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La politica sulle droghe e la crisi climatica

Nel febbraio 2023 è stata costituita la Coalizione internazionale per la riforma della politica sulla droga e la giustizia ambientale. Una coalizione – come sottolineano i promotori – “emergente”, non gerarchica, multilingue, transnazionale e in crescita, costituita da soggetti provenienti da spazi, esperienze e prospettive diverse e composta da sostenitori, attivisti, artisti e accademici provenienti sia dal movimento di riforma della politica sulla droga che dal movimento ambientalista e climatico. I membri provengono da Bolivia, Brasile, Colombia, Myanmar, Paesi Bassi e Regno Unito.

Di recente è stato reso pubblico un rapporto innovativo della Coalizione internazionale per la riforma delle politiche sulla droga e la giustizia ambientale  che riunisce prove che rivelano come il sistema di proibizione della droga – la cosiddetta “guerra alla droga” – stia minando l’azione per il clima e portando alla violenza e alla criminalità organizzata molti Paesi con ecosistemi estremamente preziosi e minacciati, tra cui l’Amazzonia e altre foreste tropicali.

 Il rapporto, frutto di un lavoro collettivo di scienziati, accademici e attivisti di tutto il mondo (attualmente coordinati da Health Poverty Action), delinea i modi principali in cui la politica sulla droga ostacola la giustizia climatica, a partire dalla proibizione delle droghe che ne spinge la produzione e il traffico in aree remote e vitali della biodiversità, dove i profitti del commercio vengono reinvestiti in altre attività dannose per l’ambiente, come l’estrazione mineraria illegale, l’accaparramento di terre e il disboscamento.

Il rapporto punta il dito sul proibizionismo che ha rafforzato e arricchito gruppi criminali organizzati e violenti, ha creato un’economia sommersa, abbastanza potente da destabilizzare interi paesi, lasciando che i funzionari legiferassero nell’interesse della criminalità organizzata piuttosto che a favore delle persone e del pianeta.

Al centro del rapporto c’è un appello al movimento ambientalista affinché consideri maggiormente che il proibizionismo della droga è un fattore chiave della criminalità organizzata, della corruzione e del sequestro statale nelle regioni ecologicamente fragili e che affrontare l’emergenza climatica richiede un’azione urgente e coordinata da parte dei movimenti politici per l’ambiente e la droga, per sostituire il proibizionismo con una regolamentazione che sostenga le persone e il pianeta.

Siamo di fronte, certifica il rapporto, a tassi “straordinari e ostinatamente costanti” di perdita delle foreste tropicali. Il Gruppo internazionale di esperti sul cambiamento climatico delle Nazioni Unite (IPCC) ha chiesto un’azione urgente per proteggere e ripristinare le foreste, rafforzandone la governance e la gestione.

Politici, ministeri dell’ambiente, ONG e gruppi della società civile di tutto il mondo cercano, seppur con limiti, contraddizioni e ritardi, di  mettere in campo “risposte di governance urgenti per proteggere i più grandi pozzi di carbonio del pianeta, mitigare i cambiamenti climatici e scongiurare la catastrofe climatica.

Ma questi sforzi, ammonisce la Coalizione, rischiano di essere destinati al fallimento finché coloro che sono impegnati nella protezione dell’ambiente trascureranno di riconoscere e affrontare l’elefante nella stanza, ovvero il sistema globale di proibizione criminale delle droghe, popolarmente noto come war on drugs.

Gli attori criminali traggono profitto dal proibizionismo, ossia dal regime internazionale della politica sulle droghe – ideato e sostenuto principalmente dai Paesi del Nord globale e mantenuto dalle Nazioni Unite – che ha creato un’economia sommersa non regolamentata e immensamente potente.

Un’economia ombra che sta minando il progresso ambientale e la governance nelle frontiere della foresta tropicale del mondo, le giungle del Sud-Est asiatico, le foreste dell’Africa occidentale e le foreste pluviali dell’America centrale e meridionale, che rappresentano alcuni dei più grandi serbatoi di carbonio del pianeta e sono assolutamente fondamentali per il nostro futuro climatico, ma che purtroppo rappresentano anche le principali rotte del traffico di droga nel mondo.

Ne consegue che per proteggere queste regioni ecologicamente fragili è necessario andare alla fonte del sistema di ombre che le minaccia: le leggi e i trattati che rendono illegali le droghe.

Il documento delinea, in sintesi, tre modi fondamentali in cui la politica sulle droghe ostacola la giustizia climatica: 1.  le geografie del proibizionismo, che spingono la produzione e il traffico di droga in aree remote e vitali della biodiversità; 2. il reinvestimento dei profitti della droga in altre attività dannose per l’ambiente; 3. la politica sulle droghe che crea le condizioni di base per la devastazione ambientale.

L’attuale sistema di proibizione va demolito e al suo posto vanno costruite alternative di politica delle droghe che funzionino per la salute pubblica e del pianeta, sostituendo il proibizionismo con una regolamentazione che sostenga le persone e il pianeta.

Anche perché è acclarato che la strategia della “guerra alla droga” perseguita negli ultimi 30 anni e le politiche proibizioniste basate sullo sradicamento della produzione e sull’interruzione dei flussi di droga, nonché sulla criminalizzazione del consumo, non  abbiano dato i risultati sperati e siamo sempre più lontani dall’obiettivo annunciato di sradicare le droghe.

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Giovanni Caprio

Giornalista pubblicista, di Mondragone (Caserta),, già dirigente a Roma di istituzioni pubbliche e di fondazioni private. Si occupa di beni comuni, partecipazione e governo del territorio.

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