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Da: Regione Emilia-Romagna

L’assessore regionale al Turismo, Andrea Corsini: “Dare più efficacia alla promozione del territorio valorizzando le aree omogene. Saremo operativi già dal prossimo marzo”

Entra nel vivo la fase costitutiva delle Destinazioni turistiche, previste dalla Legge regionale 4 che porta verso una semplificazione del sistema, con tre nuovi poli costituiti dalle province della Romagna e Ferrara, dalla Città Metropolitana di Bologna e dal territorio provinciale di Modena (che ha optato per una collaborazione istituzionale con Bologna sul versante della promozione turistica), mentre la terza metterà insieme i territori dell’Emilia occidentale compresi nelle province di Reg\gio Emilia, Parma e Piacenza.
Attualmente i piani di promo-commercializzazione sono 12: i 9 provinciali, più i 4 delle Unioni di Prodotto. Con le Destinazioni turistiche diventeranno tre.
All’interno di questo nuovo quadro, spetterà alle Destinazioni, cui potranno aderire anche le Camere di Commercio, istituire Cabine di regia con la partecipazione di soggetti privati del settore turistico locale. Dopo una fase di discussione che ha coinvolto tutti i territori della Regione, ora si procederà alla effettiva riorganizzazione.

”ll confronto istituzionale di questi ultimi mesi nei diversi territori dell’Emilia-Romagna ha portato a questa configurazione- anticipa l’assessore regionale al Turismo Andrea Corsini-. Crediamo sia funzionale al raggiungimento dell’obiettivo di promuovere ambiti territoriali che, superando i confini provinciali, valorizzino Destinazioni omogenee dal punto di vista delle vocazioni turistiche. L’obiettivo è dare più efficacia al sistema regionale di promo-commercializzazione turistica”.
Le Province e Comuni interessati hanno dato avvio all’iter di approvazione delle proposte di istituzione delle rispettive Destinazioni e dei relativi Statuti. Poi, aggiunge l’assessore Corsini “spetterà alla Giunta Regionale, sentita la competente commissione Assembleare (che è già stata aggiornata in una seduta dello scorso 7 dicembre), istituire le nuove Destinazioni turistiche. Contiamo che ciò possa avvenire entro il mese di gennaio– conclude-, consentendo così l’operatività delle Destinazioni già a partire dal marzo del prossimo anno”.
“Questi- conclude Corsini-, sono gli appuntamenti che ci impegneranno nei prossimi mesi e che dovranno condurci alla costruzione di un sistema regionale forte e coeso in cui Regione, Enti locali, Destinazioni turistiche, Apt e tutti i soggetti privati potranno operare insieme per lo sviluppo turistico dell’Emilia-Romagna”./AA

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Caro lettore

Dopo molti mesi di pensieri, ripensamenti, idee luminose e amletici dubbi, quello che vi trovate sotto gli occhi è il Nuovo Periscopio. Molto, forse troppo ardito, colorato, anticonvenzionale, diverso da tutti gli altri media in circolazione, in edicola o sul web.

Se già frequentate  queste pagine, se vi piace o almeno vi incuriosisce Periscopio, la sua nuova veste grafica e i nuovi contenuti vi faranno saltare di gioia. Non esiste in natura un quotidiano online con il coraggio e/o l’incoscienza di criticare e capovolgere l’impostazione classica di questo “il giornale” un’idea (geniale) nata 270 anni fa, ma che ha introdotto  dei codici precisi rimasti quasi inalterati. Nemmeno la rivoluzione digitale, la democrazia informava, la nascita della Rete, l’esplosione dei social media, hanno cambiato di molto le testate giornalistiche, il loro ordine, la loro noia.

Tanto che qualcuno si è chiesto se ancora servono, se hanno ancora un ruolo e un senso i quotidiani.  Arrivano sempre “dopo la notizia”, mettono tutti lo stesso titolo in prima pagina, seguono diligentemente il pensiero unico e il potente di turno, ricalcano in fotocopia le solite sezioni interne: politica interna, esteri, cronaca, economia, sport…. Anche le parole sembrano piene di polvere, perché il linguaggio giornalistico, invece di arricchirsi, si è impoverito.  Il vocabolario dei quotidiani registra e riproduce quello del sottobosco politico e della chiacchiera televisiva, oppure insegue inutilmente la grande nuvola confusa del web.

Periscopio propone un nuovo modo di essere giornale, di fare informazione. di accostare Alto e Basso, di rapportarsi al proprio pubblico. Rompe compartimenti stagni delle sezioni tradizionali di quotidiani. Accoglie e dà riconosce uguale dignità a tutti i generi e tutti linguaggi: così in primo piano ci può essere una notizia, un commento, ma anche una poesia o una vignetta.  Abbandona la rincorsa allo scoop, all’intervista esclusiva, alla firma illustre, proponendo quella che abbiamo chiamato “informazione verticale”: entrare cioè nelle  “cose che accadono fuori e dentro di noi”, denunciare Il Vecchio che resiste e raccontare Il Nuovo che germoglia, stare dalla parte dei diritti e denunciare la diseguaglianza che cresce in Italia e nel mondo. .

Con il quotidiano di ieri, così si diceva, oggi ci si incarta il pesce. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di quasi 50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line,  le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.

Sembra una frase retorica ma non lo è: “Periscopio è un giornale senza padrini e senza padroni”. Siamo orgogliosamente antifascisti, pacifisti, nonviolenti, femministi, ambientalisti. Crediamo nella Sinistra (anche se la Sinistra non crede più a se stessa), ma non apparteniamo a nessuna casa politica, non fiancheggiamo nessun partito e nessun leader. Anzi, diffidiamo dei leader e dei capipopolo, perfino degli eroi. Non ci piacciono i muri, quelli materiali come  quelli immateriali, frutto del pregiudizio e dell’egoismo. Ci piace “il popolo” (quello scritto in Costituzione) e vorremmo cancellare “la nazione”, premessa di ogni guerra e  di ogni violenza.

Periscopio è quindi un giornale popolare, non nazionalpopolare. Un quotidiano “generalista”,  scritto per essere letto da tutti (“quelli che hanno letto milioni di libri o che non sanno nemmeno parlare” F. De Gregori), da tutti quelli che coltivano la curiosità, e non dalle elites, dai circoli degli addetti ai lavori, dagli intellettuali del vuoto e della chiacchiera.

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