Skip to main content

Dopo il documentario “Marina Cicogna – La vita e tutto il resto”, è uscito, a maggio, il libro “Ancora spero”, l’autobiografia di una grande ambasciatrice della cultura italiana, la produttrice Marina Cicogna. 

Lo scorso 6 maggio, alla Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, è stato presentato “Ancora spero”, autobiografia della produttrice e sceneggiatrice Marina Cicogna, scritta insieme alla giornalista e critica cinematografica Sara D’Ascenzo.

Un folle amore per il cinema, quello che ha fatto di lei una produttrice visionaria e leggendaria, prima produttrice del nostro sistema naturalmente patriarcale: il New York Times l’ha descritta come “la prima grande produttrice cinematografica italiana” e “una delle donne più potenti del cinema europeo”.

“Non ho mai prodotto un film per ragioni anche vagamente politiche, né mi interessava se il regista e i protagonisti fossero di sinistra o di destra. Mi premeva piuttosto che la trama e gli attori risultassero convincenti”.

Conosciuta al grande pubblico per l’Oscar come miglior film straniero a Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto di Elio Petri, con Gian Maria Volontè, nel 1971 e la Palma d’Oro per La classe operaia va in Paradiso, sempre di Elio Petri, nel 1972, la contessa Cicogna Mozzoni Volpi di Misurata, aristocratica per lignaggio e stile, è, fin da giovane, aperta al mondo, libera, moderna e ribelle. Una vita senza confini, di nessun tipo.

Marina nasce a Roma, a Palazzo Volpi di Misurata, dal conte Cesare Cicogna Mozzoni e la contessa Annamaria Volpi di Misurata, appartenenti rispettivamente all’antico casato lombardo dei Cicogna Mozzoni e ai veneti Volpi di Misurata, in vario modo legati al cinema: il nonno era il conte Giuseppe Volpi, governatore della Tripolitania, presidente della Biennale di Venezia e, come tale, fondatore della Mostra del Cinema di Venezia (1932) tanto che da lui prende nome la Coppa Volpi; il padre co-produsse Ladri di biciclette nel 1948.

Il cinema lo conosce quindi da ragazza, sui set e nel jet set, e, prima di tutto, nel nucleo familiare: nel 1967 il fratello Ascanio (detto Bino) ottiene la maggioranza della Euro International Films, casa di distribuzione e produzione romana, rilevata dalla madre, e lei lo segue, sfidando le diffidenze di tutti, parenti inclusi, intuendo i grandi cambiamenti in atto: la contestazione giovanile, la rivoluzione dei costumi, la liberazione sessuale.

Marina Cicogna, Luchino Visconti, Federico Fellini, Marcello Mastroianni, foto Istituto Luce

Agli esordi, fa ottenere il miglior incasso della stagione 1967-1968 a Helga, un documentario della Germania Ovest sul percorso di una donna incinta e, sempre nel 1967, viene chiamata alla Mostra del Cinema di Venezia con ben tre film in concorso: Bella di giorno, di Luis Buñuel, cui va il Leone d’Oro, Lo straniero, di Luchino Visconti, Edipo re, di Pier Paolo Pasolini. Con quest’ultimo torna, nel 1968, con Teorema, imponendo Terence Stamp al posto di un ragazzo di vita desiderato dall’autore, e con Medea, nel 1969, asseconda poi Monica Vitti per il ruolo in Ragazza con la pistola che Mario Monicelli sta per girare con Claudia Cardinale.

La svolta, anche nella vita sentimentale, arriva nel 1969 con Metti, una sera a cena, di Giuseppe Patroni Griffi: Florinda Bolkan, per vent’anni sua compagna, e un immenso Ennio Morricone che regala al mondo un’indimenticabile bossa nova.

Mentre il fratello Bino si dedica alle grandi produzioni (C’era una volta il WestNell’anno del Signore), Marina sceglie lo spettacolo d’autore, sotto il segno di Gian Maria Volontè: con Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto arriva all’Oscar, ma sottovaluta la situazione e non lo ritira (anzi, non ha mai visto la statuetta, racconta, spedita direttamente al regista Elio Petri); vince la Palma d’Oro con La classe operaia va in Paradiso, produce Fratello Sole, sorella Luna, di Franco Zeffirelli, domina gli incassi con Anonimo veneziano, di Enrico Maria Salerno, stupisce con Uomini contro di Francesco Rosi, punta su Lina Wertmuller per Mimì metallurgico ferito nell’onore vorrebbe con Giancarlo Giannini e Mariangela Melato.

E poi la tragica morte del fratello Bino, suicidatosi a Rio de Janeiro, da cui mai si riprenderà, e la crisi finanziaria della Euro, passa un breve periodo alla Paramount (che le rifiuta Ultimo tango a Parigi di Bernardo Bertolucci e Il portiere di notte di Liliana Cavani) prima di cessare del tutto l’attività di produttrice e trasferirsi negli Stati Uniti.

