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BORDO PAGINA
Intervista ad Angelo Giubileo: L’Essere e il Nulla elettronici

Angelo  Giubileo “L’Essere e il Nulla nell’Era della Tecnica (La Carmelina edizioni, 2018, a c. di F. Felloni) presso Salerno il 9/11, Libreria Guida Salerno Imagesbook (18:30) con lo stesso Maurizio Landi (Notte senza Luna).

La Carmelina edizioni  ha dato alle stampe l’ultimo libro di Angelo Giubileo, filosofo neoparmenideo e giornalista di Salerno (Vice-Diretttore della testata on line Pensa Libero).
Così la sinossi lapidaria come una scintilla transemporale, tra presocratici e l’attuale mondo computer, bypassando – tra diversi input, gli stessi Heidegger, Godel, Santillana, Severino e Hawking…:

“Tutto imparerai, che l’essere “è” e che il non essere non è e non è possibile che sia. Così, Parmenide sintetizza l’esperienza, fin dagli inizi del tempo, dell’umano”.
E così lo stesso autore introduce la presentazione di Salerno (Breve estratto, incipit da IL  trionfo della Natura): “Nel saggio è circoscritta un’attività di ricerca e analisi di vita, che molti direbbero filosofica secondo il comune uso del termine, ma sbaglierebbero, durata per me quasi quarant’anni. Così che, per prima cosa, voglio innanzitutto esprimere la mia gratitudine ai miei cari e poi all’editore ferrarese, La Carmelina, che ha voluto premiare questa mia enorme fatica.
Attraverso il contenuto di molti saggi riletti e soprattutto vissuti in base alla mia esperienza “umana” individuale e comune, la mia storia ripercorre il pensiero e quindi il cammino o la via di Parmenide all’essere, intero, che da solo “è”. Da un punto di vista “umano” e quindi in base all’unico discorso accessibile alla specie corrispondente, il pensiero dell’eleate si conferma e si dimostra inattaccabile o incontrovertibile. (….)  … l’“umano” oltre a essere una parte destinata per se stessa allo spazio della natura dell’essere, è anche, secondo viceversa la lettura del tempo, destinata al movimento, ciò che impropriamente chiamiamo anche divenire; così che, in specie nell’attualità e piuttosto all’orizzonte, s’intravede uno spazio che potremmo dire “postumano” o non più “umano”, nel senso per l’appunto aggettivale e comune del termine usato.
Ulteriormente…..Angelo Giubileo   ci “spiega” il  senso  e la logica del suo robustissimo lavoro postfilosofico  in questa intervista:

Angelo, appena edito (La Carmelina) dopo una precedente versione solo digitale un saggio originale su Parmenide, una nuova edizione appunto parecchio ampliata e riveduta …
Sì Roby, dici bene. Infatti, la prima parte dell’attuale saggio riprende il testo già pubblicato a gennaio con Asino Rosso. E tuttavia, mentre quel testo anticipava i profili critici dell’interpretazione susseguitasi lungo 2500 anni circa dal pensiero di Parmenide, questo saggio intende invece esplicitarne il senso e la portata, che da un punto di vista ontologico è incontrovertibile – come accennato dallo stesso Aristotele e di cui è traccia nel testo – e quindi anche futuribile.

Giubileo, Parmenide, tra i precursori del metodo scientifico in certo senso?
La questione del metodo è e rappresenta un nodo essenziale per tutto ciò che concerne l’attività della specie “umana”. Nel saggio, siffatta questione è interpretata alla luce dell’impronta heideggeriana, che mette in relazione, nell’ambito dell’intero discorso filosofico, il metodo dei Greci con quello successivo, ma solo da un punto di vista storiografico, dei Romani.
Quanto al metodo scientifico, comunemente inteso, consiglierei la lettura del saggio, di uno storico della scienza quale Giorgio de Santillana, pubblicato nel 1961 in Italia con il titolo “Le origini del pensiero scientifico”.

Angelo Giubileo, un Parmenide, paradossalmente anche futuribile?
Bene, provo allora a riannodare il filo del discorso fin qui svolto e in qualche modo oltrepassare i limiti di un tempo storico definito, passato presente o futuro che sia. In qualche modo, ripeto, il pensiero di Parmenide oltrepassa infatti tali limiti e si situa, direbbe Heidegger “dimora” in uno spazio eterno-senza tempo. Come questo sia possibile, provo qui ad accennarlo. Se l’essere abbia avuto un inizio, occorre che il tempo o il punto esatto di quell’inizio sia distinguibile dal tempo di tutti gli altri punti. E invece, a differenza di tutti gli altri logici della classicità, e in particolare di Aristotele e Platone, il ragionamento di Parmenide è rigorosissimo, così che ogni punto o tempo dell’essere è in sé e per sé indistinguibile.
Agli albori della geometria euclidea, il pensiero di Parmenide dimora nello spazio sia “matematico” che “fisico”, così che soddisfa pienamente il principio che de Santillana dice “di Simmetria” o “Indifferenza”; mediante il quale lo storico osserva che cause intrinsecamente indistinguibili non possono per se stesse produrre effetti indistinguibili. E questo è ciò che vale e varrà, da sempre e per sempre, per l’“umano”.

Giubileo Angelo … infatti nel tuo testo molti riferimenti moderni …
Sì, in particolare indico qui tre nominativi e quindi tre esperienze di vita vissuta. Il primo, quello dell’astrofisico Stephen Hawking. Penso che molti possano sorprendersi nel leggere e quindi scoprire nel saggio che il celebre astrofisico, in ordine alla sua ricerca sul cosmo, abbia concluso usando le stesse parole, anzi lo stesso termine, definitivo, usato da Parmenide: “è”. Nel saggio, è presente anche un’analisi di confronto tra i principi della fisica “classica” e “moderna”, oltre che un’analisi dei principi matematici e relative conclusioni a cui è approdato il logico e matematico austriaco Kurt Godel con i suoi Teoremi di incompletezza o indecidibilità.
Quanto ai filosofi, tra i tanti classici e moderni che s’incontrano nel testo, segnalo qui il pensiero postmoderno e postumano del francese Jean-Francois Lyotard.

Angelo, nonostante siano passati secoli e secoli, che direbbe Parmenide, oggi, del mondo computer attuale?
Direbbe che l’Apparato Scientifico-Tecnologico costituisce, nell’era della tecnica, la sfida più recente in ordine di tempo storico, ma piuttosto da sempre più accreditata, spazialmente eterna, dell’“umano” alla Natura intera che lo circonda. La Natura, essa sola, capace tuttavia di “com-prendere” l’“intero”; di cui dice saggiamente Plutarco, distinguendolo da ogni singola “parte” di cui esso stesso si compone. Lo stesso “Intero” che, agli inizi del pensiero filosofico della tradizione, Anassimandro chiama il “Senza-limite”.

E quindi, sarebbe così spiegato l’approdo che, nel saggio, pare definitivo al Grande Pan?
Sì, ma per comprendere bene o meglio tutto questo, suggerisco quantomeno di leggere il testo …

Info
La  Carmelina Edizioni, il libro di Giubileo
Intervista ad Angelo Giubileo

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