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Pier Paolo Pasolini: morte, mistero e memoria di un poeta

Quanti misteri, ce ne sono molti, ma non si avverte il desiderio di svelarli. E’ un deprimente dato di fatto, che ha avuto puntuali conferme anche con l’omicidio di Pier Paolo Pasolini nel lontano 1975.
Dilagano faziosità e ipocrisia anche davanti a storie sconvolgenti come questa, uno dei delitti più controversi e misteriosi della storia italiana.

Giuseppe (Pino) Pelosi, il diciassettenne assassino, per sua stessa ammissione raccontò di un litigio con Pasolini per un rapporto sessuale andato oltre gli accordi stabiliti. Pino , detto “la rana”, un ragazzo di vita che per un piatto di spaghetti e qualche manciata di soldi passa dai marciapiedi della stazione al carcere con l’accusa d’omicidio, è soltanto un ragazzo debole e facile alla corruzione.

Lo stesso Pelosi, però, nel 2005 cambiò la versione dei fatti, sostenendo di non essere stato l’esecutore materiale dell’omicidio, bensì che lo fossero state altre tre persone dall’accento meridionale, che avrebbero inveito contro Pasolini per la sua omosessualità.

Con la morte dell’ ‘unico colpevole’ avvenuta nel 2017, è lecito domandarsi perché sia stato ucciso il poeta-scrittore e da chi, rischiando però di restare senza risposta.
In tutti questi anni è stato un susseguirsi di ipotesi, si è detto tutto e il contrario di tutto, tra indagini più volte riaperte, confessioni e omissioni, ma la fine violenta dello scrittore è stata liquidata con troppa facilità.

Lucia Visca, giornalista allora ventenne, scrive: “Io quel due novembre, tra tutti i giornalisti, ero arrivata sul luogo del delitto per prima. Quella mattina, accanto al corpo di Pasolini scambiato per un sacco di rifiuti e ai segni del massacro, c’ero anch’io, anche se all’epoca ero solo una cronista avventizia e inconsapevole”. In seguito, pubblica il suo racconto nel libro Pasolini 1922-2022, in occasione dei cento anni dalla nascita del poeta ucciso all’ Idroscalo di Ostia nel 1975.

Bernardo Bertolucci, che lo definiva un caro fratello, con toni amari e commossi affermò che avevano voluto uccidere la poesia.

Anche Walter Veltroni nel 2010 chiese la riapertura del caso, soprattutto dopo un incontro con lo stesso Pelosi, il quale gli avrebbe riferito che non era solo sul luogo del delitto e che sarebbe stato costretto ad accusarsi dopo aver subito minacce estese anche alla famiglia.

La stessa Oriana Fallaci, all’epoca dei fatti, si lanciò in una controinchiesta che smentiva e ribaltava la versione offerta dalle autorità e metteva alle strette l’unico indiziato: “Pino Pelosi, un minorenne che, pur di coprire i veri responsabili, si sarebbe maldestramente autoaccusato dell’omicidio”.

Seguirono voci anche di una spedizione punitiva partita dalle sfere alte per eliminarlo definitivamente perché investigava troppo sull’Eni.

Nel noto film-inchiesta Pasolini, un delitto italiano del 1995, viene raccontato che non si sarebbe trattato di un delitto passionale tra omosessuali, bensì dell’ultimo atto di un complotto ordito dal potere per eliminare un personaggio scomodo. Ma anche nel film la questione rimane, ovviamente, irrisolta.

Di questi giorni è la notizia di nuove indagini della Commissione Antimafia e c’è la possibilità che possa riaprirle anche la procura di Roma. In questo periodo infatti, presso la procura,  da parte dell’avvocato Maccioni, per conto di terzi, è stata presentata un’istanza di riapertura d’indagine basata sulla questione irrisolta dei tre DNA individuati dai Ris nel 2010 proprio sulla scena del delitto, ma anche sul possibile movente legato al caso Mattei e a ‘Petrolio’, l’ultimo scritto dallo stesso Pasolini  e rimasto incompiuto.

Pasolini è morto con infamia e ha vissuto soffrendo l’ignoranza e l’ipocrisia di un paese che pensava di essere diventato moderno. Una delusione terribile gli arrivò con l’espulsione, negli anni cinquanta, dal Pci di Togliatti a causa della sua omosessualità ritenuta “indegnità morale”. Non sono riusciti a ucciderne la memoria però, perché dopo cinquant’anni siamo ancora qui a parlarne.

Periscopio su Pier Paolo Pasolini e la sua tragica fine: 

Ingrid Veneroso, Pasolini, 40 anni di ombre su un delitto utile, (in Periscopio 02.11.2015)

Gianni Venturi, In memoria di Pasolini, (in Periscopio, o2.11.2015) 

Rosa Manco, Nell’anniversario della morte di Pier Paolo Pasolini (in Periscopio 02.11.2020)

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Laura Rossi

Curatrice e insegnante d’arte. Ha recensito vari libri e ha collaborato con alcuni mensili curandone la pagina dell’arte come “la cultura e l’arte del Nord-est” e la pagina dell’arte di Sport-Comumi. Ha curato la Galleria Farini di Bologna e tutt’ora dirige e cura a Ferrara la Collezione dello scultore Mario Piva. Ha ricoperto per circa dieci anni la carica di presidente della Nuova Officina Ferrarese, con decine di pittori e scultori fino agli inizi degli anni duemila. Sue critiche d’arte sono pubblicate sul “Dizionario enciclopedico internazionale d’arte contemporanea” 1999/2000

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Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno.  L’artista polesano Piermaria Romani  si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE

di Piermaria Romani

 

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