Tag: Addizione Civica

Il tempo è scaduto

da: Addizione civica

Addizione Civica prende atto dell’impossibilità di creare un vero polo civico ampio, coeso, pluralistico, capace di rappresentare quel mondo che si colloca nell’area del centro sinistra, fuori dai partiti tradizionali.

Ci abbiamo creduto non risparmiando energie e impegno nella ricerca della massima condivisione possibile attraverso strade di mediazione che portassero ad un risultato migliore della semplice somma delle idee di ciascuno.
Purtroppo questo tentativo non ha portato i frutti sperati.

Registriamo l’impossibilità di convergere su un unico candidato sindaco e per questo riteniamo concluso il nostro compito.
Pertanto non parteciperemo con una nostra lista alle prossime amministrative, anche per non alimentare la frammentazione che abbiamo sempre stigmatizzato.

Il nostro lavoro di questi mesi ci conforta per qualità, passione e competenza: per questo i componenti del nostro gruppo continueranno singolarmente il proprio impegno nei modi e nei contesti che ritengono più idonei.
Siccome la politica non è fatta solo di appuntamenti elettorali valuteremo come proseguire il percorso che ci ha coinvolti nel nome dell’impegno civico per il bene comune.

Seguici su facebook: https://www.facebook.com/addizionecivica

Ferrara è davvero città aperta?

Le assemblee civiche Il Battito della città, La città che vogliamo e Addizione civica hanno proposto lo scorso venerdì a Factory Grisù un interessante incontro pubblico dal titolo davvero accattivante e quanto mai oggetto di discussione: ‘Ferrara città aperta? Contro ogni forma di razzismo. Per l’accoglienza, il dialogo interculturale, l’inclusione sociale‘.
In effetti il punto di domanda se Ferrara sia davvero una città aperta nei confronti delle diverse forme di razzismo, se la nostra città sia accogliente e inclusiva è passato attraverso le molte testimonianze ed esperienze di vita di coloro che sono intervenuti, con suggestivi intermezzi creativi di profilo espressivo teatrale e proiezioni davvero toccanti.
Si è trattato di un lungo e interessante susseguirsi di stimolanti riflessioni sui diversi aspetti del nostro vivere sociale. Oggi alcuni sostengono che il razzismo crescente sia il vero problema politico del momento storico in cui viviamo e che sostanzialmente rappresenti lo spaccato di un mondo globalizzato che vede solo in bianco e nero, in termini di paura di perdere ricchezza e potere, di sentire minacciata la propria vita paradossalmente non da chi ha più potere, bensì da parte di chi non ha nulla, se non il colore diverso della pelle, della diversità della lingua o di usi e costumi diversi.

L’incontro proposto dai movimenti civici ha inteso portare all’attenzione pubblica un tema presente, anche se poco dibattuto sia a livello locale sia nazionale, spesso connesso esclusivamente al problema della sicurezza dei nostri concittadini, mentre sappiamo benissimo che nasconde problematiche più complesse, dal dilagante sistema di diseguaglianze che sta attaccando anche il nostro contesto sociale, alla crisi del mondo del lavoro, alla disoccupazione, al crescente svantaggio culturale ecc., che troppo spesso fa comodo ignorare, semplificando le ragioni del malessere addebitandolo esclusivamente a chi arriva da lontano e presenta bisogni diversi.
Ma il malessere, l’isolamento e la povertà mettono davvero a rischio la dignità di molte persone, nostri concittadini che, se non vi fosse la presenza di associazioni umanitarie e del volontariato, che reiventano modi nuovi di avvicinamento solidale di chi ha bisogno, non riuscirebbero a dare ancora senso alla loro vita. Ciò vale anche per gli anziani, per le persone bisognose anche solo di stare con qualcun altro e per quelle che hanno bisogno di accoglienza.

