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Da: Organizzatori

Libertà di pensiero e azione e passione per la musica jazz

Ecco chi è il neo presidente dell’associazione Il Gruppo dei 10

Prenderà il testimone del compianto Federico ‘Chico’ Franchella

È Massimo Cavalleretti il nuovo presidente de Il Gruppo dei 10. Dopo l’improvvisa e tremenda scomparsa di Federico Franchella, presidente dell’associazione che promuove rassegne di musica jazz in tutto il territorio del Ferrarese, sarà Massimo Cavalleretti a ricoprire l’incarico. “Sono onorato di raccogliere una così pesante eredità – spiega Massimo Cavalleretti – ma fortemente motivato a promuovere tutte le iniziative del Gruppo dei 10, perché si possano ripetere quelle stagioni di successo fino ad oggi maturate”.

Team manager della consulenza finanziaria indipendente a Ferrara per uno dei più grandi gruppi bancari (BNL-BNP PARIBAS), Massimo Cavalleretti è libero professionista con importanti esperienze maturate sempre nel settore finanziario bancario, con altri primari gruppi Bancari quali Cassa di Risparmio di Firenze e Veneto Banca.

Da sempre appassionato di musica classica e lirica in particolare, nel 2011 si avvicina al Gruppo dei 10. Invitato dal direttore artistico Alessandro Mistri ad assistere a un concerto organizzato dal Gruppo dei 10, rimane colpito dalla passione, dalla competenza, e dalla qualità musicale che questo gruppo stava liberamente donando alla città. Un gruppo di amici che, con le sole proprie forze e senza chiedere nulla in cambio, riusciva a creare eventi e iniziative culturali di altissimo livello per il territorio.

Rimane pertanto fortemente attratto dallo spirito di libertà intellettuale mai condizionato da fattori esterni, trovando in esso analogie con la propria professione, dove il credo della libertà di pensiero e azione è sempre stato considerato come il vero grande valore aggiunto nel servizio di consulenza. Da quel momento diventa parte attiva del gruppo partecipando attivamente a tutte le manifestazioni create dal 2012 ad oggi, fino ad essere nominato nuovo presidente dopo la scomparsa del presidente Federico ‘Chico’ Franchella, avvenuta a fine agosto.

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Riceviamo e pubblichiamo


Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno.  L’artista polesano Piermaria Romani  si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE

di Piermaria Romani

 

Caro lettore

Dopo molti mesi di pensieri, ripensamenti, idee luminose e amletici dubbi, quello che vi trovate sotto gli occhi è il Nuovo Periscopio. Molto, forse troppo ardito, colorato, anticonvenzionale, diverso da tutti gli altri media in circolazione, in edicola o sul web.

Se già frequentate  queste pagine, se vi piace o almeno vi incuriosisce Periscopio, la sua nuova veste grafica e i nuovi contenuti vi faranno saltare di gioia. Non esiste in natura un quotidiano online con il coraggio e/o l’incoscienza di criticare e capovolgere l’impostazione classica di questo “il giornale” un’idea (geniale) nata 270 anni fa, ma che ha introdotto  dei codici precisi rimasti quasi inalterati. Nemmeno la rivoluzione digitale, la democrazia informava, la nascita della Rete, l’esplosione dei social media, hanno cambiato di molto le testate giornalistiche, il loro ordine, la loro noia.

Tanto che qualcuno si è chiesto se ancora servono, se hanno ancora un ruolo e un senso i quotidiani.  Arrivano sempre “dopo la notizia”, mettono tutti lo stesso titolo in prima pagina, seguono diligentemente il pensiero unico e il potente di turno, ricalcano in fotocopia le solite sezioni interne: politica interna, esteri, cronaca, economia, sport…. Anche le parole sembrano piene di polvere, perché il linguaggio giornalistico, invece di arricchirsi, si è impoverito.  Il vocabolario dei quotidiani registra e riproduce quello del sottobosco politico e della chiacchiera televisiva, oppure insegue inutilmente la grande nuvola confusa del web.

Periscopio propone un nuovo modo di essere giornale, di fare informazione. di accostare Alto e Basso, di rapportarsi al proprio pubblico. Rompe compartimenti stagni delle sezioni tradizionali di quotidiani. Accoglie e dà riconosce uguale dignità a tutti i generi e tutti linguaggi: così in primo piano ci può essere una notizia, un commento, ma anche una poesia o una vignetta.  Abbandona la rincorsa allo scoop, all’intervista esclusiva, alla firma illustre, proponendo quella che abbiamo chiamato “informazione verticale”: entrare cioè nelle  “cose che accadono fuori e dentro di noi”, denunciare Il Vecchio che resiste e raccontare Il Nuovo che germoglia, stare dalla parte dei diritti e denunciare la diseguaglianza che cresce in Italia e nel mondo. .

Con il quotidiano di ieri, così si diceva, oggi ci si incarta il pesce. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di quasi 50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line,  le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.

Sembra una frase retorica ma non lo è: “Periscopio è un giornale senza padrini e senza padroni”. Siamo orgogliosamente antifascisti, pacifisti, nonviolenti, femministi, ambientalisti. Crediamo nella Sinistra (anche se la Sinistra non crede più a se stessa), ma non apparteniamo a nessuna casa politica, non fiancheggiamo nessun partito e nessun leader. Anzi, diffidiamo dei leader e dei capipopolo, perfino degli eroi. Non ci piacciono i muri, quelli materiali come  quelli immateriali, frutto del pregiudizio e dell’egoismo. Ci piace “il popolo” (quello scritto in Costituzione) e vorremmo cancellare “la nazione”, premessa di ogni guerra e  di ogni violenza.

Periscopio è quindi un giornale popolare, non nazionalpopolare. Un quotidiano “generalista”,  scritto per essere letto da tutti (“quelli che hanno letto milioni di libri o che non sanno nemmeno parlare” F. De Gregori), da tutti quelli che coltivano la curiosità, e non dalle elites, dai circoli degli addetti ai lavori, dagli intellettuali del vuoto e della chiacchiera.

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