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(pubblicato il 28 maggio 2016)

Le opere di Giorgio Bassani che hanno fatto conoscere Ferrara nel mondo e le opere degli autori che Giorgio Bassani ha fatto conoscere al pubblico italiano durante la sua carriera di consulente editoriale per Feltrinelli: è la “Biblioteca itinerante di Letteratura. Omaggio a Giorgio Bassani”, il calendario di incontri e reading dell’Associazione FerraraOff che durerà tutta l’estate fino all’autunno inoltrato. Più di venti appuntamenti da maggio a ottobre per “uscire dal teatro portando FerraraOff e l’opera di Giorgio Bassani, scrittore ed editore, in e alla città”, mi spiega Marco Sgarbi. Un omaggio concreto all’autore nell’anno del centenario della sua nascita, continua Sgarbi, che si realizza in un vero e proprio percorso di letture e incontri “in diversi luoghi più o meno istituzionali” di Ferrara, dando “valore reale alle sue parole sulla città”, e nello stesso tempo “un calendario di iniziative estive continuative legate a teatro e letteratura, una cosa che a Ferrara mancava ormai da un po’”.
Si parte il 31 maggio, nelle sale del Ridotto del Teatro Comunale Claudio Abbado, con un’introduzione a “Il Gattopardo”: Monica Pavani racconterà al pubblico l’avventurosa storia della pubblicazione del romanzo di Tomasi di Lampedusa, voluta proprio da Giorgio Bassani, e come il lavoro di editing su “Il Gattopardo” abbia influenzato la scrittura de “Il giardino dei Finzi Contini”. Durante tutti i sabati di giugno nello spazio teatrale di FerraraOff sarà poi Maria Paiato a dare voce alle pagine del romanzo e alle vicende del principe Fabrizio, di Tancredi e di Angelica.

Tanti i luoghi di cultura lungo l’itinerario: Casa di Ludovico Ariosto, Palazzo Costabili sede del Museo Archeologico, Palazzo Bonacossi, Palazzina Marfisa d’Este, il Chiostro di Santo Spirito, il Museo del Risorgimento e della Resistenza e il Museo di Storia Naturale, il Meis-Museo Nazionale dell’Ebraismo italiano e della Shoah. E poi i luoghi in cui le vicende letterarie e biografiche di Bassani si intrecciano: il Tennis Club Marfisa, la biblioteca Ariostea, la Porta degli Angeli. Tappa finale, il 15 ottobre, di nuovo la sala di via Alfonso I d’Este con un reading di Maria Paiato da “Gli occhiali d’oro”.
Ideatore del progetto è il regista e attore Giulio Costa. “Tutto è nato – mi dice Giulio – dalla lettura di “Zebio Còtal” di Guido Cavani: andando a curiosare un po’ nella storia dell’opera ho scoperto che l’autore aveva mandato due delle copie che aveva fatto pubblicare a sue spese a Bassani e a Pasolini e che poi proprio Bassani lo aveva fatto ripubblicare con una prefazione del poeta”. L’obiettivo di “Biblioteca Itinerante di Letteratura”, mi spiega Giulio, è tentare di respirare ancora “quel clima culturale così fecondo”, cercare di ricostruire quegli intrecci di esperienze e di confronti fra intellettuali che non rimanevano chiusi nel proprio studio, seduti alla propria scrivania, ma si impegnavano nella società. Ecco allora gli appuntamenti presso Terraviva, il Jazz Club e il Centro Lgtb di via Ripagrande.
“Il senso dell’iniziativa – continua Costa – è diffondere in maniera capillare la cultura come ha fatto Bassani”, cercando nello stesso tempo “l’approfondimento sul testo e la diffusione sul territorio”. I testi sono stati scelti fra le opere di Giorgio Bassani e fra gli autori, italiani e stranieri, che ha fatto pubblicare da Feltrinelli nella collana chiamata appunto “Biblioteca di Lettearatura”: oltre a Giuseppe Tomasi di Lampedusa e a Pier Paolo Pasolini, Carlo Cassola, Enzo Siciliano, Alberto Arbasino, e poi Karen Blixen, Marguerite Yourcenar, Jorge Luis Borges.

