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Oggi fa proprio caldo. Siamo in agosto, in Lombardia, in pianura, vicino a un fiume. Insetti e umidità la fanno da padrone. Le zanzariere sono ovunque e sono determinanti per la qualità della vita. Si possono azionare con un telecomando, oppure si può programmarne la direzione, il grado di spessore, anche le modalità di rifrazione della luce, ma sempre di zanzariere si tratta.

Axilla e Cosmo-111 sono sul divano di vimini che si trova sotto il portico della casa della mamma e della zia in via Santoni Rosa 21. Axilla sonnecchia e Cosmo-111, per non essere da meno, se ne sta fermo cantando a bassa voce la sua canzone preferita: “saputo, saputo, aku aku, saputo saputo aku totú”.

Io, mia madre Cecilia e la zia Costanza siamo sedute in soggiorno, sui divani gialli che erano della nonna Anna. Sono divani vecchissimi, rimodernati più volte, sempre con della tappezzeria con lo sfondo giallo e fiori ricamati. Il tipo di fiori e il loro colore è cambiato nei corso degli anni ed è dipeso dai gusti delle persone che si sono avvicendate nella scelta e anche dai consigli dei tappezzieri che sono stati di volta in volta interpellati. Anche il tessuto è cambiato. Quello attuale è leggero, non si macchia, mantiene il calore, è lavabile. Mi ricordo che negli ultimi anni della sua vita la nonna Anna soleva dire che le innovazioni dei tessuti erano tanto importanti quanto quelle dei circuiti elettronici che permettono la vita ai nostri mezzani. Credo avesse ragione.

Questo sonnecchiare estivo permette ai minuti di dilatarsi, di diventare prepotenti e significativi. Dentro un minuto ci può stare uno starnuto, un sorriso, un’idea, la puntura di una zanzara, un sospiro. Ogni minuto è una bollicina che racchiude una briciola di vita, un pensiero limpido oppure indecente, il bagliore dell’alba o il calore del tramonto, un po’ d’azzurro e un po’ si sole, una goccia di pioggia o una lacrima. Ogni minuto è un attimo di vita, una rarità, una unicità assoluta, tanti fotoni.

Crediamo che siano rari i diamanti, gli smeraldi, gli arcobaleni, le eclissi di Luna, il transito delle comete, ma solo molto più rari i minuti. Nessuno è uguale al precedente. Ogni minuto che viviamo è unico e irripetibile e un gemello per lui non ci sarà. In questa incredibile unicità dei minuti sta il loro valore. Passato uno ne arriverà un secondo e poi un terzo e poi un quarto … ma nessuno dei tanti minuti inanellati in un’ora, in un giorno, in una settimana, in un anno sarà come il precedente. Non ne esiste uno uguale a quello appena vissuto e già bruciato, archiviato, passato, dimenticato o ricordato.

Si può ricordare un minuto per sempre? Sì.
Ripenso ai miei “minuti per sempre” e mi vengono in mente gli occhi di Axilla e Gianblu la prima volta che si sono aperti sul mondo. Io c’ero e li ho visto cercare di mettere a fuoco determinati e curiosi, me li ricordo perfettamente.

Un secondo mio “minuto per sempre” è stato la morte del nonno Umberto, il marito della nonna Anna. Il professore, come lo chiamavano tutti. Ha chiuso gli occhi per non aprirli mai più. Io c’ero. E poi l’alba sul mare, le fragole che spuntano in primavera, la faccia dei miei bambini quando hanno visto per la prima volta Cosmo-111, le lacrime di Pit-x quando Nuvola e Nembo gli hanno regalato il radicchio e adesso Gyanny che dorme.

Minuti eterni, che sanno di scoperta, di novità di stupore, d’amore. Eppure sono solo minuti. Sessanta in un’ora, millequattrocentoquaranta in un giorno. Sono piccole perle che assaporiamo continuamente, beni preziosi più dell’oro bianco, della Ferrari, dei vestiti di Chanel, di una barca a vela come Sole Verde. Sono unici, irripetibili, straordinari, incontrollabili, donati. Sono democratici perché sono di tutti, ogni essere umano può vivere dei minuti preziosi e ogni essere umano ne ricorda alcuni stupefacenti.

