Tag: Bono Vox

Bonavox

 

Bono Vox (nome d’arte preso storpiando l’insegna di un negozio di strumenti di Dublino), al secolo Paul Hewson, misticheggiante front man del gruppo pop-rock U2, ha dichiarato in una intervista a Hollywood Reporter che prova imbarazzo e diventa rosso ascoltando le canzoni della band alla radio, e non gli piace granché nemmeno il nome del gruppo. Inoltre dichiara di essere legato a un paio di canzoni (Miss Sarajevo, Vertigo) che la maggior parte dei fan (una sterminata platea) della band considera molto meno importanti di altre “pietre miliari”.

Naturalmente, tutti a dire che Bono (61 anni) è rincoglionito. Io invece credo che non sia mai stato tanto lucido. Semplicemente, inizia a guardare da una certa distanza l’immagine che ha e la fama di cui gode. Ed è fantastico che molti fan e “giornalisti” musicali non gli perdonino di avere leso la maestà di se stesso, come se non potesse farlo, come se Bono fosse un’effigie proprietà di tutti e Paul Hewson, ovvero Bono stesso, non si potesse permettere di imbrattare l’icona sacra. Non puoi dire di te che sforzavi ridicolmente la voce per sembrare “macho”. Non puoi dissacrare te stesso. Un patetico Gino Castaldo su Repubblica arriva a dire “siamo noi a essere imbarazzati, per lui e per il modo in cui distrugge un patrimonio e si fa beffe della credulità della gente” . Ecco: è nel vocabolo “credulità” che risiede il vero disappunto di gente come Castaldo. Gli abbiamo creduto, abbiamo creduto che fosse Gesù Cristo, abbiamo costruito la nostra misera carriera vendendolo al mondo come il salvifico messia del rock e adesso lui prende per il culo se stesso (quindi noi), e lo fa sul serio. Come si permette?

Semplicemente, Paul Hewson sta invecchiando. Per sua fortuna, a differenza di altri che non hanno retto alla nomina di nuovi salvatori del mondo, e si sono ammazzati di alcol e droga ben prima della maturità. Sta invecchiando e questo gli consente di guardare il Truman Show della sua carriera di performer e di monaco laico con maggiore distacco, e di coglierne tutto il fatuo, oltre che il ridicolo.

“Penso che gli U2 remino molto verso l’imbarazzo: forse questo è il posto dove stare come artista, proprio al limite del tuo livello di imbarazzo”. 

Paul David Hewson

Autumn Baby

Al pari del cibo e della moda, la musica ha anch’essa una stagionalità ben definita: associamo istintivamente il tormentone reggaeton all’estate, la voce di Michael Bublé al Natale e i singoli sanremesi all’inizio della primavera. Ci sono brani e album così impregnati delle sensazioni tipiche di una stagione – vuoi per il titolo, vuoi per l’andamento – che difficilmente si prestano a essere ascoltati in altri periodi dell’anno.
In questa categoria non dovrebbero rientrare quei dischi che la critica definisce pietre miliari o capolavori, dei quali si consiglia l’ascolto in qualsiasi occasione. Ho usato il condizionale poiché in questi ultimi giorni mi sono ritrovato ad assaporare i colori fortemente autunnali di una delle suddette pietre miliari, ossia Achtung Baby degli U2, che ha da poco compiuto trent’anni.

Pubblicato il 18 novembre 1991, Achtung Baby è quello che oggi definiremmo un reboot. Gli U2, infatti, vanno punto e a capo: riducono al minimo i riferimenti biblici e le sonorità epiche dell’esperienza americana, giocando con la teatralità sensuale del rock e la scena elettronica della Berlino post-muro. Il risultato è una sensazione di disincanto, in cui si fa fatica a scorgere quella romantica ricerca dell’ignoto che aveva contraddistinto il decennio precedente. Insomma, è un hangover necessario: dopo l’estate speranzosa e luccicante degli anni ’80, ci si risveglia nell’autunno decadente dei ’90.

