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Bolognina Bloomsday

Ordine alfabetico non è, pensa Rossi: infatti l’hanno messo vicino a una certa Zoli, che di sicuro non comincia con la erre come lui. Però è una bella vicina, tettona e mora; una che tempestava i concorsi letterari con trucide storie rurali, ambientate al Marecchia, a Tavullia e addirittura a San Leo.
Ma anche se non è ordine alfabetico, pensa Rossi, un ordine ci sarà pure – tutto sta a capire quale. Comunque gli hanno sbagliato posto, a lui, poco ma sicuro. Qui c’è gente di tutt’altro genere, scrittori di libri storici e locali, mentre lui era un giallista medievale: famoso per Boccaccio indaga, anche se il premio più importante glielo portò Fra’ Angelico detective.
Che strano, pensa Rossi: qui son tutti scrittori ma nessuno scrive; per tutto il giorno solo prosecchi e vaghe chiacchiere, e di sera vengono certi archivisti e giù sangiovese, partite di primiera e gran discorsi su lasciti, enfiteusi e beghe patrimoniali.

– Ma chi comanda qui, perdio? – chiede Rossi a Renzo Brusamolin, autore di un romanzo sul secolo dei Lumi che ebbe, nel 1991, qualche gloria nel Triveneto (perfino una recensione sull’Arena, dal titolo La Ragione? Si dà ai matti).
– Se vede, caro, che te xè novo – dice Renzo – qui abbiamo un comitato editoriale dell’altro mondo, che coordina tutto e gli puoi chiedere anche il trasferimento, ma devi far istanza scritta. Dio, invece, nessuno l’ha mai visto.

Quella sera Rossi manda la richiesta di trasferimento, poi invita a cena la Zoli; nulla di strano, gli scrittori ci provano anche dopo morti. E infatti Rossi e la Zoli hanno cenato e si erano anche messi a pomiciare; ma poi si son distratti e – come suol dirsi – chiudono il libro.

Il giorno dopo Rossi è trasferito, con telegramma e tante scuse, al settore giallo e noir, un posto pieno di utensili che sembra il Brico o il Castorama. Colleghi simpatici, niente da dire, ma lui si accorge che anche qui stessa storia: nessuno scrive, nessuno parla di romanzi o racconti. Qui parlano solo di premi, di ospitate e di entrature nel mondo editoriale.
– Ma non scrive nessuno, qui, perdio? – chiede Rossi a uno piccolo e spettinato, col sigaro. Il tipo ride e gli dice che qui non si pubblica, carissimo, perché questo è l’aldilà e noi siamo morti.
Rossi insiste: – Vabbè, pubblicare no, ma scrivere?
Allora il tipo si innervosisce e risponde che primo, se non pubblichi, che scrivi a fare; secondo, che qui è come da vivi: cioè l’inferno, come gli autori di noir hanno sempre saputo. E quasi lo manda affanculo.

Da allora Rossi si guarda attorno con sospetto, cammina raso i banchi e tace. Arriva sabato e la Nani, una che da viva scriveva male ed era ricca sfonda e pubblicava eccome, gli fa: – Per fortuna che qui non ci si annoia mai, Rossi carissimo, che si cambia ogni settimana!
Perché nell’aldilà degli scrittori, dice la Nani, non c’è una classificazione fissa. Anzi, ogni settimana li spostano e cambiano i gruppi: una volta li dividono maschi e femmine, una volta scapoli e ammogliati, più di rado tra invidiosi e lussuriosi, ignavi eccetera, o quelli della prima persona contro quelli della terza; e poi fan tante feste: una festa bibliotecaria che è davvero galla, e poi l’autodafè degli editori, la settimana del plagio e anche il Bloom’s Day…
– A proposito, ecco… – fa la Nani strizzando l’occhio. Ha addosso una t-shirt con la scritta Yes, I Said Yes, I Will Yes stampata in Helvetica.
Allora Rossi si frega le mani, pensando che anche la Nani ci sta.

Ma non ci stava mica.

Strizzava l’occhio per dire che domani è il sedici giugno, il Bloom’s Day, festa grande per gli scrittori vivi e non.
Ci vediamo all’assemblea, dice, e ridacchia.

L’assemblea è in un posto che sembra il centro commerciale di Corticella. E c’è un sacco di scrittori, scrittori ovunque; tanti che Rossi non l’avrebbe mai creduto, che morte tanti ne avesse disfatti; eppure son tutt’altro che disfatti, ciarlieri e tabacconi come da vivi.
C’è un funzionario segaligno, col microfono, e proclama che oggi il Bloom’s Day seguirà l’ordine alfabetico, il più classico degli ordinamenti, e siccome c’è un bel sole, oggi formeranno delle coppie con la stessa iniziale e prima del tradizionale reading faranno un mercatino in piazza dell’Unità: in vendita però non la solita roba, quella da mercatini delle pulci, ma proprio gli oggetti che appaiono nei loro libri, visto che i signori scrittori si son tanto sbattuti a trovarli, prima, e poi dopo a metterceli dentro.

A Rossi gli danno per compagno un certo Ruffo, un rosso coi baffi che scriveva libri sul tango. Ruffo si accende una Lido e sussurra che lui lo sa, perché c’è tutta quella gente: è perché stanno convocando anche gli inediti; un bel problema, perché qui in Italia c’è molti più scrittori che lettori, ma poi il destino dei libri è di finire perlopiù sulle bancarelle, olvidados o al macero.
Allora a Rossi gli viene una tristezza che vuol proprio fuggir via dal mercatino, che immaginatevi che immane festa di cianfrusaglie lì in piazza dell’Unità: tazze per far la schiuma da barba e corpi di reato, pelli di zigrino e vestaglie e teiere. e vinili di ogni genere. E pieno di gente, dalla Bolognina e da fuori, anche molti studenti fuori sede e pensionati e zie.
Ruffo però non lo fa mica andar via, a Rossi. Gli offre un campari, un caffè e anche una Lido, e gli presenta certe scrittrici in età, grassottelle, che vendono delle torte. E il Bloom’s Day della Bolognina passa così – prima del tradizionale reading – con Rossi che prova a vendere fiorini d’oro e codici petrarcheschi, roba che ai mercatini proprio non incontra; e pure l’uccellame di Fra’ Angelico, che va via solo sottoprezzo; mentre il suo compare, lì tra le bancarelle, continua a ballare il tango con le zie.

©  Silvia Tebaldi

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Silvia Tebaldi

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Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno.  L’artista polesano Piermaria Romani  si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE

di Piermaria Romani

 

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