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OSSERVATORIO POLITICO
Apririsi, tornare nelle strade, fra la gente

L’analisi delle cause della sconfitta del Pd non decolla. Comprendo la difesa della campagna elettorale da parte di chi si è speso con passione e convinzione. Comprendo il ringraziamento a Modonesi per l’impegno profuso. Tutto umanamente giustificabile. Ma cosa c’entra con l’avvio di una riflessione che ci porti alla radice delle cause di una sconfitta storica? Provo a mettere in fila alcuni punti.
1 – E’ una sconfitta che viene da lontano e che coinvolge le diverse anime che hanno governato la città nei decenni scorsi. L’anima principale rappresentata dal Pci porta la responsabilità dell’inizio dell’appannamento dell’identità della sinistra che data dalla seconda metà degli anni Ottanta del secolo scorso. Il patto di potere tra una parte del gruppo dirigente del Pci con la Dc di Cristofori fu l’inizio di una prassi trasformista e foriera di degrado etico-politico. Quel passaggio è sempre stato rimosso e mai elaborato criticamente.
2 – E’ da troppo tempo che a Sinistra non si discute di progetti per il futuro della città. Lo fanno piccoli e appassionati gruppi, oppure singole personalità eccellenti, ma tutti inascoltati e ignorati. Si tratta di un motivo non secondario della interrotta empatia tra i governi del centro-sinistra e la popolazione.
3 – Nel corso degli anni il maggior partito della sinistra ferrarese ha selezionato una classe dirigente che, mentre collezionava sconfitte pesanti perdendo il governo di comuni importanti, si è sempre più distaccata dai sentimenti e dai pensieri delle persone. Non c’è dubbio che questa prassi abbia alimentato una sgradevole immagine di autosufficienza e determinato un crescente distacco dai processi reali.

Che fare?
1 – Innanzitutto, capire i cambiamenti, investire tempo e volontari per ricostruire legami sociali, organizzare una permanente attività formativa. Ho letto un’intervista di una esponente del Pd in cui si incolpa il gruppo dirigente ferrarese di non aver puntato su un civico. Domando: davvero il Pd, oltre Modonesi, non aveva altre persone di qualità da proporre? L’attenzione verso le liste civiche la condivido. Altra cosa è dire alla città che si guarda fuori perché dentro il partito non c’è niente. Davvero un modo singolare per prepararsi ad una campagna elettorale da parte del maggior partito della coalizione. Ma vengo al punto. Non è vero che la candidatura di Modonesi fosse l’unica possibile all’interno del Pd. Ne esisteva un’altra che fu bocciata, senza un momento di verifica trasparente. Ne parlò anche Gaetano Sateriale proprio in un articolo su questo giornale. Nessuno poteva garantire il successo, ma non provarci con una figura più credibile fu come rassegnarsi in partenza alla sconfitta.
2 – Non c’è altra strada che ricostruire una politica non come affare di pochi ‘signori’, ma come passione e quindi superamento dell’autoreferenzialità, rapporto con gli altri, dialogo tra persone. Insomma, in estrema sintesi, la politica come educazione permanente alla cittadinanza attiva. Diceva Gramsci: “Il vero politico è un creatore, un suscitatore di energie…”. Nella campagna elettorale sono emerse forze singole e collettive (liste civiche) che non vanno archiviate insieme al risultato negativo del voto. Costruire una rete che dia stabilità organizzativa e politica ad un campo plurale richiede un nuovo Pd che funzioni da coagulo. Avere il coraggio di promuovere una discussione allargata sulle cause della sconfitta sarebbe una buona premessa per costruire un futuro nuovo e solido.
3 – La nuova giunta è formata. Adesso comincia la prova del budino. Il Sindaco ha esordito compiendo alcuni atti distensivi significativi. Non sarà una navigazione tranquilla. Il blocco di forze che lo ha eletto è variegato. Dentro la sua Lega è presente una potente ala estremista e intollerante che avrà nel vice sindaco il suo rappresentante. L’opposizione democratica dovrà essere intransigente sui principi e attenta a non far passare niente che offenda la dignità di ogni persona. In passato c’è stata una colpevole sottovalutazione verso parole indecenti e atti di ‘goliardia squadrista’. Poi dovrà curare due fronti. La messa a punto di un’idea della città da cui far discendere una opposizione forte e alternativa. Un’attenzione verso le decisioni del governo nazionale per le ricadute sulle scelte locali. Faccio un esempio. Se lo slogan ‘prima i ferraresi’ (su questo non ci sarà dissenso tra Naomo e Fabbri) nasconderà i tagli che si decideranno a Roma sui servizi sociali (sanità, assistenza anziani ecc.) bisognerà denunciare la truffa di chi con una mano toglie risorse e con l’altra istiga alla lotta tra penultimi e ultimi della scala sociale.

La versione di Mario: come e perché il centrosinistra ha perso il sindaco

da: Mario Zamorani (Coordinatore +Europa di Ferrara)

1. Un sistema di potere al capolinea
Un’ampia maggioranza di ferraresi ha detto basta al sistema di potere e di poteri della nostra città. Un sistema in toto rappresentato dal Pd. Malgrado un bravo sindaco uscente che pure ha commesso importanti errori che non gli sono stati perdonati.

2. Eppure il sole sorge ancora
Molti pensavano che dopo la vittoria della Lega avremmo vissuto invasioni di cavallette o altri disastri biblici, ma a Ferrara il sole sorge ancora, come tutti gli altri giorni. Anche se sembra prudente controllare la mattina.

3. Progetto Fusari
Quando 2 anni fa abbiamo concepito e poi nell’ottobre 2018 prima lanciato e poi contribuito a far decollare il progetto Fusari, non sapevamo che questo progetto, anche per le qualità di Roberta Fusari, avrebbe impedito, come è stato, lo schiaffo della vittoria di Fabbri al primo turno.

4. Ripetuti interventi di +Europa Ferrara e dei Radicali per evitare la sconfitta
+Europa Ferrara è intervenuta con varie e ripetute proposte finalizzate ad evitare la sconfitta, mai ascoltata. Qui sono riportate solo alcune delle principali, paurosamente numerose. Qua e là sono riportati stralci presi da estense.com.

5. 2014, elezioni comunali
Alle comunali del 2014 proponemmo una lista elettorale che nel simbolo enunciava quello che era già possibile vedere, l’annuncio di una fine se non si fosse intervenuti con evidenti discontinuità: serviva la preparazione di un’altra Ferrara. Avevamo cercato di dirlo, cinque anni fa, di avvisare. Nel simbolo elettorale era scritto: dopo 68 anni – un’altra Ferrara. Poteva essere un’altra Ferrara preparata dal centro sinistra o questa che abbiamo: in assenza della prima è arrivata la seconda.

6. Settembre 2015, presentate alcune petizioni, in parte rimaste senza risposta
Presentate alcune petizioni a termini di Statuto e Regolamento del Comune. A varie delle nostre petizioni non è stata neppure data risposta (per altro obbligatoria). Ad esempio a questa: “I sottoscritti cittadini chiedono che l’amministrazione comunale si attivi per disegnare un Progetto Ferrara: a maggior ragione in quanto quest’anno ricorre il ventennale di Ferrara città Parimonio dell’Umanità. Progetto che, a partire dalla definizione di identità e ruolo del nostro territorio, disegni la città del futuro, per un’idea di città di qui a 20 anni, coinvolgendo nel progetto figure di alta professionalità in molteplici campi, personalità capaci di ideazione, in particolare urbanisti, economisti, scienziati, storici, filosofi, psicologi, sociologi, ambientalisti, poeti, artisti, creando inoltre i presupposti per la partecipazione attiva dei cittadini ferraresi, prefigurando una smart city che dialoga su se stessa e aperta al futuro”. Ma se la nostra proposta fosse stata considerata e approfondita, quindi attuata, oggi ci troveremmo a parlare della sconfitta? L’autoreferenzialità prevalse.

7. Giugno 2017: un questionario sulla Gad
“Complessivamente la zona Gad è uno dei problemi di questa città. Che riguarda la qualità della vita di chi vive e frequenta quella zona di Ferrara”: così dicevamo, e lanciammo “una proposta prima di tutto politica alla giunta”. Chiedevamo una consultazione popolare tramite questionari, modalità prevista dallo Statuto comunale; aggiungendo: “in primo luogo è necessario fare le domande giuste ai cittadini. Senza ipocrisie, per capire che cosa genera disagio e insicurezza, prestando attenzione alle risposte. Poi andrà coinvolto un numero alto di persone. Penso almeno a qualche migliaio di risposte”. So che la nostra proposta fu discussa in giunta e respinta. Se le cose fossero andate diversamente sarebbe possibile pensare a differenti risultati elettorali.

8. XX settembre 2017, laicità della politica
Proponemmo: “un particolarissimo incontro incentrato sul significato della laicità; si terrà mercoledì 20 settembre in Municipio, nella sala dell’Arengo alle ore 17. Tutti sono invitati a partecipare e tutti avranno 5 minuti per dare la loro personale definizione di laicità, in un fluire, laico, di opinioni anche fra loro differenti”. Come sempre a fronte di nostri stimoli nessuna risposta dal Pd. Ora, la questione della laicità della politica, cioè il contrario dell’autoreferenzialità, esplode. E oggi viene detto in sede di analisi della sconfitta : “Prendiamo atto che abbiamo tutelato più il sistema che il cittadino” (Ilaria Baraldi). Molti, davvero molti gli argomenti di cultura politica da noi sollevati nel corso di numerosi incontri pubblici negli ultimi anni: quasi sempre senza riscontrare attenzione o interesse da parte del Pd.

9. Appello inascoltato, marzo 2018
«Un ‘appello’ per far ripartire il centrosinistra», «+Europa organizza un incontro per un “cambio di direzione” dopo la sconfitta elettorale».
«Ascoltare e coinvolgere maggiormente i cittadini, cambiare radicalmente direzione e abbandonare atteggiamenti supponenti verso l’esterno e le litigiosità interne. È questo il succo dell’appello che Mario Zamorani e Paolo Niccolò Giubelli della lista +Europa con Emma Bonino lanciano al Pd e al centrosinistra, dopo la pesante sconfitta elettorale. Appello che sarà al centro di un incontro in programma giovedì 15 marzo». Appello, naturalmente, inascoltato. Erano troppo impegnati a tutelare il sistema.

10. Primavera 2018: ascolto dei cittadini
Nella primavera del 2018 con Roberta Fusari e Daniele Lugli, dopo la sconfitta del Pd alle elezioni politiche, proposi al Pd un grande progetto impostato sull’ascolto di molte migliaia di cittadini, tramite un apposito questionario, in modo da comunicare ai ferraresi l’interesse e la volontà di ascoltare le loro istanze; anche per comunicare la fine dell’autoreferenzialità del potere ferrarese. Lugli aveva anche preparato nel dettaglio le domande, che nelle nostre intenzioni dovevano essere diffuse sia online, sia su carta. Lo proponemmo al segretario provinciale e alla segretaria comunale del Pd. Dopo un po’ di batti e ribatti, dopo considerazioni poco convinte da parte loro, non se ne fece niente e decisi di ritirarmi. Ancora oggi credo che quel progetto avrebbe potuto invertire un trend che appariva già allora perdente.

11. Luglio 2018: primarie
A luglio 2018 raccogliemmo firme per chiedere le primarie di coalizione con regole condivise. Dei vari partiti o movimenti a me noti non venne nessuno a firmare; si presentarono solo persone comuni, con la sola eccezione di Roberta Fusari. Per altro in quel periodo ricevetti ben due telefonate dal segretario provinciale del Pd che mi chiedeva di sospendere la raccolta di firme. Naturalmente dissi che non l’avremmo fatto. Anche in quel caso non se ne fece niente visto che nessuno mostrava il minimo interesse. Tutti sanno che poi la fase delle candidature nel centro sinistra avvenne in forme che definire disordinate è un eufemismo. Ancora oggi sono convinto che se quella fase si fosse svolta in modo ordinato, ad esempio con primarie di coalizione, il risultato poteva essere diverso. Sicuramente migliore.

