Tag: ministro franceschini

ROSPI / Prima la Cultura! Quella a pagamento però:
librerie aperte e biblioteche chiuse.

Una decina di giorni fa intervistavano in televisione un signore distinto, camicia, cravatta e un maglioncino di cashmere. Con una strana faccia, metà intellettuale e metà mercante. Era il presidente della Associazione Italiana Editori. Il quale, come tutti quelli che hanno un business da difendere, lamentava il disastro che la pandemia stava provocando nel suo settore. Nel 2020 si sarebbero stampati il 20% in meno di nuovi titoli: poco più di 60.000, invece degli 80.000 di quelli usciti nel 2019 (si sa che gli italiani non sono un popolo di lettori, sono un popolo di scrittori e poeti). Quindi milioni di copie in meno sugli scaffali delle librerie. Quindi milioni di Euro di fatturato in meno per grandi e piccoli editori.
La fosca previsione, assolutamente fondata, è arrivata certo alle orecchie del nostro solerte Ministro dei Beni Culturali. Che ha preso una decisione inedita, coraggiosa, ampiamente commentata dai media in Italia e nel mondo. Così, forse ispirandosi al vecchio adagio “non di solo pane vive l’uomo”, il governo ha disposto la riapertura, assieme a panetterie e supermercati, anche delle librerie.
Giusto, un libro è il ‘nutrimento dell’anima’. Io per esempio sono messo bene: ho la casa invasa dai libri, una scorta imponente, posso resistere all’emergenza coronavirus fino al 2030.
Peccato che il ministro Franceschini e tutto il governo si siano dimenticati delle biblioteche. Aprono, con tutte le precauzioni del caso, le librerie, mentre le biblioteche pubbliche (migliaia e sparse in tutti i borghi e città d’Italia) rimangono chiuse. Insomma, il ‘nutrimento dell’anima’ gli italiani possono andarselo a comprare (online o “di persona personalmente”), ma non possono prenderlo a prestito gratis. Forse non tutti sanno che il nostro Sistema Bibliotecario Nazionale (SBN) prevede che il prestito nelle biblioteche sia assolutamente gratuito. E’ un primato italiano, un segno di civiltà, che nessuno ricorda.
Dunque il made in italy delle biblioteche italiane rimane chiuso al pubblico. Chiuse le biblioteche e chiusi i musei. Se ne riparlerà a partire dal fatidico 4 maggio. Ha protestato perfino Vittorio Sgarbi: segno che anche uno come lui qualche volta ci azzecca.
Ecco quindi il rospo da sputare a cui allude il titolo di questo breve scritto. Abbiamo bisogno di cultura per uscire vivi dalla pandemia. Ne abbiamo bisogno come del pane. Ma tutta la cultura, non solo della cultura a pagamento. Caro Ministro, tu che nelle ore libere ti diletti a scriver romanzi, magari eri distratto, forse è stata solo una svista, ma ripensaci. E fallo subito: riapri le biblioteche.

DIARIO IN PUBBLICO
La bustina di zucchero, il cioccolatino e i furti delle opera d’arte

Un tempo nella nostra studiosa giovinezza di intellettuali(ni) pronti a storcere la bocca di fronte alla riproducibilità dell’arte nell’epoca tecnica, secondo i dettami del filosofo Benjamin, si usava incartare i cioccolatini con involucri riproducenti opere d’arte famose nel tentativo, poi fallito, di contrastare la moda e la fama di altrettanti celebri cioccolatini che assieme al bacio ti proponevano, e ancora ti propongono, massime, riflessioni, dettami in uno stile oracolare molto simile a quegli oroscopi a cui l’occhio corre seppur distrattamente in ogni tipo di quotidiano. Ma vuoi mettere scartare la raffaellesca ‘Madonna della seggiola’ e mettersi in bocca l’irresistibile scioglievolezza? In ogni caso sia lo scritto che l’immagine riportavano l’opera d’arte a una cartina da cioccolatini. Questa era in fondo l’educazione all’arte e alla scrittura che si voleva proporre. Leggo ora che invece del Tondo Doni di Michelangelo si offre al nostalgico avventore un caffè mussoliniano. A legger le cronache di “Frara” citta dalle 100 meraviglie si scopre che il bar un tempo frequentato poiché amabile momento di riposo dei pelosi e dei loro accompagnatori umani serve un caffè con zucchero contenuto in nostalgiche bustine dove campeggia lui, il dux dalla mascella fiera e dall’occhio proteso verso la conquista del mondo. E’ chiaro che brividi di malessere scorrono lungo il filo della schiena del lettore e un tempo avventore. Meglio, molto meglio una bustina con l’immagine della Primavera di Botticelli! E voglio scialare: anche proposta sotto le sembianze di Julia Roberts che impone la sua matura bellezza all’interno di calze e collants o di profumi francesi implacabilmente presentati da voci angliche che storpiano e spiacevolmente deturpano la dolce fonìa della lingua d’origine del prodotto. Così all’imperator fati, al muscoloso e pensoso conducator della nostra stirpe resta l’onore di una cartina da caffè dove il messaggio svanisce e si consuma nei brevi attimi dello strappo fatale e del lento girar del cucchiaino nella tazza. In tal modo da velleitarie nostalgie verso una fede feroce l’immagine fa ripiombare il dux in un tempo, per fortuna, decisamente sorpassato e reso inutile come inutile appare la cartina strappata.

