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I progetti approvati dal nucleo di valutazione avranno una ricaduta sul territorio di 2,5 milioni di euro. L’assessore Mezzetti: “Sempre più imprese scelgono l’Emilia-Romagna per girare un film”

Bologna- C’è anche l’ispettore Coliandro, tra i lavori finanziati dalla Regione Emilia-Romagna con fondi stabiliti dalla legge 20 sul Cinema. La Giunta regionale ha approvato una delibera che assegna complessivamente 647.514 euro a 6 progetti ritenuti ammissibili, dopo un’attenta analisi svolta da un nucleo di valutazione. I progetti avranno un costo complessivo di 13 milioni di euro, di cui 2,5 i milioni verranno spesi sul territorio regionale. Il bando, che fa riferimento alla legge 20 sul Cinema, è a sportello e quindi ancora aperto alle produzioni fino al 1 luglio 2017.
“Il nostro territorio continua ad attrarre e a sostenere le produzione cinematografiche italiane e straniere- ha detto l’assessore alla Cultura Massimo Mezzetti-. Solo nel primo mese di apertura del bando a sportello, a sostegno di produzioni italiane e straniere, sono pervenute ben 9 richieste di contributo. Un dato interessante e che fa ben sperare per il futuro degli operatori e delle maestranze del territorio”.

I progetti finanziati
La palmarès degli ammessi comincia con l’austriaco Ulrich Seidl, cineasta pluripremiato dai festival internazionali, compreso quello di Venezia, che gli ha assegnato il Gran Premio della Giuria nel 2001 per il film “Canicola” e il Leone d’Argento nel 2012 per “Paradise: Faith”. Il regista girerà a Rimini parte del suo lungometraggio Wicked Games.
Esulteranno sicuramente i fan dell’Ispettore Coliandro, la serie tv ideata da Lucarelli e trasmessa da Rai2, che presto tornerà sul piccolo schermo. I Manetti Bros e Giampaolo Morelli sono già impegnati fino a metà giugno a Bologna e a Castelmaggiore nelle riprese della sesta stagione, che andrà in onda tra il tardo autunno e l’inizio del 2018.
“Nell’Italia di fine ‘700 un sacerdote si reca in un monastero per effettuare un’indagine su una suora accusata di eresia”. Sono le prime informazioni sul film L’abbandono, che il regista Ugo Frosi girerà a giugno tra Cesena e Bologna, prodotto dalla casa romana Movie Factory, da sempre impegnata a promuovere un cinema italiano indipendente e non omologato al mercato.
Bologna sarà location anche del lungometraggio Skin (sulla pelle), opera prima di Mauro Mancini sulla generazione post Shoah, e del documentario legato ai serial americani Subs Heroes, film ufficiale di Italian Subs, la più grande community mondiale di fansubbers, che vedrà alla regia Franco Dipietro. Infine, a Sassuolo, Modena, Reggio Emilia, Mirandola, San Felice sul Panaro, Finale Emilia e Cavezzo si girerà il documentario Artquake, produzione di Tiwi s.r.l. diretta da Andrea Calderone sui beni culturali del territorio dopo il devastante terremoto del 2012.

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REGIONE EMILIA-ROMAGNA


Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno.  L’artista polesano Piermaria Romani  si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE

di Piermaria Romani

 

Cari lettori,

dopo molti mesi di pensieri, ripensamenti, idee luminose e amletici dubbi, quello che vi trovate sotto gli occhi è il Nuovo Periscopio. Molto, forse troppo ardito, colorato, anticonvenzionale, diverso da tutti gli altri media in circolazione, in edicola o sul web.

Se già frequentate  queste pagine, se vi piace o almeno vi incuriosisce Periscopio, la sua nuova veste grafica e i nuovi contenuti vi faranno saltare di gioia. Non esiste in natura un quotidiano online con il coraggio e/o l’incoscienza di criticare e capovolgere l’impostazione classica di questo “giornale” .

Tanto che qualcuno si è chiesto se  i giornali ancora servono, se hanno ancora un ruolo e un senso i quotidiani.  Arrivano sempre “dopo la notizia”, mettono tutti lo stesso titolo in prima pagina, seguono diligentemente il pensiero unico e il potente di turno, ricalcano in fotocopia le solite sezioni interne: politica interna, esteri, cronaca, economia, sport… Anche le parole sembrano piene di polvere, perché il linguaggio giornalistico, invece di arricchirsi, si è impoverito.  Il vocabolario dei quotidiani registra e riproduce quello del sottobosco politico e della chiacchiera televisiva, oppure insegue inutilmente la grande nuvola confusa del web.

Periscopio propone un nuovo modo di essere giornale, di fare informazione. di accostare Alto e Basso, di rapportarsi al proprio pubblico. Rompe compartimenti stagni delle sezioni tradizionali di quotidiani. Accoglie e riconosce uguale dignità a tutti i generi e a tutti linguaggi: così in primo piano ci può essere una notizia, un commento, ma anche una poesia o una vignetta.  Abbandona la rincorsa allo scoop, all’intervista esclusiva, alla firma illustre, proponendo quella che abbiamo chiamato “informazione verticale”: entrare cioè nelle  “cose che accadono fuori e dentro di noi”, denunciare Il Vecchio che resiste e raccontare Il Nuovo che germoglia; stare dalla parte dei diritti e denunciare la diseguaglianza che cresce in Italia e nel mondo. Insomma: un giornale non rivolto a questo o a quel salotto, ma realmente al servizio della comunità.

Con il quotidiano di ieri – così si diceva – oggi “ci si incarta il pesce”. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di  50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line,  le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.

Sembra una frase retorica ma non lo è: “Periscopio è un giornale senza padrini e senza padroni”. Siamo orgogliosamente antifascisti, pacifisti, nonviolenti, femministi, ambientalisti. Crediamo nella Sinistra (anche se la Sinistra non crede più a se stessa), ma non apparteniamo a nessuna casa politica, non fiancheggiamo nessun partito e nessun leader. Anzi, diffidiamo dei leader e dei capipopolo, perfino degli eroi. Non ci piacciono i muri, quelli materiali come  quelli immateriali, frutto del pregiudizio e dell’egoismo. Ci piace “il popolo” (quello scritto in Costituzione) e vorremmo cancellare “la nazione”, premessa di ogni guerra e di ogni violenza.

Periscopio è quindi un giornale popolare, non nazionalpopolare. Un quotidiano “generalista”,  scritto per essere letto da tutti (“quelli che hanno letto milioni di libri o che non sanno nemmeno parlare” F. De Gregori), da tutti quelli che coltivano la curiosità, e non dalle élite, dai circoli degli addetti ai lavori, dagli intellettuali del vuoto e della chiacchiera.

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