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da: ufficio stampa Jazz Club Ferrara

È con la carezzevole magia dello straordinario duo formato da Joyce Moreno e Kenny Werner che il Jazz Club Ferrara anticipa San Valentino. Sabato 13 febbraio l’interprete di punta della tradizione musicale carioca ed il celebre pianista statunitense presentano “Poesia”, un emozionante dipinto sonoro le cui tonalità e sfumature vanno dritte al cuore.

È con la carezzevole magia dello straordinario duo formato da Joyce Moreno e Kenny Werner che il Jazz Club Ferrara anticipa San Valentino. Sabato 13 febbraio (ore 21.30) l’interprete di punta della tradizione musicale carioca ed il celebre pianista statunitense presentano “Poesia” (Pirouet Records, 2015), album registrato con soprendente spontaneità, senza correzioni né modifiche, in cui i due artisti propongono alcune delle più belle canzoni brasiliane e splendide ballate europee e americane, generando liriche atmosfere che trascendono confini geografici e musicali.
La passione di Kenny Werner per la musica brasiliana risale ai primi anni ’70 (quando si recò in terra carioca in compagnia del sassofonista Victor Assis Brasil), mentre l’incontro con Joyce Moreno avviene nel 1989 al Village Vanguard. Werner si stava esibendo con l’orchestra del celebre club newyorchese e la Moreno era alla ricerca di un pianista, poiché fresca di contratto con la Verve Records. Così ebbe inizio un sodalizio professionale e umano che dura tutt’ora a dispetto dei chilometri che separano i due. Allo stesso modo, “Poesia” è stato concepito in Brasile qualche anno fa, per poi prendere forma in studio a New York. “Tornare alle origini delle ballads, questa era l’idea” spiega la Moreno “In studio ci siamo relazionati istantaneamente. Nulla aveva a che fare con il mio essere brasiliana o l’essere newyorchese di Kenny. Scrollati di dosso usi e costumi quotidiani, eravamo solo orecchie abbandonate all’ascolto reciproco”. Tutto questo è “Poesia”, in cui brani come “Smile” di Charlie Chaplin, o “Estate” di Bruno Martino sono parte di un emozionante dipinto sonoro le cui tonalità e sfumature vanno dritte al cuore.

La carriera di Joyce Moreno inizia all’età di sedici anni quando viene scoperta dal compositore Roberto Menescal. Definita dal francese Le Monde come “una delle compositrici brasiliane più influenti degli ultimi vent’anni”, la Moreno vanta oltre trenta album a suo nome (molti dei quali hanno ricevuto la nomination ai Brazilian Grammy) ed una lista infinita di esibizioni in tutto il mondo. I suoi testi sono paradigma del punto di vista femminile nella storia della musica brasiliana.

Leader indiscusso del modern jazz sin dagli anni ’70, Kenny Werner è pianista, compositore e arrangiatore sopraffino. All’inizio degli anni ’80, entra a far parte della Village Vanguard Orchestra. Questa importante esperienza lo conduce a comporre per altre formazioni di ampio respiro negli Stati Uniti come in Europa, mentre prendono contemporaneamente vita importanti collaborazioni con artisti del calibro di Charles Mingus, Joe Lovano, Ron Carter, Lee Konitz, Joe Henderson, Tom Harrell, John Scofield e Toots Thielemans tra gli altri.

INFORMAZIONI
www.jazzclubferrara.com
jazzclub@jazzclubferrara.com

Infoline 339 7886261 (dalle 15:30)
Prenotazione cena 333 5077059 (dalle 15:30)

Il Jazz Club Ferrara è affiliato Endas, l’ingresso è riservato ai soci.

DOVE
Torrione San Giovanni via Rampari di Belfiore, 167 – 44121 Ferrara. Con dispositivi GPS è preferibile impostare l’indirizzo Corso Porta Mare, 112 Ferrara.