Ben altra sorte attende invece le opere d’arte.

E si faccia attenzione alla modalità con cui 17 straordinarie opere d’arte, il meglio della collezione del Museo di Castelvecchio di Verona vengono sottratte al mondo con una banalissima e semplicissima incursione di tre uomini armati che non fanno fatica ad aver ragione di un solo guardiano che in quel momento si trovava nel grande museo vuoto e in procinto di chiudere.

Le reazioni di Tomaso Montanari su “la Repubblica” ben sottolineano come la responsabilità di quel facile furto non sia dovuta solo alla scarsità del personale ma a quella incuria, leggerezza, indifferenza verso il nostro patrimonio culturale e la sua conservazione. Qualunque sia stata la motivazione per cui si è così facilmente violato il principio primo della tutela e della conservazione delle opere d’arte questa gravissima scorreria inficia e mina dall’interno il tentativo del ministro Franceschini di rilanciare funzione e scopo del museo. Come scrive Montanari “non è possibile che Castelvecchio fosse difeso da una singola guardia giurata, come l’ultimo dei supermercati”. E come mi diceva Salvatore Settis riferendomi una conversazione avuta col ministro Franceschini in Persia, la cura per quanto necessaria è troppo violenta rispetto alla situazione del nostro patrimonio culturale affidato a musei fatiscenti (e si pensi al freddo e al caldo a cui sono sottoposti i delicatissimi quadri come ben ci ha insegnato la condizione della Pinacoteca ferrarese il cui stato francamente ci preoccupa dopo la vampata di calore ben presto estinta da altre notizie certo più gravi ma sul piano culturale certamente meno urgenti).

Se si è notato, solo dopo 48 ore la notizia è rimbalzata sulla stampa e sui media ma sempre defilata e presentata come un grave incidente procurato “su commissione” da qualche fantomatico miliardario che vuole godersi nel caveau di qualche banca compiacente quei capolavori o da una banda di ladri che chiederanno un riscatto. E quasi a livello fantascientifico -ma in questi tempi malvagi pur possibile- la notizia del furto interrompe la consegna del premio dato a due donne che hanno parte preponderante seppur non necessariamente collegate alla esecuzione di furto così anomalo: Barbara Serra conduttrice del canale di al-Jazeera e Paola Marini direttrice del Museo di Castelvecchio. Sarà sicuramente una coincidenza ma quanto di simbolicamente importante può rivelarsi presso un pubblico così teso e preoccupato per i fatti mostruosi che stanno avvenendo a Parigi, a Bruxelles e nelle altre capitali europee? Ripeto solo un caso, ma quanto di simbolico in questo caso. Così Montanari ha gioco facile nel mettere in evidenza un punto fondamentale. Il nostro patrimonio è un museo diffuso ben superiore ai 20 supermusei individuati dalla riforma Franceschini tuttavia “è completamente indifeso, reso vulnerabile da decenni di tagli selvaggi ai bilanci della cultura e degli enti locali”. La legislazione poi è totalmente inadeguata a questo tipo di reato che, Montanari ricorda, il giurista Paolo Maddalena definisce “disastro culturale” Scrive ancora l’amico Montanari: “Oggi, come oggi, se rubo un Mantegna è come se rubassi una bicicletta e i ladri di Castelvecchio rischiano per le modalità del reato (rapina a mano armata), ma non per l’oggetto straordinario di quel reato.”

E’ scontato dire che in tempi così calamitosi necessariamente passa sotto silenzio presso gli “itagliani” la ferita mortale che viene inflitta ancora una volta alla bellezza che è verità, alla negazione della Storia in nome di un’economia che sempre di più diventa una ringhiosa protagonista di necessità che sempre più dimostrano il lento e irrisolvibile scivolamento della nostra idea illuminista dei valori.

Così su un’opera immensa come la Madonna della quaglia di Pisanello si stende l’oscurità limacciosa che riporta la sua straordinaria carica d’interpretazione del mondo in cui ci è necessario vivere ad un unico valore venale. Quell’opera ha un prezzo e solo a prezzo la si giudica.

Allora se questa è la logica non mi sento più umano ma uno Charlot qualsiasi stritolato dagli ingranaggi della macchina economica come, appunto, il titolo del film ne proclama la sua attualità: Tempi moderni.

