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Cancel… plasticulture

Quarantacinque anni fa, precisamente il 2 maggio del 1979, moriva Giulio Natta, il genio chimico che ha “inventato” il Moplen, dando inizio all’era della plastica. Quell’era che oggi “sembra” volgere al termine e che si è intrecciata – e continua a farlo – alla vita di questa città.

Come ricordato dallo storico del cinema Paolo Micalizzi, nel 1979 a Ferrara, il regista Marco Ferreri girò alcune scene del film Chiedo asilo proprio nei luoghi dove il Moplen era stato prodotto: nel film il protagonista, Roberto Benigni che interpreta il ruolo di un maestro d’asilo, si introduce, clandestinamente, dentro il petrolchimico ferrarese, con i suoi piccoli allievi per spiare i loro i genitori al lavoro.

Dopo Ferreri anche Federico Fellini realizzò presso “la città magica e marziana” come lui stesso definì il petrolchimico, un servizio televisivo di 3 minuti e successivamente tanti altri registi e giornalisti hanno contribuito a documentare questa stretta relazione, antropologica e culturale, esistente tra la città di Ferrara e “il mondo alieno”…sbarcato dopo l’invenzione di Giulio Natta.

Come si sa Natta è stato l’unico italiano a ricevere il premio Nobel per la Chimica. Ricordiamo che in ambito scientifico il nostro Paese si è visto assegnare 12 Nobel (dei 20 totali): 6 per la medicina/fisiologia, 5 per la fisica e 1, appunto, per la chimica.

Giulio Natta fu genio precoce – a 16 anni aveva già un diploma; a 21 una laurea –  e nella sua carriera ha firmato oltre 4000 brevetti. Uno di questi – l’invenzione per cui poi andò a ritirare la medaglia a Stoccolma e che ha rivoluzionato l’industria petrolchimica mondiale del dopoguerra – è proprio quello relativo alla plastica di cui è fatta la maggior parte degli oggetti d’uso quotidiano e anche di tanti altri meno noti: si spazia in ambiti di applicazione che vanno dal biomedicale all’autotrasporto, dall’edilizia al comparto casalingo e a oggetti di design.

Natta fu uno sperimentatore di frontiera, molto sensibile alle ricadute pratiche che potevano avere le ricerche in campo chimico. Si deve a lui appena ventiseienne, nel 1929, un nuovo sistema di sintesi del metanolo (che mise fine, tra l’altro, al monopolio tedesco su quel tipo di reazione). Poi fu la volta della sintesi della formaldeide per l’azienda Montecatini, quella del butadiene per la Pirelli e di varie altre molecole per la Bombrini Parodi Delfino.

Tra la fine degli anni Venti e l’inizio dei Trenta, poi, c’era una parola che andava molto di moda nel mondo internazionale della chimica: polimero. Natta era venuto in contatto con questi ambienti e visto che era uno dei pochi che si intendeva di raggi X, aveva cominciato a interessarsi alla struttura delle macromolecole sintetiche.

La sua carriera accademica fu veloce: a 24 anni, nel ’29, era libero docente, nel ’33 era all’Università di Pisa, nel ’35 alla Sapienza di Roma, nel ’37 al Politecnico di Torino. Infine, nel ’38 lo troviamo là dove aveva cominciato come studente, al Politecnico di Milano. Era già così noto che il CNR gli aveva affidato, per il solo biennio 1937-38, il 70% del finanziamento pubblico per la chimica (200 mila lire) da utilizzare per condurre specifiche ricerche sull’ idrogeno.

Persa la Seconda Guerra Mondiale, l’Italia contava proprio sugli ingegneri chimici come Natta per risollevarsi: le materie plastiche erano sempre più ricercate, l’industria chimica italiana cominciò a svettare nel panorama mondiale e, grazie ai rapporti con l’azienda Montecatini, il ricercatore mise in piedi una scuola di menti brillanti presso il Politecnico sfruttando e potenziando le aree industriali presenti nel Paese tra le quali quella di Ferrara.

