più importanti famiglie ferraresi, giace presso i magazzini comunali di via Marconi nonostante un vincolo della Soprintendenza che obbliga il Comune a renderlo fruibile al pubblico e conservarlo decorosamente.
Mentre la memoria del Risorgimento e della Resistenza ferrarese langue in un oscuro deposito, il presidente di Ferrara Arte on. Sgarbi non ha perso occasione per lanciare feroci provocazioni sulla stampa locale millantando l’organizzazione di una mostra celebrativa del gerarca fascista Italo Balbo e invitando il sindaco a dedicare una via alla memoria dello stesso. Provocazioni che, fortunatamente, sembrano cadute nel vuoto anche se il primo cittadino non ha mai preso le distanze dagli eccessi del noto critico d’arte, nemmeno quando ha sostenuto posizione palesemente negazioniste e denigratorie verso esponenti politici locali di avversa opinione.
Ma questo potrebbe rientrare nella sfera della vivace ancorché triste dialettica mediatica se, provocazioni a parte, non vi fosse un preoccupante vuoto di programmazione per tutto quanto riguarda le politiche culturali della città di Ferrara.
Una città che dovrebbe investire sul turismo e sulla cultura assiste, invece, al totale disinteresse verso la riorganizzazione del patrimonio museale e dei servizi culturali: i pensionamenti nel pubblico impiego non vengono coperti dall’ingresso di nuove risorse, così le biblioteche di quartiere chiudono e si propone l’esternalizzazione dei servizi a soggetti privati che penalizzerebbero le condizioni di lavoro preesistenti; mancano progetti volti a valorizzare le iniziative culturali locali e i giovani artisti; non sappiamo se vi sia un serio progetto di digitalizzazione e promozione del patrimonio museale e archivistico locale, al di là dei bandi comunali messi a punto per il prossimo Servizio Civile Volontario, indispensabile a garantire l’accessibilità continua per motivi di studio e consultazione, specie in tempi di pandemia.
Si ragiona di grandi mostre e grandi nomi che vanno a infoltire i consigli di amministrazione, ma la realtà è un impoverimento sempre più preoccupante del tessuto culturale cittadino con tante associazioni che faticano a coprire le spese e mantenere vive proprie attività a causa del coronavirus. Attività che ricevono pochi euro di ristoro mentre in passato si è parlato di una possibile convenzione tra Comune e Fondazione Cavallini-Sgarbi che, di fatto, trasformerebbe il Castello Estense in un museo “privato”.
Non abbiamo dimenticato, infatti, i termini di quell’accordo che avrebbe fruttato ai fratelli Sgarbi il 20% sul costo di ogni biglietto di ingresso al monumento simbolo di Ferrara, in cambio della presenza “permanente” al suo interno di opere d’arte appartenenti alla Fondazione di famiglia. Ora, scorrendo la programmazione per il 2021 annunciata dall’assessore Gulinelli, veniamo a sapere che sia il Castello Estense che Palazzo Schifanoia dovrebbero ospitare importanti mostre: confidiamo che non vengano più riproposti accordi sul costo d’ingresso che favorirebbero una fondazione di diritto privato riconducibile distintamente alla famiglia del presidente stesso dell’ente pubblico.
Solo il coronavirus sembra aver fermato gli appetiti di un critico d’arte che appare, e si autodefinisce senza pudore, il vero “padrone” della cultura estense. Eppure, il duo Sgarbi-Gulinelli non si è fermato nemmeno di fronte alla tragedia come dimostra un video girato all’interno dell’ufficio del sindaco in cui si irride l’esistenza di una reale emergenza sanitaria nel Paese.
Il silenzio sconcertante e complice del sindaco Alan Fabbri ci ha spinto a chiedere una maggiore attenzione verso ciò che sta avvenendo a Ferrara, città patrimonio dell’umanità che non merita di essere trattata come il feudo personale di qualcuno e, soprattutto, di vedere irrimediabilmente degradato il suo tessuto urbano e monumentale. 

Alle ore 22,30 del del 7 febbraio 2021 hanno già firmato 1.348 persone

Se sei d’accordo con l’appello puoi aggiungere la tua firma [Qui]

In copertina: Vittorio Sgarbi e Marco Gulinelli presentano le portentose pillole verdi anticovid

FERRARA: INVECE DI RIAPRIRE…
Chiude il Museo del Risorgimento e della Resistenza

Dal Portale Turistico, Terra e Acqua, della Provincia di Ferrara si apprende che il Museo del Risorgimento e della Resistenza rimarrà chiuso fino a data da destinarsi. I locali al piano terreno del palazzo dei Diamanti devono essere sgombrati per far posto alla biglietteria e al bookshop.
La nuova sede alla Casa della Patria non è ancora pronta e ci si dovrà adattare per il momento negli spazi di Porta Paola, dove sarà possibile consultare i documenti, mentre il materiale espositivo sarà conservato nei magazzini comunali. Pare che la collocazione provvisoria durerà anni, visto che la ristrutturazione della Casa della Patria neppure è iniziata e quando prenderà avvio sarà lunga.