Il genetista ferrarese Guido Barbujani, anche attraverso un video mirato, ha portato la sua esperienza scientifica sul concetto di razza per capire quanti e quali siano ancora i pregiudizi e le non conoscenze su cui si fondano le politiche sociali discriminatorie, che oggi rivendicano e identificano le differenze fra le persone in base alla loro provenienza e colore della pelle. Davvero interessante anche l’esperienza delle cucine popolari Social Food di Bologna: una mensa che accoglie persone che beneficiano appunto di pasti offerti dalle imprese del territori di cui ha parlato Roberto Morgantini, recentemente nominato Commendatore della Repubblica dal capo dello Stato proprio per questa grande e importante attività. L’esperienza delle cucine popolari si basa sulla convivialità a tavola e significa spazio, tessuto, mosaico di parole scambiate; lì tutti sono uguali, con le stesse possibilità di prendere cibo e di intervenire con la parola: bambini e vecchi, uomini e donne, invitanti e invitati. L’uno parla, l’altro ascolta mentre si mangia: parole che si intrecciano fino a superare ogni diffidenza.
Leaticia Ouedraogo, 22 anni, originaria del Burkina Faso, attivista, studentessa di lingue a Ca’ Foscari di Venezia, che parla perfettamente italiano anche perché da sempre vive in Italia senza problemi, ha portato la sua esperienza descrivendo come può cambiare la vita di una persona, quando s’innesca la paura per inspiegabili e ingiustificate minacce di morte solo per avere il colore della pelle che porta: si è trattato di una paura che mai prima avrebbe pensato di provare, però si è accorta che questo comportamento stava cambiando il suo modo di vivere. Ha spiegato come quel sentimento di paura si sia insinuato nella sua esistenza non tanto per la paura di morire, quanto piuttosto per la difficoltà a capire le ragioni di un odio che può portare a volere la morte di una persona solo perché nera. Il rischio che lei ha messo in evidenza è quello che rimanga dentro “la paura di aver paura”, però bisogna cercare di reagire e pensare che il mondo può anche cambiare e dovremmo arrivare a dire “Ferrara è una città aperta!” Senza un punto interrogativo.

Numerose sono state poi le testimonianze di coloro che vivono sul nostro territorio e rappresentano da anni un esempio di buone pratiche sulla convivenza attraverso le tante esperienze positive di accoglienza solidale, ma soprattutto di solidarietà e di inclusione nel tessuto cittadino dei tantissimi migranti, delle loro famiglie, di adulti e dei minori non accompagnati, ma non solo, che hanno cercato di creare un vero dialogo interculturale anche attraverso percorsi informativi e formativi. Si tratta di associazioni, del nostro Comune, del sindacato.
Domenico Bedin dell’associazione Viale K ha portato la pluriennale esperienza e la grande forza del volontariato, Elena Buccoliero, responsabile dell’ufficio Diritti dei Minori del Comune di Ferrara, ha portato avanti un lavoro da anni seguito anche da Daniele Lugli per quanto concerne la tutela dei minori, così come il servizio integrazione del Comune sta continuando a fare con interventi diretti e indiretti per le scuole di ogni ordine e grado e non solo.
Viera Slaven dell’Ufficio Immigrati Cgil di Ferrara ha portato una voce diversa, specificando di seguire tutto quel mondo di badanti straniere, in prevalenza dell’Est, che sostengono la cura dei nostri anziani, soprattutto in una città come la nostra, che ha sempre più bisogno di cura e assistenza perché sta velocemente invecchiando. Questa esperienza l’ha addirittura portata a scrivere un libro sulla vita di queste donne, che sembrano non avere nome, ma sono un punto fermo nel nostro contesto sociale e che paradossalmente non vengono vissute come “straniere”.
Adam Atik ha portato l’esperienza dell’associazione Cittadini nel Mondo, Malek Fatoum ha presentato l’attività di Occhio ai media e Marzia Marchi, insegnante Cpia e tutrice volontaria Msna, ha evidenziato quanto ricca e importante sia l’esperienza di conoscenza e le attese delle tante persone adulte che provengono dai paesi più diversi, di ricominciare una vita che abbia un senso.

