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I miei trascorsi con il maestro veneziano Germano Locatelli sono stati momenti molto impegnativi, per cui oggi, a quasi un mese dalla sua scomparsa, cercherò di riportarli il più fedelmente possibile, evitando di trascurarne l’importanza. Ci ha lasciati il 20 gennaio 2017, all’età di 66 anni, dopo una brevissima malattia. Conobbi il maestro circa vent’anni fa, in occasione di una sua personale nella mia città di Ferrara e dove egli aveva anche legami famigliari.
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Nacque così un sodalizio, che mi diede l’opportunità di poter seguire negli anni gran parte del suo percorso artistico.
“Resta fedele a quello che fai: conserva anche gli errori. Persegui la naturalezza. La tua pittura ci guadagnerà”. Amava moltissimo questa frase; non erano parole sue, ma rappresentano in pieno la sua poetica.
Locatelli era un artista contemporaneo, tra i più interessanti del panorama nazionale e internazionale. Era conosciutissimo soprattutto in Spagna, Brasile e Giappone, dove aveva anche vissuto per alcuni periodi. Proprio in Spagna, infatti, un assessore alla cultura scriveva: “Questo artista fa ormai parte della nostra storia dell’arte”.
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Veneziano di nascita, con frequentazioni eccellenti, da quelle giovanili con Giorgio De Chirico a quelle con il maestro giapponese Ricou Kasay, aggiungendo rapporti proficui con Emilio Vedova, Mario Schifano, Ludovico De Luigi e altri ancora.
Ha vissuto intensamente la sua stimolante ed interessante avventura pittorica. Dagli anni ’70 ha realizzato centinaia di personali ed una sequenza imprecisabile di partecipazioni, presentando anche collezioni di gioielli d’arte da lui stesso creati.
Maestro contemporaneo che ha rappresentato la cultura veneziana, profonda e misteriosa. Di questa esperienza si è nutrito fin da ragazzo, cantore della tradizione storica della Laguna.
Il suo stile è cambiato per gradi: dalla figurazione iniziale passa ad un astrattismo geometrico, con un ritmo di linee lanciato al di là della tela, in uno spazio inesplorato e sconosciuto.
Il maestro Locatelli dipinge per ‘capire’, poiché la pittura è il suo strumento di conoscenza. Egli si trova a suo agio negli spazi ampi: è convinto che nell’arte astratta le dimensioni abbiano un’enorme importanza.
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La sua generosità e sensibilità, soprattutto nei confronti dei giovani artisti, lo avevano portato all’apertura di uno studio-galleria, riuscendo a far incontrare al pubblico veneziano, oltre ad altri qualificati giovani artisti, la star della Street art, ovvero il notissimo americano Cope2, che a New York è diventato leggenda colorando interi quartieri e metropolitane.
Direttamente dal Giappone, anche il suo maestro Ricou Kasay ha preso parte a questi importanti appuntamenti culturali, esponendo alcune sue opere assieme a quelle del suo ex allievo.
“Un uomo speciale Germano Locatelli, imprevedibile, forse assurdo, misterioso, ma non ancora contraddittorio. La coerenza pare se la porti dentro assorbendola ogni giorno con l’aria che respira”, scriveva di lui il critico d’arte Giosuè Garvin.
“Se è vero, come ha detto Pablo Picasso, che l’arte è l’unica menzogna che ci insegna a comprendere la verità, io continuo a ritrovare questa menzogna nelle opere del maestro Locatelli” scriveva il professor Giorgio de Benedictis.