L'INFORMAZIONE VERTICALE
osservatorio globale

L’occhio di periscopio

Il giornalismo online in questi ultimi anni ha innescato una profonda trasformazione del nostro modo di informarci. Le notizie sono immediatamente disponibili attraverso la rete, continuamente aggiornate, facilmente reperibili. L’informazione è abbondante, la cronaca è ampiamente garantita. Quel che risulta carente è una chiave di interpretazione dei fatti, uno strumento di analisi capace di fornire una lettura che si spinga oltre la superficie degli avvenimenti. FerraraItalia ha questa ambizione: offrire commenti, analisi, punti di vista che contribuiscano alla formazione di una più consapevole coscienza del reale da parte di ciascuno e a vantaggio di tutti, come imprescindibile condizione per l’esercizio di una cittadinanza attiva e partecipe. Ferraraitalia è un quotidiano indipendente globale-locale che sviluppa un’informazione verticale tesa all’approfondimento, perseguito con gli strumenti giornalistici dell’inchiesta, dell’opinione, dell’intervista e del racconto di vicende emblematiche e in quanto tali rappresentative di realtà più ampie, di tendenze, di fenomeni diffusi (26 novembre 2013)

Redazione

Direttore responsabile: Francesco Monini
Collettivo di redazione: Vittoria Barolo, Nicola Cavallini, Simonetta Sandri, Ambra Simeone, Carlo Tassi, Bruno Vigilio Turra
Segreteria di redazione: Paola Felletti Spadazzi

I nostri Collaboratori: Sandro Abruzzese, Francesca Alacevich,Alice & Roberta, Catina Balotta, Fiorenzo Baratelli, Roberta Barbieri, Grazia Baroni, Davide Bassi, Benini & Guerrini, Gian Paolo Benini, Marcello Bergossi, Loredana Bondi, Marcello Brondi, Sara Cambioli, Marina Carli, Emanuela Cavicchi, Liliana Cerqueni, Ciarìn, Riccarda Dalbuoni, Roberto Dall'Olio, Costanza Del Re, Jonatas Di Sabato, Anna Dolfi, Laura Dolfi, Francesco Facchiano, Franco Ferioli, Giovanni Fioravanti, Giuseppe Fornaro, Maura Franchi, Riccardo Francaviglia, Andrea Gandini,Sergio Gessi, Pier Luigi Guerrini, Sergio Kraisky, Francesco Lavezzi, Daniele Lugli, Carl Wilhelm Macke, Beniamino Marino,Carla Sautto Malfatto, Fabio Mangolini, Cristiano Mazzoni,Giorgia Mazzotti, Paolo Moneti, Francesco Minimo, Alice Miraglia,Corrado Oddi, Fabio Palma, Roberto Paltrinieri, Valerio Pazzi,Carlo Perazzo, Federica Pezzoli, Gian Gaetano Pinnavaia, Mauro Presini, Claudio Pisapia, Redazione, Francesco Reyes, Raffaele Rinaldi, Laura Rossi, Radio Strike, Gian Pietro Testa, Roberta Trucco, Federico Varese, Ranieri Varese, Gianni Venturi, Nicola Zalambani, Andrea Zerbini

Hanno collaborato: Francesca Ambrosecchia, Stefania Andreotti, Anna Maria Baraldi Fioravanti, Chiara Baratelli, Enzo Barboni, Chiara Bolognini, Marco Bonora, Francesca Carpanelli,Andrea Cirelli, Federico Di Bisceglie, Barbara Diolaiti, Roberto Fontanelli, Aldo Gessi, Emilia Graziani, Ivan Fiorillo, Monica Forti,Fulvio Gandini, Simona Gautieri, Camilla Ghedini, Roby Guerra,Giuliano Guietti, Gianfranco Maiozzi, Silvia Malacarne, Virginia Malucelli, Federica Mammina, Paolo Mandini, Giovanna Mattioli,Daniele Modica, William Molducci, Raffaele Mosca, Alessandro Oliva, Luca Pasqualini, Martina Pecorari, Giorgia Pizzirani,Andrea Poli, Valentina Preti, Alessio Pugliese, Chiara Ricchiuti,Riccardo Roversi, Nuccio Russo, Vittorio Sandri, Gaetano Sateriale, Valentina Scabbia, Arianna Segala, Franco Stefani,Elettra Testi, Ajla Vasiljević, Ingrid Veneroso, Andrea Vincenzi,Fabio Zangara

Clicca sull’Autore per i suoi contributi.
CONTATTI
Inviare i comunicati stampa a: redazione@ferraraitalia.it
Inviare lettere al giornale a : interventi@ferraraitalia.it


FERRARAITALIA
Testata giornalistica online d'informazione e opinione, registrazione al Tribunale di Ferrara n.30/2013