Tag: affinità

Colpi di fulmine

Avete presente quelle persone che sostengono di essersi innamorate con un colpo di fulmine? Di aver capito con uno sguardo, dopo pochi istanti, di aver trovato l’anima gemella, la persona con cui passare il resto della vita? Ecco, io mi sono sempre chiesta se sia possibile, ottenendo solo risposte diverse per la stessa domanda, l’eterna lotta tra ragione e sentimento.
Innegabile il fascino romantico, quasi d’altri tempi, che suscita un innamoramento così fulmineo, esclusivo e raro.
Ma quando incontriamo una persona con cui entriamo subito in sintonia, sia che poi con questa si instauri un rapporto sentimentale o che rimanga anche soltanto un’amicizia o addirittura una breve conoscenza, non è sempre un po’ come fosse un colpo di fulmine?
Qualcosa di quella persona ci colpisce e ci spinge immediatamente ad avvicinarci e a scoprirla.
E allora mi consolo pensando che forse il colpo di fulmine ci capiti più spesso di quanto immaginiamo.

“Dell’amicizia a prima vista, come dell’amore a prima vista, va detto che è la sola vera.”
Hermann Melville

Una quotidiana pillola di saggezza o una perla di ironia per iniziare bene la settimana…

I DIALOGHI DELLA VAGINA
Un amore maturo, indissolubile…

Hanno ottant’anni, ma non importa, si cercano come ne avessero venti, già a trenta non ci si esplora più così. Siamo seduti vicini a teatro, una mano, un gomito, un ginocchio, un contatto che non deve mancare in quei novanta minuti. Come a dirsi sono qui, ti penso e questa straordinaria Maria Paiato ci sta unendo ancora di più.
Si sussurrano qualcosa, si scambiano le emozioni che non possono aspettare di essere dette dopo lo spettacolo. Si voltano a guardarsi quando una battuta o il pathos li richiama a chissà quale pensiero comune, a un frammento di vita condiviso che si affaccia nello stesso momento, per entrambi.
Non riesco a non guardare quelle due mani che sanno che l’amore è lì, non è dimenticato dalla fatica degli anni, non è ombreggiato dalla consuetudine perché è ancora alla luce del sole, speculare, evidente, concreto.
Sul divano di casa loro, dove i posti sono ben definiti e personali, lei mi racconta che ha concluso un romanzo, la storia gliel’ha passata lui. “Abbiamo iniziato a scriverlo insieme – dice – poi io volevo metterci l’amore, lui la politica, abbiamo litigato e io ho fatto da sola”.
Poi ci pensa e chiede guardandolo: “Quand’è stata l’ultima volta che abbiamo litigato?”, “Oggi – risponde pronto lui – perché esci sempre senza cellulare e io mi preoccupo”.
E si guardano, lei ha gli occhi verdi, lui tartarugati e le sorride bonario. Il loro è un amore nato a cinquant’anni, lei lo sentiva nell’aria ed era attratta dalle sue parole scritte ancora prima di conoscerlo. A cinquant’anni, quando troppo spesso si batte la ritirata di fronte al campo minato dei sentimenti, quando è comodo dire di avere già dato abbastanza, come fossimo una batteria non più ricaricabile, loro si sono trovati, trovati per sempre.
Ricordo che anni fa lui mi disse “lei mi ha salvato”, sarà per quello che dopo tanto tempo non smette di cercarla, neanche per novanta minuti.

Avete mai conosciuto o vissuto un amore così? Un amore che non disperde i dettagli negli anni?

Scrivete a parliamone.rddv@gmail.com

I DIALOGHI DELLA VAGINA
Uguali o diversi, magari simili

Cosa cerchiamo nell’altro? Il nostro specchio o qualcosa di diverso da noi? Come raggiungere la completezza e la complementarietà?

Le affinità elettive

Cara Riccarda,
mi esalta sempre trovare nel mio compagno una persona con cui condividere scelte, passioni, gusti senza forzature, spesso con autentica semplicità e naturalezza.
Non tutto, si intende, ma nel momento in cui si arriva a raggiungere un obbiettivo comune è una bella soddisfazione, la conferma quotidiana, secondo me, di aver scelto la persona giusta. Eppure lui è così diverso nell’affrontare problemi, nel trovare soluzioni, con una visione delle cose diamentralmente differente dalla mia… ma l’emergere di quelle affinità di coppia che rendono due individui così simili, mi lasciano sempre piacevolmente sorpresa.
C.

