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Da: Organizzatori

Tra le ipotesi, bambini organizzati in piccoli gruppi seguiti sempre dallo stesso educatore, attività preferibilmente all’aperto e in fasce orarie diversificate, triage all’ingresso. Proposte frutto del confronto con amministratori locali, coordinamenti pedagogici territoriali, gestori, Terzo settore, esperti in campo educativo e la sanità pubblica

Attività preferibilmente all’aperto, aerazione costante e sanificazione degli ambienti in caso di soggiorno al chiuso. Bambini organizzati in piccoli gruppi seguiti da sempre dallo stesso educatore (o più d’uno),accolti su più turni, con fasce orarie diversificate in modo da evitare assembramenti ed evitando contatti tra diversi gruppi. E ancora, triage all’ingresso, attenzione ai contatti, utilizzo da parte degli educatori dei dispositivi di protezione individuale, massima attenzione ai principi di igiene e pulizia, sanificazione dei giocattoli a fine giornata, e stop agli spettacoli di fine soggiorno.

Sono solo alcune delle prime proposte per immaginare la graduale riapertura dei Centri estivi in Emilia-Romagna, che la Regione ha elaborato grazie al confronto con amministratori locali, coordinamenti pedagogici territoriali, soggetti gestori, Terzo settore, esperti in campo educativo e sanità pubblica, ed altri contributi pervenuti.

Proposte che questa mattina la vicepresidente con delega al Welfare, Elly Schlein, ha presentato in videoconferenza alla ministra della Famiglia, Elena Bonetti, e a quella dell’Istruzione, Lucia Azzolina; e che saranno messe a disposizione della Conferenza delle Regioni e del Governo, per dare un contributo propositivo in vista delle valutazioni dell’Esecutivo sulla riapertura dei Centri estivi.

“Positivo il confronto avviato oggi dal Governo con le regioni, le province e i comuni, che proseguirà per studiare protocolli specifici. Abbiamo voluto in più occasioni evidenziare come alla strategia di graduale ripresa delle attività lavorative se ne debba accompagnare necessariamente un’altra sul sostegno alle famiglie nella gestione dei bambini e la graduale ripresa della loro socialità. Per due ragioni, da un lato la preoccupazione per le conseguenze di questa prolungata sospensione dei percorsi educativi e di socialità dei bambini, dall’altro le difficoltà delle famiglie che non possono essere lasciate sole ad affrontare la gestione dei bambini, anche perché non sarebbe accettabile alcun passo indietro sulla già difficile conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, in particolare delle donne – sottolinea la vicepresidente Schlein-. Per cercare di dare risposta alle esigenze, giuste e comprensibili delle famiglie, ci siamo messi al lavoro, con l’aiuto di tutti i soggetti interessati, della sanità regionale e di alcuni esperti del mondo educativo, per pensare a modalità alternative e innovative di gestione dei bambini nei Centri estivi che in ottica propositiva abbiamo sottoposto anche al Governo. Naturalmentenel pieno rispetto dei criteri di sicurezza e tutela della salute necessari sia per educatori che per i bambini e le loro famiglie, cercando soluzioni bilanciate. Un preciso dovere istituzionale- aggiunge la vicepresidente- al quale non abbiamo voluto sottrarci e che abbiamo voluto condividere con il Governo”.

Servizi educativi per la prima infanzia
Mentre i Centri estivi potrebbero partire da giugno, non appena concluso il ciclo scolastico (con modalità a distanza), resta aperta la questione della sospensione dei servizi educativi per la prima infanzia (0-3 anni), caratterizzati da un contatto fisico costante, continuo, prezioso e del tutto inevitabile tra i bambini stessi e tra i bambini e gli educatori. L’auspicio è che le proposte sui centri estivi consegnate al Governo possano stimolare anche sperimentazioni utili per quanto riguarda i servizi educativi per l’infanzia.

Parliamo di servizi educativi che offrono accoglienza ai bambini piccolissimi (12-36 mesi) assieme ai loro genitori, o adulti accompagnatori. Per questo tipo di servizio si possono ipotizzare soluzioni sperimentali prevalentemente orientate al gioco, al movimento, ad attività educative guidate dall’adulto. Con particolare attenzione al problema del distanziamento fisico, perché nel caso dei bambini più piccoli le pratiche di cura che riguardano il corpo e la comunicazione affettiva sono parte essenziale del lavoro educativo; si potranno pertanto gestire seguendo specifiche indicazioni precauzionali, ma non eliminare del tutto. Così come la socialità, che essendo un bisogno primario nell’infanzia potrà essere vigilata ma non totalmente impedita.

Maggiori risorse necessarie
Una simile riorganizzazione comporta necessariamente costi aggiuntivi, legati alla necessità di un corposo potenziamento del personale (educatori e ausiliari), all’aggravio delle procedure di igienizzazione e alla gestione del triage quotidiano all’ingresso. Fondamentale quindi la prospettiva annunciata dalla Ministra Bonetti di un significativo sostegno economico dello Stato alla ripartenza in sicurezza delle attività estive, cui accompagnare lo sforzo congiunto anche di Regioni ed enti locali.

“Confermiamo dunque- ricorda la vicepresidente Schlein- la nostra disponibilità di risorse per l’abbattimento delle rette, 6 milioni di euro quest’anno, e la volontà di rivedere e potenziare ulteriormente le forme di sostegno della Regione, anche mettendo a sistema le quote derivanti dai contributi, circa 35 milioni di euro, annunciati dalla ministra Bonetti per il sostegno specifico alle attività estive, ma che speriamo possa essere più consistente. Finché dura la sospensione dei servizi educativi per l’infanzia e scolastici, si è inoltre chiesto il rafforzamento delle misure di congedo parentale e permessi previsti dalla legge 104/92, e si è ipotizzato di poter ampliare le possibilità di destinazione dei bonus babysitter per poterli eventualmente destinare anche all’accesso dei Centri Estivi”.

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REGIONE EMILIA-ROMAGNA


Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno.  L’artista polesano Piermaria Romani  si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE

di Piermaria Romani

 

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