COSTI E ORARI
Intero: 25 euro
Ridotto: 20 euro (la riduzione è valida prenotando la cena al wine bar, accedendo al solo secondo set, fino ai 30 anni di età, per i possessori della Bologna Jazz Card, per i possessori di MyFe Card, per i possessori della tessera Akkademica, per i possessori di un abbonamento annuale Tper)

Intero + Tessera Endas: 30 euro
Ridotto + Tessera Endas: 25 euro

NB Non si accettano pagamenti POS

Apertura biglietteria: 19.30
Cena a partire dalle ore 20.00
Primo set: 21.30
Secondo set: 23.00

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JAZZ CLUB FERRARA


Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno.  L’artista polesano Piermaria Romani  si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE

di Piermaria Romani

 

Cari lettori,

dopo molti mesi di pensieri, ripensamenti, idee luminose e amletici dubbi, quello che vi trovate sotto gli occhi è il Nuovo Periscopio. Molto, forse troppo ardito, colorato, anticonvenzionale, diverso da tutti gli altri media in circolazione, in edicola o sul web.

Se già frequentate  queste pagine, se vi piace o almeno vi incuriosisce Periscopio, la sua nuova veste grafica e i nuovi contenuti vi faranno saltare di gioia. Non esiste in natura un quotidiano online con il coraggio e/o l’incoscienza di criticare e capovolgere l’impostazione classica di questo “giornale” .

Tanto che qualcuno si è chiesto se  i giornali ancora servono, se hanno ancora un ruolo e un senso i quotidiani.  Arrivano sempre “dopo la notizia”, mettono tutti lo stesso titolo in prima pagina, seguono diligentemente il pensiero unico e il potente di turno, ricalcano in fotocopia le solite sezioni interne: politica interna, esteri, cronaca, economia, sport… Anche le parole sembrano piene di polvere, perché il linguaggio giornalistico, invece di arricchirsi, si è impoverito.  Il vocabolario dei quotidiani registra e riproduce quello del sottobosco politico e della chiacchiera televisiva, oppure insegue inutilmente la grande nuvola confusa del web.

Periscopio propone un nuovo modo di essere giornale, di fare informazione. di accostare Alto e Basso, di rapportarsi al proprio pubblico. Rompe compartimenti stagni delle sezioni tradizionali di quotidiani. Accoglie e riconosce uguale dignità a tutti i generi e a tutti linguaggi: così in primo piano ci può essere una notizia, un commento, ma anche una poesia o una vignetta.  Abbandona la rincorsa allo scoop, all’intervista esclusiva, alla firma illustre, proponendo quella che abbiamo chiamato “informazione verticale”: entrare cioè nelle  “cose che accadono fuori e dentro di noi”, denunciare Il Vecchio che resiste e raccontare Il Nuovo che germoglia; stare dalla parte dei diritti e denunciare la diseguaglianza che cresce in Italia e nel mondo. Insomma: un giornale non rivolto a questo o a quel salotto, ma realmente al servizio della comunità.

Con il quotidiano di ieri – così si diceva – oggi “ci si incarta il pesce”. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di  50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line,  le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.

Sembra una frase retorica ma non lo è: “Periscopio è un giornale senza padrini e senza padroni”. Siamo orgogliosamente antifascisti, pacifisti, nonviolenti, femministi, ambientalisti. Crediamo nella Sinistra (anche se la Sinistra non crede più a se stessa), ma non apparteniamo a nessuna casa politica, non fiancheggiamo nessun partito e nessun leader. Anzi, diffidiamo dei leader e dei capipopolo, perfino degli eroi. Non ci piacciono i muri, quelli materiali come  quelli immateriali, frutto del pregiudizio e dell’egoismo. Ci piace “il popolo” (quello scritto in Costituzione) e vorremmo cancellare “la nazione”, premessa di ogni guerra e di ogni violenza.

Periscopio è quindi un giornale popolare, non nazionalpopolare. Un quotidiano “generalista”,  scritto per essere letto da tutti (“quelli che hanno letto milioni di libri o che non sanno nemmeno parlare” F. De Gregori), da tutti quelli che coltivano la curiosità, e non dalle élite, dai circoli degli addetti ai lavori, dagli intellettuali del vuoto e della chiacchiera.

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Francesco Monini
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