Di ritorno in Italia, le viene offerta la presidenza di Italia Cinema (2002). È presidente onorario dell’Accademia Internazionale d’Arte di Ischia.

Grande appassionata di fotografia, negli anni della dolce vita ha immortalato personalmente amici celebri come Gianni Agnelli, Greta Garbo, Maria Callas e Onassis, Herbert von Karajan, Luchino Visconti, Federico Fellini, Audrey Hepburn, Brigitte Bardot, Henry Fonda, Charlie Chaplin, Jeanne Moreau, Silvana Mangano, Claudia Cardinale, Elizabeth Taylor, Ava Gardner, Yul Brynner, Ezra Pound e Louis Malle. Gran parte di queste istantanee è confluita nel libro Scritti e Scatti (2009), diventato anche un’apprezzata mostra fotografica.

Un secondo libro fotografico, La mia Libia (2012), raccoglie foto degli anni in parte vissuti a Tripoli tra il 1957 e il 1967, nella settecentesca casa di famiglia (Villa Volpi, oggi Museo islamico).

Nel 2019, esce, con Marsilio, il bellissimo Imitatio vitae, dettagli dei capitelli marciani che si animano e proiettano in storie remote e affascinanti, scelti con sguardo cinematografico da Marina, colpita da tanta bellezza e verità antiche.

Molti personaggi famosi raccontano le loro emozioni davanti a queste sculture, da Valentino a Vanessa Redgrave, da Valeria Golino a Liliana Cavani, da Marina Abramović a Jeremy Irons, da Pierfrancesco Favino a Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo, per citarne alcuni.

 

Nel 2021, è protagonista del documentario Marina Cicogna – La vita e tutto il resto, di Andrea Bettinetti, distribuito da Luce Cinecittà, in cui ripercorre le tappe della propria vita, lontana dalla mondanità del passato e di fronte alla malattia. Un viaggio nel tempo che dall’infanzia al Lido di Venezia approda alle stanze di un collegio svizzero, dall’America degli anni Ottanta giunge alle atmosfere del Brasile, dalla New York degli esordi arriva agli eccessi delle notti a Los Angeles, dalle spiagge di Miami ritorna nella sua amata Roma.

Tra mondi in dissoluzione e altri in trasformazione, set turbolenti e dimore paradisiache, leggende e aneddoti si intrecciano a verità e tragedie, nel racconto di oltre ottant’anni di amicizie indissolubili da Valentino a Jeanne Moreau, da Franco Zeffirelli a Ljuba Rizzoli, da Giuseppe Patroni Griffi a Gian Maria Volonté, da Ennio Morricone a Elio Petri, di grandi e romantici flirt, da Farley Granger ad Alain Delon e Warren Beatty, e di legami duraturi, con Florinda Bolkan e l’attuale compagna, Benedetta.

Nominata Grande ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica italiana nel 2012, il 10 maggio 2023, Marina Cicogna riceve il Premio alla carriera nel corso della 68ª edizione dei David di Donatello.

Una storia incredibile. Una vita per il cinema, da cinema.

Marina Cicogna, Ancora spero. Una storia di vita e di cinema, Marsilio Specchi, 2023, 272 p.

 

Foto in evidenza Corriere della Città

tag:

Simonetta Sandri

E’ nata a Ferrara e, dopo gli ultimi anni passati a Mosca, attualmente vive e lavora a Roma. Giornalista pubblicista dal 2016, ha conseguito il Master di Giornalismo presso l’Ecole Supérieure de Journalisme de Paris, frequentato il corso di giornalismo cinematografico della Scuola di Cinema Immagina di Firenze, curato da Giovanni Bogani, e il corso di sceneggiatura cinematografica della Scuola Holden di Torino, curato da Sara Benedetti. Ha collaborato con le riviste “BioEcoGeo”, “Mag O” della Scuola di Scrittura Omero di Roma, “Mosca Oggi” e con i siti eniday.com/eni.com; ha tradotto dal francese, per Curcio Editore, La “Bella e la Bestia”, nella versione originaria di Gabrielle-Suzanne de Villeneuve. Appassionata di cinema e letteratura per l’infanzia, collabora anche con “Meer”. Ha fatto parte della giuria professionale e popolare di vari festival italiani di cortometraggi (Sedicicorto International Film Festival, Ferrara Film Corto Festival, Roma Film Corto Festival). Coltiva la passione per la fotografia, scoperta durante i numerosi viaggi. Da Algeria, Mali, Libia, Belgio, Francia e Russia, dove ha lavorato e vissuto, ha tratto ispirazione, così come oggi da Roma.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno.  L’artista polesano Piermaria Romani  si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE

di Piermaria Romani

 

Cari lettori,

dopo molti mesi di pensieri, ripensamenti, idee luminose e amletici dubbi, quello che vi trovate sotto gli occhi è il Nuovo Periscopio. Molto, forse troppo ardito, colorato, anticonvenzionale, diverso da tutti gli altri media in circolazione, in edicola o sul web.