12. Luglio 2018, il Pd ha bisogno del vostro aiuto
Verso Ferrara 2019. Baraldi: “Il Pd ha bisogno del vostro aiuto”
Appello della segretaria comunale durante l’incontro organizzato dai Radicali
Una analisi della crisi del centro sinistra in Italia e in Occidente con lo sguardo rivolto alle elezioni amministrative ferraresi e a quelle europee in programma il prossimo anno. È questo l’obiettivo dell’incontro organizzato dai Radicali Ferrara dal titolo ‘Il mondo della cultura parla alla politica’.
Un momento che, come spiega lo storico rappresentante Mario Zamorani, vuole essere “l’inizio di un percorso, che merita un approfondimento, verso le elezioni amministrative a Ferrara in una situazione nuova e molto complessa. In Occidente siamo di fronte ad un enorme e velocissimo cambiamento di paradigma, che è presente dappertutto, e questo impaurisce ed angoscia i cittadini. Noi dobbiamo provare a curare la loro angoscia e superarla per evitare che si trasformi in comportamenti non corretti”.
Tra il pubblico è presente anche la neo segretaria comunale dei dem Ilaria Baraldi che, chiamata in causa, interviene non risparmiando critiche anche alla azione del suo partito: “Un po’ il Pd deve pagare pegno e non ci si deve vergognare di dirlo quando ci si accorge di avere sbagliato. Dai dati forniti dall’Istat non dobbiamo nascondere che le politiche di questi anni su povertà e disuguaglianze non hanno prodotto i risultati che aspettavamo: non abbiamo usato gli strumenti adeguati”.
La consigliera comunale chiede quindi collaborazione in vista delle elezioni del prossimo anno. Il Pd è l’ultima questione in campo, ma se secondo voi questa città merita di rimanere una comunità, con tutte le difficoltà, abbiamo bisogno del vostro aiuto”. Peccato che in seguito la stessa abbia ripetutamente respinto le nostre proposte e anzi ci abbia pesantemente attaccato. Laicità e politica, cultura e politica: i grandi assenti.

13. Ottobre 2018 Candidatura Fusari, subito stroncata
Nell’ottobre 2018 abbiamo formalmente lanciato la candidatura di Roberta Fusari, che in seguito (novembre) accettò di candidarsi a sindaca. Subito interviene la segretaria comunale del Pd che afferma: «temo che non abbia attribuito il giusto significato alla parola cambiamento“, e «non è sicuramente quello che intendiamo quando parliamo di cambiamento e civismo». Ma qual era l’autorevolezza del Pd in materia di civismo? Boh. Già in quella fase enunciava tutta la sua contrarietà ad una possibile candidatura di Modonesi. Oggi sostengo che se al ballottaggio con Fabbri fosse andata Fusari (se sostenuta fin dall’inizio dal Pd) forse le cose sarebbero andate diversamente. Del resto tra primo e secondo turno so che erano in tanti a pensarlo. Forse avremmo vinto, e in caso di sconfitta di certo avremmo perso con minor margine.

14. Novembre 2018: non sosterremo mai Modonesi
A novembre 2018 nel corso di un incontro non riservato e in presenza di altre organizzazioni, incontro da lei organizzato, la segretaria comunale del Pd ci disse: non sosterremo mai Modonesi. Quando poi Modonesi divenne candidato ufficiale del Pd, è mia opinione, lì per coerenza ci dovevano essere le dimissioni di chi aveva pronunciato quelle parole. Non a sconfitta avvenuta, con la presenza in Consiglio comunale garantita.

15. Arci, marzo 2019
In questa data, del tutto incidentalmente nel corso di una conferenza stampa che parlava d’altro, ho sostenuto che non esiste solo la cultura dell’Arci. In particolare pensavo al fatto che per i giorni successivi avevamo invitato Pazzi ad una nostra iniziativa; lì avrebbe poi recitato alcune sue poesie.
La segretaria comunale del Pd mi ha aggredito sostenendo che la mia era “Retorica destrorsa e avulsa dalla realtà”. Ho replicato sostenendo che solo il pensiero unico è autoritario e destrorso. Ho osato nemmeno attaccare, ma solo parlare, di Arci e si è scatenata la caccia alle streghe; ero pronto per essere simbolicamente bruciato sul rogo per lesa maestà (a proposito di autoreferenzialità).
Poi interviene Maisto: “attacco sguaiato e ridicolo”. E avevo solo detto l’ovvio: non esiste solo la cultura dell’Arci.
Anche ricevetti una telefonata tutta ampiamente sopra le righe da parte di un’autorevole esponente di un importante associazione di categoria che mi ha detto che non sarebbe venuta come relatrice (come avevamo concordato) ad un incontro pubblico da noi organizzato pochi giorni dopo: ho ascoltato interdetto e senza replicare. E questo solo per avere nominato, non criticato, l’Arci (tra l’altro sono orgogliosamente iscritto Arcigay) fuori dai parametri dell’ortodossia.

16. Società con tratti pervasivi e con oligarchi
Proprio durante questa vicenda relativa all’Arci (intervento della Baraldi, dell’esponente di una autorevole associazione di categoria e di Maisto) ho vissuto con precisione cosa significa a Ferrara sviluppare considerazioni, sia pur blande, che vengono vissute come eretiche, antisistema, eterodosse, da miscredente rispetto a dogmi o tabù. Ho percepito per vari giorni una crescente macchia d’olio di isolamento creata attorno a me da collaudati sistemi e apparati di potere. Del resto in una società che per molti decenni non ha conosciuto neppure l’ipotesi di un ricambio inevitabilmente si consolidano aspetti di questo tenore, anche inconsciamente; senza vera volontà di colpire chi fa affermazioni ritenute eretiche, giusto per un profondo e ben introiettato conformismo del potere: tratti di società pervasiva (“Prendiamo atto che abbiamo tutelato più il sistema che il cittadino” si dice oggi). Potere che era stabilmente in mano a pochi oligarchi; penso al potere politico/partitico (autereferenzialità, scarsa o nulla propensione all’ascolto, specie all’ascolto del diverso) ma non posso non pensare ad esempio alla gestione della Holding. A mio parere in quegli ambiti si decide fra pochi oligarchi. All’inizio ho parlato bene di Tagliani e credo di non potere essere tacciato (anche se alcuni lo faranno) di essere uno sfasciacarrozze o un antisistema, ma tratti di società pervasiva, di società chiusa, e tratti di potere in mano a pochi oligarchi a mio avviso c’erano e anche si percepivano.

17. Cose diverse
Solo nell’ultimo comizio in piazza nell’ultimo giorno del ballottaggio ho sentito cose diverse da Modonesi. Intanto era presente autocritica (e non la solita stucchevole retorica dell’abbiamo fatto tutto bene, tutto va bene, tutti sono contenti) e poi c’erano indicazioni in forte controtendenza rispetto al passato in termini di metodo. Ma eravamo a tempo scaduto. Spero di trovare la registrazione di quelle parole, mai sentite prima in quella forma. Si dovrebbe ripartire da lì. E da un’autocritica un po’ più solida e argomentata.

18. Commenti ferraresi alla Direzione nazionale Pd
«Era necessario garantire una discontinuità rispetto al passato cercando un candidato possibilmente non espressione del gruppo dirigente stretto del Pd».
«Un’apertura vera, che ovviamente avrebbe comportato perdere una parte di sovranità, mi sono convinta facesse troppa paura. Sui candidati che comunque si è cercato d’individuare partiva la corsa a bruciarli, scattavano i veti: troppo di destra, troppo di sinistra, troppo indipendente.
Non abbiamo avuto coraggio, siamo stati supponenti».
Tutto questo è vero ma non basta enunciarlo a sconfitta avvenuta. Serve un’inversione di rotta, servono segnali potenti, fortissimi di cambiamento vero. Serve una pietra tombale sulla supponenza.

19. Quantità e qualità
La politica, in gran parte, la si fa con la quantità (in questo campo noi siamo davvero deficitari); ma la qualità ha la sua importanza. Con questo intervento ho raccontato i molti spunti che avevamo offerto, inascoltati quando non apertamente avversati, e che a mio avviso potevano impedire la sconfitta. Sarà sempre così? Aspettiamo il futuro, senza troppo speranze.

Ferrara, 22 giugno 2018

Le ragioni della sconfitta? Autoreferenzialità ed equivoci su buon governo e diritti

Nei commenti di questi giorni a proposito della sconfitta del centro-sinistra e, segnatamente, del Pd, nella tornata elettorale amministrativa nella nostra città, è ormai diventato un ritornello quello di individuare la responsabilità primaria nell’opzione di continuità politica e programmatica rappresentata dalla scelta di aver candidato a sindaco Aldo Modonesi e nell’atteggiamento di “arroccamento” del Pd locale. Tutto ciò è senz’altro vero e indica gravi errori di impostazione della vicenda elettorale da parte del Pd ferrarese, cui è necessario che seguano coerenti interventi. Ritengo però quest’analisi un po’ troppo sommaria, con il rischio che essa finisca persino quasi auto assolutoria per troppi. Intendo dire che, forzando solo un poco questo ragionamento, si potrebbe arrivare alla conclusione che, se si fosse avanzata la proposta di un candidato “civico” sostenuto dal Pd, ciò sarebbe stato da solo in grado di produrre un altro risultato oppure che, oggi, il pur indispensabile azzeramento e ricambio dei vertici locali del Pd sortirebbe di per sé un effetto risolutivo rispetto ai problemi aperti. In realtà, a me pare che la scelta di continuità operata dal Pd ferrarese anche in quest’ultima vicenda elettorale non sia altro che la “punta di un iceberg” di questioni ben più profonde e che datano da non poco tempo. Infatti, se, da una parte, è evidente che il voto amministrativo nei Comuni discende sia da elementi di contesto nazionale che da specificità locali, dall’altra, non c’è dubbio che, in una fase di forte mobilità del voto e di frammentazione sociale e politica in particolare nel campo del centro-sinistra e della sinistra, queste ultime acquistano particolare rilevanza. Detto in altri termini, se il Pd paga fortemente gli errori del renzismo e della stessa nuova stagione a guida Zingaretti che non riesce a distaccarsi sufficientemente da esso, quelli che l’hanno portato a separarsi da una parte molto significativa dal “popolo della sinistra”, è altrettanto chiaro che, a livello locale, sempre dal Pd, sono state avanzate ipotesi politiche e di governo che non si discostavano da quell’impostazione e che, in un contesto economico e sociale non semplice come quello ferrarese, hanno rappresentato ulteriori ragioni per alimentare il distacco con le persone che storicamente sono state rappresentate dalla sinistra, a partire dai settori più deboli e fragili della società.

Vale la pena, allora, indagare alcune di queste ragioni. Lo faccio in modo certamente incompleto e in termini esemplificativi ma, spero, sufficientemente chiaro, anche a costo di essere un po’ schematico. Il primo tema riguarda le politiche economiche, sociali e di bilancio realizzate in tutti gli anni dei mandati del sindaco Tagliani dal 2009 ad oggi, di cui peraltro sono stati artefici anche esponenti – penso ad esempio a Marattin – oggi tra i più impegnati a prendere le distanze dalle scelte del Pd ferrarese.

Intanto, penso si possa dire che, in questi anni di crisi economica e sociale, la ricetta del “buon governo”, gravata anche da forti vincoli nazionali, ha assunto come priorità anche a Ferrara la riduzione del debito, sacrificando ad essa la spesa del lavoro pubblico, che è stata presentata come costo e non come risorsa che produce servizi, e la stessa spesa sociale, che pur non riducendosi in termini significativi, ha finito tuttavia per risultare insufficiente rispetto alle povertà, vecchie e nuove, che la crisi produceva. Tutto ciò, oscillando, tra l’altro, tra rappresentazioni ottimistiche – la crisi è alle nostre spalle – e asserzioni “rinunciatarie” – le risorse sono scarse, non possiamo più permetterci le tutele e le protezioni precedenti – ha ulteriormente rafforzato l’effetto di rendere più vulnerabili, e anche più sole, le fasce di reddito medio-basse.

