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Le luci di Massenzio fra le ombre dello stragismo

2. SEGUE – E’ il 1979: è trascorso un anno dall’uccisione di Aldo Moro, e la pressione del terrorismo e dello stragismo è ancora forte; lo Stato democratico ha tuttavia retto e ha dimostrato la sua fermezza; si ha la sensazione che la scelta di uccidere Moro sia stato un grave errore strategico da parte delle Br, e che da qual momento sia iniziata la sua parabola discendente.

Quell’estate, Massenzio, la grande arena cinematografica ideata da Renato Nicolini, riapre e propone due sezioni, “Visioni”, e a seguire “Prometeo – I miti della ragione della conoscenza e del dominio”, che fu curata, tra gli altri, da Massimo Forleo che ci racconta di quel periodo e dell’importanza delle iniziative culturali della cosiddetta Estate Romana.

Com’era quella estate del 1979, che clima si respirava?

Erano ancora anni difficili: il ’79 era l’anno dell’arresto dei leader di Potere operaio e Autonomia operaia Oreste Scalzone, Toni Negri e Franco Piperno; era anche l’anno dell’omicidio di Giorgio Ambrosoli il liquidatore della banca di Sindona; a Palermo veniva ucciso dalla mafia il commissario Boris Giuliano; si formava il primo governo “Kossiga”, come fu battezzato dalla estrema sinistra. Ma tra la gente c’era voglia di vivere, di uscire, di rompere l’assedio della paura, e Massenzio era ormai un mito.

Ti occupasti della programmazione di settembre denominata Prometeo; come fu concepita?

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Massenzio, la prima arena cinema estiva in Italia
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Le proiezioni duravano intere notti

Erano serate a tema, in cui contaminavamo cinema diciamo alto con altri generi; lo schermo era diventato gigante, circa 30 metri di larghezza; inserito tra i monumenti della basilica lo spettacolo era fantastico. Ispirandosi all’idea di fare intere notti di cinema, per cui a qualsiasi ora si poteva fare un salto e trovare gente e lo schermo acceso, le maratone divennero una abitudine: ricordo ad esempio una serata con “Barry Lindon” di Stanley Kubrick e “L’uomo che volle farsi Re” di John Huston, circa 6 ore di proiezione, si fecero le 4 del mattino.

Se non sbaglio, faceste un grande colpo con un mito del calcio…

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Migliaia di persone al cinema durante gli anni dello strgismo

Beh, in quel caso facemmo davvero un gran colpo. Eravamo ragazzi nati intorno agli anni ’50, e tutti avevamo nella testa la prima diretta televisiva vincente, dopo la sconfitta con la Corea nel 1966: i Mondiali Messico ’70, Italia-Germania 4-3. A quei tempi non c’era internet né le tante tv, e nessuno aveva più visto quella partita; cercai inutilmente la copia, finché un usciere della Fgci di Roma mi disse che il mitico dottor Fini, medico degli azzurri, ne aveva una copia che utilizzava per gli stage; andai a Coverciano, e ricevetti da lui una pizza in bianco e nero, che fu custodita per tutto il tempo da un suo addetto, per dire quanto era preziosa.

E come andò?
All’apertura del botteghino c’era una fila mostruosa; arrivati a 5.000 spettatori, i vigili intimarono la chiusura: quelli restati fuori premevano, ricordo uno che diceva “vengo da Frosinone”, un altro “da Firenze” e tutti “entriamo o con le buone o con le cattive”. Momenti difficili, alla fine tutto andò bene, erano tempi fantastici. Riuscii a tenerli tutti intrattenendoli con “Nashville” di Robert Altman, oltre 3 ore con cori bandiere e trombe. Passando dal 35 mm. al 16 mm., mandammo “Mexico e Nuvole” di Jannaci e poi partì la pellicola: un boato indimenticabile, una festa.

Altri aneddoti?

Dovete pensare che al tempo eravamo ragazzi di 25 anni, alle prime esperienze; una sera con tema “Il mostro” in cui programmavamo “Psyko” di Alfred Hitchcock, “Il collezionista” di William Wyler e “L’inquilino del III piano”, non so se mi spiego, alla cassa si presentano Isabella Rossellini e Martin Scorsese e chiedono due biglietti; era troppo, tutto doveva essere un sogno, e Massenzio dei primi anni era davvero un sogno.

E siccome tutti i sogni finiscono all’alba, come finì?

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Estate Romana, Basilica di Massenzio, Festival delle letterature 2012

Il 19 settembre, durante la proiezione di “West Side Story”, a Roma fu avvertita una scossa di terremoto; in sala non fu percepita, ma in via dei Fori Imperiali gli sfollati dalle case si incontrarono con gli spettatori, le due maree si fusero e sciolsero la tensione. La scossa però lesionò la volta della Basilica, che così non poté più ospitarci. Il cinema si trasferì al Colosseo, con il super evento della proiezione di “Napoleon” di Abel Gance su tre schermi e l’orchestra diretta dal padre di Coppola, poi a Circo Massimo e altre location; ma l’incanto era finito, e pian piano una eccessiva commercializzazione portò al declino della manifestazione.

