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Rinasce la Torre Castellina di San Felice sul Panaro. Bonaccini: “Torna uno dei simboli più colpiti dal sisma, fondamentale per i valori di identità e appartenenza dell’intera comunità”

Questa mattina l’inaugurazione nel comune del modenese alla presenza del presidente della Regione, dell’assessore alla Ricostruzione, Palma Costi, e delle autorità locali. Contributo regionale di oltre 234 mila euro

Bologna – Rinasce a San Felice sul Panaro (Mo) la Torre Castellina, edificio tra i più antichi del comune, dopo la Rocca Estense. Nel maggio 2012, la prima scossa, il 20, aveva fatto crollare la casa annessa, la successiva del 29 era stata invece fatale per la torre colombaia alta 12 metri. Questa mattina l’inaugurazione della struttura completamente restaurata, alla presenza del presidente della Regione e Commissario delegato per la ricostruzione, Stefano Bonaccini, del sindaco di San Felice, Alberto Silvestri, dell’assessore regionale alla Ricostruzione, Palma Costi, e dell’ingegner Giovanni Castellazzi, che ha seguito i lavori di rifacimento a cui la Regione Emilia-Romagna ha partecipato con un finanziamento di oltre 234 mila euro, mentre altri 30 mila euro hanno rappresentato il contributo della famiglia Vergnanini, proprietaria dell’immobile.

“La Torre è un simbolo di questo territorio ed è stato uno di quelli fra i più colpiti dal terremoto- afferma Bonaccini-. Oggi è quindi un giorno importante, che si aggiunge alle ormai numerose tappe di grande significato che hanno caratterizzato e che caratterizzano la ricostruzione in Emilia, uno sforzo collettivo i cui risultati vengono riconosciuti da più parti e che vede insieme le istituzioni, gli amministratori locali e gli abitanti di queste terre, davvero i primi protagonisti con la loro forza e volontà. Grazie a questo impegno diffuso, dell’intera collettività, non ci siamo mai fermati e continueremo a lavorare finché ogni ferita sarà sanata. La ricostruzione è un processo che non si esaurisce con i muri e le strade, è infatti importante restituire alla popolazione edifici che, per il territorio, hanno una forza evocativa straordinaria. Per questo- chiude il presidente della Regione- oggi con la Torre Castellina restituita alla comunità locale ricostruiamo anche valori fondamentali come l’identità e l’appartenenza”.

La storia dell’edificio
Fu Annibale Marzi, nel 1562, a far costruire la Torre Castellina. Siamo nel cuore di un’area storicamente rilevante, quella di via Villa Gardè che prende il nome dal notaio rivarese Iacobino Gardè (tracce del suo lavoro di notaio sono tuttora presenti nell’abbazia di Nonantola). I Gardè, a quel tempo, erano latifondisti. Il più antico documento che evidenzia il nome della Castellina, come edificio, è la carta topografica del 1669, che riporta tutto il territorio di San Felice.

A pochi metri dalla Castellina troviamo un oratorio, anch’esso restaurato subito dopo il sisma dalla famiglia Vergnanini, dedicato a Santa Teresa D’Avila.

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Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno.  L’artista polesano Piermaria Romani  si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE

di Piermaria Romani

 

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