Cara C.,
se è la naturalezza ad avvicinare due persone, per quanto diverse, secondo me la strada è in discesa. Il problema è quando pensiamo di pilotare i rapporti con la strategia e crediamo di arrivare a qualcuno seguendo la nostra mappa. In amore come nell’amicizia, a volte ci sfiniamo girando invano, persi.
Si può scegliere se restare su una linea orizzontale di rapporti, cioè un po’ superficiali ed è tutto più semplice, oppure,quando si affaccia la possibilità, avvicinarsi di più, rischiare un’apertura e prendere una linea verticale, allora le cose si complicano e spesso i rapporti finiscono. Ma siccome noi non siamo un piano cartesiano, scopriamo su quale asse viaggiamo solo dopo averne percorso un pezzo.
Riccarda

In equilibrio sulla corda

Buon giorno Riccarda,
cercare una persona simile a noi può darci sicurezza nell’affrontare un rapporto, questo è vero, però alla fine si rischia la monotonia. Personalmente preferisco qualcuno di diverso perché diventa una continua scoperta, c’è sempre l’eccitazione che sopraggiunge quando ci si avventura in un territorio inesplorato, sarà come camminare su una corda tesa, con trepidazione ma anche con soddisfazione per ogni piccolo passo compiuto. Quei momenti nei quali scopri cosa può piacerle sono impagabili, certo, ci saranno anche delle volte nelle quali commetteremo errori, ma questo tiene sempre vivo un rapporto perché c’è la continua ricerca di scoprirla e migliorarsi per accontentarla, in pratica come in un puzzle aggiungiamo tasselli che alla fine ci completeranno pur mantenendo la nostra assoluta diversità. Due sconosciuti che nel tempo imparano a conoscersi cercando di trarre insegnamento dagli errori che commetteranno, avranno sempre qualcosa da dirsi e un buon motivo per continuare insieme il loro cammino.
G.

Caro G.,
ho solo un timore, che ci si sbilanci troppo verso l’altro. Credo che se riuscissimo a fare come dici, restando però centrati su di noi, la coppia nel suo complesso ne trarrebbe vantaggio. E’ la disomogeneità che frega, agire per accontentare l’altro, mettendoci a volte in subordine. Quel camminare su una corda tesa è proprio questo: provare a non scivolare mentre si dona un po’ di noi.
Riccarda

Potete inviare le vostre lettere a parliamone.rddv@gmail.com

La selezione naturale… delle amicizie

di Federica Mammina

“Quella persona va d’accordo proprio con tutti”. Quante volte avete pensato o detto questa frase, o magari qualcuno l’ha detta di voi. A me è capitato alcune volte di pensarlo di persone che ho conosciuto, ma confesso di non averlo mai fatto attribuendovi una valenza positiva. Di certo non si intende, con questo, quel comportamento civile e cortese che si dovrebbe in genere tenere nei confronti di chiunque. Piuttosto si utilizza questa espressione per indicare soggetti che hanno amicizie con persone di ogni tipo, anche estremamente diverse fra di loro. E generalmente lo si indica come un pregio. Io invece non lo considero affatto come tale. Le amicizie riflettono noi stessi, e così un superficiale sarà circondato da tutti senza distinzioni, e una persona matura e consapevole di sé avrà una cerchia di amicizie selezionate.
Basta ricordarsi che scegliere non vuol dire giudicare, ma esprimere una legittima preferenza in base ai propri gusti. Anche nei rapporti interpersonali.

“Occorre sbarazzarsi del cattivo gusto di voler andare d’accordo con tutti. Le cose grandi, ai grandi; gli abissi ai profondi; le finezze ai sottili. Le rarità ai rari.”
Friedrich Nietzsche

Una quotidiana pillola di saggezza o una perla di ironia per iniziare bene la settimana…

I DIALOGHI DELLA VAGINA
Dove lo metto? La posta dei nostri lettori…

Dove lo metto? Abbiamo chiesto ai nostri lettori in quale posto, nella coppia, preferirebbero trovare l’altra persona, a quale distanza sarebbe meglio stare o lasciare perchè le cose funzionino.
Di lato, di fronte, vicino ma non troppo, una geometria variabile in cui ciascuno ha le proprie misure e dove sembra vitale potersi spostare.
Ecco le lettere arrivate in redazione:

Tra i piedi

Cara Riccarda,
Noi possiamo stare solo di fianco. Non al mio fianco, di fianco. A volte tra i piedi.
Possiamo stare solo così, non siamo neanche allineati, qualche volta lui capisce e lo trovo al mio fianco, a volte tra i piedi.
E’ un equilibrio precario, di due persone diverse, senza interessi in comune, idee diverse, obiettivi differenti. Entrambi ambiziosi. L’unica cosa che ci unisce è la consapevolezza che l’altro ha rinunciato a parecchie cose pur di stare “di fianco”.
V.