Foto di Valerio Pazzi. Clicca sulle immagini per ingrandirle

Posso dire che i movimenti civici che hanno promosso e voluto condividere questa riflessione su una gran parte delle attività che muovono la vita della nostra città per un serio obiettivo di inclusione sociale, ha assunto un valore politico davvero rilevante: non è facile, infatti, incontrare la gente comune. E venerdì sera la gente presente era davvero tanta ad ascoltare, credo in modo davvero interessato, le tante esperienze di grande umanità verso l’altro che costituiscono quasi un “sottobosco” silenzioso del nostro territorio che lavora, che dice di esistere e che è fatto in nome di un’accoglienza e integrazione delle tante persone che arrivano, indipendentemente dal paese di provenienza, dal loro colore della pelle, dall’età della persona.
Cos’è questa se non politica attiva? Il fatto che ancora molti si stupiscano di ciò che può essere fatto solo per vero spirito di apertura umanitaria, e non per altri tornaconti, porta a pensare che non c’è più una cultura della partecipazione attiva e tutto ciò che di nuovo accade viene percepito come una disavventura, una paura di perdere non la libertà, ma il proprio esclusivo pezzo di benessere e non si è preparati al fatto che esistano altri tipi di intervento sociale che possono offrire alla nostra comunità una possibilità di futuro dignitoso e di pace insieme.
Il problema della sicurezza tanto declamato come unico problema grave del nostro territorio a difesa dei reali e contingenti problemi di delinquenza, malaffare e prostituzione, non va certamente sottovalutato, ma non potrà certo essere debellato solo dall’esercito o da bande armate stanziali in un quartiere della città: probabilmente occorrono regole più precise, un’organizzazione che preveda interventi diversi e su più piani, più vicini alla gente, con forme di coinvolgimento diretto e conoscenza reale dei fenomeni che stanno venendo avanti.

Insomma si è detto che c’è bisogno di un nuovo modo di fare partecipazione e l’approfondimento delle esperienze di cui si è parlato ha valore non solo per motivi di natura socio culturale, ma soprattutto politico: spingono verso una presa di coscienza della necessità di avere un governo della città più attento alle dinamiche sociali e al protagonismo delle nuove generazioni.

