30 Marzo 2016

Piano energetico regione, il futuro passa anche dalla mobilità sostenibile

REGIONE EMILIA-ROMAGNA

Tempo di lettura: 3 minuti

da: ufficio stampa giunta regionale Emilia-Romagna

Favorire il trasporto pubblico locale e forme alternative di alimentazione per i mezzi ma anche ridurre il ricorso all’auto. L’assessore regionale Donini: “La sostenibilità dei trasporti è la sfida fondamentale del Piano integrato dei trasporti 2025”.

Bologna – Il futuro passa anche dalla mobilità sostenibile. Questo anche se la percentuale di consumo da prodotti petroliferi nel settore dei trasporti in Emilia-Romagna è ancora del 94%, a fronte di un 5% di gas naturale e l’1% di energia elettrica. La mobilità, i consumi ad essa legati e il futuro dei trasporti in Emilia-Romagna sono stati i temi al centro del convegno di oggi – che rientra nel percorso partecipato per la costruzione del nuovo Piano energetico regionale – al quale hanno partecipato gli assessore regionali Palma Costi (Attività produttive e Piano energetico) e Raffaele Donini (Trasporti e mobilità).
«Dai dati che abbiamo – ha detto Raffaele Donini, assessore alla Mobilità e ai trasporti della Regione Emilia-Romagna – la mobilità sostenibile nel suo complesso è ancora minoritaria, per questo dobbiamo promuovere i piani urbani per la mobilità sostenibile, agganciarci ai finanziamenti europei per promuovere anche la mobilità elettrica e soprattutto, se pensiamo che la maggioranza degli spostamenti di cittadini dell’Emilia-Romagna avviene entro i 10 km, dobbiamo incrementare il trasporto pubblico locale, anche ferroviario, che deve diventare sempre più competitivo. Una sfida importante che coglieremo anche nel prossimo Prit 2025 con interventi concreti».
Secondo i dati, in Emilia-Romagna utilizza l’auto per gli spostamenti quotidiani il 65% dei cittadini, soltanto l’8,3% utilizza il trasporto pubblico locale, il 12,9% si sposta a piedi, il 9% utilizza la bicicletta e il 4,6% la moto. I singoli spostamenti di lunghezza inferiore ai 10 km costituiscono nel 2013 ancora oltre il 70% del totale.
L’Emilia-Romagna si contraddistingue per la buona dotazione infrastrutturale, che la colloca fra le prime tre regioni italiane. Un dato positivo che ha però un risvolto negativo, favorendo un forte ricorso all’utilizzo dell’auto e del piccolo autotrasporto su gomma, come del resto in tutto il paese, con un parco privato di 3,6 milioni di veicoli; nel 2012 erano 2.740.922 le sole autovetture immatricolate in regione (626,1 autovetture ogni 1000 abitanti) con un forte impatto a livello ambientale. Nel 2014 i veicoli elettrici sono in totale 1248 (333 autovetture e 915 autocarri).
A fronte di questi dati, il traffico su strada e il riscaldamento civile rappresentano le fonti principali di emissioni primarie di Pm 10 (rispettivamente 34% e 40%), seguiti dai trasporti non stradali e dell’industria. «Questi numeri impongono – ha aggiunto l’assessore alle attività produttive Palma Costi – di rendere più sostenibile il settore della mobilità, favorendo il più possibile forme alternative di trasporto a basse emissioni. Gli interventi previsti, sostenuti in gran parte dai fondi europei, in particolare il Por Fesr nello specifico asse per la promozione della low carbon economy, prevedono prioritariamente la diffusione di veicoli a basse emissioni con l’obiettivo del miglioramento della qualità dell’aria».
Gli obiettivi principali sono quelli di un incremento di almeno il 10% del numero dei passeggeri che utilizzano il trasporto pubblico locale (Tpl) rispetto agli attuali 251 milioni; di una riduzione delle emissioni atmosferiche legate alle trasformazioni energetiche per le emissioni dei gas climalteranti e per gli inquinanti (Pm10, NOx e COV); di un potenziamento, pari a circa l’8%, del parco veicolare del Tpl (oggi di poco superiore alle 1000 unità) utilizzabile solo per traffico di servizio pubblico nell’ambito delle aree urbane. I programmi puntano anche ad un’evoluzione e a una diffusione più capillare del sistema di tariffazione integrata regionale Mi Muovo. Sono previsti anche interventi sul materiale rotabile, integrati con interventi per le infrastrutture necessarie all’utilizzo del mezzo a basso impatto ambientale.



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