Persino il brano più celebre di quell’album, nonché dell’intera discografia degli U2, non parla d’amore, bensì di separazione. One è infatti un dialogo in cui due amanti mettono a nudo l’instabilità emotiva della loro relazione, così come So Cruel e Love is Blindness lasciano all’ascoltatore l’amara consapevolezza della finitezza dell’essere umano e dei suoi vincoli.
Un altro dialogo piuttosto cupo è quello tra Giuda e Gesù in Until the End of the World: com’è intuibile dai protagonisti, il tema del brano è il tradimento, sviscerato attraverso rimpianti, accuse e allusioni sessuali. Sessualità che nel resto dell’album è evocata dalla voce ansimante di Bono e dalla chitarra ronzante di The Edge.

Il mio primo approccio con Achtung Baby risale al 2004, ossia nel pieno della mia adolescenza. Ricordo di aver comprato il disco in un caldo pomeriggio di primavera, e di essermi poi sdraiato in giardino ad ascoltarlo. Il risultato? Non colsi nessuna delle sfumature di cui sopra, e rimasi perlopiù affascinato dalla melodia di Who’s Gonna Ride Your Wild Horses. Ci ho messo un bel po’ ad apprezzare il resto.
Il mio ultimo ascolto, invece, risale a due giorni fa: in macchina, da solo, immerso nella nebbia della pianura padana. È stato come se le luci rarefatte, il buio accogliente dell’abitacolo e il suono delle gomme sul fogliame bagnato fossero parte dell’esperienza d’ascolto. Sì, Achtung Baby somiglia a una fredda e umida riflessione autunnale, figlia dell’estate che l’ha preceduta e madre dell’inverno che verrà.

Tutto è magnifico

Dall’alba d’un sol nascente al tramonto d’un sol morente il mondo vive e sopravvive. Vive da sempre fino a quando vorrà, sopravvive ai capricci di fragili spettri, effimeri e invadenti, irrispettosi e irriconoscenti. Lo cammino da sempre, da che ho memoria. E sempre m’appare fragile, in bilico, sporgente dal ciglio del burrone.

Vorrei che fosse diverso, più grande di ciò che è. Ma è solo il mio sguardo che non arriva abbastanza lontano, non ce la fa, e si consola come può.

La luce, il calore, le vibrazioni, tutto serve. Non gettare, non abbandonare, non offendere, non svilire, non maltrattare, perché tutto serve.

Dalle cattedrali ai minareti, dalle piramidi alle astronavi, dai vulcani ai ghiacciai, dalle vette agli abissi. Tutto è magnifico, magico, normale, reale, surreale.

Scienza e religione, caos e ragione, quiete e dannazione. Fino a quando tutto questo sarà a mia disposizione? Fino a quando i miei sensi potranno funzionare?

Non nascondere, non coprire, non soffocare. Non chiudere gli occhi, il sole illumina tutto perché tu possa vedere. Si può anche cadere, morire, lasciare tutto per sempre. Farlo con leggerezza, come la foglia che lascia l’albero e muore, facendosi trasportare dal vento e viaggiare per miglia e miglia tra montagne e vallate, e scomparire sopra le nuvole, verso altri universi…
È magnifico!

Vedere. Pensare, ricordare, sognare, immaginare e inventare. E poi sentire e toccare.
Desiderare.

Tutto questo è magnifico. È la vita che ho conosciuto, e poi…
Poi non so, il bello deve ancora venire.

Magnificent (U2, 2009)

L'INFORMAZIONE VERTICALE
osservatorio globale

L’occhio di periscopio

Il giornalismo online in questi ultimi anni ha innescato una profonda trasformazione del nostro modo di informarci. Le notizie sono immediatamente disponibili attraverso la rete, continuamente aggiornate, facilmente reperibili. L’informazione è abbondante, la cronaca è ampiamente garantita. Quel che risulta carente è una chiave di interpretazione dei fatti, uno strumento di analisi capace di fornire una lettura che si spinga oltre la superficie degli avvenimenti. FerraraItalia ha questa ambizione: offrire commenti, analisi, punti di vista che contribuiscano alla formazione di una più consapevole coscienza del reale da parte di ciascuno e a vantaggio di tutti, come imprescindibile condizione per l’esercizio di una cittadinanza attiva e partecipe. Ferraraitalia è un quotidiano indipendente globale-locale che sviluppa un’informazione verticale tesa all’approfondimento, perseguito con gli strumenti giornalistici dell’inchiesta, dell’opinione, dell’intervista e del racconto di vicende emblematiche e in quanto tali rappresentative di realtà più ampie, di tendenze, di fenomeni diffusi (26 novembre 2013)

