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da: Agenzia DIRE – Cronista locale

“Gli inquirenti che indagano sulla morte dell’ambasciatore Attanasio e del carabiniere Iacovacci non avranno vita facile: la gente qui è molto arrabbiata con il governo e il rischio è che non collabori affatto. Dovendo condividere il territorio con i gruppi armati, solo i residenti possono dare informazioni sulle loro attività e forse su quello che è accaduto lunedì mattina”. Così il giornalista Dido Kayembe all’agenzia Dire, che lo contatta a Goma, nella provincia del Nord Kivu.
Il reporter lavora per la testata Congo Check, per la quale ha già visitato più volte la zona dell’imboscata – non lontana da Goma – dove sono rimasti uccisi il diplomatico Luca Attanasio, il carabiniere Vittorio Iacovacci e l’autista del World Food Programme Mustapha Milambo.
Il problema sollevato da Kayembe potrebbe interessare anche i carabinieri del Ros, già arrivati in Congo su delega della Procura di Roma. Senza la cooperazione della popolazione, però, avverte il giornalista, “potrebbero tornare a casa con dati superficiali e parziali”.
A suscitare malcontento e indignazione, l’indifferenza che il governo mostra per la crisi nel nord-est della Repubblica democratica del Congo. “Nelle stesse ore in cui i vostri connazionali venivano uccisi- dice il giornalista- altri 15 congolesi perdevano la vita a causa dalle bande armate: sei a Beni e nove nella vicina provincia dell’Ituri. Il governo non ha speso una parola per loro nonostante da lunedì non smetta di esprimere cordoglio e condanna per la morte dell’ambasciatore italiano. Ho sentito tanta gente dire che, per lo Stato, la vita dei congolesi non conta”.
Il reporter sottolinea che “in tanti sono arrabbiati” e continua: “Il governo ha indetto commemorazioni di Stato a Kinshasa e a Goma per le salme dei vostri connazionali e ha subito inviato una squadra di inquirenti per indagare sull’accaduto”. Gesti inediti, mai visti per le vittime locali che pure si contano a migliaia, dice il cronista: “Dal gennaio 2019 solo in Nord Kivu i miliziani hanno ucciso 2.052 persone: una media di due morti al giorno. Ma il silenzio dello Stato è assordante”. Ora si è anche riaccesa la polemica per la promessa che a ottobre il presidente Felix Tshisekedi aveva fatto di trasferirsi a vivere a Goma, “fintanto che la pace non sarà ripristinata”. Un impegno che, finora, non ha mantenuto.
Kayembe sottolinea che “da tempo tanti organismi della società civile chiedono azioni concrete, più fondi all’esercito e una missione militare con Uganda e Ruanda”, Paesi dai quali provengono alcune tra le decine di milizie attive nel nord-est.
Rispetto all’agguato di lunedì, circolano molte versioni, e vanno tutte verificate, dice il giornalista: “C’è chi tira in ballo i Mai-mai oppure una nuova milizia nata da pochi mesi, legata alle Fdlr (quelle ufficialmente accusate dell’attacco, ndr) e guidate da un colonnello che ha disertato”. E i dubbi non mancano davvero, secondo Kayembe: “Il governo ha licenziato ieri il segretario del gabinetto del ministro dell’Interno che ha accusato per primo le Fdrl, senza prima avere l’autorizzazione del governo. Perché si è esposto così, a rischio di perdere il suo incarico?”

Cover: Convoglio Monosco nella Repubblica Democratica del Congo (Agenzia DIRE)

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Riceviamo e pubblichiamo


Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno.  L’artista polesano Piermaria Romani  si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE

di Piermaria Romani

 

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Se già frequentate  queste pagine, se vi piace o almeno vi incuriosisce Periscopio, la sua nuova veste grafica e i nuovi contenuti vi faranno saltare di gioia. Non esiste in natura un quotidiano online con il coraggio e/o l’incoscienza di criticare e capovolgere l’impostazione classica di questo “il giornale” un’idea (geniale) nata 270 anni fa, ma che ha introdotto  dei codici precisi rimasti quasi inalterati. Nemmeno la rivoluzione digitale, la democrazia informava, la nascita della Rete, l’esplosione dei social media, hanno cambiato di molto le testate giornalistiche, il loro ordine, la loro noia.

Tanto che qualcuno si è chiesto se ancora servono, se hanno ancora un ruolo e un senso i quotidiani.  Arrivano sempre “dopo la notizia”, mettono tutti lo stesso titolo in prima pagina, seguono diligentemente il pensiero unico e il potente di turno, ricalcano in fotocopia le solite sezioni interne: politica interna, esteri, cronaca, economia, sport…. Anche le parole sembrano piene di polvere, perché il linguaggio giornalistico, invece di arricchirsi, si è impoverito.  Il vocabolario dei quotidiani registra e riproduce quello del sottobosco politico e della chiacchiera televisiva, oppure insegue inutilmente la grande nuvola confusa del web.

Periscopio propone un nuovo modo di essere giornale, di fare informazione. di accostare Alto e Basso, di rapportarsi al proprio pubblico. Rompe compartimenti stagni delle sezioni tradizionali di quotidiani. Accoglie e dà riconosce uguale dignità a tutti i generi e tutti linguaggi: così in primo piano ci può essere una notizia, un commento, ma anche una poesia o una vignetta.  Abbandona la rincorsa allo scoop, all’intervista esclusiva, alla firma illustre, proponendo quella che abbiamo chiamato “informazione verticale”: entrare cioè nelle  “cose che accadono fuori e dentro di noi”, denunciare Il Vecchio che resiste e raccontare Il Nuovo che germoglia, stare dalla parte dei diritti e denunciare la diseguaglianza che cresce in Italia e nel mondo. .

Con il quotidiano di ieri, così si diceva, oggi ci si incarta il pesce. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di quasi 50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line,  le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.

Sembra una frase retorica ma non lo è: “Periscopio è un giornale senza padrini e senza padroni”. Siamo orgogliosamente antifascisti, pacifisti, nonviolenti, femministi, ambientalisti. Crediamo nella Sinistra (anche se la Sinistra non crede più a se stessa), ma non apparteniamo a nessuna casa politica, non fiancheggiamo nessun partito e nessun leader. Anzi, diffidiamo dei leader e dei capipopolo, perfino degli eroi. Non ci piacciono i muri, quelli materiali come  quelli immateriali, frutto del pregiudizio e dell’egoismo. Ci piace “il popolo” (quello scritto in Costituzione) e vorremmo cancellare “la nazione”, premessa di ogni guerra e  di ogni violenza.

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