Skip to main content

29 Aprile 2016

I morti di Quartesana

Tempo di lettura: 2 minuti


da: Giorgio Fabbri

In questo periodo mi è capitato di leggere un bel libro di storia locale, dedicato a Quartesana (“Luminoso tramonto navigando ad est”) scritto da Don Vittorio Serafini.

Fra le tante pagine del libro, alcune mi hanno profondamente turbato. L’autore, infatti, ha intervistato il suo predecessore, Don Mario Rescazzi,che ha riferito di quanto avvenne a Quartesana nel maggio 1945. In breve, in una cupa notte giunse nella frazione un gruppo di persone armate che portava su un autocarro una donna prigioniera più cinque persone. Altri tre furono prelevati a Quartesana. La loro colpa? Avere avuto qualche legame con le strutture del regime fascista. Niente di rilevante, perchè se no avrebbero “tagliato la corda” per tempo. Uno di essi, poveretto, faceva il cuoco in una mensa frequentata da fascisti o presunti tali.

Mi è venuta in mente una canzone di De Gregori (“Il cuoco di Salò”) che procurò non poche critiche all’autore, accusato di aver “umanizzato” i sanguinari seguaci di Mussolini. Come se fosse possibile giudicare tutte le coscienze in blocco! La storia ha già emesso il suo verdetto, ma le storie individuali sono un altro par di maniche. A volte c’è anche chi sceglie il carro dei vincitori per motivi tutt’altro che nobili. E chi si trova coinvolto, come il cuoco di De Gregori (cantautore non certo sospettabile di simpatie filofasciste) in situazioni più grandi di lui, che non riesce neppure a decifrare.

Ma in ogni caso tutti hanno diritto a un processo, non ad una esecuzione sommaria decisa chissà da chi, magari per odio di parte o per vendetta personale. Ma torniamo al libro di Don Serafini. I nove disgraziati furono portati in via Ponte Rigo, torturati e barbaramente uccisi.

Anche la donna subì la stessa sorte. Non so quali colpe avesse, ma certo non meritava di morire così, abbattuta senza pietà come una cagna, non meritevole di un processo e neppure di una sepoltura. Chi era? Una madre? Una sposa? Nessuno lo saprà mai. Certamente avrà avuto dei genitori. Ma il peggio venne dopo. Quando fu inaugurato il monumento ai caduti (a tutti i caduti della frazione, comprese le vittime civili dei bombardamenti), nonostante l’insistenza di Don Rescazzi non ci fu verso di poter inserire nella lapide i nomi dei tre abitanti di Quartesana prelevati e uccisi in via Ponte Rigo. E così i familiari subirono due violenze : la prima materiale e la seconda morale, perché i loro congiunti furono condannati anche all’indegnità della memoria.

Ora io mi chiedo : a distanza di tanto tempo e sopiti (spero) gli odi di una stagione che speriamo irripetibile, non sarebbe giusto compiere un gesto qualsiasi, anche modesto, per rendere giustizia a quei morti, ai loro figli e ai loro nipoti?

tag:

Riceviamo e pubblichiamo


Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno.  L’artista polesano Piermaria Romani  si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE

di Piermaria Romani

 

Cari lettori,

dopo molti mesi di pensieri, ripensamenti, idee luminose e amletici dubbi, quello che vi trovate sotto gli occhi è il Nuovo Periscopio. Molto, forse troppo ardito, colorato, anticonvenzionale, diverso da tutti gli altri media in circolazione, in edicola o sul web.

Se già frequentate  queste pagine, se vi piace o almeno vi incuriosisce Periscopio, la sua nuova veste grafica e i nuovi contenuti vi faranno saltare di gioia. Non esiste in natura un quotidiano online con il coraggio e/o l’incoscienza di criticare e capovolgere l’impostazione classica di questo “giornale” .

Tanto che qualcuno si è chiesto se  i giornali ancora servono, se hanno ancora un ruolo e un senso i quotidiani.  Arrivano sempre “dopo la notizia”, mettono tutti lo stesso titolo in prima pagina, seguono diligentemente il pensiero unico e il potente di turno, ricalcano in fotocopia le solite sezioni interne: politica interna, esteri, cronaca, economia, sport… Anche le parole sembrano piene di polvere, perché il linguaggio giornalistico, invece di arricchirsi, si è impoverito.  Il vocabolario dei quotidiani registra e riproduce quello del sottobosco politico e della chiacchiera televisiva, oppure insegue inutilmente la grande nuvola confusa del web.

