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Si è appena conclusa la World Fair Trade Week 2015, la prima fiera del commercio equo mondiale organizzata in Europa, la seconda in assoluto dopo Rio de Janeiro 2013. L’ultimo dei sei grandi appuntamenti che si sono susseguiti per una decina di giorni è stata la Milano Fair City: si è svolta alla Fabbrica del Vapore e ha trasformato Milano nella capitale mondiale del commercio equo e solidale. E’ un modello economico che si sta affermando come alternativo scenario di produzione e distribuzione, in grado di nutrire il Pianeta in maniera sostenibile. Affiancata ma non allineata a Expo dunque, l’edizione italiana della Milano Fair City ha ottenuto un grande successo in termini di numeri con 30 mila visitatori in 4 giorni. E’ la conferma dell’interesse dei consumatori sul tema della responsabilità sociale e ambientale. I visitatori hanno potuto incontrare direttamente 180 realtà di Fair trade tra associazioni e cooperative, contadini e artigiani da 30 Paesi e 4 continenti in rappresentanza di oltre 3000 realtà produttive e un milione di lavoratori coinvolti.

Ferraraitalia si è diffusamente occupata dell’evento e, durante i preparativi, ha intervistato uno dei promotori e organizzatori, David Cambioli [vedi] e la stilista Maria Cristina Bergamini [vedi] della cooperativa di commercio equo altraQualità di Ferrara [vedi].
Abbiamo poi voluto essere presenti. Eccoci così alla Fabbrica del Vapore. Con la guida esperta di altraQualità abbiamo fatto un viaggio tra i padiglioni, incontrando nell’arco di qualche ora i principali produttori e i partner con cui sviluppano i prodotti, i più importanti esponenti del commercio equo mondiale e i rappresentanti delle Botteghe del commercio equo. Abbiamo ascoltato le loro voci, li abbiamo ritratti e ci siamo fatti raccontare qualche storia emblematica, piccoli accenni di grandi progetti che da decenni vengono tenacemente portati avanti e sui quali si sta costruendo un reale modello di economia alternativa e sostenibile in tutto il mondo.

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Gonzalo Tavera Cruz di Asoprolan

Il primo produttore incontrato è Gonzalo Tavera Cruz di Asoprolan. E’ qui perché altraQualità ha messo insieme due realtà che lottano contro l’illegalità, puntando su processi virtuosi di sviluppo economico: Asoprolan, appunto, cooperativa colombiana che si occupa di convincere gli agricoltori ad abbandonare la coltivazione della coca, sostituendola con il cacao criollo di elevata qualità, e Nco (Nuova Cooperazione Organizzata) che lavora su terreni confiscati alla criminalità organizzata nelle aree del casertano. Con loro la cooperativa ferrarese sta sviluppando il progettoCacao e legalità”, che si sta concretizzando con la produzione di una nuova crema spalmabile, Sabrosita, un distillato di eccellenza sia dal punto di vista del prodotto che del valore simbolico che rappresenta. Durante la fiera hanno presentato il progetto e fatto un piccolo sondaggio chiedendo ai visitatori e ai rappresentanti delle Botteghe di commercio equo di votare tra due ricette, per poi proseguire con lo sviluppo del prodotto a partire dalle valutazioni raccolte.

Non ci siamo fatti sfuggire l’occasione e abbiamo intervistato Gonzalo Tavera Cruz chiedendogli com’è nato e come si è sviluppato il progetto.

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Cambioli, Tavera Cruz e Andrea Ferrioli di Scambi sostenibili (partner di AQ)

Prima nella mia regione, la Montaña Santandereana, la gente coltivava coca perché non aveva alternative: non c’erano altre coltivazioni che potessero rendere abbastanza per sopravvivere, i narcotrafficanti finanziavano i coltivatori affinché seminassero la coca, le istituzioni non intervenivano e quindi c’era terreno fertile per proseguire sulla strada del narcotraffico e di un’economia dell’illegalità. Dodici anni fa, grazie al progetto di sviluppo alternativo sostenuto da Unodoc (Agenzia delle Nazioni unite per la lotta alle droghe), abbiamo cominciato a recuperare le coltivazioni di cacao che erano state abbandonate e a seminarne di nuove. Ora nella nostra regione la coltivazione di coca è stata quasi completamente soppiantata dal cacao.

In termini di occupazione e di produzione, quanto incide la produzione di cacao nell’economia della regione in cui operate?
All’inizio eravamo 39 soci, ora siamo 300; abbiamo 3000 ettari coltivati e quest’anno abbiamo fatto 400 tonnellate di cacao; le piante stanno crescendo e la produzione va migliorando di anno in anno, il problema è venderlo tutto ad un giusto prezzo, il nostro è un cacao di alta qualità quindi destinato ad un certo tipo di mercato. Oggi abbiamo un’economia totalmente legale perché oltre al cacao, che è il prodotto principale, abbiamo introdotto coltivazioni di frutta e verdura, la pescicoltura e migliorato le tecniche di allevamento. Il governo ha oltretutto migliorato la viabilità.

