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Ferrara merita una grande biblioteca dedicata all’arte

di Ranieri Varese

Francesco Monini nel suo intervento del 25 agosto ha, con lucidità, indicato il senso e il ruolo, o almeno uno dei sensi e ruoli, del servizio di pubblica lettura. Mi riconosco nelle sue proposte e, in particolare, in quella della istituzione di una Biblioteca Gad che è certamente uno dei modi, non il solo, penso all’integrazione attraverso il lavoro, per affrontare una situazione che la città vive con grande sofferenza e per la cui soluzione ancora non sono state individuate linee di comportamento realmente efficaci.
Sono egualmente profondamente convinto che una generale meditazione, la quale coinvolga istituzioni, specialisti e cittadini, sulla presenza organizzata e programmata delle biblioteche nel territorio sia una necessità non rimandabile. Ricordo che le associazioni ferraresi organizzarono, nel novembre 2011, una iniziativa simile dedicata ai musei ferraresi. Le proposte non furono nemmeno materia di confronto da parte delle amministrazioni. Mi auguro maggiore attenzione.
Mi sia consentito di partecipare al confronto che la proposta di Monini ha saputo suscitare e che sicuramente avrà sviluppi e arricchimenti, con un’osservazione e una proposta.
Credo sia ingeneroso il giudizio sulla appena terminata direzione del sistema bibliotecario del comune di Ferrara. In una situazione economicamente difficile l’amministrazione civica non ha sentito come prioritario il problema biblioteche, lo stesso è successo per i musei, e ha lasciato declinare strutture che sono essenziali per una città che si autoproclama, con qualche presunzione, ‘di arte e di cultura’. Il puntare quasi tutto su momenti contingenti e di immediata ricaduta e non sulle istituzioni di educazione permanente ha concorso a quell’abbassamento di qualità che molti, giustamente, avvertono e denunciano.
Questo detto ricordo che la ‘Biblioteca ragazzi’ presso Casa Niccolini e il progetto della ‘nuova Rodari’ sono felice frutto della passata direzione e non di quella appena insediata; così come il supporto alle iniziative ariostesche e il mantenimento, dovere istituzionale non facile, della conservazione di un patrimonio che qualifica Ferrara.
La biblioteca deve essere ‘una piazza’: non può essere solo una piazza. La ‘Ariostea’ è anche biblioteca storica e di conservazione: uno dei suoi compiti è quello di agevolare e promuovere la conoscenza, di esserne uno dei necessari strumenti presenti in città.
Vengo alla proposta.
È paradossale, ma noto, che non esista in Ferrara una biblioteca complessivamente dedicata, in termini lati, alla storia dell’arte: né a livello universitario, né presso altre istituzioni. È, naturalmente, sbagliato pensare che non vi siano, nelle biblioteche cittadine, nuclei, anche importanti, dedicati agli articolati settori nei quali si divide la disciplina; manca però un progetto ed una continuità di acquisizioni organiche; sono assenti molti degli strumenti di riferimento a cominciare dal Thieme-Becker, del quale esiste solo una vecchia edizione (presso i Musei Civici) e non quella rinnovata ed aggiornata; lo stesso discorso vale per il Bartsch e per molti altri primari testi di consultazione. Gli studenti e chi deve compiere ricerche, anche di primo livello, è costretto a spostarsi a Bologna o a Padova; per momenti più specialistici a Venezia, Firenze, Roma.
La biblioteca della ex Facoltà di Lettere ha una ricca consistenza di volumi dedicati, nata dalle richieste formulate dai singoli docenti ma è carente nel settore periodici ed è assente una strategia generale.
La Civica Biblioteca Ariostea ha ricchissimi e fondamentali fondi dedicati alla storia cittadina, ma si riscontra una modesta percentuale di nuove acquisizioni sia per quanto riguarda i periodici che gli aggiornamenti di settore. Due, importanti, sezioni collegate sono quella dell’Istituto di Studi Rinascimentali e quella collocata presso i Musei Civici di Arte Antica.
Entrambe, da tempo, prive di aggiornamenti e, attualmente, chiuse alla consultazione. Quella presso i Musei è priva di personale adeguato e competente come dimostra la relazione pubblicata nel periodico online ‘Museoinvita’.