Redazione

Direttore responsabile: Francesco Monini
Collettivo di redazione: Vittoria Barolo, Nicola Cavallini, Simonetta Sandri, Ambra Simeone, Carlo Tassi, Bruno Vigilio Turra
Segreteria di redazione: Paola Felletti Spadazzi

I nostri Collaboratori: Sandro Abruzzese, Francesca Alacevich,Alice & Roberta, Catina Balotta, Fiorenzo Baratelli, Roberta Barbieri, Grazia Baroni, Davide Bassi, Benini & Guerrini, Gian Paolo Benini, Marcello Bergossi, Loredana Bondi, Marcello Brondi, Sara Cambioli, Marina Carli, Emanuela Cavicchi, Liliana Cerqueni, Ciarìn, Riccarda Dalbuoni, Roberto Dall'Olio, Costanza Del Re, Jonatas Di Sabato, Anna Dolfi, Laura Dolfi, Francesco Facchiano, Franco Ferioli, Giovanni Fioravanti, Giuseppe Fornaro, Maura Franchi, Riccardo Francaviglia, Andrea Gandini,Sergio Gessi, Pier Luigi Guerrini, Sergio Kraisky, Francesco Lavezzi, Daniele Lugli, Carl Wilhelm Macke, Beniamino Marino,Carla Sautto Malfatto, Fabio Mangolini, Cristiano Mazzoni,Giorgia Mazzotti, Paolo Moneti, Francesco Minimo, Alice Miraglia,Corrado Oddi, Fabio Palma, Roberto Paltrinieri, Valerio Pazzi,Carlo Perazzo, Federica Pezzoli, Gian Gaetano Pinnavaia, Mauro Presini, Claudio Pisapia, Redazione, Francesco Reyes, Raffaele Rinaldi, Laura Rossi, Radio Strike, Gian Pietro Testa, Roberta Trucco, Federico Varese, Ranieri Varese, Gianni Venturi, Nicola Zalambani, Andrea Zerbini

Hanno collaborato: Francesca Ambrosecchia, Stefania Andreotti, Anna Maria Baraldi Fioravanti, Chiara Baratelli, Enzo Barboni, Chiara Bolognini, Marco Bonora, Francesca Carpanelli,Andrea Cirelli, Federico Di Bisceglie, Barbara Diolaiti, Roberto Fontanelli, Aldo Gessi, Emilia Graziani, Ivan Fiorillo, Monica Forti,Fulvio Gandini, Simona Gautieri, Camilla Ghedini, Roby Guerra,Giuliano Guietti, Gianfranco Maiozzi, Silvia Malacarne, Virginia Malucelli, Federica Mammina, Paolo Mandini, Giovanna Mattioli,Daniele Modica, William Molducci, Raffaele Mosca, Alessandro Oliva, Luca Pasqualini, Martina Pecorari, Giorgia Pizzirani,Andrea Poli, Valentina Preti, Alessio Pugliese, Chiara Ricchiuti,Riccardo Roversi, Nuccio Russo, Vittorio Sandri, Gaetano Sateriale, Valentina Scabbia, Arianna Segala, Franco Stefani,Elettra Testi, Ajla Vasiljević, Ingrid Veneroso, Andrea Vincenzi,Fabio Zangara

Clicca sull’Autore per i suoi contributi.
CONTATTI
Inviare i comunicati stampa a: redazione@ferraraitalia.it
Inviare lettere al giornale a : interventi@ferraraitalia.it


FERRARAITALIA
Testata giornalistica online d'informazione e opinione, registrazione al Tribunale di Ferrara n.30/2013