Una seconda fondamentale questione è quella relativa al discorso sulla sicurezza e al legame improprio costruito con l’immigrazione, in particolare quella extracomunitaria. Qui, da parte di chi ha governato la città in quest’ultimo decennio, dapprima – e anche giustamente- si è voluto contrastare un’idea per cui Ferrara o almeno una sua parte era strumentalmente diventata “città invivibile e sotto assedio”, per poi, però, successivamente, dimostrarsi subalterni ad una lettura per cui essa andava affrontata prevalentemente come problema di ordine pubblico. Non si è costruita una “narrazione” alternativa e tantomeno politiche efficaci di legalità, accoglienza e inclusione, che fossero contemporaneamente capaci di produrre contrasto alla criminalità, rigenerazione del territorio e creazione di dialogo interetnico e interculturale. Lasciando spazio ad una “narrazione” di stampo sostanzialmente razzista e xenofoba, quella del “prima gli italiani”, su cui il populismo estremista di destra sta costruendo un egemonia culturale anche nei ceti sociali deboli. Che, non a caso, ha anch’essa come substrato l’idea che, in una situazione di “scarsità delle risorse”, non è possibile ragionare sul rispetto e l’estensione di diritti universali, ma qualcuno, necessariamente, starà indietro e, in questo caso, meglio gli ultimi che i penultimi.

Infine, terzo punto che merita una riflessione, e che ha a che fare con l’impostazione politica di fondo che il centro-sinistra ha messo in campo anche a Ferrara, è quello dell’autoreferenzialità del Pd e dell’Amministrazione comunale di questi ultimi anni, che, proprio per essere messo in discussione, va vista come corollario di una lettura sbagliata della società e delle sue dinamiche dentro la crisi. Detto in altri termini, è evidente che quando si usano lenti che non sanno cogliere i processi e le trasformazioni in atto e questi vanno in una direzione diversa da quanto si supponeva, ciò che mette in discussione dall’esterno le  certezze consolidate (e questo è valso non solo per il Pd, ma anche per settori della sinistra cosiddetta “radicale”, in specie quella di derivazione partitica) viene percepito come potenzialmente minaccioso, le critiche vengono vissute come attacchi strumentali e la partecipazione diffusa viene, nella migliore delle ipotesi, confinata e ricondotta lungo percorsi predefiniti.

Ho ben presente che già la sostanza del ragionamento che ho avanzato indica che risalire la china non sarà compito agevole e di breve durata. Non solo perché dobbiamo aspettarci che la nuova Amministrazione a trazione leghista, al di là di quello che potrà essere un “buonismo” di facciata, non potrà, come del resto succede a livello nazionale, che mettere insieme l’ incapacità di risolvere i problemi di fondo della città (imputati ovviamente ad altri) al fatto di fare strame di diritti umani fondamentali e produrre ulteriori regressioni sul piano culturale. Non solo perché le questioni da affrontare, a partire dai punti di criticità che ho sollevato, sono impegnative e necessitano di risposte complesse, non tutte risolvibili solo a livello locale. Soprattutto perché, se sono almeno parzialmente vere le considerazioni che ho avanzato, ciò significa predisporsi  ad un lavoro importante sul piano culturale, su quello sociale e su quello politico. Non si tornerà ad essere egemoni se non si lavorerà con un progetto sufficientemente definito sull’insieme di questi piani.

Ciò a me pare implichi almeno due terreni di impegno, da far vivere entrambi: un nuovo pensiero, che progressivamente faccia emergere un progetto rinnovato per la Ferrara degli anni a venire, ripartendo e potenziando il lavoro con cui diversi soggetti si sono cimentati anche nella vicenda elettorale (ho in mente, per esempio, i punti programmatici che Il battito della città, La città che vogliamo e Addizione civica avevano condiviso a suo tempo), e una nuova pratica, prima di tutto sociale. Che metta insieme su decisive questioni di scontro culturale e politico, a partire dall’antirazzismo e dall’antifascismo, le tante realtà che sono presenti in città e che possono convergere su contenuti condivisi e precisi, superando le spinte alla frammentazione e le tentazioni della primogenitura. Ma di questo, se il dibattito continuerà, si potrà tornare a parlare in modo più approfondito.

A Ferrara il suicidio di un Pd che ha perso contatto con la realtà

di Nicola Cavallini

Parto da Ferrara. Stavolta il Pd poteva schierare anche l’Uomo Ragno, e avrebbe perso lo stesso. Stavolta la Lega poteva schierare anche Naomo, e avrebbe vinto lo stesso. Ah, c’era Naomo. Appunto. Ha vinto.
A poco è servito l’ultimo roadshow di un onnipresente Modonesi,novello Zelig. Il Pd ha perso perché si è suicidato a Ferrara. Al ducetto toscano è bastato tirare appena il guinzaglio per indocilire una già mansueta pattuglia di parlamentari ferraresi, il cui grado di fedeltà al capo di turno è canino. Guai a muovere un dito, guai ad alzare un sopracciglio per difendere non la banca, ma i risparmi dei propri compaesani, quelli che li avevano mandati a Roma. Trentamila famiglie azzerate, tipo un quinto del bacino elettorale della Provincia. Alle ultime politiche il mitico Franceschini ha avuto meno preferenze di un semisconosciuto 5stelle, ed è stato ripescato con il proporzionale. Impensabile fino a qualche anno fa, eppure è accaduto. Quindi questa è una sconfitta annunciata e tafazziana, a dispetto di un Sindaco che ce l’ha messa tutta ma è stato isolato dal suo stesso partito, fatto di mezze figure e che Ilaria Baraldi non poteva certo risollevare in qualche mese (anche se un candidato sindaco discontinuo si doveva trovare, ma il guinzaglino del Regionale ha dettato la linea, prendendo l’ennesimo granchio).
Passo alla nazione, quella che non siamo: noi siamo un insieme di famiglie, alcune delle quali controllano il territorio e l’economia. Non parteciperò al coro autoriferito e troppo comodo che si indigna sui social per il nuovo fascismo dei brutti, sporchi e cattivi. Noi siamo belli? Può darsi che siamo troppo belli, che siamo dei fighetti, e che qualcuno che friggeva pinzini ai festival adesso si senta più a suo agio tra i finti celti della Burana. Noi siamo puliti? Forse troppo, perché a forza di stare in un posto pulito, illuminato bene, poi in un caffè come quello del racconto di Hemingway così intitolato è più credibile trovarci un Alan Fabbri(e chi non l’ha capita vada a leggersi il racconto). Siamo buoni? No, siamo tremendi. Siamo settari, perpetuiamo faide sanguinose coi nostri compagni e il nostro settarismo non è duro, puro, ideale, macché, serve solo a ritagliarsi uno spazio di piccolo, tapino, miserevole potere. Parliamo sempre delle masse popolari e a forza di parlarne le abbiamo perse. Alcuni di noi sono più colti, più formati, e questa è una aggravante. Le masse sono moltitudini di singoli individui. Credo che alcuni di noi – non i migliori, che sono spesso i più sommessi – dovrebbero riavvicinarsi alle loro mitiche masse partendo da una severa analisi di come sono loro, di che individui sono.

DIARIO IN PUBBLICO
Le mani, i gesti, gli eventi nella città delle 100 meraviglie

Ho resistito fino all’ultimo, ma non ce l’ho fatta! E penso alla faccia dell’ottimo direttore, Sergio Gessi, che con aria fatalistica sarà costretto a pubblicare il mio pezzullo quando ormai le jeux sont faits, dopo le 23 di domenica.

Questa volta partiamo dal movimento delle mani evidentissimo in tutte le trasmissioni o nelle informazioni social.
Salvini le congiunge in atto di preghiera secondo quella mistica del rosario che ha fatto furore in questi ultimi giorni.
Di Maio le strofina come se le lavasse. Probabilmente gesto apotropaico a scongiurare eventuali interventi in Europa.
Calenda avvicina pollice e indice quasi a sottolineare la minimalità della presenza del Pd nel ‘dibbattito’ nazionale e internazionale
Nicola Zingaretti le sbattacchia rumorosamente o ne alza una in timido segnale dei suoi trascorsi di sinistra radicale anche, diciamolo, radical chic.

E i nostri?
Uso contenuto del candidato Pd Aldo Modonesi che se le infila spesso in tasca.
Alan Fabbri le usa per non mollare il microfono o per stringere in morsa d’acciaio Matteo Salvini.
Ds gran signora l’uso che ne fa la Fusari: non gesticola ma al massimo delinea cerchietti in aria.
E avanti così.

Mentre i nostri dunque si esercitano nella speranza di arrivare primi, a Ferrara e per Ferrara sono successe cose ed eventi mirabili, spesso ignorati da tutti. Vale a dire la strepitosa presentazione alla J. Cabot University di Roma del volume su Bassani “Vivere è scrivere” presenti un’ottantina di studiosi americani, inglesi, italiani con commovente finale di una cena alla casa della Fornarina. Sì! Proprio la casa della giovanetta immortalata da Raffaello. Al premio Ippogrifo d’oro assegnato a Portia Prebys per i meriti acquisiti nel donare a Ferrara opere e oggetti appartenuti al grande scrittore e ora depositati nel bellissimo Centro studi bassaniani allocato in Casa Minerbi di Via Gioco del Pallone, ha fatto seguito un importantissimo convegno in cui si sono misurati i migliori critici di Bassani delle due sponde dell’oceano. Probabilmente l’argomento non sembrava adatto al tempo e alla curiosità dei ferraresi se solo una ventina di qualificatissimi uditori si sono presentati all’appuntamento che si è concluso con una visita speciale al Meis condotta dalla direttrice Simonetta della Seta che ha illustrato la splendida mostra sul Rinascimento ebraico, ricca di capolavori e di idee. Il convegno darà luogo a un volume di Atti che sanciranno l’attività scientifica del Centro studi bassaniani per il 2019/2020.

Dopo un giorno ecco che nell’afoso pomeriggio mi sovviene con un po’ di ansia di dovermi recare al Meis per sentire il concerto dedicato alle musiche di Salomone de’ Rossi nell’ambito della mostra sul Rinascimento ebraico. E’ stata un’esperienza straordinaria. Quelle musiche inducevano alla gentilezza e alla cortesia. Di là dal muro spuntavano le cime degli alberi e mi sembrava di essere in un racconto di Amos Oz o di David Grossman. I profumi del giardino si mescolavano al profumo dei sentimenti e accanto a me una deliziosa bambina batteva le mani e si lasciava andare accarezzandosi i lunghi capelli all’armonia. Che pace dei sentimenti, che nobiltà del cuore! Grazie al Meis e al Conservatorio Frescobaldi e a tutti gli straordinari artisti che hanno permesso questo momento di ‘cortesia’.

Ecco allora che in tutta la sua potenzialità si spiega l’attività culturale di questa strana città che s’inventa in una turbinosa ripresa di motivi, interventi, spunti, un passato e un presente degno di alta considerazione.

E domani? Chissà.

La regola del mare: perché sottoscrivo l’appello per il voto a Modonesi

Quando la nave è in pericolo, anche se non si è condivisa la rotta, è saggio che tutti i passeggeri contribuiscano a ripristinare il giusto assetto. Sciocco e fatale – in quel frangente – è restare inerti a discutere con il comandate le scelte compiute. Poi, una volta ripristinate le condizioni di sicurezza della navigazione, si potrà a giusta ragione valutare come si debba orientare il timone…

Ho spesso criticato, in passato, Aldo Modonesi. Ma oggi Ferrara si trova a un bivio molto rischioso: cedere al semplificazionismo leghista, credere che i nostri problemi si possano risolvere con facili e vaghe ricette, alimentare uno scontro fra soggetti deboli e altri ancora più deboli finirà col creare una sempre maggiore disuguaglianza sociale: a trarne vantaggio sarà chi già si trova in una condizione privilegiata.