Se già frequentate  queste pagine, se vi piace o almeno vi incuriosisce Periscopio, la sua nuova veste grafica e i nuovi contenuti vi faranno saltare di gioia. Non esiste in natura un quotidiano online con il coraggio e/o l’incoscienza di criticare e capovolgere l’impostazione classica di questo “giornale” .

Tanto che qualcuno si è chiesto se  i giornali ancora servono, se hanno ancora un ruolo e un senso i quotidiani.  Arrivano sempre “dopo la notizia”, mettono tutti lo stesso titolo in prima pagina, seguono diligentemente il pensiero unico e il potente di turno, ricalcano in fotocopia le solite sezioni interne: politica interna, esteri, cronaca, economia, sport… Anche le parole sembrano piene di polvere, perché il linguaggio giornalistico, invece di arricchirsi, si è impoverito.  Il vocabolario dei quotidiani registra e riproduce quello del sottobosco politico e della chiacchiera televisiva, oppure insegue inutilmente la grande nuvola confusa del web.

Periscopio propone un nuovo modo di essere giornale, di fare informazione. di accostare Alto e Basso, di rapportarsi al proprio pubblico. Rompe compartimenti stagni delle sezioni tradizionali di quotidiani. Accoglie e riconosce uguale dignità a tutti i generi e a tutti linguaggi: così in primo piano ci può essere una notizia, un commento, ma anche una poesia o una vignetta.  Abbandona la rincorsa allo scoop, all’intervista esclusiva, alla firma illustre, proponendo quella che abbiamo chiamato “informazione verticale”: entrare cioè nelle  “cose che accadono fuori e dentro di noi”, denunciare Il Vecchio che resiste e raccontare Il Nuovo che germoglia; stare dalla parte dei diritti e denunciare la diseguaglianza che cresce in Italia e nel mondo. Insomma: un giornale non rivolto a questo o a quel salotto, ma realmente al servizio della comunità.

Con il quotidiano di ieri – così si diceva – oggi “ci si incarta il pesce”. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di  50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line,  le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.

Sembra una frase retorica ma non lo è: “Periscopio è un giornale senza padrini e senza padroni”. Siamo orgogliosamente antifascisti, pacifisti, nonviolenti, femministi, ambientalisti. Crediamo nella Sinistra (anche se la Sinistra non crede più a se stessa), ma non apparteniamo a nessuna casa politica, non fiancheggiamo nessun partito e nessun leader. Anzi, diffidiamo dei leader e dei capipopolo, perfino degli eroi. Non ci piacciono i muri, quelli materiali come  quelli immateriali, frutto del pregiudizio e dell’egoismo. Ci piace “il popolo” (quello scritto in Costituzione) e vorremmo cancellare “la nazione”, premessa di ogni guerra e di ogni violenza.

Periscopio è quindi un giornale popolare, non nazionalpopolare. Un quotidiano “generalista”,  scritto per essere letto da tutti (“quelli che hanno letto milioni di libri o che non sanno nemmeno parlare” F. De Gregori), da tutti quelli che coltivano la curiosità, e non dalle élite, dai circoli degli addetti ai lavori, dagli intellettuali del vuoto e della chiacchiera.

La redazione e gli oltre 50 collaboratori scrivono e confezionano Periscopio  a titolo assolutamente volontario; lo fanno perché credono nel progetto del giornale e nel valore di una informazione diversa. Per questa ragione il giornale è sostenuto da una associazione di volontariato senza fini di lucro. I lettori – sostenitori, fanno parte a tutti gli effetti di una famiglia volonterosa e partecipata a garanzia di una gestitone collettiva e democratica del quotidiano che si finanzia, quindi vive, grazie ai liberi contributi dei suoi lettori, amici e sostenitori. Accetta e ospita sponsor ed inserzionisti solo socialmente, eticamente e culturalmente meritevoli.

Nato 10 anni fa con il nome Ferraraitalia già con una vocazione glocal, oggi il quotidiano è diventato Periscopio e naviga già in mare aperto, rivolgendosi a un pubblico nazionale e non solo. Non ci dimentichiamo però di Ferrara, la città che ospita la redazione e dove ogni giorno si fabbrica il giornale.  Ferraraitalia continua a vivere dentro Periscopio all’interno di una sezione speciale, una parte importante del tutto. 

Oggi Periscopio conta oltre 320.000 lettori, ma vuole crescere e farsi conoscere. Dipenderà da chi lo scrive ma soprattutto da chi lo legge e lo condivide con chi ancora non lo conosce. Per una volta, stare nella stessa barca può essere una avventura affascinante.  Buona navigazione a tutti.

Tutti i contenuti di Periscopio, salvo espressa indicazione, sono free. Possono essere liberamente stampati, diffusi e ripubblicati, indicando fonte, autore e data di pubblicazione su questo quotidiano.

Francesco Monini
direttore responsabile


Chi volesse chiedere informazioni sul nuovo progetto editoriale, può scrivere a: direttore@periscopionline.it