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Ferrara ha fortunatamente dei giovani talentuosi e fra questi spicca anche Giacomo Marighelli, poeta, musicista, compositore ed ora anche narratore, alle prese con il suo primo romanzo ‘Il Fuoco del Cuore’. Il romanzo del “Cuore” è ambientato a Ferrara, città dello stesso giovane autore, e racconta la storia di Piero, un adolescente anarchico e anticonformista che riversa tutta la sua rabbia nei confronti del mondo fino a quando non incontra l’Amore con la A maiuscola, “un Amore incondizionato, un Amore che ama per il semplice gusto di Amare”.

Che cos’è l’amore? Pensi che dovrebbe essere un dono che non chiede nulla in cambio?
L’Amore è permettere all’altro di essere se stesso. Parlo dell’amore con la A maiuscola, quello incondizionato, non quello malato e nevrotico di coppia che spesso si vive tra le persone. Spesso lo si fraintende pensando che sia un’emozione, un battito al cuore, un colpo di fulmine, o addirittura qualche cosa di collegato al denaro…Invece noi siamo Amore, semplicemente nei secoli lo abbiamo dimenticato; ma stiamo anche ricominciando a ricordarcelo, sempre più.

Quanto c’è di te nel personaggio Piero?
Di me nel protagonista Piero, c’è poco. E’ un personaggio burbero, rude, cinico. Lontanamente posso aver provato qualche suo ideale, qualche suo pensiero,qualche sua emozione; trattandosi della fase adolescenziale, colui che esce dal clan famigliare per andare ad aggregarsi ad un altro clan, in questo caso gli anarchici, posso dire che tutti, ognuno a modo suo, hanno attraversato questa fase. E’ semplicemente una fase di vita tra il livello di Coscienza infantile e il livello di Coscienza adulto. All’epoca in cui iniziai a scrivere il libro, mi sarebbe piaciuto vivere quella parte romantica, quell’amore idilliaco che leggevo nei libri di Hemingway, ma c’è anche la violenza giovanile dei libri di Pasolini, altro scrittore che nel 2010 approfondivo.

Ti senti anarchico,politicamente scorretto e anticonformista come il tuo personaggio?
Magari all’epoca in cui iniziai il romanzo, nel 2010, in parte sì. Ora no: posso dire di seguire del cosmo. L’unica politica che conosco è quella dell’universo, del tempo che scorre attraverso la materia e dell’ Unità che siamo, noi esseri umani. L’ unica nazione che seguo è la Terra,e l’unico confine è l’atmosfera che separa la Terra dal resto dello spazio.

Frequenti o hai frequentato i centri sociali come il tuo personaggio?
Quando c’era il Dazdramir a Ferrara io ero molto giovane. Ci andai una volta a fare un concerto ed un’altra volta a seguirne altri, ma erano gli ultimi mesi di apertura. Non posso dire di averlo frequentato. Invece il centro sociale La Resistenza, sì, ci sono andato molte volte, dal 2013 al 2015; come centro nel tempo è cambiato molto, non ho più visto lo stesso spirito con cui venivano svolte le serate, mi sono disinteressato e non l’ho più frequentato. Furono belle serate, ho incontrato molte persone con cui sono diventato amico, ho suonato più volte coi miei progetti musicali, ho eseguito concerti molto interessanti.

Credi che i centri sociali possono sostituire la famiglia, soprattutto in quelle in cui vi sono problemi di convivenza?
No. Semplicemente, come dicevo prima, nell’adolescenza si vive la fase del passaggio dal clan famigliare ad un altro clan, che può essere un’identificazione come i punk, gli emo, o quant’altro. C’è chi si identifica con il centro sociale. La crescita poi avviene con il passaggio successivo, staccandosi da ogni identificazione.

Giacomo Marighelli sarà ospite giovedì 20 dicembre alle ore 17 alla Collezione dello scultore Mario Piva in via Cisterna del Follo, 39 (Fe). Ingresso gratuito.


Giacomo Marighelli al Circolo Arci BlackStar durante la presentazione del suo ultimo album ‘Il Cerchio della Vita’.