Ferrara per la prima volta è posta dinanzi alla prospettiva di una radicale svolta amministrativa. L’alternanza, in politica, è una sana prassi che spesso contribuisce a rendere dinamici i meccanismi gestionali ed evita il rischio di incrostazione clientelari e consociative. Ma chi oggi si candida al governo della città non offre sufficienti garanzie, né sul piano delle competenze, né tantomeno, su quello del rispetto dei diritti di tutti membri della comunità.
La linea politica della Lega, di cui Alan Fabbri è rappresentante, fa leva su parole d’ordine violente e su un modello di società divisivo, nel quale non si ricerca il confronto e l’intesa ma, al contrario, alla sana prassi del dialogo si sostituisce l’invettiva. Il risultato rischia di generare una città non accogliente né inclusiva, incapace di essere rispettosa dei diritti di tutti e tantomeno di tutelare i soggetti più deboli (anziani, malati, disoccupati…); propensa, semmai, a garantire proprio coloro che già godono di privilegi.

Per questo, a prescindere dai rilievi mossi all’attuale candidato del centrosinistra, volgo lo sguardo ad Aldo Modonesi e individuo in lui un politico in grado di tutelare i valori di civile e democratico confronto nei quali mi riconosco. Dunque, in vista del ballottaggio del 9 giugno per l’elezione del sindaco, ho sottoscritto l’appello in suo favore (diffuso oggi e pubblicato anche su Ferraraitalia) e invito a sostenerlo con il proprio voto tutti coloro che condividono queste mie valutazioni.
Sento il dovere di chiarire, per correttezza, che questa scelta – libera e individuale – impegna me solo e non coinvolge coloro che, a qualunque titolo, collaborano con la testata di cui sono direttore.

Nei prossimi giorni mi aspetto che il candidato dia ancor maggiore sostanza al proprio programma. Ottime idee, per esempio, sono state espresse e tradotte in concreti progetti da Coalizione civica e Azione civica, due dei soggetti che lo appoggiano al ballottaggio. L’obiettivo è definire strategie e linee d’azione in grado di favorire un forte rilancio della città. Spero anche che Modonesi decida di rendere preventivamente noti i nominativi dei componenti sulla sua eventuale futura Giunta, per rendere chiaro che accanto a lui opereranno i migliori e più qualificati esperti in ogni ambito proprio dell’amministrazione comunale, offrendo così preventiva garanzia ai cittadini di chi avrà cura della nostra città.

Fabbri a un passo dall’investitura, il fanatismo e l’intolleranza della Lega fanno paura

La notte si fa buia. Le elezioni sono andate come si temeva e diversamente da come invece auspicava chi a cuore ha l’interesse collettivo e la concezione di una comunità solidale, aperta al confronto, accogliente, non rinserrata in se stessa. A Ferrara, Alan Fabbri si è fermato a un passo dallo storico successo, ha raccolto circa 36mila voti e gliene sarebbero bastati altri 1.500 per diventare sindaco al primo turno. E’ velleitario pensare che in 15 giorni la situazione possa essere ribaltata. Per Ferrara dunque si profila un’inedita stagione politica in cui le tradizionali forze di governo (che tali sono nelle istituzioni di diretta emanazione municipale e in quelle in qualche modo condizionate o comunque riflesso del potere) dovranno farsi da parte per lasciare spazio a una nuova classe dirigente, che preanuncia una decisa svolta. Ciò che accade, in sé è effetto di una sana dinamica democratica che si basa sull’alternanza, garantisce il ricambio dei gruppi dirigenti e delle lobby che ruotano attorno al Palazzo, evita l’incrostarsi di insane abitudini e il sedimentarsi di improprie rendite di posizione. Ma nutriamo molte riserve sulle competenze dei nuovi governanti e sugli indirizzi politico-amministrativi che intendono perseguire. E più ancora spaventano le parole d’ordine della Lega, spesso pronunciate con virulenza e in forma di invettiva, le ostentate e ripetute esibizione muscolari, il fanatismo, l’intolleranza, la mancanza di rispetto per chi la pensa in modo diverso. Però, a voler vedere la situazione anche sotto una differente prospettiva, in una comunità di medie dimensioni come Ferrara, è plausibile (e auspicabile) che, aldilà degli eccessi propagandistici, nei fatti si possa giungere ad accettabili livelli di convivenza. E lo choc – in tal senso – potrebbe risultare salutare per chi, in parte, ora mostra di avere esaurito ‘la spinta propulsiva’ e smarrito l’ingegno che dovrebbe esser proprio del grande timoniere. Ma ciò avverrà solo se i vincitori mostreranno ragionevolezza e gli sconfitti sapranno seriamente riflettere sugli errori e sulle cause della disfatta, cominciando da subito a definire un percorso di ripartenza nutrito di grandi idee, coraggiosi e innovativi progetti, senza sprecare energie in sterili polemiche, in futili rivendicazioni o in stucchevoli faide interne.

Diverso è il ragionamento se si considera la prospettiva sul fronte del voto europeo e dei conseguenti risvolti nazionali. Sono in molti a ritenere che il governo si trascinerà fino all’autunno, quando – acclarata l’impossibilità di varare una finanziaria che non implichi lacrime e sangue – Lega e Cinquestelle scioglieranno l’unione e si sfideranno per la resa finale dei conti.
Al riguardo, personalmente, penso invece che – forte dell’esito di questo tornata – Salvini forzerà presto la mano, cercando il ‘casus belli’ per tornare presto alle urne, sfruttando un vento che si è rivelato ancora più favorevole del previsto, per anticipare la prevedibile tempesta di sabbia del caldo autunno politico. Il leader del Carroccio potrebbe, fin d’ora, puntare su un’alleanza con Fratelli d’Italia, senza Berlusconi e quel che resta di Forza Italia, confidando sul meccanismo elettorale confezionato da Renzi, che garantisce con il 40% dei consensi il controllo della maggioranza del Parlamento. Se l’operazione riuscisse, un’estrema destra di governo incardinata nell’asse Lega – Fratelli d’Italia (partito che accoglie molti reduci o epigoni dell’ex Msi) svolgerebbe i compiti istituzionali, con l’ausilio dei facinorosi di Casa Pound e Forza Nuova, un passo a lato, formalmente fuori dal perimetro dell’intesa parlamentare, ma pronti ad attivarsi nelle piazze e sul terreno della movimentazione sociale. Una prospettiva inquietante, sotto un cielo dominato dalla luna nera.

Ferrara alle urne incerta fra rinnovamento o ribaltone

Si vota. Ma per sapere chi sarà il nuovo sindaco di Ferrara bisognerà quasi certamente attendere ancora un paio di settimane. E’ assai improbabile, infatti, che uno degli otto candidati la spunti al primo turno. Neppure il leghista Alan Fabbri, accreditato come favorito, appare in condizione di superare la soglia del 50% delle preferenze al primo colpo di start. Forte del vento propizio, l’ex sindaco di Bondeno ha scelto di condurre una campagna elettorale soft, forse per non compromettere le proprie chance, alimentate più dal trend nazionale e dalla retorica ‘salviniana’ che dalla proposta politica elaborata per il governo della città, espressa in forma di vaghi auspici (più sicurezza, più lavoro, più opportunità… in termini sostanzialmente astratti) e priva circostanziate proposte: sono stati enunciati principalmente degli obiettivi, senza spiegare come e con quali risorse realizzarli. E la vicenda relativa al capolista Naomo Lodi è quella che maggiormente ha attratto l’attenzione degli elettori, resi edotti del suo pedigree penale grazie all’ottimo lavoro di ricerca svolto dal quotidiano Estense.com. Su questo nostro giornale già è stato scritto che chi si candida a un ruolo di pubblica rappresentanza istituzionale ha il dovere di rendere trasparente il proprio agire e non può accampare pretese di privacy per quei fatti che hanno rilevanza reputazionale agli occhi dei cittadini-elettori.

L’iniziale favore dei pronostici, peraltro, cozza con il sentore di un’aria che da qualche tempo pare stia cambiando: la sensazione diffusa è che il traino della locomotiva nazionale abbia perso vigore. Così, la prudente strategia del designato, che ha fatto leva sul moto inerziale, potrebbe ora rappresentare un inciampo.

Per parte sua, però, il centrosinistra si presenta ancora una volta diviso, dopo un autunno di fermenti civici che pareva preludere alla possibilità di creare finalmente un ampio e solido cartello arcobaleno capace di tenere unite tutte le differenti anime e componenti dell’arcipelago progressista. Il buon lavoro condotto da alcuni gruppi, primi fra tutti ‘La città che vogliamo’, ‘Il battito della città’ e ‘Addizione civica’, ha comunque propiziato un dibattito di ottimo livello, culminato con l’elaborazione di proposte concrete di notevole spessore. Dal gruppo della Città che vogliamo è scaturita un’eccellente lista (“Coalizione civica”), i cui candidati si fanno testimoni di quegli impegni e di un metodo partecipativo che riporta al centro dell’agire politico un sistema di confronto e di elaborazione che si sviluppa in maniera orizzontale, senza i verticismi di una certa malata politica.
Comunque vadano le cose, resta il patrimonio prezioso di questa esperienza. In particolare, ‘La città che vogliamo – Coalizione civica’ ha marcato un punto importante di ripresa del confronto politico, generando un laboratorio di idee animato in larga parte da giovani che con passione, slancio, intelligenza hanno elaborato e discusso progetti da porre a fondamento di un ritrovato solidale spirito comunitario.
Il metodo e la sostanza hanno viaggiato appaiati, senza le smanie di protagonismo che spesso inquinano lo spazio pubblico, e il percorso avviato, in ogni caso, andrà custodito con cura, sviluppato e valorizzato. E’ la base di ripresa di una sana e proficua interlocuzione civile, fondamento della buona politica.

Stando all’oggi, però, ci si misura con ciò che è plausibile prevedere. Chi ha deciso di votare Lega lo farà in modo compatto, quindi al ballottaggio Fabbri avrà esili margini di recupero. L’unico portatore d’acqua potrebbe essere l’avvocato Alberto Bova, candidato sindaco di Ferrara concreta, che nella legislatura che si va a chiudere ha appoggiato la giunta Tagliani ma ora, tatticamente, si tiene le mani libere per poter magari mercanteggiare e offrire al secondo turno il proprio appoggio al miglior offerente, secondo le disinvolte prassi della politica…
Ma, sostanzialmente, Fabbri al secondo turno dovrà confidare su un sensibile calo dei votanti, condizione che gli consentirebbe di superare il 50% anche senza incrementare il proprio consenso in termini numerici. All’opposto, lo sfidante, chiunque esso sia, dovrebbe riuscire a catalizzare su di sé le preferenze di coloro che al primo turno si orienteranno su altri candidati. Aldo Modonesi, stando ai sondaggi dei primi di maggio, risulta il più accreditato, ma non è detto che sia il più attrattivo per catturare gli elettori in libertà nell’eventuale testa a testa. In questo senso Roberta Fusari, meno politicamente connotata rispetto a Modonesi, pare più di lui in grado di intercettare un voto trasversale ed incrementare ‘allo spareggio’ il proprio bagaglio di partenza.

Di contorno si segnala la rincorsa di Tommaso Mantovani (Movimento 5 stelle) entrato in scena all’ultimo e con un po’ di affanno dovuto alle fibrillazioni interne che da tempo caratterizzano, indeboliscono e rendono marginale in città il ruolo dei pentastellati; meriterebbe fortuna e consenso il generoso impegno di Andrea Firrincieli (InnovaFe), civico autentico, orientato da un terso orizzonte ideale, animato da buoni propositi e capace di elaborare originali progetti, penalizzato però dal tardivo approdo e dalla sua sostanziale estraneità all’agone politico che lo ha reso poco visibile; e infine vanno registrati i ruoli comprimari di Francesco Rendine (Giustizia, onore e libertà) e dell’ortopedico Giorgio Massini (Ferrara libera), in lotta per arrivare alla soglia minima del 3%.