FERRARA VERSO LE ELEZIONI
Un solo nome per la lista dell’area civica democratica

Nel titolo c’è scritto: Verso le elezioni, in realtà siamo ormai al countdown. La primavera è in anticipo, la Sinistra e tutta l’area democratica e progressista in grande e colpevole ritardo.
La Nuova Destra, quella che ha tolto il doppiopetto e indossato il giubbotto antiproiettile, sembra davvero fortissima. Non ha idee, progetti, soluzioni da offrire alla città, solo una gran voglia di rivincita, ma appare unita più che mai dietro ad Alan Fabbri e prontissima alla contesa elettorale. Non dico una cosa nuova: per la prima volta dal Dopoguerra a oggi, a Ferrara la Destra parte come grande favorita.
Ma ha già vinto in partenza? Sarà il mio inguaribile ottimismo della volontà, ma resto convinto che la partita sia ancora aperta. Non è scontato che i cittadini ferraresi siamo disposti a riporre tutti i loro valori democratici nel cassetto e si lascino sedurre dal gran vento del populismo. E diffido dei sondaggi (sempre più spesso contraddetti dai risultati reali), compreso dell’ultimo commissionato dal Pd ferrarese. Insomma: come la pensano e come voteranno i ferraresi lo vedremo solo a urne chiuse.
Vedo e sento, però, come il pessimismo si stia diffondendo nelle file della Sinistra e del Centrosinistra. Un pessimismo che pare aver contagiato gli stessi esponenti della classe politica cittadina, sindaco e assessori compresi. Anche lo scontro interno, i rivolgimenti e i cambi di strategia del Pd ferrarese sono il frutto amarissimo di una classe dirigente che sembra aver dato per scontata la sconfitta e sta già facendo gli scatoloni e preparando le valigie.
Siamo al conto alla rovescia: se vogliamo provare a “salvare Ferrara”, se vogliamo andare avanti invece di tornare pericolosamente indietro, dobbiamo prima di tutto sconfiggere questo pessimismo: in noi stessi, in quelli vicini a noi, in tutti i ferraresi democratici.
Ma c’è una seconda condizione, senza la quale provare a vincere sarà impossibile: occorre unire il fronte della società civile democratica, di sinistra, progressista, antifascista, antirazzista… chiamatela come volete.
Con la candidatura di Aldo Modonesi, alla fine il Partito Democratico ha sciolto il nodo e si presenterà con una sua lista, magari con qualche piccolo annesso e connesso. Sarà una lista fortemente connotata politicamente, capeggiata da un assessore ed esponente di partito e che si batterà con forza per la “continuità”. Sappiamo tutti però che non basterà per vincere. Anche perché nel vasto campo democratico sono in molti a chiedere invece “discontinuità” nel governo della città: un cambio di passo, un salto di qualità: idee nuove e obbiettivi più coraggiosi.
Rimane così da capire come si presenterà l’area civica. Unita e con un programma efficace di rinnovamento, ovvero divisa in tanti rivoli e dietro a tanti nomi.
Il Pd e la sua lista di partito faranno la loro parte, ma oggi l’unica vera possibilità di contendere la vittoria alla Destra sta tutta nelle mani dell’area civica. Solo se si unirà sotto una unica lista e un unico nome, condiviso da tutte le varie anime presenti nella società ferrarese, scelto democraticamente da tutti e tutti insieme. Solo se sarà capace di far sintesi delle tante bellissime idee e proposte emerse in queste settimane nelle assemblee dei gruppi civici. Solo se saprà comunicare il suo programma innovativo casa per casa, potrà diventare la “seconda gamba” (o perché no, la “prima gamba”) in grado di battere al secondo turno la corazzata leghista.
In questo momento il quadro dell’area civica sembra ancora confuso. Sono già in campo alcuni auto-candidati civici (con un tot di like su Facebook ma idee pochine e poco seguito), e ci sono soprattutto tre folti gruppi di cittadini (i nomi ormai li conosciamo: La Città che Vogliamo, Il Battito della Città, Addizione Civica) che in questi mesi e settimane hanno elaborato programmi e obbiettivi per la Ferrara futura. Anche al loro interno, come è logico che sia, spunteranno nuove candidature possibili.
Tutto questo dimostra la ricchezza, la vitalità, la fantasia, la voglia di nuovo che anima la società civile ferrarese. Ma, alla fine, come si riesce a fare sintesi? Come si arriva a un programma e una lista comune e a un candidato unico condiviso?
La ricetta, non è poi così complicata, si chiama ancora una volta democrazia. Solamente un confronto democratico, aperto a tutti, potrà distillare le linee di un programma condiviso. E nello stesso modo dovrà essere democraticamente scelto il candidato sindaco di una unica lista civica – democratica? progressista? di sinistra? per favore non impicchiamoci ai nomi. Sarà quindi il candidato (dei 3 o 5 o 7 possibili) che verrà da tutti giudicato il più rappresentativo, il più competente, il più capace di attrarre consensi. E per lui potrà lavorare una squadra che nessuna lista a Ferrara si può permettere, almeno un centinaio di uomini e di donne, gli stessi che hanno partecipato attivamente alle riunioni dei tre gruppi civici.
L’area civica fin qui ha lavorato sodo e ha dato una grande lezione di partecipazione e di democrazia. Oggi però è chiamata all’esame di maturità. La stessa maturità che dovrà dimostrare ognuno dei candidati presenti o in fieri, facendo un passo indietro davanti a colei o colui che avrà ottenuto il maggior consenso, ma continuando ugualmente a impegnarsi per un comune obbiettivo.
L’appello di uno dei tre gruppi civici comincia con una bella citazione: “Ascoltare il battito della città per rigenerare la democrazia”. E’ questo che può e deve proporsi una grande e unita lista civica. Ed è di questo che Ferrara ha un grande bisogno.

in copertina illustrazione di Carlo Tassi

L'INFORMAZIONE VERTICALE
osservatorio globale

L’occhio di periscopio

Il giornalismo online in questi ultimi anni ha innescato una profonda trasformazione del nostro modo di informarci. Le notizie sono immediatamente disponibili attraverso la rete, continuamente aggiornate, facilmente reperibili. L’informazione è abbondante, la cronaca è ampiamente garantita. Quel che risulta carente è una chiave di interpretazione dei fatti, uno strumento di analisi capace di fornire una lettura che si spinga oltre la superficie degli avvenimenti. FerraraItalia ha questa ambizione: offrire commenti, analisi, punti di vista che contribuiscano alla formazione di una più consapevole coscienza del reale da parte di ciascuno e a vantaggio di tutti, come imprescindibile condizione per l’esercizio di una cittadinanza attiva e partecipe. Ferraraitalia è un quotidiano indipendente globale-locale che sviluppa un’informazione verticale tesa all’approfondimento, perseguito con gli strumenti giornalistici dell’inchiesta, dell’opinione, dell’intervista e del racconto di vicende emblematiche e in quanto tali rappresentative di realtà più ampie, di tendenze, di fenomeni diffusi (26 novembre 2013)

