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007 cambia sesso!

Ho appreso per caso qualche giorno fa che il prossimo James Bond sarà interpretato da una donna di colore. Un rinnovamento non da poco, una bella svolta.
Possiamo quindi dire addio ad un personaggio che ha affascinato intere generazioni.
Attraente, sciupafemmine, certamente espressione di una visione un po’ maschilista che oggi si ritiene superata. Un personaggio che non riflette più la società in cui viviamo, un simbolo che viene sostituito con un altro simbolo, la donna che si appropria del ruolo dell’uomo.
Soltanto uno dei tanti esempi che dimostrano come l’esigenza imperante di oggi sembri essere quella di declinare al femminile tutto ciò che è maschile, cosicché niente possa più dirsi esclusivo dell’uno o dell’altro.
Certo si potrebbe pensare che sia solo un film, niente di così rilevante. Ma la diffusione di un messaggio tramite i mezzi di comunicazione di massa è forse l’ultimo stadio di un processo di cambiamento.
Ora il punto è capire se ci piace un cambiamento in cui le donne invece che ritagliarsi i propri spazi rispettando le proprie ed altrui peculiarità, ritengono di doversi affermare sostituendosi ad altro.

La bieca casualità

Siamo ormai oltre il 20 di settembre e in questi giorni, ormai da qualche anno, il mio cervello mi porta verso due cose: riguardare vecchi film di Bond e accogliere questa stagione con uno specifico pezzo dei Black Sabbath sparato in loop.
Mi rendo conto che tutto questo può apparire privo di senso ma: proprio la scorsa settimana ho scoperto che chi di dovere – ai piani alti di una qualche televisione – ha deciso di rimandare in tv TUTTI i film di Bond proprio dal 24 di settembre.
Magari tutto questo è solamente figlio della più bieca casualità ma: nella vita occorre saper approfittare delle casualità.
Sono dunque molto lieto di approfittare di questa biechissima casualità e ho già iniziato a prepararmi acquistando una bottiglia di gin con cui accompagnerò le mie serate in compagnia di Connery, Moore, Lazenby ecc. e sì, anche quello là che sembra Putin col parrucchino.
Mi scuso dunque per quest’improvvisa euforia che può apparire incomprensibile ai tanti che non apprezzano le avventure dell’agente 007 ma, a mia parziale discolpa, ammetterò di essere un tipo abbastanza sempliciotto che si diverte con poco.
Mi bastano Bond in tv, una bozza di gin, il mio necessaire del tabagista e almeno un pasto decente al giorno.
Tutto questo, ovviamente, mentre attendiamo tutti insieme la pace nel mondo e – soprattutto – il sol dell’avvenire.
Ma mi sa che per un po’ staremo freschi, proprio come questa stagione appena iniziata che solitamente io – da qualche anno ormai – uso accogliere con questo pezzo specifico pezzo dei Black Sabbath che: vedi un po’ che bieca casualità ma è il pezzo di questa settimana.

Sabbath Bloody Sabbath (Black Sabbath, 1973)

Bondivertimento!

Sono ormai due settimane che mi ronza in testa una domanda.
Ma perché sono ormai più di tre settimane che continuo a riguardarmi dei vecchi film di James Bond periodo Connery.
Mi hanno sbolognato un account SkyGo (che skygo) contenente tutti i film di Bond con in più un sacco di documentari, quindi sono letteramente impazzito.
Non vedevo un film di Bond da almeno 15 anni e nel giro di qualche giorno mi sono ritrovato a fare la cacca ogni mattina ascoltando Tom Jones che esplode esalando quella nota eterna sul finale di “Thunderball”.
Poi sciacquone e via, bidet.
Ma veniamo al sodo, la domanda.
Ebbene, la domanda è: ma come mai non hanno mai preso Chloe Sevigny per fare la Bond girl?
Ne sono consapevole, è una domanda inutile.
Però mi ronza ancora in testa senza risposta, e quello è anche il meno.
Perché da questa domanda partono altre domande inutili, in primis: ma perché nel mio cervello c’è spazio per una domanda come “come mai non hanno mai preso Chloe Sevigny a fare la Bond girl in qualche film di Bond?”
Ma ce ne sono anche di peggiori tipo: come mai non hanno mai preso David Hasselhoff a fare proprio Bond in persona quando Roger Moore lasciò la serie?
Anche questa domanda rimane senza risposta e anche questa domanda porta ad altre domande terribili, la più vistosa delle quali è: ma perché nel mio cervello c’è spazio per una domanda come “come mai non hanno mai preso David Hasselhoff per sostituire Roger Moore quando Roger Moore abbandonò Bond?”.
Insomma, è un gran bel casino.
Però sotto sotto devo dire una cosa: non me ne frega proprio niente di Chloe Sevigny.
Per quanto mi riguarda può tranquillamente rimanere a fare film indipendenti conservando la sua bella etichetta di “attrice indipendente” con quel suo nome da “attrice indipendente” che solo a leggerlo e/o sentirlo in bocca a qualcuno mi fa salire su il terrore più nero, quel terrore che mi assale quando sento qualcuno che dice “Bonnie Prince Billy” o “Tortoise” o “Bill Callahan”.
Probabilmente, se un giorno venissi a sapere che l’hanno presa per fare boh, Moneypenny in qualche nuovo Bond uscirei in strada a dare fuoco a delle cose, concludendo poi per dare fuoco a me stesso.
Perché è questa una bella cosa che mi tranquillizza istantaneamente quando penso a James Bond: la totale assenza di puzza di sovrastrutture e di sovrastrutture a base di puzza sotto il naso – ma anche sotto altre cose – tipiche di tanto cinema di oggidì.
Quindi, grazie a Dio – anche se forse dovrei dire grazie a Sua Maestà la Regina d’Inghilterra più che al suo unico superiore – da questo punto di vista Bond resterà sempre una garanzia.
Proprio come la mia cacca della mattina, manzoniana installazione – senza inutile packaging ma con tanta umiltà – di cui desidero sonoramente rendere partecipe chi legge queste righe.
Auguro allora a tutti il mio più cordiale e sincero “Bondivertimento”.
Lunga vita a Bond!
Ma lunga vita anche alla mia cacca perché la stitichezza – mi han detto – è un gran brutto vivere che io – fortunatamente – non ho mai conosciuto.

Thunderball (Tom Jones, 1965)

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