Le istituzioni locali e governative hanno sostenuto il vostro progetto?
Sì, nella fase iniziale abbiamo ricevuto dal governo colombiano la gestione dei terreni. Ora siamo già ben avviati, abbiamo avuto anche il supporto tecnico e formativo della Domori (Torino). Adesso ciò che ci serve è sviluppare la commercializzazione nel mercato estero del cioccolato pregiato, per garantire ai coltivatori un’entrata costante in grado di migliorare il loro tenore di vita. Solo coltivare cacao di altissima un buon prezzo di mercato può convincere i contadini ad abbandonare la coca per altre colture.

Gonzalo Tavera Cruz di Asoprolan
Fabbrica del Vapore, la Cattedrale

A differenza degli altri importatori che hanno scelto di posizionare gli stand dei propri produttori nella tensostruttura, Altraqualità li ha voluti vicino a sé nella Cattedrale, l’edificio principale della Fabbrica del Vapore, per evidenziare nel concreto lo stretto rapporto di cooperazione e solidarietà che li unisce e li fa coesistere. Oltre a Asoprolan ci sono Noah’s Ark – India (con Samuel Masih, la cui cooperativa produce artigianato in metallo, legno e vari materiali riciclati), Conserve – India (sono presenti Shalab, Anita Ahuja e Rakesh Singh, producono borse e accessori fatte con diversi materiali riciclati, con AQ hanno realizzato due linee di borse fiorite in pelle recuperata da scarti industriali), Sapia – Colombia (con Andrea Alvarez, la coop. produce bigiotteria in tagua e altri materiali naturali delle foreste colombiane, bigiotteria in resina e in la gomma riciclata dei tappi della birra e delle bibite, totalmente fatta a mano), Auromira – India (rappresentata da Saravanan, la coop. realizza abiti, scarpe e accessori per la casa in cotone) e Yadawee – Egitto (con Isham El Ghazar, la coop. distribuisce datteri dal presidio Slow Food dell’oasi di Siwa e produce sciarpe in cotone, viscosa, lino).

Galleria fotografica – altraqualià e i suoi produttori (Fabbrica del vapore – La cattedrale). Clicca le immagini per ingrandirle.

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L’area dedicata ai produttori di altraqualità
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La linea di moda etica ‘Trame di storie’ (AQ)
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Maria Cristina e Beatrice di altraqualità
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Equolink di prodotti alimentari (AQ-Scambi sostenibili)
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Samuel Masih di Noah’s Ark
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Rakesh Singh di Conserve
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Andrea Alvarez di Sapia
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Isham El Ghazar di Yadawee
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Incontro con la responsabile di una Bottega
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Accordi con Jim Kenyania di Smolart
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Il designer Edoardo Perri di Who Made, collaboratore di AQ
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Due chiacchiere con Simmaco Perillo di Nco

Continuiamo il viaggio e passiamo alla tensostruttura per incontrare altri produttori.

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Sandra Wanduragala di Selyn

Sandra Wanduragala di Selyn dello Sri Lanka, è uno dei primi produttori con cui David Cambioli ha lavorato dai tempi di Commercio Alternativo (la prima cooperativa di commercio equo nata a Ferrara nel 1992). Selyn è una piccola azienda fondata nel 1991 che produce tessuti in cotone al 100% con telaio a mano, e dà impiego a più di un migliaio di persone, soprattutto donne, del villaggio di Wanduragala nei pressi di Kurunegala. E’ emozionante vedere quanta gioia ci sia nell’incontrarsi, mi dicono che sono amici e che si vedono una volta all’anno ad “Ambiente”, una delle maggiori fiere del settore che si svolge a Francoforte, e per il resto in Italia o in Sri Lanka.

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Jim Kenyania di Smolart

Poi è la volta di Jim Kenyania di Smolart, una piccola cooperativa di Tabaka (in Kenya, a 400 km. da Nairobi) nata nel 1990 che produce piccole sculture in pietra saponaria completamente a mano. Altraqualità acquista i prodotti di Smolart da quando si è costituita nel 2003, Jim mi dice che altraQualità è il loro migliore cliente e che si vedono spesso: AQ va regolarmente ogni anno in Kenya per monitorare l’organizzazione da un punto di vista etico e per lavorare allo sviluppo di nuovi prodotti, e Jim è venuto alcune volte in Europa, ad esempio alla conferenza della Wfto a Bruxelles, passando per Ferrara nel 2012.

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Antonia Moscoso di Asarbolsem

Con Antonia Moscoso facciamo un incontro speciale: boliviana, è una delle più famose esponenti del commercio equo dell’America latina, per anni si è dedicata anche all’attività politica, è stata Ministro dello sviluppo sostenibile con il governo di Evo Morales, poi ha continuato a dedicarsi alla sua attività che è sia sociale che produttiva. La sua cooperativa si chiama Asarbolsem produce maglioni di alpaca e si trova a El Alto, città che negli ultimi anni – racconta – è cresciuta a dismisura, raggiungendo e superando la capitale La Paz come dimensione e numero di abitanti, ora conta 2 milioni 900 mila abitanti censiti, per via di un grande fenomeno di migrazione interna.