In aggiunta, pur trattandosi di un voto amministrativo, non si può prescindere dalla considerazione di quello che è l’orientamento ideologico dei partiti che sostengono i diversi candidati. Un’incidenza sulla scelta l’avranno certamente anche le dinamiche nazionali. Lo scenario mostra un Pd che, con il nuovo segretario Zingaretti, tenta con buona volontà ma faticosamente di superare lo stallo degli ultimi tempi e il precedente cesarismo della gestione renziana. Per parte sua, la Lega di Salvini sta mostrando il proprio vero volto: quello di “estrema destra di governo”, come ben documentano nel loro saggio pubblicato dal Mulino, Gianluca Passarelli, docente di scienze politiche alla Sapienza e Davide Tuorto professore di sociologia all’Università di Bologna. E’ una Lega che sdogana movimenti contigui al fascismo come Casa Pound e Forza Nuova e che infanga, per voce del suo leader, la Liberazione, definendola biecamente “il derby fra comunisti e fascisti”, fingendosi immemore e inconsapevole del fatto che il 25 aprile fu il giorno del trionfo della libertà contro l’oppressione, della democrazia contro il giogo della dittatura; e che a propiziare quell’esito furono l’impegno, la lotta e il sacrificio – per molti a costo della vita – di partigiani e cittadini che facevano idealmente riferimento alle più diverse forze politiche: comunisti – certo – ma con loro socialisti, repubblicani, azionisti, cattolici e liberali, riuniti in un patto di civiltà che teneva insieme tutti coloro che rifiutavano di vivere sotto il comando oppressivo di un regime totalitario.

E poi non dimentichiamo che domenica si vota anche per l’Europa. E per una prospettiva meno asfittica di quella definita dai nazionalismi. Al riguardo giova ricordare ciò che accoratamente disse già nel 1995 il presidente francese Mitterrand nel suo ultimo discorso al Parlamento europeo: “il nazionalismo è la guerra”, accompagnando l’allarme con l’esortazione a “vincere i propri pregiudizi, superando la nostra storia. Se non riusciremo a superarla bisogna sapere che la regola si imporrà. La guerra non è solamente il nostro passato, può anche essere il nostro futuro. E siamo noi i guardiani della nostra pace, della nostra sicurezza, del nostro avvenire”.
In sintonia con le sue parole riecheggiano quelle di Altiero Spinelli: “La sovranità assoluta degli Stati nazionali ha portato alla volontà di dominio sugli altri”. La soluzione virtuosa sta alla base del Manifesto di Ventotene: una pacifica unione europea dei popoli che dia “alla vita politica una consolidata impronta di libertà, impregnata di un forte senso di solidarietà sociale, lasciando agli Stati stessi l’autonomia che consente una plastica articolazione e lo sviluppo secondo le peculiari caratteristiche di ciascuno”. E’ questa l’idea di comunità che merita di essere sostenuta. In Europa e a Ferrara.

VERSO LE ELEZIONI: IL DIBATTITO
“Così governerei Ferrara”: Modonesi, Fusari e Firrincieli a confronto

A cura di Sergio Gessi e Francesco Monini

– prima parte –

Abbiamo invitato nella redazione di Ferraraitalia i candidati a sindaco del centrosinistra per rivolgere loro alcune domande. Andrea Firrincieli, Roberta Fusari e Aldo Modonesi hanno gentilmente accolto l’invito. Solo Alberto Bova ha declinato l‘invito, ritenendosi equidistante tra i due schieramenti in campo a Ferrara.

SERGIO GESSI
Vi ringraziamo per la disponibilità a questo confronto. Il dibattito elettorale è vivo e siamo ormai alle ultime battute, ci è parso opportuno e necessario sollecitare alcune riflessioni mirate su punti che consideriamo rilevanti, in modo da fornire agli elettori alcune risposte più precise e concrete, al di là dei valori e delle idee che stanno alla base dei programmi che ciascuno di voi ha elaborato.

FRANCESCO MONINI
La prima domanda che vi farei è questa. Il dibattito impostato dalla destra e da Alan Fabbri si è concentrato sul tema della sicurezza. Quali sono le tre priorità per Ferrara che vi sentite di indicare? Convenite che la sicurezza sia il problema fondamentale, il più sentito dai cittadini, oppure se ci sono temi più importanti, più decisivi su cui puntare, su cui porre l’attenzione?
Infine: tutti dicono che, per la prima volta, il governo di Ferrara è ‘contendibile’, e potrebbe toccare alla destra? Che ne pensate?

ROBERTA FUSARI
Le mie priorità: 1) Ambiente che vuol dire anche Salute; 2) Economia che vuol dire Lavoro; 3) Partecipazione che vuol dire un modo diverso di rapportarsi dei cittadini tra loro e con l’Amministrazione, e viceversa naturalmente.
La sicurezza non è sicuramente tra le mie priorità. Anzi, affrontare le tre priorità che dicevo e dando risposta al tema dell’ambiente, del lavoro e della partecipazione per me significa rispondere anche al tema della sicurezza. Agitare il tema della sicurezza come fa la destra significa solo fare vuota propaganda.
Certo, anche nella nostra città, nella nostra comunità, i cittadini vogliono sicurezza, ma occorre affrontare il problema in modo serio e articolato e andando nel merito dei problemi, delle situazioni, proporre soluzioni concrete, caso per caso. Non basta scandire slogan come fa la destra di Alan Fabbri.

ALDO MODONESI
Vorrei fare alcune considerazioni sulla contendibilità di Ferrara. Io penso che non ci sia un comune in Italia che oggi non sia contendibile. E questo accade da almeno una decina di anni a questa parte, a causa di tanti fenomeni, compresa una estrema volatilità dell’elettorato. Quindi penso che il tema della contendibilità ci sia anche in queste elezioni amministrative, c’è a Ferrara come nel resto dei comuni che vanno al voto anche in questi mesi. Non bisogna essere preoccupati di questa sfida, anzi bisogna essere consci della situazione e trovare ancora più stimoli rispetto a quelli ai quali eravamo abituati nelle tornate elettorali precedenti.
Se devo descrivere la mia città in estrema sintesi, penso che Ferrara abbia due problemi:
Il calo demografico. Una città in cui nascono 750 bambini e muoiono 1.900 persone è una città che se non immagina per se stessa delle politiche di medio e lungo periodo è destinata ad implodere nel giro di qualche decennio.
Il secondo problema è un problema di natura ambientale. Guardiamo al cambiamento climatico che riguarda il nostro territorio: erano 3 forse 4 mesi che non pioveva: il livello del Po fino a 15 giorni fa era più basso di quello medio dei mesi estivi. Ci si aggiunga anche la situazione particolare geografica della nostra città e del nostro territorio: siamo in fondo alla valle padana e quindi serve non solo curare quello che produci ma guardare anche a tutto quello che viene prodotto a monte, che ti arriva via terra, via aria, via acqua, via sotterranea.

MONINI
Dunque, calo demografico e questione ambientale. Quali risposte mettere in campo?

MODONESI
Ci sono due sole risposte a questo tipo problemi.
La prima si chiama lavoro: aumentare la capacità attrattiva del nostro territorio. Vuol dire invogliare gli studenti universitari a fermarsi, vuol dire attivare politiche serie ed efficaci di integrazione per i nuovi cittadini, quali essi siano, migranti extracomunitari, cittadini europei, o anche solo persone che decidono di spostarsi da una parte della nostra provincia per venire in città. Vuol dire dare le sicurezze giuste e necessarie per mettere su famiglia.
L’altra risposta è la riorganizzazione dei servizi. La riorganizzazione dei servizi socio-sanitari, politiche educative e per la famiglia, politiche di accesso alla casa, una modifica della politica dei trasporti in modo da ridurre le distanze tra il centro e le periferie, tra le generazioni, tra le professioni. Questo, preso tutto insieme, vuol dire immaginarsi un welfare di comunità diverso, che dia opportunità a chi cresce e certezze a chi invecchia.

ANDREA FIRRINCIELI
Per me la prima priorità è il benessere della persona. Per benessere della persona si intende tutto quello che include la sanità, la salute, l’ambiente. Basta sfogliare i giornali e si capisce come la situazione stia lentamente, ma neppure tanto lentamente degradando. Sull’obbiettivo persona e il suo benessere occorrono iniziative efficaci e urgenti
Poi c’è il tema dell’economia, del lavoro. Occorre rendere più attrattiva la nostra città e legare in maniera più forte il momento dell’istruzione al momento del lavoro. L’integrazione scuola-lavoro spesso viene vissuta come un momento di passaggio, senza darle il peso e il significato che deve avere se vogliamo migliorare la situazione attuale.
Il benessere sociale, la possibilità per tutti di vivere insieme in modo armonico e positivo, dipende soprattutto dai presupposti che ricordavo: la cura del benessere della persona e lo sviluppo dell’integrazione scuola-lavoro. Per mettere mano a tutto questo dobbiamo partire prima di tutto dalle famiglie, dar loro un sostegno maggiore. Anche i protocolli sul bullismo e il cyberbullismo, i protocolli contro la violenza sulle donne e gli abusi ai minori, alla fine sono troppo spesso scollati da quella che è la ricaduta sulle famiglie. Io ho percepito, avendoci lavorato per tanti anni, che tra quello che si vorrebbe fare e quello che in realtà viene fatto c’è una distanza abissale. C’è un problema enorme che è quello della violenza familiare che non si riesce a gestire, come pure il dramma delle truffe agli anziani. In una città sempre più vecchia come Ferrara, chi si occupa degli anziani? Lo facciamo troppo poco. Dobbiamo farlo molto di più e meglio.

MONINI
Vorrei sentire il tuo parere sul tema sicurezza

FIRRINCIELI
Sulla sicurezza, che nemmeno io considero la priorità, dobbiamo però ascoltare attentamente i cittadini. Non possiamo raccontarcela: se uno va a parlare con le persone sente che esiste ed è diffuso un allarme sicurezza. Allora c’è da chiedersi come mai improvvisamente la gente percepisca così questa situazione anche in assenza di episodi di criminalità diffusa. Perché siamo arrivati a questo punto? Se non partiamo da questa domanda, se non ci mettiamo in ascolto, non potremo risolvere il problema.
Tornando al benessere sociale, lasciando da parte l’integrazione, intendo anche la cura di qualcosa di fondamentale. Perché è vero che i nostri indici demografici sono in calo, ma è vero che ci dobbiamo curare di quello che abbiamo. Nelle famiglie dobbiamo mettere mano, dare loro un contributo importante. Non dobbiamo fare in modo tale che tutte queste iniziative di enti e di organizzazioni rimangano sulla carta: i protocolli sul bullismo e il cyberbullismo, i protocolli contro la violenza sulle donne e gli abusi ai minori, alla fine sono troppo spesso scollati da quella che è la ricaduta sulle famiglie. Io ho percepito, avendoci lavorato per tanti anni, che tra quello che si vorrebbe fare e quello che in realtà viene fatto ci sia una distanza abissale. E quindi c’è un problema enorme che è quello della violenza familiare che non si riesce a gestire, le truffe agli anziani. Visto che abbiamo un calo demografico e il numero degli anziani aumenta, perché non ci preoccupiamo di loro? Chi è che si occupa di loro? Noi continuiamo a leggere di questi anziani che hanno 3.000 euro da parte, i soldi del funerale e improvvisamente spariscono.

MONINI
Aggiungo una considerazione. L’ultima ‘grande idea’ per Ferrara è quella di “Ferrara città d’arte e di cultura”, lanciata quasi 30 anni fa da Roberto Soffritti , sindaco di Ferrara per 16 anni e che qualcuno ricorda come ‘il Duca’. Grazie anche al ‘maestro’ Franco Farina, a Paolo Ravenna, a Carlo Bassi e tanti altri, è stata una grande intuizione, una idea che ha avuto successo e che ancora oggi da i suoi frutti. Certamente Ferrara ha fatto dei passi in avanti: sul turismo e l’indotto del turismo, il recupero del centro storico, Abbado al Comunale, le grandi mostre, eccetera. Oggi però molte città hanno seguito la stessa strada, Ferrara ha tante concorrenti: non sto parlando di Venezia o Firenze, ma della stessa Rovigo…

GESSI
Siamo nel terzo millennio. Forse occorre una nuova idea forza. Quale considerate essere la precipua vocazione di Ferrara e come immaginate la città nel 2030?