Penso sempre che le cose migliori di questo mondo non le abbiamo fatte noi esseri umani, non sono costruzioni o artifici per pochi, ma sono doni universali che appartengono a tutti.  Il sole è di tutti, il vento è di tutti, il mare è di tutti ed è di tutti il tempo nelle sue manifestazioni minimali (un secondo, un minuto), nelle sue manifestazioni massimali (una vita), nelle sue manifestazioni eterne (l’eternità). Ma qui ci fermiamo perché non c’è un rapporto univoco tra tempo e eternità, anzi sembrerebbero in antitesi, la fine di uno e l’inizio dell’altra. Il nuovo mondo sta tutto lì. La vita è di tutti i vivi, l’eternità una possibilità. Il tempo accompagna la vita e si ferma alle porte dell’eternità.

Alla fine, dopo discussioni lunghissime, si è deciso di fare il battesimo di Gyanny il mese prossimo. I nostri cugini, che abitano a Parda, sul lago omonimo, verranno di sicuro. Sono tanti. Io ho sette cugini, cinque maschi e due femmine, che a loro volta hanno figli. Abbiamo pensato di invitarli tutti, non solo per il grado di parentela, ma perché sono simpatici, gentili e sinceri e a noi piacciono.

Poi inviteremo i cugini di Cremantello, che sono i figli delle cugine della mamma: Leonardo, che ha cinquantasette anni e Marta, che ne ha quarantaquattro. Non so se verranno Ines, che ha ottantaquatto anni e Bella, ne ha ottanta. Ines ha problemi di vista e Bella cammina zoppa, per un problema ad una gamba che si è acutizzato ultimamente. Nonostante qualche acciacco, sono ancora perspicaci e dotate di un notevole senso dell’umorismo. Magari decidono di venire, ci farebbe piacere, soprattutto alla zia Costanza e alla mamma.

Quando mia madre Cecilia era piccola andava sempre a Cremantello, al bar Ghepardi, dove hanno sempre lavorato le cugine, e stava settimane intere con Bella. Dormivano nella stessa stanza e organizzavano la loro vita in perfetta sincronia. Questo ha cementato un legame insostituibile.

Bella è la terza sorella di mia madre (dalla cuginanza alla fratellanza per via della prossimità). E’ stata anche la sua testimone di nozze. A Pontalba le può portare Leonardo, che fa il fisioterapista per una squadra di ginnastica di Serie A e ha una macchina che può trasportare fino ad otto persone.

Poi invitiamo Francesca, che è una parente che ha più o meno la mia età  e abita vicino a noi.  A Pontalba, in vicolo Saturnina. E infine qualche amico di Enrico, mamma, zia, mio, dei ragazzi. Credo che decideremo di sceglierne al massimo un paio a testa, perché altrimenti a casa Del Re, la vecchia abitazione di campagna che ci ha visti tutti piccoli e poi cresciuti, non ci stiamo.

Il battesimo si fa in chiesa nella parrocchiale di San Protasio e poi facciamo un mega-rinfresco all’aperto. Abbiamo contattato un’azienda che fa catering. Sono già venuti a vedere il nostro cortile e a decidere con Enrico tutti i dettagli dell’allestimento.

Ora mancano i vestiti. Organizzeremo una spedizione a Trescia per sole donne. Sarà un soddisfazione. Pregusto già questo momento spensierato con le zie Cecilia e Rachele (Rachele arriverà qualche giorno prima da Torino e si fermerà una settimana), la mamma, mia sorella Rebecca e mia figlia Axilla.

Esco sotto il portico e vedo Axilla che sonnecchia. Siccome ha avvertito la mia presenza, apre gli occhi e mi guarda.
– Che hai mamma, problemi?
– No – le dico, – pensavo che dobbiamo organizzare una spedizione a Trescia per comprare i vestiti che servono per la cerimonia di battesimo del piccolo Gyanny.
– Io non voglio vestiti – mi dice lei – penso che verrò nuda -.

La guado di traverso e lei si mette a ridere.
– Ma mamma non mi avrai creduto! Per ora nudi in chiesa non si può andare, sono un po’ retrogradi … si sa. Voglio una tuta ultraleggera di Mollan (uno dei nostri nuovi tessuti super-tecnologici), sfumata dal giallo all’amaranto. L’ho vista costa 1/100 di Vitcat (la moneta virtuale che usiamo sempre).
– Vedi tu – le dico.
Io questo abbigliamento moderno non lo amo molto, appartiene più alla generazione di Axy che alla mia. Figuriamoci a quella di mia madre e delle zie.

– Facciano quel che vogliono – direbbe la zia Costanza – Io voglio un vestito blu di seta e anche una collana di perle. La zia Costanza è vecchia e un po’ antiquata, ma non sbaglia mai. Anche io voglio le perle. Per un battesimo sono adatte. E così sarà.

