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da: organizzatori

Ancora una volta la Legge 194 torna ad essere il bersaglio di attacchi di stampo integralista e misogino che hanno il solo obiettivo di alimentare comportamenti violenti.

Attraverso l’attacco a questa legge si intende minare la libertà e autodeterminazione delle donne, imporre una visione del mondo patriarcale, autoritaria, violenta e sostanzialmente razzista.

Intorno al Comitato “no 194”, che intende organizzare il 13 giugno i suoi cortei e sit-in, si sono radunati forze politiche e gruppi xenofobi, razzisti, omofobi, sostenitori della razza bianca, della superiorità maschile, del contrasto alle pratiche contraccettive in nome di una rinnovata eugenetica di stampo nazifascista che vede le donne solo come fattrici.

Contro la libera responsabilità delle donne si ergono coloro che sbandierano la cultura della vita promuovendo e praticando gesti di morte, evocando condanne di piazza per ciò che appartiene all’intimità della coscienza individuale.

Riteniamo che tali manifestazioni debbano essere proibite in qualsiasi luogo perché incitano all’odio sociale attraverso enunciazioni provocatorie e il vilipendio delle leggi dello Stato.

Riteniamo che i Prefetti debbano intervenire perché le funebri litanie dei preganti contro la Legge 194 sono, di fatto, intimidazioni che hanno come bersaglio le donne e il personale medico non obiettore, oltre che una legge dello Stato.

In risposta alla richiesta di abrogare la legge 194 e di ritornare all’aborto clandestino, l’UDI ribadisce l’inammissibilità dell’obiezione selvaggia alla legge 194, così come viene attualmente praticata e sostiene l’esigenza di una sua severa regolamentazione affinché sia riconosciuta e rispettata la piena dignità delle donne.

Non difendono nessuna famiglia coloro che si ergono a giudici e pretendono di imporre la propria visione della vita, anche contro la legge, chiedendo di togliere alle donne la libertà di coscienza.

Chiediamo quindi a tutti i Prefetti di vietare tali manifestazioni in qualsiasi luogo e momento.

Chiediamo alle/ai parlamentari e a chiunque abbia funzioni pubbliche di operare, secondo il proprio mandato, affinché non sia permesso questo vergognoso attacco ai principi basilari della nostra Costituzione.

Il Coordinamento nazionale UDI – Unione Donne in Italia

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Riceviamo e pubblichiamo


Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno.  L’artista polesano Piermaria Romani  si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE

di Piermaria Romani

 

Caro lettore

Dopo molti mesi di pensieri, ripensamenti, idee luminose e amletici dubbi, quello che vi trovate sotto gli occhi è il Nuovo Periscopio. Molto, forse troppo ardito, colorato, anticonvenzionale, diverso da tutti gli altri media in circolazione, in edicola o sul web.

Se già frequentate  queste pagine, se vi piace o almeno vi incuriosisce Periscopio, la sua nuova veste grafica e i nuovi contenuti vi faranno saltare di gioia. Non esiste in natura un quotidiano online con il coraggio e/o l’incoscienza di criticare e capovolgere l’impostazione classica di questo “il giornale” un’idea (geniale) nata 270 anni fa, ma che ha introdotto  dei codici precisi rimasti quasi inalterati. Nemmeno la rivoluzione digitale, la democrazia informava, la nascita della Rete, l’esplosione dei social media, hanno cambiato di molto le testate giornalistiche, il loro ordine, la loro noia.

Tanto che qualcuno si è chiesto se ancora servono, se hanno ancora un ruolo e un senso i quotidiani.  Arrivano sempre “dopo la notizia”, mettono tutti lo stesso titolo in prima pagina, seguono diligentemente il pensiero unico e il potente di turno, ricalcano in fotocopia le solite sezioni interne: politica interna, esteri, cronaca, economia, sport…. Anche le parole sembrano piene di polvere, perché il linguaggio giornalistico, invece di arricchirsi, si è impoverito.  Il vocabolario dei quotidiani registra e riproduce quello del sottobosco politico e della chiacchiera televisiva, oppure insegue inutilmente la grande nuvola confusa del web.

Periscopio propone un nuovo modo di essere giornale, di fare informazione. di accostare Alto e Basso, di rapportarsi al proprio pubblico. Rompe compartimenti stagni delle sezioni tradizionali di quotidiani. Accoglie e dà riconosce uguale dignità a tutti i generi e tutti linguaggi: così in primo piano ci può essere una notizia, un commento, ma anche una poesia o una vignetta.  Abbandona la rincorsa allo scoop, all’intervista esclusiva, alla firma illustre, proponendo quella che abbiamo chiamato “informazione verticale”: entrare cioè nelle  “cose che accadono fuori e dentro di noi”, denunciare Il Vecchio che resiste e raccontare Il Nuovo che germoglia, stare dalla parte dei diritti e denunciare la diseguaglianza che cresce in Italia e nel mondo. .

Con il quotidiano di ieri, così si diceva, oggi ci si incarta il pesce. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di quasi 50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line,  le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.

Sembra una frase retorica ma non lo è: “Periscopio è un giornale senza padrini e senza padroni”. Siamo orgogliosamente antifascisti, pacifisti, nonviolenti, femministi, ambientalisti. Crediamo nella Sinistra (anche se la Sinistra non crede più a se stessa), ma non apparteniamo a nessuna casa politica, non fiancheggiamo nessun partito e nessun leader. Anzi, diffidiamo dei leader e dei capipopolo, perfino degli eroi. Non ci piacciono i muri, quelli materiali come  quelli immateriali, frutto del pregiudizio e dell’egoismo. Ci piace “il popolo” (quello scritto in Costituzione) e vorremmo cancellare “la nazione”, premessa di ogni guerra e  di ogni violenza.

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