Cosa resta di questa esperienza?
La consapevolezza che il cinema è amato dalla gente, che il buon cinema può essere per tutti e non solo per le élites; a Massenzio, forse, dobbiamo i mille schermi di cinema che ogni estate illuminano le nostre città…

La foto in evidenza è di Chiara Visconti ©

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La sera andavamo a Massenzio: quando il cinema era per tutti

Era il 1977: l’Italia viveva l’incubo del terrorismo dei Nar e delle Brigate rosse; come cantava Lucio Dalla “si mettono dei sacchi di sabbia davanti alla finestra… si esce poco la sera compreso quando è festa”.

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Renato Nicolini
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Basilica di Massenzio, 1977

L’assessore alla Cultura della giunta Argan, Renato Nicolini (1942 – 2012), ha l’idea di aprire uno spazio archeologico romano di grande suggestione, la Basilica di Massenzio, e affida alla Cooperativa Massenzio e all’Aiace, storica associazione amici del cinema d’essai, la realizzazione di una grande arena cinematografica, in collaborazione con Filmstudio, Politecnico, L’Occhio L’Orecchio La Bocca, i cineclub storici del periodo. Nasce così il mito di Massenzio e, con altre iniziative culturali, l’Estate Romana, imitata negli anni a seguire da molte altre città. Solo per dire, il ministro della Cultura francese Jack Lang ha più volte affermato di aver “copiato” il modello nicoliniano per la politica culturale francese degli anni ‘80.

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Estate Romana, Villa Ada 1978

La gente ricomincia a uscire la notte, si riappropria delle città, rompendo il coprifuoco degli anni di piombo. Il 25 agosto viene proiettato a ingresso gratuito “Senso” di Luchini Visconti, con qualche centinaio di spettatori; il tam tam porta la sera dopo migliaia di spettatori alla saga de “Il pianeta delle scimmie”. “Il senso più profondo dell’iniziativa era affidato all’incontro e alla mescolanza – ricorda Nicolini –  La sera dell’inaugurazione arrivai a Massenzio solo a mezzanotte. C’erano oltre 4000 persone e su una panca, in fondo, mi sedetti tra una famiglia romana che si era portata da mangiare i rigatoni da una parte e alcuni ragazzi che tentavano di fumare uno spinello dall’altra”.

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Estate Romana, Colosseo 1981

La sintesi di una operazione che superava la divisione tra la cultura delle elites e quella popolare. Un momento importante fu la proiezione monstre di “Novecento” atto I e II, di oltre 5 ore; la maratona cinematografica entra nel costume di massa, a Massenzio si vedeva cinema fino alle 3 o alle 4 della notte, talvolta si salutava l’alba. L’anno seguente l’iniziativa veniva replicata con il titolo “I Tarocchi”; una sezione speciale sul Medioevo fu affidata alle Acli per il cinema a Massenzio, all’Arci per la musica a Sant’ Ivo alla Sapienza, a Endas per i documentari a Piazza Margana; luoghi di Roma, per chi non li conoscesse, di assoluta suggestione architettonica, inimitabili teatri naturali.

Molto tempo è trascorso, ma abbiamo la fortuna di avere con noi uno dei protagonisti e pionieri di questa iniziativa, il giornalista esperto di cinema e curatore di festival Massimo Forleo, che gentilmente ci concede una conversazione.

Massimo, cosa ricordi del Massenzio 1978?

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Massimo Forleo

Nonostante il tema del Medioevo non apparisse particolarmente popolare, fu un successo inaspettato; 4/5 mila persone gremivano non solo la platea, ma tutti gli spazi possibili, talvolta accampandosi con coperte e cuscini; una sorta di happening di massa, dove persone di ogni provenienza si mescolavano e convivevano pacificamente. Ricordo con particolare affetto una serata, vista ora non facile, nella quale furono proiettati, in sequenza, “I cavalieri della Tavola Rotonda” di Richard Thorpe, “Lancillotto e Ginevra” di Robert Bresson e Monty Python e “Il Sagro Graal”, quasi 6 ore coi cambi pellicola, non si mosse nessuno, se ne andarono che quasi albeggiava…”

Ma per capire meglio, quale era l’obiettivo della programmazione?
A quei tempi non esisteva una politica culturale; la cultura era riservata a gruppi ristretti, ai pochi cineclub, alle sale da musica tipo Folkstudio, quasi sempre nel centro. Separate, c’erano le sterminate periferie, e l’idea, un po’ classista, che i periferici, i coatti come diciamo a Roma, fossero condannati all’esclusione culturale; beh, almeno in quegli anni, abbiamo dimostrato che non era vero, e che dipendeva da come si affrontava la questione; da noi i coatti c’erano, e ci divertivamo insieme… ”.

E dunque, come cercaste di superare questa situazione?
Il nostro scopo era rompere queste barriere, coinvolgere le periferie con eventi che non fossero escludenti; nella serata di cui ho parlato, ad esempio, inserimmo il film difficile in mezzo a due più facili; così 5.000 persone videro Bresson, la maggior parte, credo, per la prima volta. Ricercavamo un equilibrio, non facile, tra la qualità della proposta e la necessità, la voglia direi, di contaminare generi e pubblici, di non escludere nessuno ”.

1. CONTINUA

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