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VETRIOLO
Ultim’ora, rimborso per gli obbligazionisti della banche salvate: i criteri di assegnazione

Il Governo preannuncia “misure di ristoro” a favore degli obbligazionisti delle quattro banca salvate, fra cui Carife. Del provvedimento, però, non beneficeranno tutti ma solo un terzo dei creditori. Gli insindacabili criteri di assegnazione del rimborso terranno conto: a) della parentela con Renzi b) della parentela con Boschi c) della parentela con Padoan.

L’INCHIESTA
Rimborsi per il sisma, l’odissea dei creditori

Tempi lunghi per i rimborsi dei danni del sisma. Lunghissimi. Il Comune di Ferrara svolge un’istruttoria accurata, al punto da ripetere per almeno due volte tutte le verifiche: la pratica presentata viene esaminata da un primo nucleo di valutazione che la istruisce e poi la trasmette al gruppo incaricato di predisporre l’ordinanza del sindaco che ripete di nuovo tutti controlli, magari eccependo sul lavoro fatto nel grado precedente. E alla fine se l’importo erogato è relativo a lavori in corso, a conclusione si deve verificare di nuovo che tutto quadri. E’ un po’ come in tribunale, con vari gradi di giudizio. E gli effetti non sono tanto differenti: si sa quando un ‘processo’ incomincia, non quando finisce. L’unica certezza è che il creditore dovrà avere pazienza, molta pazienza.

Trecentonovantatré sono le richieste di contributo accettate dal Comune di Ferrara su 2.102 presentate al 30 gennaio scorso. Venti milioni e trecentomila gli euro assegnati, dei quali dieci milioni 663mila già erogati ai primi 280 beneficiari. Gli altri sono in attesa. “Ora ci stiamo occupando degli interventi più onerosi, quelli relativi alle ricostruzioni vere e proprie: parliamo di importi sino a due, tre milioni ciascuno”. Marco Vanini è il responsabile dell’ufficio sisma e assieme ad altri undici colleghi, ingegneri o come lui architetti (e un amministrativo), già dal giugno 2012 si occupa delle pratiche relative ai rimborsi per i danni causati dal terremoto. “All’inizio eravamo solo in cinque, poi quando dopo circa un anno sono cominciate ad arrivare numerose istanze il numero è aumentato”.
Da più parti arrivano lamentele per la lentezza con cui procedono le istruttorie e si assegnano i soldi a chi ne ha diritto. Cosa dice la la normativa regionale a riguardo? “Dalla presentazione dell’istanza dovrebbero trascorrere massimo 60 giorni, ora portati a 90”. E invece? “Invece poi quasi sempre le domande sono incomplete e richiedono dunque integrazioni che allungano l’attesa”. In media quanto si aspetta? “Difficile fare una media”. In realtà un media matematica non è così difficile da calcolare, ma il prudente architetto Vanini non si sbilancia. Di certo c’è chi ha atteso anche un anno e mezzo prima di avere i soldi sul conto corrente.

Ma perché tanto tempo? Il Comune prevede due livelli di controllo. Il primo di merito. “Valutiamo le spese, la correttezza dei computi metrici, il rispetto delle normative sulla sicurezza, gli aspetti strutturali”. Se tutto è in ordine scatta il benestare e si predispone l’ordinanza del sindaco che sancisce il diritto al rimborso. A quel punto l’atto viene notificato alla banca che prenota alla Cassa depositi e prestiti la somma stanziata. “Quando però si procede a Sal (cioè a rimborsi in stato progressivo di avanzamento dei lavori, ndr) come avviene di norma, si rende ovviamente indispensabile un’ulteriore verifica, che comprovi il rispetto delle previsioni”. Comprensibile. Meno comprensibile invece è che lo stesso criterio si applichi anche a chi richiede il rimborso di lavori già effettuati e magari pure pagati. Anche in questo caso il fascicolo passa da un primo nucleo di istruttori a un secondo, con le medesime competenze (trattandosi sempre di architetti ed ingegneri) che prima di emettere l’ordinanza ripassa al setaccio per la seconda volta la documentazione già analizzata dai colleghi del medesimo ufficio, con un significativo e poco giustificato incremento dei tempi di attesi”. Anche perché un’ordinanza può richiedere tre mesi per essere prodotta. “Troppi?” ci domanda il responsabile, e di rimando ci mostra un faldone così pesante da sembrare un arma impropria… “D’altronde i controlli sono necessari, stiamo assegnando soldi della comunità, denaro di tutti, ci vuole senso di responsabilità”.
“E poi ci sono le telefonate – aggiunge – Ne arrivano tantissime. Rispondere a tutti e con cortesia è un dovere, ma richiede anche parecchio tempo”. Finirete entro l’anno l’esame delle pratiche pendenti? Vanini spalanca le braccia. “Forse sì, forse no. Io di certo terminerò il mio lavoro, perché a dicembre vado in pensione”.

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L’OPINIONE
Voltate pagina!

Settembre 2012. La Guardia di Finanza ha appena compiuto un blitz negli uffici della Regione di viale Aldo Moro. In quei giorni si tiene una drammatica riunione dei capigruppo. Marco Monari (capogruppo Pd), non immaginando di essere registrato dall’ex grillino Defranceschi, fa una serie di dichiarazioni gravi e inquietanti. La registrazione è stata consegnata agli inquirenti, ed è agli atti dell’inchiesta in corso per peculato. Ecco alcune delle affermazioni di Monari. “Tutto quello che non è raccontabile non si può più fare. Ora tutto quello che è stato fatto fino adesso è difficile da raccontare. Se vado da un consigliere e gli dico: con chi sei andato a mangiare? Quello mi risponde: ‘Fatti i cazzi tuoi!’.” “Oltre a non fare nulla e a non capire nulla, spendono un sacco di soldi, questo è il punto.” “Quello della politica è un concentrato di idioti. Il Pd è un partito grande, ci sono molti idioti, è proporzionale.” “L’incrocio dei dati, i rendiconti, sono le nostre mutande, è chiaro? Quando loro hanno i rendiconti dei gruppi, questo lo dobbiamo sapere… quando ce li ha uno che capisce di quella roba lì, ha tutto. Noi alla Corte dei Conti gli stiamo dando non le chiavi di casa, ma la casa.” Monari non trascura niente. Alla fine non poteva mancare l’attacco alla stampa. “Se fossi Berlusconi con cinque reti andrei tutte le sere in tv a dire che quelli della carta stampata sono delle teste di cazzo.” Matteo Richetti, in quell’anno presidente dell’Assemblea Regionale, dice nelle conclusioni: “La parte più critica delle spese ce l’abbiamo su questo: pranzi, cene e rimborsi chilometrici.” Non è necessario commentare. Mi parrebbe di infierire. Solo una considerazione personale. Domenica andrò a votare perché per me l’esercizio del voto è un atto sacro. Ma il grido che si sta levando, in una regione dal passato virtuoso, è forte e chiaro: voltate pagina! Prima che sia troppo tardi per la credibilità delle Istituzioni democratiche e per l’affidabilità di chi dovrebbe sentirsi onorato di rappresentarle.

Fiorenzo Baratelli è direttore dell’Istituto Gramsci di Ferrara

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