FUSARI
C’è la necessità di avere una visione d’insieme. Io sono venuta a Ferrara nel ’91 quando non c’erano neppure le Mura. Credo che occorra partire proprio dalla specificità del territorio ferrarese, dal nostro non essere – e io dico per fortuna – sulla via Emilia, una posizione che da un certo punto di vista ha consentito di preservare questo territorio e che da sempre è stato letto invece come un punto di debolezza. Ora è venuto il momento di trasformare questo punto di debolezza in quello che veramente è: un valore. Noi abbiamo una caratteristica territoriale, un valore riconosciuto addirittura dall’Unesco, città e Delta del Po, e un territorio straordinario. Allora la vocazione del futuro, questa città nel 2030, è accettare un’altra sfida come fu allora quella di 30 anni fa. Fare di Ferrara la capitale del verde europea. Capitale europea del verde quest’anno è Oslo, il prossimo sarà Lisbona. Lavorare su quello significa darsi una strategia per poter arrivare a questo obiettivo. Dobbiamo darci una strategia sulla sostenibilità, quindi intendo il termine ‘verde’ nel senso più ampio, una sostenibilità intesa non solo come ambientale ma anche economica e sociale. Una strategia comune da perseguire tutti assieme, ognuno nelle sue peculiarità: istituzioni pubbliche, privati, associazioni di categoria, università. Una strategia per far sì che il nostro territorio non sia più il fanalino di coda dell’Emilia Romagna. E la prima ricaduta pratica per noi cittadini, se lavoriamo sull’ambiente è avere più salute per tutti.

GESSI
Stai sostenendo come priorità la scelta della green economy? E come si finanzia un passaggio epocale del genere?

FUSARI
Se seguiamo questa strada, d’ora in poi, sempre di più la green economy e l’economia circolare saranno settori che porteranno lavoro. Nuovi settori, nuovi mestieri, nuova occupazione. Per affrontare il cambiamento climatico e la promozione della green economy sicuramente servono risorse extra bilancio comunale, ma l’Europa da tempo finanzia questo tipo di interventi. Dobbiamo lavorare su questo tema e con questo obbiettivo. Poi: diventiamo capitale europea del verde? Sì, no, non importa. Lavoriamo in questa direzione che ci porterà comunque lavoro e intanto miglioriamo la qualità del nostro ambiente.

MODONESI
Io penso che si debba fare un percorso assolutamente condiviso con tutte le forze in campo per lavorare sulle peculiarità del nostro territorio. Farlo in un’ottica profetica come un po’ è stata la visione di quella proposta ormai trent’anni: dal grande progetto Mura , al potenziamento dei percorsi museali, al parco urbano che oggi stiamo fruendo nel loro pieno sviluppo. Si tratta di proseguire su questa strada, rafforzando quello che è un percorso che in questi mesi abbiamo definito all’interno del Patto del lavoro, ovvero ottenere l’insediamento di nuove imprese, anche all’interno dell’area del petrolchimico. Vuol dire fare percorsi sostenibili dal punto di vista ambientale, sia per quanto riguarda le produzioni che per quanto riguarda le tipologie di impianti. Significa ottenere la creazione di nuovi e buoni posti di lavoro, significa una maggior integrazione tra formazione e avvio al lavoro.

MONINI
Il problema è sempre quello del come avviare questa nuova stagione. Con quale strategia, con quali alleati? Con quali fondi?

MODONESI
Rendere attrattivo il nostro territorio per le imprese vuol dire sfruttare a pieno quelle che sono le nostre caratteristiche. Vuol dire avere il coraggio di dire che c’è la necessità di una marcia diversa da parte in modo particolare dello Stato su quelle che sono le politiche di infrastrutturazione. Il tema delle infrastrutture è un tema che c’è. Oggi chi va a Bologna in treno capisce quanto sia necessario avere un potenziamento su quella linea e non solo per quanto riguarda le Frecce o Italo. Per chi va a Bologna oggi in auto sembra di essere su una camionabile: è necessario mettersi in corsia di sorpasso e una volta su due si creano incidenti. Sono interventi non più rimandabili, perché da sempre interventi di questo tipo si collegano con quelli che sono i punti nevralgici dello sviluppo di un territorio.
Vuol dire certamente un maggior coinvolgimento dell’Università, nel rispetto delle sue autonomie. Le Università sono gelose delle proprie autonomie e forse la nostra lo è ancora di altre. E’ giusto che faccia i propri percorsi di sviluppo e di crescita, però c’è la necessità non solo di immaginare un rapporto con l’ente pubblico, un rapporto non semplicemente legato ad una messa a disposizione di servizi. Ci vuole anche qui una programmazione per aiutare gli studenti ad insediarsi in città, dove sicuramente si deve studiare e si deve studiare anche bene, ma si deve offrire a questi studenti di rimanere, una volta che diventano laureati. Quindi se c’è un limite è quello dell’accompagnamento al lavoro. Quindi: più impegno su questo versante dell’Università come del mondo produttivo ,
Facendo campagna elettorale, sto girando il territorio e sto parlando con tanti imprenditori. Mi sono accorto che ci sono, ci sarebbe, necessità di nuove assunzioni. Tante imprese della zona della piccola e media industria hanno bisogno di ingegneri o di personale con alte qualifiche, ma scontano un percorso di inserimento lavorativo molto faticoso, che potrebbe invece essere molto più semplice se strutturato con un dialogo intermedio tra sistema delle imprese e l’Università.

GESSI
Anche l’economia della cultura, cioè tutto l’indotto che vive attorno a ‘Ferrara Città d’Arte e di Cultura’ andrebbe qualificato e potenziato. Ho l’impressione che abbiamo ancora tanta strada da fare.

MODONESI
Hai ragione, c’è ancora un grosso lavoro da fare attorno alla vocazione culturale della nostra città. Noi abbiamo strutturato un progetto organico in questi anni che mirava ad ampliare la presenza turistica a Ferrara. Lo sviluppo del polo museale: il primo è quello dell’arte moderna e contemporanea Diamanti e Massari, il secondo legato al polo di Schifanoia sulle arti antiche, il terzo con il Meis e il quarto legato al Castello. Abbiamo messo in campo idee e progettualità, ed è un’esperienza positiva e che ci viene riconosciuta a livello non solo nazionale ma internazionale. Da Roma abbiamo avuto recentemente alcuni ‘no’, ingiustificati, ma continueremo a insistere, perché bloccare i fondi di questo o quel progetto significa un colpo non solo allo sviluppo della rete museale cittadina, ma allo sviluppo economico complessivo di Ferrara.
Alla fine se vuoi avere più visitatori devi metterli nelle condizioni di avere musei con spazi adeguati con book-shop ecc. E non c’è un museo con questo tipo di ambizione che non abbia accettato la sfida di innestare un pezzo di contemporaneo in quella che è una scrittura storica. Il primo selfie che ci facciamo al Louvre è con la Piramide, il secondo con la Gioconda.

FIRRINCIELI
Vorrei parlare di un’altra vocazione di Ferrara. Di come l’ho vissuta io in tanti anni di attività. Attraverso il mio ruolo ma anche vivendo in prima persona il mondo del volontariato.
La vocazione di Ferrara secondo me, in questo momento, si manifesta molto nel volontariato e nella solidarietà. Io vedo che Ferrara è piena di associazioni, di volontariato, di gente che si dà da fare nel campo sociale, nel settore delle persone con difficoltà, nel settore dell’aiuto agli emarginati. Sul cuore di Ferrara bisognerebbe puntare molto di più. La vocazione di Ferrara è avere un cuore importante, un cuore grande. E questo tipo di vocazione è trasversale a tutto: al mondo della cultura e a qualsiasi altra situazione. Ferrara nel 2030? Mi viene in mente La città volante di Roberto Pazzi: se noi non cerchiamo di radicare un po’ di più la città e la sua Amministrazione alla realtà che le persone vivono ogni giorno, rischiamo di arrivare a quella città volante.

1.continua – leggi qui la seconda parte del dibattito

Una serata di ordinaria follia: ecco cosa è successo ora per ora al Gad

Per capire bene cos’è successo a Ferrara tra sabato sera e domenica mattina e il perché questa situazione sia sintomatica di vari problemi, bisogna analizzare i fatti, ora per ora.

L’inseguimento
Intorno alle 20 e 30 di sabato sera, una volante dei carabinieri ferma, per un controllo di routine, un ragazzo di origini nigeriane in zona stazione. Il 28enne in questione, però, fugge dal controllo e nell’inseguimento che ne segue viene investito da un’auto di un cittadino, rimanendo lievemente ferito. La prognosi, dopo le prime cure, sarà di 15 giorni, unita ad una denuncia per possesso di stupefacenti ai fini dello spaccio.

L’interpretazione sbagliata
Nel mentre i soccorsi provvedevano a portare il ragazzo in ospedale, un gruppo di connazionali si raggruppava nei giardini ai piedi del grattacielo. Le voci all’interno del gruppo diventano confuse fin quando non si fa strada la convinzione che il ragazzo sia morto a causa dell’investimento da parte proprio della volante dei carabinieri che lo stava inseguendo. Ne segue una rivolta che causa il rovesciamento di alcuni cassonetti ed attimi di tensione durante i quali è stato necessario l’intervento di svariate volanti dei carabinieri, della polizia, della guardia di finanza e dell’esercito che già pattuglia stabilmente la zona dei grattacieli e della stazione. L’intervento di mediatori culturali e la spiegazione dei carabinieri riesce a riportare la calma nel gruppo di facinorosi e a ristabilire l’ordine.

La diretta di Nicola Lodi
Il primo a rendere nota la notizia sui social è stato il segretario ferrarese della Lega, Nicola Lodi, con una diretta su Facebook alle 21 e 42. Lodi parla di “guerriglia urbana” e di un centinaio di nigeriani che sarebbero venuti quasi al contatto fisico anche con lui. Tali persone, racconta l’esponente del Carroccio, sarebbero affiliati alla mafia nigeriana e protesterebbero a causa dell’errata interpretazione relativa alla dinamica dell’investimento del connazionale. La situazione viene definita esplosiva, quasi di guerra, con una tensione altissima che ha richiesto l’intervento anche di pattuglie di altri Comuni. Nella diretta delle 23 e 07 riferisce anche di un presunto sinistro messaggio che sarebbe arrivato da parte dei ribelli: “Se il nostro concittadino è morto, domani scateneremo la guerra a Ferrara”.

La domenica mattina
Dopo una notte relativamente tranquilla, la notizia di ciò che è successo a Ferrara la sera prima fa il giro di tutta la penisola. Ci sono gli inviati dei giornali e dei tg delle principali tv. Alcuni protagonisti della vicenda vengono intervistati per raccontare la loro versione dei fatti. Il numero dei nigeriani coinvolti, a questo punto, viene ridimensionato, da oltre cento a meno di cinquanta.

La ricostruzione di FanPage
Secondo la rivista online, in un articolo delle 12 e 14 di ieri, non ci sarebbe stata nessuna guerriglia con le forze dell’ordine, ma sarebbero solo stati rovesciati dei cassonetti. I militari dell’arma dei carabinieri avrebbero smentito anche le voci di un lancio di bottiglie, sostenendo che i cocci visti in strada erano solo l’effetto del ribaltamento di una campana del vetro ad opera di una quarantina di connazionali del ragazzo coinvolto nell’incidente.

La versione de Il Giornale
Secondo la testata diretta da Sallusti, la situazione sarebbe stata diversa. Nelle parole di David Marinai, segretario provinciale del Fsp Ferrara, l’episodio di sabato rappresenterebbe la normalità e la netta differenza numerica tra gli agenti intervenuti e il numero di rivoltosi è stata notevole. Inoltre si afferma che sussiste un problema nell’individuazione dei rifugi degli spacciatori e che le varie bande, in questa situazione, solidarizzano tra loro contro la polizia, superando le divisioni in nome della guerra allo Stato.

