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Politica e vangelo: riflessioni sugli attacchi alla Chiesa ferrarese

In questi mesi ho letto articoli che riportano le polemiche tra alcune forze politiche, Lega e Fratelli d’Italia, contro l’arcivescovo Gian Carlo Perego.

Come molti altri credenti, sono rimasta piuttosto turbata per l’arroganza con cui è stato attaccato l’arcivescovo: penso che sia un segno dei tempi, di una Chiesa che non gode più del rispetto per quello che annuncia e che opera. Ieri ero a fare una passeggiata in montagna con un gruppo di persone e mi è stata rivolta la domanda: “Ma a te piace questo Papa?”. Non sono riuscita a rispondere subito perché ho colto una strumentalizzazione e perché il mio cuore mi ha detto che era una domanda stupida. Perché mi deve piacere il Papa? Perché mi deve piacere il mio Arcivescovo? E mi sarebbe piaciuto Gesù? Come se tutto si possa basare su un giudizio superficiale e personale, su una posizione individualista e populista.

Sento nel profondo un gran disagio e una tristezza, legata a queste dinamiche su cui si fonda la propaganda odierna e a cui abboccano molte persone, anche credenti convinti. Giudizi impietosi che si basano sulla supponenza di avere la verità in tasca e soprattutto sulla convinzione che si possa dividere il mondo in chi ha ragione e chi ha torto.

Abbandono queste riflessioni e mi arriva in dono il Vangelo del giorno che mi annuncia:

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra.
Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”.
Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”.
Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”.
Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”. E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».
Parola del signore.

Il brano è lungo, penso sia giusto riportarlo per intero.
Parto dalla fine: “Parola del Signore”, non parola del Papa o dell’Arcivescovo!
All’inizio, invece, mi colpisce la differenza tra pecore e capre e questo mi riporta ad uno strano personaggio pubblico che è diventato famoso con il termine capra… povere capre! D’altronde il Vangelo spiega bene perché le capre saranno trattate duramente: perché non hanno accolto, nutrito, curato ed in generale non hanno donato, hanno voluto tenere per sé. Forse perché non hanno riconosciuto nell’altro la figura di Gesù. Non credo ci sia bisogno di altre parole, il Vangelo come sempre ci parla in modo chiaro e ci chiede, ancora di più in questo inizio di Quaresima, di convertirci, di cambiare il nostro cuore, di operare per il bene degli altri.

Riprendo in mano alcuni articoli di giornale e ritorno alle polemiche di questi mesi: si parla di soldi non di persone, si cercano pretesti per attaccare l’altra persona. Anche nel Vangelo molte persone attaccano con pretesti Gesù e lo mandano in croce con argomentazioni ben costruite.

Rifletto dunque sul fatto che queste dinamiche non sono nuove. Mi chiedo dunque: come è possibile che persone che credono nel Vangelo riescano a fidarsi e a supportare personaggi politici così arroganti e senza rispetto per le posizioni altrui, senza cogliere un contrasto con il Vangelo?
E soprattutto come è possibile che molti credenti siano convinti che sia giusto dare prima una casa ai Ferraresi? O che chi arriva da un altro paese e ci chiede accoglienza trovi un giusto rifiuto, motivato da argomentazioni molto logiche ed egoistiche che nulla hanno a che fare con il Vangelo?

Come credente non posso fare che pregare per chi si assume la responsabilità di portare avanti un messaggio così negativo, perché il giudizio arriva per tutti, benedetti e maledetti.

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Giovanna Foddis

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Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno. L’artista polesano Piermaria Romani si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE
di Piermaria Romani


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