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27 Maggio 2016

Pannella

Tempo di lettura: 2 minuti


da: Mario Zamorani*

La scomparsa di Marco Pannella ha suscitato un’esplosione di commozione in quelle che amava definire “persone comuni”. A me ha insegnato tantissimo e sono orgoglioso di essere stato, sia pure in quota microscopica, parte della storia radicale di Pannella; presto organizzerò un suo pubblico ricordo a Ferrara.
La sua morte ha generato una partecipazione popolare straordinaria perché tanti italiani hanno percepito di avere perso un amico. I tantissimi la cui vita ha incrociato quella di Pannella sapevano che c’era e si sentivano rassicurati dal fatto che c’era, la sua assenza li ha disorientati e si sono ritrovati smarriti e commossi, un po’ orfani. Lo capisco e sono in sintonia con questa grande parte di “italiani comuni”.
Ora per la storia radicale si apre una fase complessa e difficile, inevitabilmente anche diversa, ma la diffusa pochezza di grande parte delle politica nazionale ha davvero bisogno del rifiorire della storia radicale. Ad esempio a partire da alcuni insegnamenti di Pannella: la politica può, anzi deve essere sempre nobile e alta, e deve creare (essere) cultura e sentire comune, non essere guidata da quello che c’è, dai sondaggi dell’oggi, dai vantaggi di un giorno o di una settimana, o peggio essere guidata dalla paura o dal rancore, così alimentandoli; deve essere guidata dal rispetto delle istituzioni e delle opinioni di quanti la pensano diversamente. Ad esempio a partire da figure come Emma Bonino, Marco Cappato e Riccardo Magi.
Una frase che Pannella ci ripeteva spesso, riferendosi a persone culturalmente e politicamente lontane: ci sono troppe cose straordinarie che potremmo fare assieme piuttosto che combatterci o demonizzarci. Penso a quando partecipò all’assise nazionale dei cacciatori, o ai Congressi nazionali dell’MSI quando nessuno lo faceva, o a quando cercava di parlare con i brigatisti rossi chiamandoli “compagni assassini”. Il dialogo prima di ogni altra cosa. Una forma mentis non tanto dissimile ma, di più, antitetica rispetto a quella praticata dagli esponenti dell’M5S. Politica alta e nobile come contrario dell’antipolitica. Noi non abbiamo l’istituto dell’espulsione ma, con regole certe e chiare decise a maggioranza dagli iscritti, di volta in volta gli iscritti – che si incontrano per Statuto a cadenze fisse – decidono a maggioranza senza censurare o demonizzare alcuno; crediamo nel diritto, nella regola e nelle istituzioni, non nella “ragion di partito”; nel dialogo, non nel rifiuto del “diverso”, scambiato per perverso.

*militante di storia radicale

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Riceviamo e pubblichiamo


Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno.  L’artista polesano Piermaria Romani  si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE

di Piermaria Romani

 

Cari lettori,

dopo molti mesi di pensieri, ripensamenti, idee luminose e amletici dubbi, quello che vi trovate sotto gli occhi è il Nuovo Periscopio. Molto, forse troppo ardito, colorato, anticonvenzionale, diverso da tutti gli altri media in circolazione, in edicola o sul web.

Se già frequentate  queste pagine, se vi piace o almeno vi incuriosisce Periscopio, la sua nuova veste grafica e i nuovi contenuti vi faranno saltare di gioia. Non esiste in natura un quotidiano online con il coraggio e/o l’incoscienza di criticare e capovolgere l’impostazione classica di questo “giornale” .

Tanto che qualcuno si è chiesto se  i giornali ancora servono, se hanno ancora un ruolo e un senso i quotidiani.  Arrivano sempre “dopo la notizia”, mettono tutti lo stesso titolo in prima pagina, seguono diligentemente il pensiero unico e il potente di turno, ricalcano in fotocopia le solite sezioni interne: politica interna, esteri, cronaca, economia, sport… Anche le parole sembrano piene di polvere, perché il linguaggio giornalistico, invece di arricchirsi, si è impoverito.  Il vocabolario dei quotidiani registra e riproduce quello del sottobosco politico e della chiacchiera televisiva, oppure insegue inutilmente la grande nuvola confusa del web.

Periscopio propone un nuovo modo di essere giornale, di fare informazione. di accostare Alto e Basso, di rapportarsi al proprio pubblico. Rompe compartimenti stagni delle sezioni tradizionali di quotidiani. Accoglie e riconosce uguale dignità a tutti i generi e a tutti linguaggi: così in primo piano ci può essere una notizia, un commento, ma anche una poesia o una vignetta.  Abbandona la rincorsa allo scoop, all’intervista esclusiva, alla firma illustre, proponendo quella che abbiamo chiamato “informazione verticale”: entrare cioè nelle  “cose che accadono fuori e dentro di noi”, denunciare Il Vecchio che resiste e raccontare Il Nuovo che germoglia; stare dalla parte dei diritti e denunciare la diseguaglianza che cresce in Italia e nel mondo. Insomma: un giornale non rivolto a questo o a quel salotto, ma realmente al servizio della comunità.

Con il quotidiano di ieri – così si diceva – oggi “ci si incarta il pesce”. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di  50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line,  le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.

Sembra una frase retorica ma non lo è: “Periscopio è un giornale senza padrini e senza padroni”. Siamo orgogliosamente antifascisti, pacifisti, nonviolenti, femministi, ambientalisti. Crediamo nella Sinistra (anche se la Sinistra non crede più a se stessa), ma non apparteniamo a nessuna casa politica, non fiancheggiamo nessun partito e nessun leader. Anzi, diffidiamo dei leader e dei capipopolo, perfino degli eroi. Non ci piacciono i muri, quelli materiali come  quelli immateriali, frutto del pregiudizio e dell’egoismo. Ci piace “il popolo” (quello scritto in Costituzione) e vorremmo cancellare “la nazione”, premessa di ogni guerra e di ogni violenza.

Periscopio è quindi un giornale popolare, non nazionalpopolare. Un quotidiano “generalista”,  scritto per essere letto da tutti (“quelli che hanno letto milioni di libri o che non sanno nemmeno parlare” F. De Gregori), da tutti quelli che coltivano la curiosità, e non dalle élite, dai circoli degli addetti ai lavori, dagli intellettuali del vuoto e della chiacchiera.

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