Un nucleo interessante è presso la ex Nuova Cassa di Risparmio ora Bper: custodito presso la chiesa dei SS. Simone e Giuda non è consultabile. È composto, per quel che ci interessa, di volumi dedicati alla storia della città e di storia dell’arte.
La Biblioteca della Accademia delle Scienze, depositata presso una sede universitaria, non possiede materiali legati alla materia.
La Biblioteca della Deputazione di Storia Patria ha acquisito, per lascito testamentario, la biblioteca di storia dell’arte, modesta per consistenza, di Giorgio Padovani; possiede un ricco fondo, in accrescimento, per scambio con istituti analoghi.
La Biblioteca del Seminario, dell’Istituto di Storia Contemporanea, della Camera di Commercio e degli istituti scolastici cittadini hanno scarse testimonianze legate al settore.
Non si può non rilevare che si tratta di una situazione anomala per una città che si dichiara ‘d’arte e di cultura’ e per uno Studio che ha un Dipartimento di Studi Umanistici ricco di proposte, frequentato da un elevato numero di studenti.
Una situazione che penalizza fortemente la città che, allo stato attuale, non può essere sede di ricerca per la assenza di strutture che la consentano. Non mancano i materiali, manca una sede ed un progetto organico che li riunisca e li renda effettivamente fruibili, colmi le lacune e organizzi la gestione e la attività. Manca ancora la possibile ricaduta su Ferrara la quale potrebbe essere resa possibile dall’esistenza di un luogo di ricerca ove sia possibile indagarne la storia, i monumenti e le opere.
L’Università ha indicato una via per superare tale stato delle cose con l’acquisizione, per onerosa donazione, della biblioteca di Eugenio Battisti ricca di circa venticinquemila volumi; tutti trasferiti ma ancora in attesa di sistemazione e di un progetto che ne organizzi al meglio l’utilizzo.
Una conseguente proposta potrebbe essere quella di riunire i fondi sparsi e non collegati, molti nemmeno raggiungibili in Sbn, costruendo un unico servizio che raccolga le molte migliaia di volumi presenti e li ponga a disposizione di studenti e studiosi.
Tale organismo potrebbe essere volano per l’acquisizione di biblioteche private i cui proprietari non hanno un referente per possibili donazioni e rischiano di disperdere le loro raccolte senza beneficio né personale né per la città.
Il Consorzio potrebbe riunire tutti gli enti proprietari dei singoli fondi librari i quali dovrebbero compartecipare, proporzionalmente, alle spese sia di catalogazione che di aggiornamento e di personale.
L’Università, che si è fatta carico dell’acquisizione del fondo Battisti, potrebbe essere capofila per aprire un tavolo di confronto e di discussione per verificare la concreta possibilità di realizzazione di tale progetto.
Alcuni possibili punti fermi sono il mantenimento delle proprietà, l’indicazione di una direzione, di una sede, di un comitato di gestione rappresentativo, di un progetto e di un programma, l’individuazione di una dotazione finanziaria.
Una possibile opzione è quella di accesso selezionato e la sistemazione a scaffale aperto.
Nel giro di pochi anni la città potrebbe aprire al pubblico una biblioteca specialistica di storia dell’arte ricca di oltre centomila volumi intorno alla quale si potrebbero aggregare progetti di ricerca e di formazione.
Sarebbe logica l’aggregazione dei diversi nuclei di Fototeca sparsi presso le singole amministrazioni e i musei cittadini.
Credo valga la pena discuterne e sollecitare l’assunzione di responsabilità delle istituzioni.
Una ultima osservazione. Leggo sempre, e sempre sono costretto a pensare, gli interventi di Francesco Monini. E’ un modo di affrontare i problemi che vorrei fosse anche dei nostri politici, di maggioranza e di opposizione. Sapere collegare principi generali e situazioni particolari è una qualità che dovrebbero avere gli amministratori. Francesco Monini la possiede.