Cara V.,
essere tra i piedi non lo trovo così negativo perchè può fare inciampare nell’altro e, per me, è sempre meglio che un cammino in solitudine. E’ l’unione in nome di una rinuncia che mi lascia perplessa, soprattutto perché tu la senti come ‘l’unica cosa’ che vi connette. La vita in due richiede di lasciare da parte qualcosa, però poi c’è sempre una compensazione, a volte si tratta solo di averne coscienza, o se preferisci, ‘consapevolezza’.
Riccarda

L’amore vero trova da sé il proprio posto

Cara Riccarda,
dopo essere stata io, per molto tempo, a cercare un posto adatto intorno ai miei uomini, prima con un padre despota e poi con un marito egoista e narciso, ho sentito la necessità di collocarmi al centro!
Poi è arrivato l’amore… quello vero, quello in cui la coppia trova da sè il proprio posto, interscambiandosi.
Il mio uomo lo voglio lì, dove posso trovarlo quando mi giro e che sa stare un passo indietro quando necessito di fare “da sola”!
Ho imparato che lo spazio vitale è molto importante e necessario, è bello condividere spalla a spalla, confrontarsi, uno di fronte all’altro…esserci ma non opprimerci!
So che alle volte è complicato e siparietti come quelli descritti da te credo siano frequenti. Trovo stancante e imbarazzante cercare di collocare il proprio uomo in situazioni dove già si sa non troverà il giusto posto! E parlo per esperienza.
Il posto giusto, secondo me, è quando non ti chiedi….Dove lo metto?
Nadia

Cara Nadia,
che bella la tua centralità che è diventata la premessa di tutto il testo. Immagino la liberazione di non dovere più cercare un posto adatto a te, di non chiederti dove sia meglio stare e con quale ruolo. Quante energie a volte buttiamo in questo affanno che non soddisfa mai nessuno.
Il non pensare a dove mi metto, secondo me, ti ha permesso di non chiederti dove lo metto, e di trovare sempre chi vuoi vicino.
Riccarda

L’amore allo specchio

Cara Riccarda,
idealmente o razionalmente vorrei che tra me e il mio uomo i posti fossero continuamente intercambiabili a seconda dei momenti e delle situazioni.
Vorrei che lui stesse un passo indietro quando mi dedico a mio figlio o quando ho bisogno di ritirarmi in me stessa per sentirmi e ascoltarmi. Vorrei stesse due passi in avanti quando ho bisogno di lui per allargare il campo della mia visuale, perché mi possa offrire prospettive diverse dalle mie e mi indichi orizzonti più lontani.
Vorrei sentirlo spalla a spalla nella condivisione della quotidianità, della vita sociale e dell’intimità, nel supporto e sostegno reciproci.
Vorrei fosse il mio specchio ogni volta che discutiamo o ci arrabbiamo, perché so che ciò che in quel momento non sopporto di lui non sono altro che parti di me che non voglio vedere o accettare.
Mi chiedo però se tutto ciò si possa realmente scegliere…al cuor non si comanda ed proprio il cuore l’unico posto dove vorrei fosse il mio uomo.
Un abbraccio
Simona

Cara Simona,
ho la sensazione che tu stia scrivendo, o meglio, descrivendo, ciò che vivi e conosci. E se è così, non è solo fortuna, è impegno, scelta, tempo per guardare verso tutti i possibili posti. Una danza continua che però ha bisogno anche di qualche pausa in cui, come giustamente dici, occorre ritirarsi un po’ per poi riprendere, magari con un altro passo e un altro ritmo. C’è una cosa su cui concordo più di tutte: la distanza che può esserci fra due persone, se non scivola nell’abisso, può diventare un’opportunità per uno sguardo più ampio.
Riccarda

Maschi dispettosi e infantili?