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Laura Rossi

Curatrice e insegnante d’arte. Ha recensito vari libri e ha collaborato con alcuni mensili curandone la pagina dell’arte come “la cultura e l’arte del Nord-est” e la pagina dell’arte di Sport-Comumi. Ha curato la Galleria Farini di Bologna e tutt’ora dirige e cura a Ferrara la Collezione dello scultore Mario Piva. Ha ricoperto per circa dieci anni la carica di presidente della Nuova Officina Ferrarese, con decine di pittori e scultori fino agli inizi degli anni duemila. Sue critiche d’arte sono pubblicate sul “Dizionario enciclopedico internazionale d’arte contemporanea” 1999/2000

Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno.  L’artista polesano Piermaria Romani  si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE

di Piermaria Romani

 

Cari lettori,

dopo molti mesi di pensieri, ripensamenti, idee luminose e amletici dubbi, quello che vi trovate sotto gli occhi è il Nuovo Periscopio. Molto, forse troppo ardito, colorato, anticonvenzionale, diverso da tutti gli altri media in circolazione, in edicola o sul web.

Se già frequentate  queste pagine, se vi piace o almeno vi incuriosisce Periscopio, la sua nuova veste grafica e i nuovi contenuti vi faranno saltare di gioia. Non esiste in natura un quotidiano online con il coraggio e/o l’incoscienza di criticare e capovolgere l’impostazione classica di questo “giornale” .

Tanto che qualcuno si è chiesto se  i giornali ancora servono, se hanno ancora un ruolo e un senso i quotidiani.  Arrivano sempre “dopo la notizia”, mettono tutti lo stesso titolo in prima pagina, seguono diligentemente il pensiero unico e il potente di turno, ricalcano in fotocopia le solite sezioni interne: politica interna, esteri, cronaca, economia, sport… Anche le parole sembrano piene di polvere, perché il linguaggio giornalistico, invece di arricchirsi, si è impoverito.  Il vocabolario dei quotidiani registra e riproduce quello del sottobosco politico e della chiacchiera televisiva, oppure insegue inutilmente la grande nuvola confusa del web.

Periscopio propone un nuovo modo di essere giornale, di fare informazione. di accostare Alto e Basso, di rapportarsi al proprio pubblico. Rompe compartimenti stagni delle sezioni tradizionali di quotidiani. Accoglie e riconosce uguale dignità a tutti i generi e a tutti linguaggi: così in primo piano ci può essere una notizia, un commento, ma anche una poesia o una vignetta.  Abbandona la rincorsa allo scoop, all’intervista esclusiva, alla firma illustre, proponendo quella che abbiamo chiamato “informazione verticale”: entrare cioè nelle  “cose che accadono fuori e dentro di noi”, denunciare Il Vecchio che resiste e raccontare Il Nuovo che germoglia; stare dalla parte dei diritti e denunciare la diseguaglianza che cresce in Italia e nel mondo. Insomma: un giornale non rivolto a questo o a quel salotto, ma realmente al servizio della comunità.

Con il quotidiano di ieri – così si diceva – oggi “ci si incarta il pesce”. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di  50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line,  le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.

Sembra una frase retorica ma non lo è: “Periscopio è un giornale senza padrini e senza padroni”. Siamo orgogliosamente antifascisti, pacifisti, nonviolenti, femministi, ambientalisti. Crediamo nella Sinistra (anche se la Sinistra non crede più a se stessa), ma non apparteniamo a nessuna casa politica, non fiancheggiamo nessun partito e nessun leader. Anzi, diffidiamo dei leader e dei capipopolo, perfino degli eroi. Non ci piacciono i muri, quelli materiali come  quelli immateriali, frutto del pregiudizio e dell’egoismo. Ci piace “il popolo” (quello scritto in Costituzione) e vorremmo cancellare “la nazione”, premessa di ogni guerra e di ogni violenza.

Periscopio è quindi un giornale popolare, non nazionalpopolare. Un quotidiano “generalista”,  scritto per essere letto da tutti (“quelli che hanno letto milioni di libri o che non sanno nemmeno parlare” F. De Gregori), da tutti quelli che coltivano la curiosità, e non dalle élite, dai circoli degli addetti ai lavori, dagli intellettuali del vuoto e della chiacchiera.

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Francesco Monini
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