Ferrara: biblioteche alla riscossa

Il 16 di agosto, sotto “la luna” di un’estate rovente e insanguinata, entro nella splendida Biblioteca Bassani di Barco per ascoltare e partecipare alla tradizionale maratona di lettura, dedicata quest’anno al tema della pace e della nonviolenza. Mi aspettava una felice sorpresa. Sorpreso e felice di vedere in quanti avessero risposto all’appello: decine e decine di persone, conosciute e sconosciute, giovani e anziani. Mi è sembrato un piccolo segno di grande valenza: una specie di conferma che Ferrara può davvero aspirare al titolo di “Città d’arte e di Cultura”, una città della pace, dell’incontro, del dialogo.
Non solo libri: la biblioteca è una piazza
Al termine della maratona, un’altra gradita sorpresa. Angelo Andreotti, il nuovo dirigente del Servizio Biblioteche e Archivi, interviene per ringraziare i partecipanti, e per esprimere in pochi minuti alcuni concetti, in modo semplice e chiaro, senza enfasi, ma aprendo a uno scenario nuovo e promettente per la promozione della lettura (e della cultura) nella nostra città. Aspettavo queste parole da quasi 15 anni, tre lustri in cui le nostre biblioteche hanno conosciuto una progressiva eclissi, una marginalizzazione, una gestione improntata al risparmio e al basso profilo, fino ad arrivare alla recente e sconsolante calo dei fondi comunali destinati agli acquisti documentari e al conseguente crollo dei prestiti. Denunciavo più di un anno fa su Ferraraitalia questa preoccupante deriva (‘La nuova primavera delle biblioteche ferraresi’) augurandomi una svolta nella politica culturale cittadina.
Cosa ha detto Andreotti? Prima di tutto ha comunicato la sua “fede”, un calmo entusiasmo per l’importante incarico affidatogli e il suo impegno per il rilancio del Servizio di Pubblica Lettura a Ferrara. Poi ha spiegato un concetto elementare, che però in tanti anche nella nostra città non considerano o hanno dimenticato. E cioè che una biblioteca pubblica non è solo un luogo dove si va a prendere a prestito un libro, ma è prima di tutto una “piazza”, un luogo dove le persone si incontrano, si parlano, raccolgono e si scambiano informazioni. Per questa ragione le biblioteche pubbliche  – tante, diffuse in ogni quartiere e con una pluralità di servizi – rappresentano una pietra miliare per promuovere e animare una città civile, colta, accogliente.
Nuove biblioteche e nuovi bibliotecari
Molte cose stanno muovendosi, e rapidamente, tanto da incoraggiare l’idea che si possa davvero aprire una nuova primavera per le biblioteche ferraresi. Raccolgo le notizie dalla stampa locale, dal profilo Facebook del Vicesindaco e Assessore alla Cultura Massimo Maisto, dalle parole dei delegati e dei sindacalisti della Camera del Lavoro.
L’inaugurazione della Biblioteca di Casa Niccolini, dedicata ai bambini, ai ragazzi e alle famiglie, è ormai alle porte. Riempirà finalmente un “buco”, perché Ferrara (a differenza di Bologna, Reggio Emilia, Ravenna…) non disponeva ancora di un moderno spazio attrezzato e specializzato per servire questa fondamentale fascia di cittadini utenti. . Intanto, il progetto della “Nuova Rodari”, cioè di un grande spazio culturale polivalente per servire la popolosa Zona Sud di Ferrara, sta diventando realtà. Nell’area del finalmente abbattuto Palazzo degli Specchi i lavori di costruzione vanno avanti  e si parla di poter aprire la biblioteca con annessa sala polivalente già nel corso del 2019. Poter contare, oltre alla storica Ariostea, di una Biblioteca Ragazzi e di una “seconda Biblioteca Bassani” nella zona di via Bologna significa attuare un progetto di politica culturale di grande respiro. Manca ancora, credo, un importante tassello, ma di quello dirò più avanti.
