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    Il web e l’epidemia del terrore: risposte a dubbi e bufale sui vaccini

di Federico Messina *

Internet è indubbiamente il fenomeno sociologico del secolo, la più grande bolla speculativa del momento. È responsabile della nascita di passioni, comunità e movimenti politici. Un potente mezzo di comunicazione che in Italia è capace di raggiungere 41 milioni di persone di età compresa tra gli 11 e i 74 anni. Basta interrogare l’oracolo Google per ottenere tutte le risposte sulla nostra salute, ma soprattutto quella dei nostri bambini. La ‘saggezza della massa’ diventa saggezza collettiva e muta in gossip alimentato dalle dietrologie. La mutazione viene perpetuata e amplificata con una buona dose di populismo, così che si trasformi in propaganda.
E quando pensavamo di essere immuni dagli slogan populisti della Lega di Salvini, ecco che scopriamo il potere nelle mani dei Cinquestelle, capaci di manipolare la rete piegandola a strumento di terrorismo e propaganda politica. È così che si è propagata l’epidemia della vaccinofobia.
Il virus del terrorismo sanitario iniettato nella rete non è nato ieri, affonda le sue radici fino al 1998 quando un (ahimè) medico inglese, Andrew Wakefield, pubblicò sul “Lancet” uno studio secondo il quale c’era una correlazione tra vaccino trivalente (Mpr: morbillo, parotite, rosolia) e autismo, giungendo alla conclusione che era raccomandabile eseguire le vaccinazioni separatamente, formulazione non esistente in commercio. Dopo il crollo delle vaccinazioni in Inghilterra ci fu un’epidemia di morbillo che causò due decessi. Solo poco dopo si scoprì che il medico in questione aveva degli interessi economici personali con una casa farmaceutica, che su sua indicazione avrebbe prodotto singolarmente i vaccini. Ne seguì la sua radiazione dell’albo dei medici e il ritiro della sua ricerca, ovviamente infarcita di dati falsi.
Da allora la lotta al potere delle multinazionali farmaceutiche porta ad alimentare dietrologie e sospetti, che ruotano attorno a falsità scientifiche e che partoriscono la trappola dello scetticismo nelle vaccinazioni in cui cadono genitori, ma anche medici di famiglia e pediatri.
Solo il 1 ottobre 2015 l’Italia si rende conto che nel periodo 2007-2014 il limite di guardia in termini di percentuale di vaccinazione della popolazione (95%) è stato rotto.
Alla Who (Organizzazione mondiale della sanità), da sempre impegnata nel controllo delle malattie infettive, scattano gli allarmi e a Bologna una bimba di quaranta giorni – in età ancora non vaccinabile – dopo essersi recata con la sua mamma all’asilo del suo fratellino, muore di pertosse. Si scopre poi che in quell’asilo c’erano bambini i cui genitori avevano scelto di non vaccinare.
L’epidemia di terrore si diffonde nella rete e favolistiche organizzazioni salutiste, politici e professori dell’ultim’ora, si ergono a esperti trasformando la scienza in politica, inneggiando a fantascientifici effetti secondari dei vaccini, composizioni chimiche aliene o cancerogene e cospirazioni orchestrate da aziende farmaceutiche.

Con questo articolo, in qualità di medico vorrei dare una risposta scientifica ad alcune delle bufale iniettate nella rete e lo farò utilizzando il linguaggio della rete: le Faq.

È vero che i vaccini causano autismo?
Allo stato delle conoscenze scientifiche attuali non esistono correlazioni tra la comparsa di autismo e le vaccinazioni.
L’autismo è una condizione diagnosticabile solo al termine della prima infanzia, per assenza di funzioni motorie, cognitive e relazionali presenti nei coetanei. Ciò implica che l’autismo potrebbe già essere presente prima dell’età vaccinale, ma purtroppo non è verificabile.

È vero che i vaccini causano effetti collaterali?
Sì, come tutti i farmaci possono dare effetti collaterali da quelli di lieve entità come rossore o dolore al sito di inoculo, febbre, fino anche a rare reazioni allergiche. Del resto però le reazioni allergiche non possono essere prevedibili, in quanto il bambino nei suoi pochi mesi di vita non è giunto a contatto con tutti gli allergeni dell’ambiente. In ogni caso gli operatori sanitari che somministrano le vaccinazioni offrono ai genitori tutte le informazioni necessarie.

È vero che i vaccini contengono tracce di mercurio o metalli pesanti?
In ogni farmaco esistono minime tracce di derivati di lavorazione, in ogni caso inferiori a quelle respirabili nel centro di Milano all’ora di punta o mangiando un pesce pescato.

Perché esistono vaccinazioni obbligatorie e altre raccomandate?
Purtroppo si tratta di un retaggio del passato in cui le vaccinazioni anti pertosse, morbillo, parotite, rosolia ed haemofilus influenzae b, non erano offerte gratuitamente dal Servizio sanitario nazionale (Ssn) in alcune regioni. Tuttavia a seguito dell’arrivo in Italia di numerosi cittadini extra-europei, nei cui paesi d’origine la politica vaccinale non è così ferrea, è aumentata l’incidenza di malattie infettive che credevamo debellate, ma che i medici sanno bene essere state solo sopite.

I vaccini sono sicuri e proteggono davvero il mio bambino?
Sì. Prima di essere messi in commercio i vaccini superano centinaia di test di sicurezza. Sono fondamentali per proteggere i nostri figli, ma anche altre persone più fragili, compresi bambini troppo piccoli o affetti da gravi malattie come la leucemia, per i quali non è possibile essere vaccinati.

È vero che i vaccini vengono consigliati per fare l’interesse delle aziende farmaceutiche?
Le aziende farmaceutiche sono imprese private interessate a lavorare per ottenere un profitto che però deve essere commisurato ai benefici prodotti, senza trasformarsi in speculazione sul bisogno di salute.
Produrre un vaccino, tuttavia, implica un importante investimento in termini economici, di impiego di tecnologie e di risorse umane, tanto che il numero delle aziende produttrici di vaccini si sta progressivamente riducendo poiché in realtà tale attività non è poi così redditizia.
I soldi spesi dal Ssn per i vaccini, sono soldi spesi bene a fronte dell’indubbio vantaggio apportato in termini di prevenzione e riduzione delle spese di ospedalizzazione che altrimenti si avrebbero.
Anche se molto in ritardo l’Istituto Superiore di Sanità si è finalmente reso conto della latitanza comunicativa che si è creata, così oggi esiste un numero verde chiamando il quale specialisti in malattie infettive, possono dare risposte alle curiosità dei genitori… e se siete fortunati potreste avere l’onore di colloquiare col Presidente dell’Issn in persona.

 

* specialista in Chirurgia generale, Chirurgia colorettale e del pavimento pelvico

 

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Redazione

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