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da: Associazione PiazzaVerdi Ferrara

La nervosa e scomposta replica di Marcello Corvino, produttore teatrale (e tale l’avevamo correttamente definito) nonché consulente artistico del Teatro Comunale di Ferrara, ai nostri rilievi di natura politica sulla situazione del Teatro, dimostra una volta di più la confusione di ruoli che regna oggi in una delle principali Fondazioni della città. Corvino si autoincensa (e forse non spetterebbe a lui farlo), si rappresenta come “salvatore” del nostro teatro (forse non sa che le co-produzioni sono da sempre un elemento caratterizzante Ferrara anche grazie all’aumento di finanziamenti regionali decisi alcuni anni fa) e vive come delitto di lesa maestà il nostro affermare che il suo ruolo è, a nostro avviso, superfluo a fronte dell’intenzione di Vittorio Sgarbi e del sindaco Fabbri di nominare Moni Ovadia quale Direttore del Teatro. Corvino, produttore e consulente, sembra dimenticare che il Teatro è un bene pubblico, non privato. Spiace che egli l’abbia presa così sul personale, ma anziché prendersela con noi, magari dovrebbe chiedere spiegazioni a chi, nonostante tutti i suoi meriti, non ha ritenuto di nominarlo direttamente Direttore del Teatro.

Nulla, tuttavia, può nascondere la profonda crisi nella quale questa amministrazione ha gettato il Teatro, agendo in modo talmente irrispettoso dell’autonomia della Fondazione da costringere il precedente Presidente e buona parte del Consiglio di Amministrazione a rassegnare le dimissioni proprio mentre era in corso l’elaborazione del Bilancio di previsione per il 2021, che ovviamente non è stato possibile presentare e approvare entro il 31 dicembre 2020. E la scelta di Sgarbi e Fabbri di allargare il C.d.A. non può che rallentare ulteriormente l’iter poiché rende pure necessaria una modifica dello statuto della Fondazione. Il Bilancio di previsione per il 2021 è particolarmente importante così come il consuntivo 2020 (per il quale occorrerà attendere aprile) perché il 2020 è stato un anno differente dai precedenti a causa del Covid, i finanziamenti sono arrivati comunque, ma la spesa artistica dovrebbe essere stata molto inferiore alle previsioni e quindi la Fondazione dovrebbe avere un attivo notevole da poter utilizzare quest’anno e sapere come non è un dettaglio.

Infine, fino a che punto sia superflua oggi a Ferrara la figura dell’assessore alla Cultura, pensiamo l’abbia definitivamente dimostrato lo stesso Gulinelli nel corso della seduta di Commissione dedicata alla Fondazione Teatro Comunale di Ferrara di giovedì 11 febbraio. Oltre tutto, le bizzarre affermazioni di Gulinelli in base alle quali questa amministrazione avrebbe rimesso in sesto un teatro “alla frutta” non hanno trovato alcuna giustificazione nell’intervento del dott. Giuliani che ha chiarito fino a che punto abbiano trovato un teatro in attivo da ogni punto di vista. Gulinelli sembra anche dimenticare che è oggettivamente impossibile sostenere che nella gestione di questa Amministrazione tutto sia migliorato (incassi, biglietti): l’anno 2019 ha visto avvicendarsi due amministrazioni e il 2020 (per il quale ancora non c’è il bilancio consuntivo) è stato per forza un anno tragico per tutti i Teatri.

Associazione PiazzaVerdi Ferrara    

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Riceviamo e pubblichiamo


Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno.  L’artista polesano Piermaria Romani  si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE

di Piermaria Romani

 

Caro lettore

Dopo molti mesi di pensieri, ripensamenti, idee luminose e amletici dubbi, quello che vi trovate sotto gli occhi è il Nuovo Periscopio. Molto, forse troppo ardito, colorato, anticonvenzionale, diverso da tutti gli altri media in circolazione, in edicola o sul web.

Se già frequentate  queste pagine, se vi piace o almeno vi incuriosisce Periscopio, la sua nuova veste grafica e i nuovi contenuti vi faranno saltare di gioia. Non esiste in natura un quotidiano online con il coraggio e/o l’incoscienza di criticare e capovolgere l’impostazione classica di questo “il giornale” un’idea (geniale) nata 270 anni fa, ma che ha introdotto  dei codici precisi rimasti quasi inalterati. Nemmeno la rivoluzione digitale, la democrazia informava, la nascita della Rete, l’esplosione dei social media, hanno cambiato di molto le testate giornalistiche, il loro ordine, la loro noia.

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Periscopio propone un nuovo modo di essere giornale, di fare informazione. di accostare Alto e Basso, di rapportarsi al proprio pubblico. Rompe compartimenti stagni delle sezioni tradizionali di quotidiani. Accoglie e dà riconosce uguale dignità a tutti i generi e tutti linguaggi: così in primo piano ci può essere una notizia, un commento, ma anche una poesia o una vignetta.  Abbandona la rincorsa allo scoop, all’intervista esclusiva, alla firma illustre, proponendo quella che abbiamo chiamato “informazione verticale”: entrare cioè nelle  “cose che accadono fuori e dentro di noi”, denunciare Il Vecchio che resiste e raccontare Il Nuovo che germoglia, stare dalla parte dei diritti e denunciare la diseguaglianza che cresce in Italia e nel mondo. .

Con il quotidiano di ieri, così si diceva, oggi ci si incarta il pesce. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di quasi 50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line,  le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.

Sembra una frase retorica ma non lo è: “Periscopio è un giornale senza padrini e senza padroni”. Siamo orgogliosamente antifascisti, pacifisti, nonviolenti, femministi, ambientalisti. Crediamo nella Sinistra (anche se la Sinistra non crede più a se stessa), ma non apparteniamo a nessuna casa politica, non fiancheggiamo nessun partito e nessun leader. Anzi, diffidiamo dei leader e dei capipopolo, perfino degli eroi. Non ci piacciono i muri, quelli materiali come  quelli immateriali, frutto del pregiudizio e dell’egoismo. Ci piace “il popolo” (quello scritto in Costituzione) e vorremmo cancellare “la nazione”, premessa di ogni guerra e  di ogni violenza.

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