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da: ufficio stampa giunta regionale Emilia-Romagna

Ridurre i gas serra di origine agricola con Climate ChangER. Un progetto della Regione in collaborazione con Barilla, Granarolo, Coop Italia e altre importanti aziende dell’agroalimentare Emiliano-romagnolo. Oggi a Expo la presentazione con l’assessore all’agricoltura Caselli

Ridurre le emissioni di gas serra è possibile e l’agricoltura può dare un contributo importante. La conferma arriva da Climate ChangER il progetto della Regione Emilia Romagna per mettere a punto e promuovere l’applicazione di tecniche di coltivazione e di allevamento che garantiscano a parità di rese produttive e di qualità dei prodotti un taglio significativo alla produzione dei gas responsabili del cambiamento climatico in atto: anidride carbonica, protossido di azoto e metano in testa. Le prove in campo in una cinquantina di aziende dell’Emilia-Romagna, in corso in questi mesi, indicano una riduzione compresa tra il 10 e il 25%. ” Il progetto – ha spiegato l’assessore regionale all’agricoltura Simona Caselli – coinvolge atraverso i suoi partner il 30% delle aziende agricole regionali e oltre 8 milioni di consumatori. Grazie a buone pratiche agricole e di allevamento permetterà di ridurre in 3 anni le emissioni dell’agricoltura emiliano-romagnola di 200 mila tonnellate equivalenti di CO2. Un impegno importante di questa Regione , in linea con gli obiettivi della strategia Europ 2020, per un’agricoltura sempre più capace di conciliare qualità dei prodotti e dell’ambiente”. All’iniziativa collaborano importanti aziende agroalimentari e della grande distribuzione.
Tra queste Granarolo. ” Il nostro gruppo ha alle spalle un’importante filiera zootecnica e sappiamo che tale settore deve fare i conti con il tema della sostenibilità – ha spiegato il presidente Giampiero Calzolari – Per questo abbiamo aderito con entusiasmo alla proposta della Regione mettendo a disposizione alcune stalle per il monitoraggio e la raccolta di dati”. Per il coordinatore delle attività di sostenibilità ambientale dei sistemi colturali di Barilla, Cesare Ronchi il progetto Climate ChangER si inserisce in una collaudata collaborazione tra il Gruppo di Parma con la Regione Emilia-Romagna. “Tra i suoi punti di forza in particolare – ha detto Ronchi – la collaborazione tra aziende, settore pubblico e della ricerca”. Chiara Faenza, responsabile sostenibilità e innovazione per Coop Italia , ha sottolineato in particolare il valore del l’approccio di filiera ” perché solo in questo modo è possibile ridurre l’impatto ambientale in termini di emissioni”.
Cosa prevede il progetto
Climate ChangER,un progetto cofinanziato dallUnione Europea, è stato presentato oggi a Expo Milano a esperti internazionali e giornalisti europei della stampa agricola, che , dopo l’appuntamento odierno saranno in Emilia-Romagna per una serie di visite guidate ad aziende agricole. All’iniziativa hanno partecipato i rappresentati dei principali partner del progetto. Si tratta di di aziende agroalimentari e della grande distribuzione alimentare, leader del settore. Oltre a Barilla, Granarolo e Coop Italia: Apoconerpo , ParmaReggio, Unipeg, Cso e Consorzio del Parmigiano Reggiano.
Le azioni realizzate e in corso di ralizzazione nelle aziende sono diverse: minore o migliore impiego di fertilizzanti e di prodotti fitosanitari, lavorazioni ridotte del terreno, attenta gestione delle risorse idriche e della dieta degli animali. Importante anche il contributo che può arrivare da metodi innovativi di distribuzione delle deiezioni animali. Queste, ad esempio, invece di essere distribuite in superficie vengono iniettate in profondità nel terreno attraverso speciali attrezzature. Con il risultato di un taglio netto della emissione di ammoniaca e di un miglioramento della qualità del terreno stesso.

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REGIONE EMILIA-ROMAGNA


Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno.  L’artista polesano Piermaria Romani  si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE

di Piermaria Romani

 

Cari lettori,

dopo molti mesi di pensieri, ripensamenti, idee luminose e amletici dubbi, quello che vi trovate sotto gli occhi è il Nuovo Periscopio. Molto, forse troppo ardito, colorato, anticonvenzionale, diverso da tutti gli altri media in circolazione, in edicola o sul web.

Se già frequentate  queste pagine, se vi piace o almeno vi incuriosisce Periscopio, la sua nuova veste grafica e i nuovi contenuti vi faranno saltare di gioia. Non esiste in natura un quotidiano online con il coraggio e/o l’incoscienza di criticare e capovolgere l’impostazione classica di questo “giornale” .

Tanto che qualcuno si è chiesto se  i giornali ancora servono, se hanno ancora un ruolo e un senso i quotidiani.  Arrivano sempre “dopo la notizia”, mettono tutti lo stesso titolo in prima pagina, seguono diligentemente il pensiero unico e il potente di turno, ricalcano in fotocopia le solite sezioni interne: politica interna, esteri, cronaca, economia, sport… Anche le parole sembrano piene di polvere, perché il linguaggio giornalistico, invece di arricchirsi, si è impoverito.  Il vocabolario dei quotidiani registra e riproduce quello del sottobosco politico e della chiacchiera televisiva, oppure insegue inutilmente la grande nuvola confusa del web.

Periscopio propone un nuovo modo di essere giornale, di fare informazione. di accostare Alto e Basso, di rapportarsi al proprio pubblico. Rompe compartimenti stagni delle sezioni tradizionali di quotidiani. Accoglie e riconosce uguale dignità a tutti i generi e a tutti linguaggi: così in primo piano ci può essere una notizia, un commento, ma anche una poesia o una vignetta.  Abbandona la rincorsa allo scoop, all’intervista esclusiva, alla firma illustre, proponendo quella che abbiamo chiamato “informazione verticale”: entrare cioè nelle  “cose che accadono fuori e dentro di noi”, denunciare Il Vecchio che resiste e raccontare Il Nuovo che germoglia; stare dalla parte dei diritti e denunciare la diseguaglianza che cresce in Italia e nel mondo. Insomma: un giornale non rivolto a questo o a quel salotto, ma realmente al servizio della comunità.

Con il quotidiano di ieri – così si diceva – oggi “ci si incarta il pesce”. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di  50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line,  le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.

Sembra una frase retorica ma non lo è: “Periscopio è un giornale senza padrini e senza padroni”. Siamo orgogliosamente antifascisti, pacifisti, nonviolenti, femministi, ambientalisti. Crediamo nella Sinistra (anche se la Sinistra non crede più a se stessa), ma non apparteniamo a nessuna casa politica, non fiancheggiamo nessun partito e nessun leader. Anzi, diffidiamo dei leader e dei capipopolo, perfino degli eroi. Non ci piacciono i muri, quelli materiali come  quelli immateriali, frutto del pregiudizio e dell’egoismo. Ci piace “il popolo” (quello scritto in Costituzione) e vorremmo cancellare “la nazione”, premessa di ogni guerra e di ogni violenza.

Periscopio è quindi un giornale popolare, non nazionalpopolare. Un quotidiano “generalista”,  scritto per essere letto da tutti (“quelli che hanno letto milioni di libri o che non sanno nemmeno parlare” F. De Gregori), da tutti quelli che coltivano la curiosità, e non dalle élite, dai circoli degli addetti ai lavori, dagli intellettuali del vuoto e della chiacchiera.

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Francesco Monini
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