Le biblioteche, le vecchie come le nuove, hanno però bisogno di due cose per funzionare. Di bibliotecari, ossia di personale specializzato e adeguatamente formato. E di carburante, cioè di un rifornimento costante di nuovi libri, documenti su supporto digitale, abbonamenti a banche dati… Anche su questo fronte la situazione che fino a un anno fa appariva perlomeno critica (un calo progressivo degli investimenti del Comune per l’acquisto documentario e la preoccupazione per la tenuta della pianta organica delle biblioteche a causa di alcuni pensionamenti) sembra registrare oggi una svolta. Anche a seguito delle precise richieste  del sindacato, l’Amministrazione Comunale ha comunicato di aver scelto la strada della gestione diretta del servizio di pubblica lettura e che quindi procederà a nuove assunzioni. Attraverso lo strumento della mobilità interna ed esterna, non solo verranno rimpiazzati i posti via via vacanti, ma verranno assunti nuovi bibliotecari per far fronte alla prossima apertura della Biblioteca Ragazzi di Casa Nicolini.
A questo importante impegno se ne aggiunge un altro altrettanto importante – lo ricavo sempre dalle dichiarazioni dell’assessore Maisto – e cioè l’impegno della Giunta a incrementare la somma da destinare annualmente agli acquisti per le biblioteche. Personalmente avevo avanzato una proposta: investire 1 euro per abitante, mettere cioè a bilancio una somma di circa 140.000 euro. Siamo ancora lontani da quell’obiettivo, ma la strada imboccata è quella giusta.
Lungo questo percorso, ci aspetta fra non molto un altro appuntamento decisivo. Per aprire, rifornire di documenti e gestire la nuova grande biblioteca pubblica in Zona Sud ci vorrà sicuramente altra benzina (fondi per gli acquisti ) e altri benzinai (nuovi bibliotecari, documentalisti, operatori culturali). Di questa seconda fase si dovrà però occupare il nuovo governo che i ferraresi si daranno con il prossimo voto di primavera. A leggere cosa combinano i sindaci leghisti in tutta Italia (assai noto l’episodio del siluramento della bibliotecaria di Todi), posso solo sperare che i miei concittadini non si affidino ad un “uomo di cultura” come Naomo Lodi.
Il tassello mancante
Intanto, già da ora, c’è molto da fare. La prossima apertura in città di due nuove e moderne biblioteche pubbliche e più in generale il rilancio del Servizio di Pubblica Lettura, porta con sé un grande lavoro ancora tutto da sviluppare. Faccio solo alcuni esempi  La necessità di dedicare più tempo e più attenzione alla formazione e all’aggiornamento professionale del personale impegnato nelle biblioteche, un maggiore impegno per coinvolgere nella vita quotidiana delle biblioteche le numerosissime realtà sociali e culturali presenti sul territorio, promuovere un rapporto più stretto – quotidiano direi –  tra biblioteche e scuole, dalle materne all’università.
Forse, è un’idea che lancio ad amministratori e funzionari, si potrebbe organizzare a Ferrara – magari in prossimità dell’apertura di Casa Nicolini – un grande Convegno-Seminario sul nuovi orizzonti delle biblioteche pubbliche nel terzo millennio, invitando docenti, bibliotecari e operatori italiani e stranieri. Abbiamo, infatti, tutti bisogno di ascoltare e confrontarci con idee nuove ed esperienze positive.
Al quadro generale manca, dicevo sopra, un tassello fondamentale. Dovete scusarmi se ritorno su un mio chiodo fisso: non avrebbe senso una “primavera delle biblioteche” se, come al solito, il quartiere dolente del Gad ne rimanesse escluso. Per “salvare” il GAD dal degrado, riportare legalità e sicurezza, tornare a un “quartiere giardino” dove i bambini possano giocare tranquilli nel parco del grattacielo, non serve o comunque non basta aumentare agenti, soldati o telecamere, né sono sufficienti i pur lodevoli appuntamenti al cinema di piazza Castellina. Occorre pensare e mettere in campo un piano straordinario, un grande progetto di rilancio economico, sociale e culturale di tutto il quartiere.
Da dove si comincia? Ad esempio da una biblioteca, come proponevo lo scorso ottobre: ‘Mettete dei libri nei vostri cannoni. Perché, come, dove e con chi fondare una biblioteca multietnica in Gad‘.  Paolo Marcolini, allora presidente di Arci Ferrara, si è fatto promotore di un appello che andava proprio in questa direzione, e un gruppo di volenterosi (bibliotecari e non) si è più volte incontrato per dar corpo a questa idea, accorgendosi però ben presto quanto aprire una grande biblioteca nel cuore del Gad  (magari proprio al piano terra del grattacielo) fosse un progetto delicato e complesso. Dunque una  strada tutta in salita – anche perché finora il Comune non ha dimostrato interesse a patrocinare l’idea – ma che non credo debba essere abbandonata.