Cara Riccarda,
siccome spesso sono insopportabili, gli uomini è meglio lasciarli fuori dalle amicizie fra donne, a meno che non ci si trovino per caso. Credo anche che siano dispettosi come quando avevano otto anni.
Daniela

Cara Daniela,
ti rispondo con un messaggio speculare che mi ha scritto un amico, ferraresissimo, commentando il tema: l’oman l’ha da star luntan da il vostar ciacar.
Riccarda

Dove stare?

Cara Riccarda,
no, il posto fisso non c’è. Ma com’è dura capire dove stare. Spesso le intenzioni migliori vengono male interpretate, specie se vuoi lasciare quella libertà che lei chiede. O fai la figura dell’appartato o quella di chi si vergogna di lei. E quando uno ha una vita propria e deve essere anche in grado di gestire il rapporto a due, dove può collocarsi? Le invasioni di campo sono sanzionate? Tollerate? Gradite? A seconda delle circostanze?
Filippo

Caro Filippo,
un posto cristallizzato è sempre pericoloso, rischia di non essere coincidente con la persona che si assume o è confinata in quella parte. Credo che la partita vada giocata, per entrambi, con la capacità di spostarsi al bisogno, accettando anche un posto diverso, panni nuovi e perchè no invasioni di campo. Il rischio maggiore, mi pare, sia obbligare e obbligarci alla stessa immutabile posizione.
Riccarda

Un posto mobile condiviso

Cara Riccarda,
dove lo vorrei… La premessa è avere lo sguardo nella stessa direzione, ma il posto fisso no, impossibile. Se saremo capaci di guardare sempre verso la stessa meta, quando io sarò in difficoltà, lui più forte e (spero) davanti, mi tenderà la mano per portarmi al suo fianco, così farò io quando sarà lui ad avere bisogno, facendo in modo che comunque ognuno di noi percorra la strada, con le proprie gambe. Il posto fisso no e forse pretenderlo porterebbe alla fine di tutto.
Ecco, accettare il posto non fisso, penso porti a rendere più forte il legame.
S.

Cara S.,
posso dire, in questo caso, viva il precariato? Ma è più efficace come l’hai definito tu “posto non fisso” come spazio necessario alla solidità fra due persone.
Riccarda

Accanto ma non troppo

Cara Riccarda,
credo che l’importante poi in fondo non sia dove metterlo, ma come, quando e in che modo.
Mi piace pensare che la persona con cui si ha deciso di condividere questa vita ti stia vicino, non troppo, ma vicino.
Sia vicina quanto basta per camminare magari affiancati ma senza urtarsi, uno di fronte all’altro anche, ma avendo sempre un punto di vista sgombero e libero. Lo metterei accanto, ma non troppo. L’impegno è quello di mantenere quella stessa distanza, nel tempo, senza allontanarsi troppo, senza avvicinarsi troppo.
Quanto basta.
Quanto basta per essere felici indipendenti, quanto basta per stendere il braccio e afferrarlo con la mano.
Buone feste
C.

Cara C.,
il tuo quanto basta è come quello delle ricette: bravo chi lo azzecca. Ma a forza di provare poi ci si prende la mano, giusto?
Riccarda

Un cambio in meglio

Cara Riccarda,
avevo un uomo al mio fianco che, nel momento del bisogno, si metteva dietro di me. Ora ho un uomo che sta dietro di me, ma che, nel momento del bisogno, mi sta davanti.
Debora

Cara Debora,
niente male come staffetta, ma non credo sia casuale.
Riccarda

Utopie? Direi di no

Cara Riccarda,
io vorrei un uomo laterale spalla alla spalla per essere protetta, supportata, sopportata e viceversa. Di fronte per potermi specchiare e confrontarmi. Ma questa è solo utopia.
A.

Cara sfiduciata A.,
ho volutamente lasciato la tua e-mail per ultima perchè le lettere pubblicate sopra possano parlarti meglio di quanto sappia fare io.
Riccarda

Potete inviare le vostre lettere a: parliamone.rddv@gmail.com

GERMOGLI
Affinità.
L’aforisma di oggi

Armonia, integrazione, intesa idilliaca: quando si dice “l’unione perfetta”

francesco-alberoni
Francesco Alberoni

“L’affinità profonda che sentiamo con l’altro è accorgersi che l’altro ci completa e noi completiamo lui” (Francesco Alberoni)

 

Una quotidiana pillola di saggezza o una perla di ironia per iniziare bene la giornata…

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