La reazione dell’amministrazione
Nelle prime ore dell’accaduto e fino alle 14 e 07 di domenica, l’amministrazione comunale è apparsa assente, o quantomeno ha lasciato la narrazione dell’accaduto ad altri soggetti. Solo a quell’ora, l’assessore alla sicurezza Aldo Modonesi, con un post su Facebook, ha condannato i fatti scrivendo: “E’ una cosa inaccettabile, che la nostra città non merita e che non deve succedere più”. Aggiungendo poi che la risposta delle Forze dell’ordine ci sarà. Lo stesso assessore, in un articolo apparso sulla stampa qualche giorno prima, affermava che i controlli interforze avevano permesso un abbassamento dei picchi di violenza nella zona della stazione.
Anche il sindaco Tagliani si affida a Facebook, oltre che ai giornali, per esprimere la preoccupazione per “un sintomo evidente di una tensione complessiva del nostro Paese che nuoce alla tranquillità dei cittadini italiani e che non può non essere messa in relazione con il decreto sicurezza; un decreto, come ho già detto, appena uscito, che non migliora i livelli di sicurezza ma rischia di creare una nuova emergenza”. In questo modo il sindaco ha forse indirettamente voluto rispondere anche alle parole del ministro dell’Interno Salvini, che, sempre via social, alle 9 e 44 di domenica aveva denunciato l’accaduto condividendo proprio uno dei video di Nicola Lodi e che aveva dichiarato: “Sarò presto in città per mettere un po’ di cose a posto”.

La camminata in Gad
Alle 21 di domenica sera, dopo una frettolosa organizzazione, il senatore Alberto Balboni, neo “inquilino” del quartiere Giardino, organizza una passeggiata per la sicurezza a seguito degli avvenimento del giorno prima. Denuncia il comportamento “ridicolo” del sindaco Tagliani e dell’assessore Modonesi e auspica una tolleranza zero da parte delle forze dell’ordine verso chi mette a repentaglio la sicurezza della zona. Lo stesso senatore aveva chiesto al sindaco di chiedere lo stato di emergenza, annunciando anche una sua interrogazione al ministro Salvini, perché vorrebbe 50 militari in zona Gad per un pattugliamento e un presidio 24 ore su 24. Il figlio del senatore, Alessandro, ha poi sottolineato come anche l’assenza di qualsiasi traccia di spacciatori domenica sera sia il sintomo di come ci sia un’organizzazione che controlla il tutto, togliendo, all’occorrenza, i propri uomini dalla circolazione quando c’è troppo clamore mediatico.

Conclusioni
Sabato sera un gruppo di persone ha inscenato una protesta per una notizia male interpretata e in poche ore le forze dell’ordine hanno riportato la calma. La narrazione della faccenda è stata fin da subito appanaggio di una parte politica e il silenzio di molte personalità di area progressista può essere interpretato come un campanello d’allarme per chi si appresta ad affrontare una campagna elettorale durissima. Questo episodio, inoltre, sottolinea come ci sia un evidente problema con un’organizzazione criminale nella zona dei grattacieli di Ferrara, che è riuscita a insediarsi e a prendere il controllo di una parte della città e che questa provenga da una specifica regione africana: la Nigeria. In una città dove l’ultimo rapporto della Dia conferma la presenza delle famiglie ‘ndranghetiste Pesce-Bellocco di Rosarno, infiltrazioni dei Casalesi e dell’Alleanza di Secondigliano e di una criminalità di matrice cinese, vedere una fetta del territorio lasciato in mano ad un’altra organizzazione criminosa fa riflettere su quali effetti (e quali vantaggi mediatici) questa situazione potrà determinare.
Sempre dalla relazione del 2018 della Dia si evince che “La criminalità nigeriana, al pari di quella albanese, si conferma fra le più attive nel traffico di sostanze stupefacenti e nello sfruttamento della prostituzione, reato che spesso vede alla sua base delitti altrettanto gravi come il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, la tratta e la riduzione in schiavitù di esseri umani. Le conoscenze e l’esperienza maturate dagli Uffici investigativi del nostro Paese consentono di tracciare un evoluzione, nel tempo, di tale forma di criminalità. Storicamente, la presenza di comunità nigeriane va fatta risalire fin dagli anni ’80, specialmente nel nord Italia, in Piemonte, con Torino in testa, in Lombardia, in Veneto e in Emilia Romagna”. Concludendo, non si può affermare di avere un problema con un’etnia, ma sarebbe stupido non ammettere che alcuni membri di una certa etnia rappresentino un problema per la sicurezza della città.

A Modo suo

Agli amici confida che da dieci anni studia da sindaco. Ed è vero! Ma il sogno nasce probabilmente già alla fine degli anni ’90, quando inizia l’apprendistato come presidente della circoscrizione Giardino (sì, proprio la famigerata Gad), e si fa più concreto dal 2003, con la nomina ad assessore comunale, dapprima alle Attività economiche e in seguito a Lavori pubblici e mobilità.
La lunga strada percorsa da Aldo Modonesi, (auto)candidato in pectore che nessuno però candida, lo ha portato oggi a concludere l’ultima conferenza stampa plenaria dell’ultimo capodanno di quella che molti considerano l’ultima Giunta a trazione Pd, partito erede della principale forza politica che, dal dopoguerra, ha ininterrottamente governato la città. E lui, Aldo Modonesi, Aldino, in questa così particolare situazione, dopo avere ascoltato tutti i colleghi di Giunta e il Sindaco, ha preso la parola proprio in chiusura, come di norma fa il padrone di casa e, dulcis in fundo, ha detto la sua, a suggello di un’esperienza che – comunque vadano le cose – termina (in quel ruolo) anche per sé. Ha tenuto un discorso da reggente, sciorinando – peraltro con invidiabile scioltezza, gli va riconosciuto, e completamente a braccio, quindi senza consultare appunti, tanto si sente cucita addosso la missione – i molti traguardi tagliati in questi anni nel suo ruolo di amministratore comunale.
Un cammino, il suo, ben dosato e misurato, che lo proietta ora a un passo dalla vetta, dunque dall’ipotetico agognato trionfo; o, per eventuale rovescio della sorte, sull’orlo di un precipizio e di una rovinosa caduta. Sciagura! Ma lui vuole, fortemente vuole: per quel traguardo si sente pronto e a quella meta ambisce, fortemente ambisce… Non si è fatto, dunque, sfuggir l’occasione per sciorinare il catalogo dei trofei.
Con l’umile premessa che mettendo assieme tutti i nastri delle inaugurazioni fatte si riempirebbero due sale mostra, ha ricordato i suoi successi: 4 scuole, 2 biblioteche, 3 parcheggi, 3 piazze, il raddoppio delle piste ciclabili, 180 alloggi di edilizia pubblica, la ristrutturazione dello stadio, la riapertura del campo scuola e del motovelodromo, i cantieri post sisma, l’apertura dell’ospedale di Cona, la sistemazione dell’ex Mof, di casa Nicolini e di Porta Paola… “Da qui si parte”, afferma mr. Inpectore, e aggiunge: “Tornerà di moda la serietà, sfioriranno i ‘ciaone’ e le felpe”.
E ha poi ringraziato tutti, proprio come ogni buon padrone di casa, dal Sindaco ai colleghi di Giunta, ponendosi ex cattedra, quasi fossero le prove generali di uno spettacolo annunciato. Andrà davvero così? Con pazienza, anche la “sala rotonda” – che ha ospitato la conferenza stampa – attende di conoscere i suoi futuri frequentatori. E’ lì, infatti, che di norma si svolgono le riunioni di Giunta. La denominazione attuale deriva (per scarsa fantasia) dalla presenza di un grande tavolo di cristallo, tondo perlappunto. Appellarla “sala dei Savi”, com’era anticamente, oggi è forse apparso fuori luogo…
Comunque sia, una certezza l’abbiamo; anzi, due: la prima è che in quello stesso spazio, fra dodici mesi, altri saranno i volti dei protagonisti chiamati a rendere conto ai giornalisti – e per loro tramite alla città – di ciò che, nel bene e nel male, come governanti di Ferrara, saranno stati in grado di fare. La seconda è che di ‘savi’ (saggi), in grado di reggere le sorti della città, tutti avvertiamo un gran bisogno.

 

CARTOLINE DA FERRARA – sintesi per immagini a cura del Comune di Ferrara

Investimenti 2018 – 12 mesi in 12 foto

Elezioni a Ferrara. Candidato Sindaco: il carro davanti ai buoi

L’assessore spallino Modonesi o il colonnello della Guardia di Finanza Bernabei? La novella ex pd Fusari o l’avvocato Giubelli? Uno di partito (leggi sempre Pd) o uno che con il partito non c’entra per niente? L’appuntamento elettorale è ancora lontano ma la Ferrara non-leghista sembra totalmente assorbita dalla ricerca di un capolista ideale. Il nome dovrà essere molte cose assieme: uno (o una) conosciuto, credibile, inclusivo, competente. Possibilmente simpatico e attrattivo. Sperabilmente vincente. Di settimana in settimana, la stampa locale registra le nuove candidature, o mezze candidature, o quasi-candidature: ‘Se proprio insistete… potrei candidarmi io…’. E assieme al totonomi, arrivano puntualmente i veti incrociati, i siluri per affondare questa o quell’aspirante sindaco. Non è propriamente una novità, anzi, era una legge aurea che vigeva nella vecchia Democrazia Cristiana: se ti esponi troppo presto, verrai prontamente impallinato.
Certo, il problema del candidato esiste. Anche un uomo fuori da ogni logica di partito come Daniele Lugli, un grande amico e che, come tanti, reputo carico di esperienza e di saggezza, sembra convinto della necessità e soprattutto dell’urgenza di individuare un nome unico su cui far convergere il voto di una unica – o di più liste – che si opporranno alla nuova Destra. Capisco bene questa preoccupazione ma credo sia lecito chiedersi se sia questo il modo giusto per approcciarsi alla scadenza elettorale.
Ma lasciamo perdere il giusto o il non giusto (sembra che in politica sia un concetto molto relativo); riformulo la domanda: è proprio vero che la possibilità di contendere alla Destra il governo di Ferrara dipende – totalmente o in massima parte – dal trovare un super-capolista? Che per vincere l’unica vera cosa che conta è azzeccare il numero (il nome) giusto al lotto?
La risposta, almeno in questo caso, è no. Avere in testa come prima preoccupazione il candidato salvatore della patria non solo è ingiusto (e le idee, e i programmi?) ma è anche sbagliato. Una strategia perdente: con questa idea fissa, è il mio modesto parere, la Sinistra rischia di perdere subito, al primo turno. Provo a spiegare il perché.
1. La prima ragione è lapalissiana. Se la Ferrara democratica e progressista non ha ancora trovato nessun “candidato forte”, nessun “nome noto”, nessun super-aspirante-sindaco con tutte le caratteristiche di cui sopra, sorge un legittimo sospetto: magari una figura del genere non esiste proprio. Ma allora perché la caccia a questo rarissimo (o forse estinto) “animale” continua ad essere al centro dei pensieri di tutta la nostra classe politica? Non sprechiamo così tempo prezioso? Non sarebbe meglio occuparsi d’altro?
2. Visto che Ferrara non sta in un’altra galassia ma è una città del Belpaese e del continente Europa, visto che le amministrative di maggio si terranno in assoluta coincidenza con le elezioni europee, visto che i legami di appartenenza degli elettori si sono allentati (la chiamano volatilità del voto), visto lo strapotere dell’informazione/disinformazione e dei social in particolare. Visto tutto questo, l’esito del voto a Ferrara sarà condizionato per il 70 o 80% dal clima politico nazionale. L’Emilia rossa è morta da un pezzo, lo zoccolo duro è diventato poco più che una pantofola, quindi la maggioranza dei ferraresi voteranno all’incirca come votano tutti gli altri italiani del Centro Nord. Ma allora, non sarebbe il caso di mettere al centro del dibattito cittadino, e quindi anche della campagna elettorale, i grandi temi che dividono oggi l’opinione pubblica? Cittadinanza, Diritti, Lavoro dignitoso, Uguaglianza, Accoglienza…
3. Ma i cittadini di Ferrara, almeno una parte di loro (il 20, il 30%, io spero di più), non voteranno solo seguendo la grande onda mediatica, ma guardando alla Ferrara concreta, quella che vivono ogni giorno. E aspettano idee, obiettivi, proposte per la Ferrara futura. Una parte non trascurabile dei ferraresi – se almeno abbiamo un minimo di fiducia nelle capacità e nella ragionevolezza dei nostri concittadini – non guarderà a questo o quel candidato ma aderirà con il voto a un programma e a una speranza di una Ferrara migliore.
Per buona sorte, sono davvero tanti i ferraresi che stanno cercando di “invertire la piramide”: invece di partire dalla cima (il candidato sindaco) stanno costruendo dal basso, dalla base, mattone dopo mattone. Censendo i bisogni inevasi, rispondendo alle attese, elaborando idee guida ed obiettivi concreti per una Ferrara coraggiosa, moderna, democratica, accogliente. Da questo “laboratorio diffuso” – questo è almeno il mio auspicio – emergerà un programma coerente e convincente, quindi una grande lista civica democratica e di sinistra. Verrà allora il tempo di pensare al candidato sindaco e alla squadra di competenze che dovrà supportarlo. Ma questo dopo, non prima; per non mettere come sempre il carro davanti ai buoi.