Caro Gyanny, avrai una grande festa. Sicuro.

Costanza e il suo mondo sono solo apparentemente diversi e distanti dal mondo che usiamo definire “reale”, e quasi sovrapponibili ad ogni mondo interiore. Chi fosse interessata/o a visitare gli articoli-racconti di Costanza Del Re, può farlo cliccando [Qui]

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Costanza Del Re

E’ una scrittrice lombarda che racconta della vita della sua famiglia e della gente del suo paese, facendo viaggi avanti e indietro nel tempo. Con la Costanza piccola e lei stessa novantenne, si vive la storia di un’epoca con le sue infinite contraddizioni, i suoi drammi ma anche con le sue gioie e straordinarie scoperte.

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di Piermaria Romani

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Caro lettore

Dopo molti mesi di pensieri, ripensamenti, idee luminose e amletici dubbi, quello che vi trovate sotto gli occhi è il Nuovo Periscopio. Molto, forse troppo ardito, colorato, anticonvenzionale, diverso da tutti gli altri media in circolazione, in edicola o sul web.

Se già frequentate  queste pagine, se vi piace o almeno vi incuriosisce Periscopio, la sua nuova veste grafica e i nuovi contenuti vi faranno saltare di gioia. Non esiste in natura un quotidiano online con il coraggio e/o l’incoscienza di criticare e capovolgere l’impostazione classica di questo “il giornale” un’idea (geniale) nata 270 anni fa, ma che ha introdotto  dei codici precisi rimasti quasi inalterati. Nemmeno la rivoluzione digitale, la democrazia informava, la nascita della Rete, l’esplosione dei social media, hanno cambiato di molto le testate giornalistiche, il loro ordine, la loro noia.

Tanto che qualcuno si è chiesto se ancora servono, se hanno ancora un ruolo e un senso i quotidiani.  Arrivano sempre “dopo la notizia”, mettono tutti lo stesso titolo in prima pagina, seguono diligentemente il pensiero unico e il potente di turno, ricalcano in fotocopia le solite sezioni interne: politica interna, esteri, cronaca, economia, sport…. Anche le parole sembrano piene di polvere, perché il linguaggio giornalistico, invece di arricchirsi, si è impoverito.  Il vocabolario dei quotidiani registra e riproduce quello del sottobosco politico e della chiacchiera televisiva, oppure insegue inutilmente la grande nuvola confusa del web.

Periscopio propone un nuovo modo di essere giornale, di fare informazione. di accostare Alto e Basso, di rapportarsi al proprio pubblico. Rompe compartimenti stagni delle sezioni tradizionali di quotidiani. Accoglie e dà riconosce uguale dignità a tutti i generi e tutti linguaggi: così in primo piano ci può essere una notizia, un commento, ma anche una poesia o una vignetta.  Abbandona la rincorsa allo scoop, all’intervista esclusiva, alla firma illustre, proponendo quella che abbiamo chiamato “informazione verticale”: entrare cioè nelle  “cose che accadono fuori e dentro di noi”, denunciare Il Vecchio che resiste e raccontare Il Nuovo che germoglia, stare dalla parte dei diritti e denunciare la diseguaglianza che cresce in Italia e nel mondo. .

Con il quotidiano di ieri, così si diceva, oggi ci si incarta il pesce. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di quasi 50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line,  le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.

Sembra una frase retorica ma non lo è: “Periscopio è un giornale senza padrini e senza padroni”. Siamo orgogliosamente antifascisti, pacifisti, nonviolenti, femministi, ambientalisti. Crediamo nella Sinistra (anche se la Sinistra non crede più a se stessa), ma non apparteniamo a nessuna casa politica, non fiancheggiamo nessun partito e nessun leader. Anzi, diffidiamo dei leader e dei capipopolo, perfino degli eroi. Non ci piacciono i muri, quelli materiali come  quelli immateriali, frutto del pregiudizio e dell’egoismo. Ci piace “il popolo” (quello scritto in Costituzione) e vorremmo cancellare “la nazione”, premessa di ogni guerra e  di ogni violenza.

Periscopio è quindi un giornale popolare, non nazionalpopolare. Un quotidiano “generalista”,  scritto per essere letto da tutti (“quelli che hanno letto milioni di libri o che non sanno nemmeno parlare” F. De Gregori), da tutti quelli che coltivano la curiosità, e non dalle elites, dai circoli degli addetti ai lavori, dagli intellettuali del vuoto e della chiacchiera.

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Francesco Monini
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