24 Aprile 2018

L’Ospedale Sant’Anna di Cona-Ferrara e i suoi bachi strutturali

Riceviamo e pubblichiamo

Tempo di lettura: 3 minuti

da Roby Guerra

Sanità In Italia? Le eccellenze sono tali o è anche propaganda politica?
Nei giorni scorsi sui media non solo locali si è parlato di una speciale eccellenza psico-oncologica relativa al mega-ospedale di Cona (Ferrara). Nello specifico riguardo a pazienti donne con problematiche neoplastiche al seno: non solo di carattere psicologico tale potenziamento terapeutico ma anche di natura estetica. Indubbiamente in sé è una ottima notizia, tuttavia, vista la storia pluriventennale dell’Ospedale in questione, oggettivamente piena anche di dubbi ( a suo tempo si parlò anche di scandalo nazionale e a Ferrara con un referendum si dichiararono contrari) ci pare opportuno ricordarlo. Forse, globalmente, non tutto è oro quel che sembra luccicare.
Medicina e Politica?
Tutt’oggi i media anche locali esaltano questo Ospedale Sant ’Anna come struttura all’avanguardia: ma si segnalano spesso diversi bachi. A parte il tempo per costruirlo (oltre 20 anni e inaugurato solo nel 2012), l’ ospedale appare infatti datato proprio sul piano logistico: sembra in tal senso quasi un carcere con corridoi tipo quasi autostrade, una specie di labirinto di memoria mitologica, segnaletiche poco intuitive e nessuna area verde tra un reparto e l’altro. Inoltre è ubicato in area prossima alla città praticamente desertica , una ex palude, con costi aggiuntivi tutt’oggi pare gravosi rispetto al budget programmato, per impedire allagamenti e in generale pare rispetto alle strutture sanitarie della Regione stessa (si veda la Nuova Ferrara di questo fine gennaio 2018: “Lite sui costi del polo di Cona Fondi-rebus per 100 milioni”. E con trasporti da Ferrara penalizzanti, mai realizzato un metrò di superficie sempre annunciato.
Nello specifico di terapie o sbandierate “umanizzazioni” e attenzioni psico-oncologiche o semplicemente sanitarie, a volte sembra discutibile anche in reparti delicati come oncologia, contrariamente a quanto riferiscono certe cronache attuali: come semplice esempio pare che in generale per risorse strutturali quantitativamente inadeguate si permettano in questo Ospedale di ricoverare nelle stesse stanze pazienti femminili con pazienti maschili per assenza di stanze disponibili, violando ogni privacy genderistica e delle donne in particolare. E stranamente silenti femministe e associazioni delle donne. Insomma, secondo almeno certa opposizione, pur di gonfiare i numeri dei pazienti che si rivolgono al Sant’Anna di Ferrara- per questioni quindi più d’immagine, politica business che scientifico-terapeutiche, si penalizzerebbero per forza i pazienti e anche medici e corpo infermieristico, solo in alcuni reparti anche ottimi (Noti i tempi a volte biblici anche nel semplice Pronto Soccorso).
Ombre strutturali?
In effetti basta un minimo di indagine giornalistica, a nostro avviso: proprio certo reparto di oncologia e il suo attinente day hospital ha nei suoi vertici ad esempio Primari o Medici magari ottimi sul piano pubblico sanitario ma nulla più in quanto vantano a livello internazionale referenze francamente anonime…. Altro che figure di fama mondiale, ricercatori medici d’avanguardia quali ad esempio Aubrey de Grey o Martine Rothblatt e altri (in Italia lo stesso compianto e celebre Umberto Veronesi).
Insomma e riassumendo naturalmente, ci sono evidenti cause politiche, almeno secondo le opposizioni: nella città di Ferrara dalla fine della seconda guerra mondiale il potere politico è sempre stato lo stesso, dei comunisti e poi dei suoi eredi postcomunisti. Tale immobilismo politico spiega ulteriormente questo Ospedale nei fatti probabilmente sopravvalutato, rispetto a certa eccellenza europea propagandata. Non a caso, in generale, come riferiscono anche altre cronache contemporanee, molti ferraresi si rivolgono altrove, altri ospedali fuori provincia o persino d’altre regioni e dopo appena pochi anni molti dei migliori medici si sono già trasferiti altrove.
Oltre, sempre dalle cronache costanti segnalazioni (anche dalla CGL) di ulteriori problematiche e ancora dinamiche processuali in corso.



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