Il grattacielo

Pronto, Ada, oggi debbo proprio sgridarti perché non vieni mai alle assemblee e alle manifestazioni che si organizzano per rendere Ferrara ancora più bella. Io è un pezzo che partecipo e ne ho tratto grande giovamento. Prima di tutto ho imparato che manifestare in visone è un tantino disdicevole e, allora, mi sono fatta una serie di cappottini in velluto a costa larga finto povero che sono un amore. Oddìo, mi sono costati una fortuna ma non importa: il velluto a costa larga è di sinistra. La prima zona da risanare presa in esame è stata quella del grattacielo, pensa che se n’è occupato il sindaco in persona, ha chiamato Modonesi… (non sai chi è Modonesi?, l’assessore ai Lavori pubblici, un bel giovanotto, ma anche il sindaco non è mica male, con quelle chiome bionde alla Melozzo da Forlì). Dunque, non farmi perdere il filo, il baldo giovanotto e Melozzo da Forlì discutono un po’ tra loro e poi decidono di convocare d’urgenza una Giunta. I pareri sono tanti e talora discordi, ma da ultimo la Giunta delibera: per risanare la zona è necessario dipingere il grattacielo, già ma di che colore? Questa volta viene convocato in seduta straordinaria il Consiglio comunale e si decide che il grattacielo sarà bluette. Ma si – dicono entusiasti i consiglieri – quel bel blue pentola, meglio se lucido, diamogli una mano di smalto, urla a gola spiegata l’assessora architetta, vado io stessa a comperarlo al brico che costa meno. Così il grattacielo sembrerà davvero una pentola ed evocherà l’idea di passati di verdura profumati e di golose zuppe di fagioli, altroché eroina!
Cara Ada, come dicono fanno: il grattacielo è ormai una incontrovertibile pentola, ma le cose non migliorano. Altro iter deliberativo, prevale una decisione ardita: per risanare la zona il grattacielo-pentola non è sufficiente, bisogna pitturare gli abitanti e che spariscano per sempre le diversità etniche e sociali, fatte salve le sacrosante differenze di sesso. Detto fatto: si inviano tecnici al reparto grandi ustionati di Padova, dove la pelle non soltanto la colorano ma la creano di sana pianta. Si procede alla bisogna. La notizia che in una zona di Ferrara si dipingono tutte le persone dello stesso colore fa il giro del mondo. Arriva un messaggio di Salvini: “A morte i clandestini”, arriva un messaggio di Renzi: “Purchè sia salvo il patto del Nazzareno!”Ma c’è un negretto, un senegalese bello come il sole, che il suo colore proprio non lo perde. Per quanto l’assessore all’ambiente ripassi il pennello intinto nella biacca, le carni del senegalese rimangono d’ambra scura. Allora, sindaco, assessori e consiglieri si arrendono: “Non siamo mica noi i razzisti, è lui che è nero”.

L’OPINIONE
Candidature che vengono e vanno…

Aldo Modonesi ritira la sua candidatura. E’ l’ultima puntata di una nervosa, confusa e ipocrita telenovela stucchevole. Ad aprire le danze ci aveva pensato il livello regionale. Patrizio Bianchi, prima si presenta polemico contro i giochini di vertice, poi si ritira dopo… un incontro di vertice. Richetti si ritira per un avviso di garanzia. Bonaccini rimane anche se interessato da un medesimo avviso. L’unico che ha mantenuto una posizione chiara e serena è stato Balzani.
Spostiamoci ora a Ferrara. Non discuto le varie auto candidature, tutte legittime. Non capisco, invece, la performance di Modonesi. E’ evidente che la sua candidatura avrebbe reso le primarie una gara vera. Questo dava forse fastidio a qualcuno che vuole vincere facile? Resta il fatto che dopo la strigliata del sindaco, Modonesi si ritira. Il richiamo di Tagliani è stato duro. Provo a tradurlo in poche parole: “Ragazzi, datevi una calmata! Ho appena formato una squadra e c’è già chi vuole giocare in un’altra…”. Piccola postilla a questo comprensibile sfogo. Forse, caro sindaco, il modello di questo modo di fare politica viene dall’alto. Ricordi il cinico: “Enrico stai sereno!”? Resta il fatto che la ‘famiglia (dirigente) renziana’ è litigiosa. Basta leggere lo scambio avvelenato di battute tra Marattin e la Zappaterra avvenuto nella riunione della Direzione.
Ma torniamo al ritiro di Modonesi. E’ riferito a lui il termine ipocrisia. Dice Modonesi: “Ringrazio il sindaco per il riconoscimento che la questione che ho sollevato era di natura politica e non personale”. Ma, caro Modonesi, potevi sollevare la legittima questione del caos che si era creato a livello regionale con i candidati inquisiti senza il bisogno di candidarti a tua volta. O no? E allora, perché il ritiro? Sei così ingenuo, o ci ritieni così sempliciotti da non immaginare che sarebbe arrivato un contentino (per ora) dialettico pur di farti ritirare dalla corsa? Infine un’annotazione che non c’entra con le primarie, ma molto con l’identità e la natura del Pd renziano. Si legge e si dice che Girolamo Calò, anch’egli appena eletto presidente del consiglio comunale, scalpiti perché vorrebbe fare l’assessore. Forse per competenze ingiustamente non riconosciute? Può darsi. Un commentatore autorevole ha però scritto, senza essere smentito, che Calò ha gettato sul tavolo le sue 806 preferenze per far pesare la sua richiesta. Insomma, la politica ridotta ad una sala da gioco da Casinò, e i voti usati come fiches personali…Evviva la nuova politica!

Le baruffe della politica cancellano il convegno
sulla cultura ebraica

La battuta forse più cattiva ma più intelligente sulla situazione politica italiana l’ho letta ieri sulla “Stampa” nel commento della Jena: “L’orsa Daniza è morta nel sonno, come la sinistra italiana”.
Un commento che ben si attaglia alle peripezie e giravolte della sinistra (?), del suo partito più importante, il Pd, e del suo conduttore Matteo Renzi da Firenze. Il twitteraggio e la posta informatica sta in queste ore raggiungendo vertici insperati per la gioia di chi lo usa e sfrutta, producendo quel pensiero confuso che Umberto Eco denuncia su “La Repubblica” nel suo pezzo titolato “Com’è facile non capirsi al tempo delle mail”. Se trasmettere, commenta il grande semiologo, significa alla fine trasportare “si ha trasporto quando trasferisco una mia idea nella mente di qualcun altro e trasporto quando si trasferisce un pacco postale da Milano a Roma”. Ma questo assioma sembra perdersi nella comunicazione odierna. L’influsso dell’accelerazione porta uno scompenso nella risposta dovuto alla forza dell’inconscio e alla reazione che esso comporta tanto che si produce un impatto che non permette la distaccata e meditata risposta.

Ecco allora che la formula della comunicazione immediata crea problemi di incomprensioni visibilissimi nella storia delle candidature alla guida della Regione Emilia Romagna tra rinunce e no delle presentazioni e al caos che sembra prodursi, mentre disperatamente e apparentemente impassibile il capo del governa twitteggia improbabilissimi “fate vobis”.

E a “Ferara”? Qui la situazione a vederla dall’esterno e da chi osserva senza implicazioni di sorta sembra un sciogliete le righe e pensate a voi stessi. Un po’ alla maniera di Razzi interpretato da Crozza. Modonesi entra in campo e bacchetta Calvano, Zaghini risponde proclamando amicizia fraterna all’Aldo poi lancia la frecciatina sulla autocandidatura del Modonesi arrivata in ritardo. Nel frattempo scende in campo Roberto Balzani e infuria su facebook il tentativo di scoprire i segreti pensieri di Ilaria Baraldi. Si favoleggia di andate bolognesi: Maisto? Di rimpastini e rimpastoni di giunta mentre sui giornali locali si lanciano strali, pungiglioni, accuse e difese.
Non è un bel vedere né un bel sentire. Specie per chi osserva dal suo piccolo angolo della cultura offerte che dimostrano un affannoso tentativo di produrre dati positivi che legittimino scelte e tagli. E vai con i Buskers e i Balloons e le Sagre, promettendo poi di rifarsi con Internazionale e i programmi teatrali (entrambe ottime e serie iniziative). Ma di quella cultura – ammetto – anche un po’ noiosa ristretta agli specialisti, eppure fondamentale perché non venga dilapidato il grande patrimonio scientifico e storico del territorio che ne è?

In vena di macabri scherzi si legge che un importante critico ferrarese si propone come mediatore per trasferire, se la Popolare di Vicenza mettesse sul tavolo la proposta di acquisizione della Cassa di Risparmio, alcuni pezzi veneti importanti delle collezioni di Carife e della sua Fondazione da trasferire a Palazzo Thiene di Vicenza, sede delle collezioni della Popolare. Basta leggere la risposta composta ed equilibrata della nuova direttrice della Pinacoteca Nazionale dei Diamanti, Anna Stanzani, per capire l’infondatezza (si spera) di quelle pretese. Ma dalle istituzioni c’è stata una presa di posizione? Non mi pare. Certo! Talvolta è sbagliato inseguire sulla stampa gossip, verità, e supposizioni che Eco denuncia nell’articolo di “Repubblica”, ma sembra purtroppo che in questo triste periodo pronunciare la parola “cultura” senza aggiungervi altre spiegazioni (ricavi, turismo, commercio) sia più che un peccato un’esibizione di una superiorità che non deve esistere. O la cultura produce o se ne stia buona nell’angolino delle punizioni. E naturalmente parlo di quella elitaria, per pochi sfrontati che non capiscono né vogliono capire. I “professoroni” insomma.

Un’ultima considerazione. Ieri i giornali locali, tutti, davano notizia della giornata europea della cultura ebraica di cui Ferrara sarà la capofila. Si è parlato di tante iniziative, teatro, mostre performances, presentazioni con ministri e politici. Si è detto di tutto. Non una parola sull’aspetto scientifico della giornata che si terrà alla Sala Agnelli della Biblioteca Ariostea domenica 14 settembre alle 16,15: il convegno di studi sulla figura femminile nella cultura ebraica e nella società, con interventi di altissimo livello: da Elena Loewenthal ad Anna Dolfi, da Gianfranco Di Segni a Luciano Meir Caro e con gli apporti di Elisabetta Traniello ed Elisabetta Gnignera.

E’ il mood di “Ferara” o è il segno di una rinuncia che esce fuori dalle mura e investe l’intera nazione?

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