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Lombardia 40% e Lazio 37% di votanti: super astensionismo e vittoria (prevista) della destra

di Salvatore Turi Palidda
(pubblicato in francese su Mediapart )

Come prevedibile, l’astensionismo ha trionfato e fa governare la destra con il 22% degli aventi diritto al voto in Lombardia e il 19% nel Lazio. È il successo del massacro della cosiddetta democrazia rappresentativa perseguito da destra ed ex sinistra in un Paese in balia del neoliberismo più aggressivo, tutto a favore dei neofascisti e del business e della speculazione finanziaria.

Queste elezioni sono considerate importanti sia perché riguardano quasi un quarto degli elettori di tutta Italia, sia perché il partito dominante della coalizione di governo (Fratelli d’Italia, il partito neofascista della Meloni) ha scommesso su questo risultato per continuare a relegare i suoi alleati (Lega e il partito di Berlusconi) a un peso sempre più debole.

In Lombardia si è registrato solo il 40% dei votanti (33 punti in meno rispetto al 2018); la coalizione vincente delle destre ha avuto solo il 22% degli aventi diritto di voto, ma potrà governare tranquillamente perché ha quasi il 55% dei votanti.

In Lazio ha votato solo il 37% degli elettori (quasi il 30% in meno rispetto al 2018), la coalizione delle destre che ha vinto e potrà governare tranquillamente con il 19% dei voti degli aventi diritto (e a Roma, che ha i tre quarti dei residenti della regione ha votato solo il 35%).

Destre ed ex sinistra possono disporre e governare con sempre meno elettori votanti e quindi più facilmente controllabili.

In Lombardia ha vinto la coalizione dei partiti del governo Meloni e soprattutto il suo partito con sempre lo stesso candidato, figura leghista piuttosto mediocre e scampato per un soffio all’incriminazione per la sua presunta gestione criminale della pandemia come di tutte le vicende della regione. Ricordiamo che la Lombardia ha avuto il maggior numero di decessi per Covid19 e questo governatore della regione ha garantito la continuità dell’amministrazione criminale della sanità pubblica creata dal suo predecessore Formigoni. Questi era un dirigente di Comunione e Liberazione e della Compagnia delle Opere, organizzazioni di affaristi cattolici di destra malvisti anche dagli altri cattolici; ha concluso la sua carriera politica in carcere.

La seconda coalizione della ex sinistra in Lombardia ha avuto quasi il 34% del 40% dei votanti e quindi il 13,75 degli aventi diritto al voto con un candidato che gioca un po’ a sinistra.

Cosa è successo in Lombardia?

In questa regione esisteva il più vasto tessuto di grandi e medie industrie d’Italia. Dagli anni ’70, come ovunque, iniziò un processo di fortissima destrutturazione economica, sociale, culturale e politica (la fine della “società industriale”).
Era uno dei luoghi con la più potente capacità di mobilitazione dei sindacati, del Partito comunista e di tutta la sinistra. Questo processo devastante ha provocato la profonda crisi dell’azione collettiva e di tutta la sinistra, il proliferare del precariato, il subappalto e quindi l’“atomizzazione” dei lavoratori.

Da allora a trionfare sono state la destra berlusconiana e la Lega Nord (tranne che a Milano città). Così la Lombardia è diventata la roccaforte della Lega (i razzisti dei Bossi e Salvini) e ora del partito neofascista del capo del governo Meloni. I molteplici casi di corruzione, i reati sanitari e ambientali e il dilagare del supersfruttamento, in particolare degli immigrati, non hanno minato il consenso a favore delle destre. Nel frattempo la sinistra tradizionale è scomparsa. L’ex sinistra ha deluso e persino disgustato l’elettorato di sinistra al punto che oggi non vota più (anch’essa è stata coinvolta in diversi casi di corruzione). In Lombardia il Movimento Cinque Stelle non ha mai ottenuto risultati di rilievo.

Nel Lazio, con Roma che in passato è stata piuttosto di sinistra mentre il resto della regione è sempre stata piuttosto di destra, l’ex sinistra non ha mancato di deludere con anche diversi casi di corruzione. Il Movimento Cinque Stelle, soprattutto a Roma, aveva avuto un grande successo ma è stato poi eroso da una gestione del comune di Roma che ha mostrato molte flagranti incapacità ed è stata coinvolta anche nella corruzione. Il candidato che ha vinto (scelto dalla stessa Meloni) è anch’egli un personaggio sospettato di loschi affari e ha vinto anche a Roma dove l’ex sinistra ha avuto solo il 12% dei voti degli aventi diritto e il candidato del Movimento Cinque Stelle il 4%.

Il trionfo dell’«anomia politica neoliberista» e della post-politica al di là di ogni ideologia

Lo avevamo previsto osservando i risultati delle elezioni del settembre 2022: hanno attestato che l’Italia stava sprofondando nell’«anomia politica neoliberista» e quindi l’ascesa dell’astensionismo e della “post-politica oltre ogni ideologia”, ma a vantaggio dei circoli dei dominanti e della loro clientela.

È costernante! L’Italia, che aveva i sindacati più forti e la sinistra più forte fra i cosiddetti « paesi occidentali sviluppati », sta sprofondando in una situazione orribile. Assistiamo all’eterogenesi della cosiddetta pseudo-democrazia. E non è da escludere che ciò possa portare a un movimento di sabotaggio generalizzato delle elezioni.

Salvatore Turi Palidda
Sociologo, è stato professore presso Università degli Studi di Genova. Ha studiato a Parigi all’EHESS – Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales

Cover: immagine su licenza Wikimedia Commons

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