Proprio qualche giorno fa, un amica ferrarese con casa al Gad ma che da molti anni lavora alla biblioteca di Cologno Monzese (MI) – e per chi conosce un po’ il settore sa bene che trattasi di una biblioteca di assoluta avanguardia – mi ha mandato sul cellulare una foto e un sms. Nella foto si vedono alcune vetrine chiuse di piazzetta Enrico Toti. Ecco il messaggino: “Passa a vedere lo spazio che magari ci viene il guizzo… Ho visto tutte quelle vetrine, il cartello vendesi, e me le sono sognate piene di libri. Si vuole dare una pennellata al quartiere? Ecco che passare e vedere dentro gente che legge sarebbe una piccola cosa sensata. Ci pensiamo un po’?”
In quanto ex bibliotecario, anzi, “bibliotecario forever” – perché è proprio vero che uno rimane bibliotecario tutta la vita – non potevo non rispondere a quell’invito/provocazione. Così sono andato a fare un giretto in piazzetta Toti e dintorni: di negozi chiusi, serrande abbassate, cartelli di vendesi e affittasi ce n’è da stancarsi. E ho pensato che l’idea della mia cara amica, minimale fin che si vuole, era tutt’altro che peregrina. Potrebbe essere invece un modo concreto per iniziare a riempire il “grande vuoto” del Gad. E per sollecitare il Comune ad assumere in proprio il progetto. Allora mi rivolgo ai tanti partigiani delle biblioteche che a Ferrara non mancano di certo. Vogliamo provarci? Io sono pronto a fare il mio turno di apertura.

Mettete dei libri nei vostri cannoni. Perché, come, dove e con chi fondare una biblioteca multietnica in Gad

E’ proprio vero: una bella idea cammina con le proprie gambe.
Qualche settimana fa, Paolo Marcolini, presidente di Arci Ferrara, commentava l’imminente arrivo di un drappello di militari in Gad: “Al posto di 12 militari, mandateci 12 bibliotecari”. Sono passati pochi giorni e la Cgil di Ferrara rilancia. Natale Vitali, segretario di Cgil-Funzione Pubblica, rilascia un’intervista dicendo più o meno: prendiamo sul serio quella provocazione, trasformiamola in progetto concreto, promuovendo “un confronto largo e partecipato”.
Dunque, una biblioteca in Gad. Ma a far cosa? Non ci sta come i cavoli a merenda? Che c’entrano i libri con un quartiere dolente, impoverito, abbandonato, impaurito?
Qualcosa provavo già a dirla all’inizio dell’estate (anche su questo giornale), lanciando l’idea di costruire un centro culturale e biblioteca multietnica proprio nel cuore della Ferrara del disagio e del degrado. Certo, militari e bibliotecari fanno un mestiere affatto diverso, non sono, per così dire, figure interscambiabili. Questo lo sanno tutti, lo so io, lo sa l’Arci, lo sa la Cgil. Per capire il valore di questa proposta bisogna allargare lo sguardo. E’ proprio questo che chiedo, al nostro sindaco, alle associazione dei residenti e a tutti i ferraresi che abitano in Gad e vivono disagio, incertezza, frustrazione e rabbia sulla propria pelle.

Occorre partire da una domanda semplice semplice: quand’è che in un quartiere arrivano le forze dell’ordine, si moltiplicano vigili e poliziotti, telecamere e militari? Risposta altrettanto semplice: quando è troppo tardi. Quando un tranquillo quartiere residenziale è già diventato ‘periferia della periferia’: quando i negozi invece di aprire chiudono uno dopo l’altro, quando gli appartamenti si svalutano, quando si incomincia ad incontrare della brutta gente e di notte è meglio girare al largo. Quando la vita familiare, di vicinato, l’intero tessuto sociale ha già subito un vulnus che sembra irreparabile. Quando incominci a pensare che l’unica soluzione sarebbe scappare via da quel posto.