Giulio e Marco poi mi rivelano che oltre a questo calendario di appuntamenti, durante l’estate ci saranno vere e proprie incursioni letterarie a sorpresa in giro per la città, “a metà fra flash mob e guerrilla reading”, grazie alla cargo bike messa a disposizione da Ami, che renderà la biblioteca ‘itinerante’ nel senso letterale del termine. Una delle occasioni di guerrilla reading, per esempio, non poteva che essere il Buskers Festival a fine agosto.
Provo a chiedere se pensano di replicare in futuro mettendo al centro altri temi o altri autori.
Giulio mi risponde che sperano che “questo diventi un appuntamento estivo fisso per Ferrara”; in futuro, aggiunge, vorrebbero provare ad applicare questo modello di happening “a luoghi dismessi della città”, in modo da trasformare le letture in occasioni di riappropriazione e rivalorizzazione di questi spazi.

Per il calendario completo di Biblioteca itinerante di Letteratura clicca [qui]

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Federica Pezzoli

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Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno.  L’artista polesano Piermaria Romani  si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE

di Piermaria Romani

 

Cari lettori,

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Se già frequentate  queste pagine, se vi piace o almeno vi incuriosisce Periscopio, la sua nuova veste grafica e i nuovi contenuti vi faranno saltare di gioia. Non esiste in natura un quotidiano online con il coraggio e/o l’incoscienza di criticare e capovolgere l’impostazione classica di questo “giornale” .

Tanto che qualcuno si è chiesto se  i giornali ancora servono, se hanno ancora un ruolo e un senso i quotidiani.  Arrivano sempre “dopo la notizia”, mettono tutti lo stesso titolo in prima pagina, seguono diligentemente il pensiero unico e il potente di turno, ricalcano in fotocopia le solite sezioni interne: politica interna, esteri, cronaca, economia, sport… Anche le parole sembrano piene di polvere, perché il linguaggio giornalistico, invece di arricchirsi, si è impoverito.  Il vocabolario dei quotidiani registra e riproduce quello del sottobosco politico e della chiacchiera televisiva, oppure insegue inutilmente la grande nuvola confusa del web.

Periscopio propone un nuovo modo di essere giornale, di fare informazione. di accostare Alto e Basso, di rapportarsi al proprio pubblico. Rompe compartimenti stagni delle sezioni tradizionali di quotidiani. Accoglie e riconosce uguale dignità a tutti i generi e a tutti linguaggi: così in primo piano ci può essere una notizia, un commento, ma anche una poesia o una vignetta.  Abbandona la rincorsa allo scoop, all’intervista esclusiva, alla firma illustre, proponendo quella che abbiamo chiamato “informazione verticale”: entrare cioè nelle  “cose che accadono fuori e dentro di noi”, denunciare Il Vecchio che resiste e raccontare Il Nuovo che germoglia; stare dalla parte dei diritti e denunciare la diseguaglianza che cresce in Italia e nel mondo. Insomma: un giornale non rivolto a questo o a quel salotto, ma realmente al servizio della comunità.

Con il quotidiano di ieri – così si diceva – oggi “ci si incarta il pesce”. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di  50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line,  le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.

Sembra una frase retorica ma non lo è: “Periscopio è un giornale senza padrini e senza padroni”. Siamo orgogliosamente antifascisti, pacifisti, nonviolenti, femministi, ambientalisti. Crediamo nella Sinistra (anche se la Sinistra non crede più a se stessa), ma non apparteniamo a nessuna casa politica, non fiancheggiamo nessun partito e nessun leader. Anzi, diffidiamo dei leader e dei capipopolo, perfino degli eroi. Non ci piacciono i muri, quelli materiali come  quelli immateriali, frutto del pregiudizio e dell’egoismo. Ci piace “il popolo” (quello scritto in Costituzione) e vorremmo cancellare “la nazione”, premessa di ogni guerra e di ogni violenza.

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