Giulio Natta, 1960

Nel 1952, ci fu l’incontro che aprì la strada al Nobel (e allo “scolapasta” in plastica, ai mattoncini Lego e tanto altro ancora): quello con il chimico Karl Ziegler. Il tedesco aveva trovato dei catalizzatori al titanio per ottenere la solidificazione del gas etilene, ovvero il polietilene (PE). Solo Natta ne intuì l’importanza. Invitò Ziegler a Milano e convinse la Montecatini a investire la modica cifra di un milione di dollari per collaborare e contribuire a quelle ricerche. Natta così cominciò a sperimentare la tecnica su altri gas, tra cui il propilene, con in mente l’obiettivo di riuscire a sintetizzare la gomma sintetica (l’altro marchio di eccellenza del…made in Italy chimico: il Dutral).

Il polipropilene isotattico (PP) ottenuto da Natta e collaboratori si rivelò essere un polimero con una straordinaria versatilità e possibilità di lavorazione: il PP infatti può essere termoformato per riempire e riprodurre stampi di qualunque forma; può essere soffiato per generare bottiglie e flaconi; può essere filmato per riprodurre fogli e può essere filato in fili e tessuti (come ad esempio le mascherine chirurgiche che ci hanno protetto dalla trasmissione del Covid).

Il polipropilene diventò così “il materiale ideale per la… modernità” tanto che nel 1985, proprio la dirigenza Montecatini di allora, chiese a Italo Calvino un contributo per esaltare l’essenza del “materiale moderno” per eccellenza che, incidentalmente, riprendeva e riproduceva concretamente i temi delle sei lezioni americane che il grande scrittore stava terminando in quello stesso periodo, poco prima della sua morte.

La Scuola di Natta lavorò freneticamente proprio per sfruttare al massimo tutte le potenzialità del nuovo materiale. Ne seguì la richiesta di numerosi brevetti e la pubblicazione di articoli e frequenti comunicazioni sulla prestigiosa rivista Journal of the American Chemical Society. Era il 1954 e tre anni più tardi, nel maggio del 1957, la Montecatini avviò a Ferrara la produzione commerciale del PP di Natta e del PE di Ziegler.

Il premio Nobel arrivò a entrambi nel 1963, l’anno in cui fu pubblicato Il giardino dei Finzi Contini di G. Bassani (sì, nel romanzo è presente anche il polo chimico di Ferrara). Solo un anno prima la produzione della Montecatini aveva raggiunto le 250mila tonnellate l’anno e la Rai trasmetteva il Carosello con il tormentone di Gino Bramieri che incitava le signore casalinghe con il famoso «e mo’ e mo’… Moplen!».

Non è da oggi comunque che questo “mondo” da molti sia ritenuto, “politicamente scorretto” e suscettibile dunque di quell’atteggiamento di colpevolizzazione, espresso oggi più che mai tramite i social media attraverso pochi e inesatti frammenti di “informazioni”, per la maggior parte funzionali solo alla cosiddetta cancellazione culturale: una sorta di cancel plasticulture che va tanto di moda  e che colpisce nel segno…sbagliato.

E tanto più lo fa quanto più si dimentica della storia e…della scienza del Paese e, soprattutto – strano a dirsi – dimentica il futuro della nostra città.

Questo articolo è già uscito il 13 febbraio 2024 sul sito del CDS Cultura

In copertina: Gino Bramieri nel celebre Carosello per la pubblicità dei prodotti Moplen, premiati dal Nobel.

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Giuseppe Ferrara

Giuseppe Ferrara – Nato a Napoli. Cresciuto a Potenza fino alla maturità Classica presso il Liceo-Ginnasio Q.O. Flacco. Laureato in Fisica all’Università di Salerno. Dal 1990 vive e lavora a Ferrara, dove collabora a CDS Cultura . Autore di cinque raccolte poetiche; è presente in diverse antologie. In rete è possibile trovare e leggere alcune sue poesie e commenti su altri poeti e autori. Tiene un blog “Il Post delle fragole”: https://thestrawberrypost.blogspot.com/

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PAESE REALE
di Piermaria Romani


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