Ho visto anch’io le prime camionette arrivare al Grattacielo. La gente, nella maggioranza, applaude. Ma a che servirà blindarsi sempre di più? Chi ci restituirà la vita tranquilla di una volta?

Ecco, fondare un biblioteca multietnica proprio lì in mezzo – e dirò dopo che ovviamente una biblioteca non basta – vuol dire pensare che questo processo non sia irreversibile, e che sia invece possibile (oltre che doveroso) ri-costruire quel tessuto urbano spezzato, ri-allacciare legami sociali ‘normali’ tra abitanti e transitanti, ri-dare vita a un quartiere che una volta era bello come un ‘giardino’.
In passato, per conto di un comune del bolognese, mi è capitato di pensare e organizzare insieme a una collega la nascita di una nuova biblioteca pubblica. Fondare una biblioteca ex novo è una missione complessa, ma affascinante. Occorre un grande lavoro sui repertori e i siti specializzati (ce ne sono in Italia e in Europa), serve il confronto con altre realtà che già hanno realizzato centri di documentazione e biblioteche inter-etniche, ma la cosa di gran lunga più importante – ha ragione la Cgil – è il confronto aperto e l’apporto di chi abita, frequenta e opera in quel territorio. Partire cioè dai bisogni informativi, culturali e sociali delle persone e costruire una struttura polifunzionale capace di dare risposte a quei bisogni.
Occorre intenderci. Quando parlo di una biblioteca e mediateca multiculturale in zona Gad non penso a una realtà a uso e consumo esclusivo degli stranieri, un bel ghetto per i nuovi arrivati, ma a una piazza informativa e formativa, al servizio di tutti gli abitanti del quartiere e in generale della città. Un luogo dove ci sia spazio per pensionati e studenti, bambini e adulti. Dove si possano leggere i giornali, navigare in internet, studiare, leggere un libro, guardare un film, fare domande e ottenere risposte per trovare il giusto ufficio comunale o sanitario a cui rivolgersi.
Gli stranieri a Ferrara, i nuovi venuti, rappresentano quasi il 10% della popolazione residente. Tutte le biblioteche di quartiere dovrebbero quindi avere almeno una sezione multietnica. In particolare, la nuova biblioteca del Gad dovrebbe avere un’attenzione speciale alle decine di lingue, culture, tradizioni presenti nella nostra città.
Ecco allora l’importanza dell’ascolto e del confronto, già nella fase di costruzione di questa esperienza. Le Associazioni degli abitanti, come le Comunità Straniere. Gli operatori del Centro di Mediazione Sociale del Comune (che ha sede e organizza attività proprio al Grattacielo) e le decine di realtà, sindacati, cooperative sociali, associazioni di volontariato, che aderiscono alla rete Ferrara che Accoglie e sono direttamente impegnate nel campo dell’accoglienza, dell’integrazione e della difesa dei diritti. Una biblioteca al Grattacielo non può non nascere che da un grande progetto collettivo. E non potrà vivere se non parlando una pluralità di voci e di lingue. Non riesco a enumerarle tutte, ma voglio citare le due ultime nate: la coraggiosa Webradiogiardino e la Pappamobile, la cucina popolare itinerante che nei prossimi mesi farà sosta nei giardini del Grattacielo.
Dentro, a fianco, attorno alla biblioteca multietnica del Gad dovranno trovare casa una pluralità di servizi. Si dovrà continuare a insegnare l’italiano ai ragazzi nuovi arrivati e ci dovrà essere lo spazio per le riunioni delle associazioni e una sala per gli eventi culturali ed artistici. Uno sportello cup, un terminale del Centro per l’Impiego, le informazioni di Area Giovani…
Potrei continuare a mettere in fila le tante energie da coinvolgere in un progetto – culturale e sociale – così importante e innovativo. Pensiamo solo a cosa potrebbe fare lo sport (Spal in testa), la musica o il teatro, dove operano tante scuole, gruppi, associazioni.