Periscopio propone un nuovo modo di essere giornale, di fare informazione. di accostare Alto e Basso, di rapportarsi al proprio pubblico. Rompe compartimenti stagni delle sezioni tradizionali di quotidiani. Accoglie e riconosce uguale dignità a tutti i generi e a tutti linguaggi: così in primo piano ci può essere una notizia, un commento, ma anche una poesia o una vignetta.  Abbandona la rincorsa allo scoop, all’intervista esclusiva, alla firma illustre, proponendo quella che abbiamo chiamato “informazione verticale”: entrare cioè nelle  “cose che accadono fuori e dentro di noi”, denunciare Il Vecchio che resiste e raccontare Il Nuovo che germoglia; stare dalla parte dei diritti e denunciare la diseguaglianza che cresce in Italia e nel mondo. Insomma: un giornale non rivolto a questo o a quel salotto, ma realmente al servizio della comunità.

Con il quotidiano di ieri – così si diceva – oggi “ci si incarta il pesce”. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di  50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line,  le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.

Sembra una frase retorica ma non lo è: “Periscopio è un giornale senza padrini e senza padroni”. Siamo orgogliosamente antifascisti, pacifisti, nonviolenti, femministi, ambientalisti. Crediamo nella Sinistra (anche se la Sinistra non crede più a se stessa), ma non apparteniamo a nessuna casa politica, non fiancheggiamo nessun partito e nessun leader. Anzi, diffidiamo dei leader e dei capipopolo, perfino degli eroi. Non ci piacciono i muri, quelli materiali come  quelli immateriali, frutto del pregiudizio e dell’egoismo. Ci piace “il popolo” (quello scritto in Costituzione) e vorremmo cancellare “la nazione”, premessa di ogni guerra e di ogni violenza.

Periscopio è quindi un giornale popolare, non nazionalpopolare. Un quotidiano “generalista”,  scritto per essere letto da tutti (“quelli che hanno letto milioni di libri o che non sanno nemmeno parlare” F. De Gregori), da tutti quelli che coltivano la curiosità, e non dalle élite, dai circoli degli addetti ai lavori, dagli intellettuali del vuoto e della chiacchiera.

La redazione e gli oltre 50 collaboratori scrivono e confezionano Periscopio  a titolo assolutamente volontario; lo fanno perché credono nel progetto del giornale e nel valore di una informazione diversa. Per questa ragione il giornale è sostenuto da una associazione di volontariato senza fini di lucro. I lettori – sostenitori, fanno parte a tutti gli effetti di una famiglia volonterosa e partecipata a garanzia di una gestitone collettiva e democratica del quotidiano che si finanzia, quindi vive, grazie ai liberi contributi dei suoi lettori, amici e sostenitori. Accetta e ospita sponsor ed inserzionisti solo socialmente, eticamente e culturalmente meritevoli.

Nato 10 anni fa con il nome Ferraraitalia già con una vocazione glocal, oggi il quotidiano è diventato Periscopio e naviga già in mare aperto, rivolgendosi a un pubblico nazionale e non solo. Non ci dimentichiamo però di Ferrara, la città che ospita la redazione e dove ogni giorno si fabbrica il giornale.  Ferraraitalia continua a vivere dentro Periscopio all’interno di una sezione speciale, una parte importante del tutto. 

Oggi Periscopio conta oltre 320.000 lettori, ma vuole crescere e farsi conoscere. Dipenderà da chi lo scrive ma soprattutto da chi lo legge e lo condivide con chi ancora non lo conosce. Per una volta, stare nella stessa barca può essere una avventura affascinante.  Buona navigazione a tutti.

Tutti i contenuti di Periscopio, salvo espressa indicazione, sono free. Possono essere liberamente stampati, diffusi e ripubblicati, indicando fonte, autore e data di pubblicazione su questo quotidiano.

Francesco Monini
direttore responsabile


Chi volesse chiedere informazioni sul nuovo progetto editoriale, può scrivere a: direttore@periscopionline.it