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Laura Rossi

Curatrice e insegnante d’arte. Ha recensito vari libri e ha collaborato con alcuni mensili curandone la pagina dell’arte come “la cultura e l’arte del Nord-est” e la pagina dell’arte di Sport-Comumi. Ha curato la Galleria Farini di Bologna e tutt’ora dirige e cura a Ferrara la Collezione dello scultore Mario Piva. Ha ricoperto per circa dieci anni la carica di presidente della Nuova Officina Ferrarese, con decine di pittori e scultori fino agli inizi degli anni duemila. Sue critiche d’arte sono pubblicate sul “Dizionario enciclopedico internazionale d’arte contemporanea” 1999/2000

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Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno.  L’artista polesano Piermaria Romani  si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE

di Piermaria Romani

 

Cari lettori,

dopo molti mesi di pensieri, ripensamenti, idee luminose e amletici dubbi, quello che vi trovate sotto gli occhi è il Nuovo Periscopio. Molto, forse troppo ardito, colorato, anticonvenzionale, diverso da tutti gli altri media in circolazione, in edicola o sul web.

Se già frequentate  queste pagine, se vi piace o almeno vi incuriosisce Periscopio, la sua nuova veste grafica e i nuovi contenuti vi faranno saltare di gioia. Non esiste in natura un quotidiano online con il coraggio e/o l’incoscienza di criticare e capovolgere l’impostazione classica di questo “giornale” .

Tanto che qualcuno si è chiesto se  i giornali ancora servono, se hanno ancora un ruolo e un senso i quotidiani.  Arrivano sempre “dopo la notizia”, mettono tutti lo stesso titolo in prima pagina, seguono diligentemente il pensiero unico e il potente di turno, ricalcano in fotocopia le solite sezioni interne: politica interna, esteri, cronaca, economia, sport… Anche le parole sembrano piene di polvere, perché il linguaggio giornalistico, invece di arricchirsi, si è impoverito.  Il vocabolario dei quotidiani registra e riproduce quello del sottobosco politico e della chiacchiera televisiva, oppure insegue inutilmente la grande nuvola confusa del web.

Periscopio propone un nuovo modo di essere giornale, di fare informazione. di accostare Alto e Basso, di rapportarsi al proprio pubblico. Rompe compartimenti stagni delle sezioni tradizionali di quotidiani. Accoglie e riconosce uguale dignità a tutti i generi e a tutti linguaggi: così in primo piano ci può essere una notizia, un commento, ma anche una poesia o una vignetta.  Abbandona la rincorsa allo scoop, all’intervista esclusiva, alla firma illustre, proponendo quella che abbiamo chiamato “informazione verticale”: entrare cioè nelle  “cose che accadono fuori e dentro di noi”, denunciare Il Vecchio che resiste e raccontare Il Nuovo che germoglia; stare dalla parte dei diritti e denunciare la diseguaglianza che cresce in Italia e nel mondo. Insomma: un giornale non rivolto a questo o a quel salotto, ma realmente al servizio della comunità.

Con il quotidiano di ieri – così si diceva – oggi “ci si incarta il pesce”. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di  50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line,  le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.

Sembra una frase retorica ma non lo è: “Periscopio è un giornale senza padrini e senza padroni”. Siamo orgogliosamente antifascisti, pacifisti, nonviolenti, femministi, ambientalisti. Crediamo nella Sinistra (anche se la Sinistra non crede più a se stessa), ma non apparteniamo a nessuna casa politica, non fiancheggiamo nessun partito e nessun leader. Anzi, diffidiamo dei leader e dei capipopolo, perfino degli eroi. Non ci piacciono i muri, quelli materiali come  quelli immateriali, frutto del pregiudizio e dell’egoismo. Ci piace “il popolo” (quello scritto in Costituzione) e vorremmo cancellare “la nazione”, premessa di ogni guerra e di ogni violenza.

Periscopio è quindi un giornale popolare, non nazionalpopolare. Un quotidiano “generalista”,  scritto per essere letto da tutti (“quelli che hanno letto milioni di libri o che non sanno nemmeno parlare” F. De Gregori), da tutti quelli che coltivano la curiosità, e non dalle élite, dai circoli degli addetti ai lavori, dagli intellettuali del vuoto e della chiacchiera.

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