Un altro elemento, complementare ma necessario, è lo sforzo che occorre mettere in campo per la rinascita commerciale del Gad. Recentemente l’assessore Modonesi ha lanciato la proposta di favorire le attività che vogliano aprire il proprio spazio nel quartiere attraverso un contributo pubblico sui canoni delle locazioni. E’ molto tardi, magari è troppo poco, ma mi sembra una strada da battere. E con più decisione. Occorre individuare le tante botteghe chiuse. I tanti locali sfitti e inutilizzati, e favorire l’insediamento di realtà, sia commerciali sia no-profit: dal calzolaio al barbiere, dalla merceria al biciclaio, da una coop culturale, a una start up di giovani intraprendenti, a una scuola di lingua o di musica.
Voglio però chiudere sul concreto. Su quali passi sarebbe necessario fare, anche da parte del Comune di Ferrara, per innescare questo processo virtuoso. Per non rubare altro spazio lo farò per punti. Ad altri, primi fra tutti i tanti bravi bibliotecari e operatori culturali che a Ferrara lavorano, l’invito ad approfondirli e arricchirli.

  1. Prima di tutto occorre organizzare, all’interno dei programmi regionali, un corso professionale per bibliotecari e documentalisti, con particolare riferimento ai temi dell’intercultura. Penso a un corso di alcune centinaia di ore, rivolto a una ventina di giovani, italiani e stranieri. Alcune lezioni dovrebbero essere aperte e servire da aggiornamento professionale per i bibliotecari dell’Ariostea, della Biblioteca Bassani e Rodari e delle altre biblioteche decentrate della città.
  2. Individuare in Gad una struttura adatta ad accogliere il centro bibliotecario e le sue molteplici attività. A mio modesto parere potrebbe essere proprio la sala polivalente al piano terra del Grattacielo, ma esistono nel quartiere anche altri complessi inutilizzati e sfitti, ex capannoni industriali eccetera. E provvedere ad un adeguato restauro a norma di legge.
  3. Mettere in conto un cospicuo investimento in documenti, arredi e attrezzature a carico del bilancio comunale, valutando anche il possibile utilizzo del finanziamento per le periferie urbane dedicato al Grattacielo recentemente assegnato a Ferrara.
  4. Chi non ha lavorato in biblioteca non conosce cosa sia lo scarto bibliotecario. Le biblioteche pubbliche (a Ferrara tutte le Comunali, compresa l’Ariostea, che pure ha anche un precipuo compito di conservazione) hanno il compito di scartare periodicamente i documenti posseduti in più copie, invecchiati o usurati per far posto a nuovi documenti. E’ un’operazione ‘dolorosa’ (per bibliotecari e bibliofili), ma necessaria e che può offrire un contributo – un patrimonio assolutamente gratuito – per una biblioteca nascente. Pensate a un appello rivolto, anche solo alle biblioteche pubbliche presenti in Emilia Romagna. Arriverebbero migliaia di libri e documenti in genere. Dopo un’attenta selezione, parte di questi potrebbero trovare spazio nella nuova biblioteca del Gad. Ovviamente lo scarto bibliotecario è pratica corrente in tutte le biblioteche del mondo. Lo stesso appello, instaurando opportune convenzioni e gemellaggi, si potrebbe rivolgere alle biblioteche di altri paesi e di altre lingue (penso soprattutto all’Inghilterra e alla Francia). La cooperazione bibliotecaria è una pratica consolidata e sono certo che non poche biblioteche risponderebbero positivamente. L’invito a contribuire a un progetto di alta valenza culturale e sociale potrebbe essere esteso alle case editrici (italiane e straniere) chiedendo di inviare in dono alcuni libri alla biblioteca interetnica.
  5. Questo progetto potrebbe essere oggetto di una grande campagna di crowdfunding sociale. E oltre alle piccole donazioni dei privati cittadini ci si potrebbe rivolgere anche ad aziende, cooperative e fondazioni proponendo loro di diventarne sponsor e sostenitori.

Qui l’elenco potrebbe continuare. Le idee per far nascere e per sostenere questa iniziativa potrebbero essere davvero tante.
A Ferrara esistono competenze, intelligenze, passioni da mettere in campo. Serve però alzare lo sguardo e scommettere sul presente e sul futuro. I cittadini residenti, i primi protagonisti di questo processo, dovranno metterci buona volontà. Tutti noi, impegno e fantasia. E l’Amministrazione Comunale una autentica volontà politica.

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