In realtà la notizia l’apprendo da un whatsapp di amici, che mi invitano a condividere un lungo appello contro la chiusura del museo, evidenziandone l’intensa attività sul territorio, soprattutto a favore delle scuole. Un prezioso interlocutore della didattica scolastica capace di arricchire i curricoli e di promuovere le uscite sul territorio. Non dunque un ‘mausoleo’, ma una struttura dinamica, creativa, impegnata ad ampliare la propria offerta come dovrebbero fare tutte le istituzioni culturali. Chiudere un museo, che etimologicamente è il luogo sacro alle Muse, è come compiere un sacrilegio. In questo caso un sacrilegio contro l’intensa rete di rapporti con associazioni, istituti culturali e istituti scolastici, che la direzione del museo in tanti anni di lavoro è riuscita a costruire, come un prezioso patrimonio che è andato ben oltre il tessuto cittadino.

La legge regionale dispone che i “musei e i beni culturali costituiscono sistemi integrati sul territorio, che interagiscono e cooperano con gli altri istituti culturali per garantire la più diffusa conoscenza del patrimonio culturale e per promuovere la sua funzione educativa…”. Se per allargare gli spazi espositivi del palazzo dei Diamanti si sacrifica un museo come fosse una ‘Cenerentola’, è evidente che il sistema integrato disposto dalla legge viene meno nella sua compiutezza e nelle sue finalità, in particolare quelle peculiarmente educative del Museo del Risorgimento e della Resistenza.
Si smaglia un nodo di quella rete indispensabile per una città che apprende, per una città della conoscenza, condizione necessaria per essere una città della cultura non solo a parole. Ma questo è un orizzonte che neppure è preso in considerazione dai nostri amministratori, sempre più impegnati a commercializzare l’arte e la cultura anziché promuoverne la produzione.
Bel risultato per un assessorato che si intitola, con enfasi antropologica, alla “Civiltà ferrarese”!

C’è un deficit di cultura in chi pensa di saperla amministrare e di avere le chiavi della sua diffusione, che sarà pure diffusione, ma non certo mobilitazione di saperi e di conoscenze, ancora la cultura statica delle esposizioni, come se i grandi Expo agli esordi del ‘900 non fossero mai finiti e fosse necessario continuare a riprodurli in piccolo.
Così non si riesce a misurare il danno che si produce, innanzitutto nei confronti della propria comunità, col chiudere un museo che ne conserva la storia e l’identità. Chiusura che difficilmente si sarebbe compiuta, se avesse comportato una grande perdita dal punto di vista dei biglietti strappati.

Per fortuna l’avvio del Sistema Museale Regionale sembra andare nella direzione di promuovere i musei come luoghi della conoscenza, della costruzione del pensiero critico e creativo. Almeno le parole recentemente pronunciate dalla presidente dell’ICOM, il comitato italiano dell’International Council of Museums confortano in questa direzione, promettono l’attivazione di processi educativi innovativi, di processi di solidarietà territoriale.
Di questa solidarietà, del patto educativo tra scuola e territorio è stato promotore fino ad oggi il Museo del Risorgimento e della Resistenza, assai prima che la Commissione presieduta dal nostro concittadino, professor Patrizio Bianchi, indicasse i patti educativi tra scuola e territorio come strumento per affrontare la ripresa scolastica in regime di Coronavirus.

Da anni il Museo del Risorgimento e della Resistenza, l’Istituto di Storia Contemporanea, le associazioni dei partigiani a partire dall’Anpi, il Comitato Scuola Costituzione collaborano entrando nelle nostre scuole a dialogare con le nostre ragazze e i nostri ragazzi, grandi e piccoli, compiendo un lavoro di formazione di enorme importanza soprattutto oggi. Conoscenza della Costituzione, formazione alla cittadinanza consapevole e responsabile che nasce dal sentirsi partecipi di una storia ed eredi dei valori conquistati, da chi per quei valori ha combattuto sacrificando la propria vita.

Ma questo non può eludere la domanda su come la nostra amministrazione locale intenda rispondere alla richiesta di patto educativo formulata dalla commissione del professor Bianchi, che non può certo esaurirsi nella fornitura di banchi o nell’abbattimento di tramezze per fare più spazio.
Aver chiuso il Museo del Risorgimento e della Resistenza è l’espressione della assenza di sensibilità nei confronti della formazione dei nostri giovani, delle attività costruite nel corso degli anni con grande intelligenza da un’istituzione culturale della città. È grave che nessuno abbia pensato che una delle conseguenze sarebbe stata quella di impoverire le occasioni di apprendimento dei nostri studenti, di privarli di uno spazio che avrebbe potuto dilatare le loro aule senza la necessità di abbattere muri. Ma tutto questo è lontano mille miglia dalla cultura dei nostri amministratori.

La cosa appare ancora più miope e stupida se si pensa che dal prossimo settembre prenderà l’avvio l’insegnamento dell’educazione civica nelle nostre scuole e che verrà a mancare ai nostri studenti un prezioso alleato per la loro crescita.
Se chiudere un museo è sempre un sacrilegio perché si impoverisce un territorio, lo è ancora di più quando ad essere più poveri saranno le scuole e i loro studenti, ma evidentemente qualcuno considera più importante la biglietteria del palazzo dei Diamanti.

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