Redazione

Direttore responsabile: Francesco Monini
Collettivo di redazione: Vittoria Barolo, Nicola Cavallini, Simonetta Sandri, Ambra Simeone, Carlo Tassi, Bruno Vigilio Turra
Segreteria di redazione: Paola Felletti Spadazzi

I nostri Collaboratori: Sandro Abruzzese, Francesca Alacevich,Alice & Roberta, Catina Balotta, Fiorenzo Baratelli, Roberta Barbieri, Grazia Baroni, Davide Bassi, Benini & Guerrini, Gian Paolo Benini, Marcello Bergossi, Loredana Bondi, Marcello Brondi, Sara Cambioli, Marina Carli, Emanuela Cavicchi, Liliana Cerqueni, Ciarìn, Riccarda Dalbuoni, Roberto Dall'Olio, Costanza Del Re, Jonatas Di Sabato, Anna Dolfi, Laura Dolfi, Francesco Facchiano, Franco Ferioli, Giovanni Fioravanti, Giuseppe Fornaro, Maura Franchi, Riccardo Francaviglia, Andrea Gandini,Sergio Gessi, Pier Luigi Guerrini, Sergio Kraisky, Francesco Lavezzi, Daniele Lugli, Carl Wilhelm Macke, Beniamino Marino,Carla Sautto Malfatto, Fabio Mangolini, Cristiano Mazzoni,Giorgia Mazzotti, Paolo Moneti, Francesco Minimo, Alice Miraglia,Corrado Oddi, Fabio Palma, Roberto Paltrinieri, Valerio Pazzi,Carlo Perazzo, Federica Pezzoli, Gian Gaetano Pinnavaia, Mauro Presini, Claudio Pisapia, Redazione, Francesco Reyes, Raffaele Rinaldi, Laura Rossi, Radio Strike, Gian Pietro Testa, Roberta Trucco, Federico Varese, Ranieri Varese, Gianni Venturi, Nicola Zalambani, Andrea Zerbini

Hanno collaborato: Francesca Ambrosecchia, Stefania Andreotti, Anna Maria Baraldi Fioravanti, Chiara Baratelli, Enzo Barboni, Chiara Bolognini, Marco Bonora, Francesca Carpanelli,Andrea Cirelli, Federico Di Bisceglie, Barbara Diolaiti, Roberto Fontanelli, Aldo Gessi, Emilia Graziani, Ivan Fiorillo, Monica Forti,Fulvio Gandini, Simona Gautieri, Camilla Ghedini, Roby Guerra,Giuliano Guietti, Gianfranco Maiozzi, Silvia Malacarne, Virginia Malucelli, Federica Mammina, Paolo Mandini, Giovanna Mattioli,Daniele Modica, William Molducci, Raffaele Mosca, Alessandro Oliva, Luca Pasqualini, Martina Pecorari, Giorgia Pizzirani,Andrea Poli, Valentina Preti, Alessio Pugliese, Chiara Ricchiuti,Riccardo Roversi, Nuccio Russo, Vittorio Sandri, Gaetano Sateriale, Valentina Scabbia, Arianna Segala, Franco Stefani,Elettra Testi, Ajla Vasiljević, Ingrid Veneroso, Andrea Vincenzi,Fabio Zangara

Clicca sull’Autore per i suoi contributi.
CONTATTI
Inviare i comunicati stampa a: redazione@ferraraitalia.it
Inviare lettere al giornale a : interventi@ferraraitalia.it


FERRARAITALIA
Testata giornalistica online d'informazione e opinione, registrazione al Tribunale di Ferrara n.30/2013