Galleria fotorafica – altri produttori e altri incontri (Fabbrica del vapore – Tensostruttura). Clicca le immagini per ingrandirle.

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La tensostruttura che ospita i produttori
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Sandra Wanduragala di Selyn
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Antonia Moscoso di Asarbolsem
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Mithu Roy, Madhya Kalikata Shilpangan
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Il vino cileno della Coop. Sagrada Familia
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Terroirs du Liban
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La stilista Laura Strambi di Joy in visita alla fiera
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Contatti con Global Mamas, Ghana

Chiudiamo con un breve commento di David Cambioli a conclusione della World Fair Trade Week.
La parola chiave dell’esperianza della World Fair Trade Week è stata “condivisione”. Mai come in questa occasione si erano potute incrociare tante storie collettive e singole e mai c’era stata la possibilità di scambiarsi i propri racconti. Produttori, operatori italiani, esperti, studiosi, volontari, giornalisti e tanto pubblico hanno dialogato di economia, di politica, di stile, di gusti, di cibo o anche semplicemente del più e del meno. Un arricchimento di cui il mondo del commercio equo aveva bisogno e dal quale credo trarrà profitto.

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Isham visita Ferrara con Andrea Ferrioli di Scambi Sostenibili.

Soddisfazione campanilista, per Isham e Samuel che dopo la fiera hanno fatto un breve passaggio a Ferrara, la città è stata una scoperta ed è molto meglio di Milano! Per chi non lo sapesse, Ferrara è la culla del commercio equo in Italia, quindi perché non pensare ad una Ferrara fair city? Ne approfitto per invitare tutti a “Tutta un’altra cosa“, XXI Fiera nazionale del commercio equo e solidale, che quest’anno si sarà a Ferrara dal 2 al 4 ottobre [vedi], in Piazza Ariostea, che sarà un concentrato di ciò che si è visto alla World Fari Trade week nei giorni scorsi. Vi aspettiamo!

Video realizzato alla Milano Fair City da Ferraraitalia, con breve testimonianza di David Cambioli.

Si ringrazia Altraqualità per la disponibilità e per la traduzione dallo spagnolo.

Campagna “Fair trade organisations in Nepal need your help” – Wfto e Agices hanno indetto una raccolta fondi per sostenere i gruppi di artigiani e contadini della rete locale del commercio equo (Fair trade group – Nepal) colpiti direttamente e duramente dalla serie di terremoti iniziati il 25 aprile scorso [vedi].

Altraqualità sostiene la campagna di crowdfunding “Una redazione condivisa per Ferraraitalia” mettendo a disposizione come premi quaderni di commercio equo in pneumatico riciclato [vedi].

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Deborah Milano


PAESE REALE

di Piermaria Romani

 

Caro lettore

Dopo molti mesi di pensieri, ripensamenti, idee luminose e amletici dubbi, quello che vi trovate sotto gli occhi è il Nuovo Periscopio. Molto, forse troppo ardito, colorato, anticonvenzionale, diverso da tutti gli altri media in circolazione, in edicola o sul web.

Se già frequentate  queste pagine, se vi piace o almeno vi incuriosisce Periscopio, la sua nuova veste grafica e i nuovi contenuti vi faranno saltare di gioia. Non esiste in natura un quotidiano online con il coraggio e/o l’incoscienza di criticare e capovolgere l’impostazione classica di questo “il giornale” un’idea (geniale) nata 270 anni fa, ma che ha introdotto  dei codici precisi rimasti quasi inalterati. Nemmeno la rivoluzione digitale, la democrazia informava, la nascita della Rete, l’esplosione dei social media, hanno cambiato di molto le testate giornalistiche, il loro ordine, la loro noia.

Tanto che qualcuno si è chiesto se ancora servono, se hanno ancora un ruolo e un senso i quotidiani.  Arrivano sempre “dopo la notizia”, mettono tutti lo stesso titolo in prima pagina, seguono diligentemente il pensiero unico e il potente di turno, ricalcano in fotocopia le solite sezioni interne: politica interna, esteri, cronaca, economia, sport…. Anche le parole sembrano piene di polvere, perché il linguaggio giornalistico, invece di arricchirsi, si è impoverito.  Il vocabolario dei quotidiani registra e riproduce quello del sottobosco politico e della chiacchiera televisiva, oppure insegue inutilmente la grande nuvola confusa del web.

Periscopio propone un nuovo modo di essere giornale, di fare informazione. di accostare Alto e Basso, di rapportarsi al proprio pubblico. Rompe compartimenti stagni delle sezioni tradizionali di quotidiani. Accoglie e dà riconosce uguale dignità a tutti i generi e tutti linguaggi: così in primo piano ci può essere una notizia, un commento, ma anche una poesia o una vignetta.  Abbandona la rincorsa allo scoop, all’intervista esclusiva, alla firma illustre, proponendo quella che abbiamo chiamato “informazione verticale”: entrare cioè nelle  “cose che accadono fuori e dentro di noi”, denunciare Il Vecchio che resiste e raccontare Il Nuovo che germoglia, stare dalla parte dei diritti e denunciare la diseguaglianza che cresce in Italia e nel mondo. .

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