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da: ufficio stampa giunta regionale Emilia-Romagna

La Giunta relaziona in Commissione a quasi 4 anni di distanza dalle scosse del 20 e 29 maggio 2012: “Interventi in sicurezza e nella legalità, più semplificazione nell’erogazione di fondi, le procedure previste sono garanzia per tutti di rispetto delle regole e di equità”.

Bologna – Oltre 2,7 miliardi di contributi di cui 1,4 miliardi liquidati per la ricostruzione di abitazioni e imprese. Il “cratere” che si restringe, con 25 Comuni che hanno pressoché concluso la ricostruzione privata. Sono 60 su 134 i soggetti pubblici che hanno avuto tutti i finanziamenti per poter portare a termine le opere di loro competenza. E per 1.770 piccole imprese dei centri storici e centri abitati, in Comuni ricompresi nelle Zone franche urbane, due anni di agevolazioni fiscali per complessivi 39,2 milioni. Introdotti meccanismi più semplici per la liquidazione dei contributi alle aziende danneggiate.
Numeri e percorsi della ricostruzione post terremoto in Emilia, tracciati oggi dall’assessore competente in una audizione alla III Commissione dell’Assemblea legislativa, a quasi 4 anni di distanza dalle scosse del 20 e 29 maggio 2012.
«E’ stata l’occasione – ha detto l’assessore intervenendo in Commissione – per fare il punto sulla ricostruzione che oggi si concentra sui Comuni che hanno avuto i maggiori danni e sulla ricostruzione pubblica oggetto di finanziamenti statali ma anche di donazioni. Ora, anche grazie alla definizione di un perimetro più ristretto del “cratere” ci concentreremo ulteriormente sui territori ancora impegnati su quote importanti di ricostruzione, in primo luogo privata, perché vogliamo che tutti i cittadini e le imprese tornino alla normalità ».
Per le opere pubbliche e i beni culturali, gli interventi inseriti nell’apposito Programma sono complessivamente 2.039 che, ad oggi, hanno una copertura di oltre 1 miliardo. «L’impegno della Regione – ha aggiunto l’esponente della Giunta – punta ad accelerare la ricostruzione pubblica. A tal fine siamo in stretto contatto con il Ministero dei Beni Culturali per avere personale e organizzazione in grado di far fronte alla progettazione preliminare ed esecutiva».
Ad oggi, per quanto riguarda le abitazioni, sono 4.069 i cantieri conclusi (circa 13 mila le unità abitative) che hanno consentito a oltre 18 mila persone di rientrare a casa.
Sul fronte delle imprese, supera il miliardo dei contributi concessi di cui 468 milioni liquidati.
Per quanto riguarda la norma delle Zone Franche Urbane, 1770 imprese (micro, piccole e medie) localizzate nei centri storici e nei centri abitati più colpiti dal sisma e dall’alluvione, hanno potuto beneficiare di 39,9 milioni di euro sul biennio, aggiuntivi delle altre risorse destinate alla ricostruzione.
Per quanto riguarda la sicurezza e l’adeguamento sismico dei capannoni ad uso produttivo, a breve uscirà un nuovo bando Inail che chiuderà il 30 giugno. La procedura di prenotazione svolta nel mese di marzo ha visto 2.046 imprese interessate per un totale di contributi di circa 500 milioni di euro. Pertanto il Commissario ha provveduto a richiedere l’erogazione delle ulteriori due annualità di fondi Inail.
In costante riduzione, l’assistenza alla popolazione. Ad oggi i nuclei famigliari in assistenza sono 3.347, mentre a maggio 2012, dopo il sisma, erano 16.547 (meno ’80%). Le forme di assistenza continuano ad essere diversificate e riguardano esclusivamente i nuclei familiari con percorso di rientro perché proprietari della abitazione o perché in affitto con rientro una volta ristrutturato la casa. Le forme più utilizzate rimangono il contributo per l’affitto (1486 nuclei); il contributo di disagio abitativo (1216 nuclei); alloggi in locazione temporanea (289 nuclei). Per quanto riguarda, invece, i moduli abitativi provvisori (Pmar) dei 757 del 2012 oggi ne sono rimasti 150, famiglie che hanno volontariamente deciso di rimanere.
«Tutto il lavoro sulla ricostruzione è stato fatto in sicurezza e nel rispetto della legalità, con un passo programmato e definito insieme ai Comuni ed alle rappresentanze economico sociali del territorio. Le procedure per accedere ai contributi, in costante processo di miglioramento, sono comunque necessarie quando si utilizzano risorse pubbliche. L’esperienza ci insegna che non possono essere banalmente definite solo burocrazia e appesantimento, poiché al contrario sono garanzia per tutti di rispetto delle regole e di equità» ha concluso l’assessore regionale.

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REGIONE EMILIA-ROMAGNA


Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno.  L’artista polesano Piermaria Romani  si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE

di Piermaria Romani

 

Cari lettori,

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Se già frequentate  queste pagine, se vi piace o almeno vi incuriosisce Periscopio, la sua nuova veste grafica e i nuovi contenuti vi faranno saltare di gioia. Non esiste in natura un quotidiano online con il coraggio e/o l’incoscienza di criticare e capovolgere l’impostazione classica di questo “giornale” .

Tanto che qualcuno si è chiesto se  i giornali ancora servono, se hanno ancora un ruolo e un senso i quotidiani.  Arrivano sempre “dopo la notizia”, mettono tutti lo stesso titolo in prima pagina, seguono diligentemente il pensiero unico e il potente di turno, ricalcano in fotocopia le solite sezioni interne: politica interna, esteri, cronaca, economia, sport… Anche le parole sembrano piene di polvere, perché il linguaggio giornalistico, invece di arricchirsi, si è impoverito.  Il vocabolario dei quotidiani registra e riproduce quello del sottobosco politico e della chiacchiera televisiva, oppure insegue inutilmente la grande nuvola confusa del web.

Periscopio propone un nuovo modo di essere giornale, di fare informazione. di accostare Alto e Basso, di rapportarsi al proprio pubblico. Rompe compartimenti stagni delle sezioni tradizionali di quotidiani. Accoglie e riconosce uguale dignità a tutti i generi e a tutti linguaggi: così in primo piano ci può essere una notizia, un commento, ma anche una poesia o una vignetta.  Abbandona la rincorsa allo scoop, all’intervista esclusiva, alla firma illustre, proponendo quella che abbiamo chiamato “informazione verticale”: entrare cioè nelle  “cose che accadono fuori e dentro di noi”, denunciare Il Vecchio che resiste e raccontare Il Nuovo che germoglia; stare dalla parte dei diritti e denunciare la diseguaglianza che cresce in Italia e nel mondo. Insomma: un giornale non rivolto a questo o a quel salotto, ma realmente al servizio della comunità.

Con il quotidiano di ieri – così si diceva – oggi “ci si incarta il pesce”. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di  50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line,  le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.

Sembra una frase retorica ma non lo è: “Periscopio è un giornale senza padrini e senza padroni”. Siamo orgogliosamente antifascisti, pacifisti, nonviolenti, femministi, ambientalisti. Crediamo nella Sinistra (anche se la Sinistra non crede più a se stessa), ma non apparteniamo a nessuna casa politica, non fiancheggiamo nessun partito e nessun leader. Anzi, diffidiamo dei leader e dei capipopolo, perfino degli eroi. Non ci piacciono i muri, quelli materiali come  quelli immateriali, frutto del pregiudizio e dell’egoismo. Ci piace “il popolo” (quello scritto in Costituzione) e vorremmo cancellare “la nazione”, premessa di ogni guerra e di ogni violenza.

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