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Natale si avvicina, resta ancora qualche giorno per mettere libri sotto l’albero. Due parole magiche per me (e scusate se sono noiosa), connubio perfetto: libri e alberi. E se sotto l’albero addobbato a festa mettessimo libri che parlano proprio di alberi e giardini?

“Per fortuna esiste qualcosa che non si può abbattere”.

L’albero azzurro, dell’iraniano Amin Hassanzadeh Sharif (Kite Edizioni, 2015), sarà il primo a finire fra i pacchetti colorati all’ombra morbida e caldamente profumata dei dolcetti appesi dalle mille forme (ghiottonerie che si spera sempre arrivino al 25…). Il libro narra la storia di un ostinato albero che rivendica solo il diritto di esistere, testimone e spettatore muto della storia delle persone, un gigantesco albero azzurro al centro di una città, così grande che i suoi rami attraversavano le case. Tutti lo amavano e molto. Tutti eccetto il re, uomo ciecamente tiranno che ne era invidioso – la bellezza di quell’essere vivente accecava la fama del palazzo reale -, tanto che un giorno ordinò di abbatterlo e sostituirlo con una sua statua. Soldati sull’attenti a vigilare. Ma i rami tagliati, rimasti nelle case, non ci stavano: ce n’era sempre uno che sfuggiva e si riproduceva altrove, piano piano, con tenacia, ostinazione e perseveranza. E allora iniziarono a crescere ovunque per divenire, ciascuno a sua volta, un albero azzurro (il colore del cielo, dell’acqua, della purezza, della vita, della creatività e dell’anima). Oggi l’intera città è una bellissima foresta.

Con una bella tecnica dello scratch che segna come ferite le figure, i muri e le strade, Amin Sharif disegna una potente metafora sulla libertà, un atto di lotta per mantenerla, di coraggiosa e potente ribellione contro l’ingiustizia. Perché pur in un mondo dove il male continua a imperversare, il bene non finirà mai di crescere. Quale messaggio più bello in questo Natale di guerre e crudeltà?

La speranza non si può abbattere. Quella speranza che è felicità. Di un dono, di un sorriso, di una caramella tanto aspettata. Regali, regali e ancora regali allora! Magari al buio, il buio dietro l’abete! Potere all’immaginazione! Eccovi, allora, un bel racconto di Natale, L’incanto del buio, di Francesca Scotti e Claudia Palmarucci, Orecchio Acerbo Editore (2022), che riporta all’infanzia spensierata.

Oggi è Natale. In attesa di scambiarsi i regali, Pietro e Giulia, amici da sempre, giocano al buio, di cui non hanno affatto paura: il loro gioco preferito che può occupargli interi pomeriggi, uno scambio di immaginazione, fantasia e sensazioni. Nell’oscurità della camera, al tatto, gli oggetti che hanno raccolto e sparso sul pavimento diventano altro nelle loro parole, si trasformano: una forchetta può essere la chiave di un forziere, una scarpa è forse il letto elegante di una fata. Quando le loro mani s’incontrano al buio, viene naturale per Giulia e Pietro dare un nome anche ai loro sogni reciproci: un’archeologa e un airone sta per dire Pietro, un pilota d’aereo e un cervo, sta pensando Giulia. Qualcuno apre la porta e accende la luce. Il buio svanisce e l’incanto s’interrompe, i loro sogni tornano svelti svelti a nascondersi, ma non spariscono, perché è nel domani la chiave per diventare realtà. La magia di una storia che, non solo a Natale, vogliamo possa essere vera. Quando intendersi è un gioco da ragazzi.

Dall’abete profumato di ieri e di oggi, finiamo con un volume illustrato che è davvero bellissimo anche per i più grandi: Viaggi nel mio giardino, di Nicolas Jolivot, sempre di Orecchio Acerbo Editore, fresco di stampa.

Un viaggio tra scienza e arte, un ritratto delicato di un giardino e dei suoi abitanti, una storia di intrecci di vite dal 1821 in avanti. È il magico giardino dei nonni di Nicolas, artista visivo e grande viaggiatore, che, per tutto il 2020, ha studiato piante e animali, dal vero. Un taccuino di viaggio, che però ha riguardato una parte del mondo, il suo, per raggiungere la quale non è stato necessario nessun cammino, se non quello attraverso il tempo e le stagioni. Stando semplicemente fermi ad osservare.

Tutto comincia con il primo ricordo nel giardino dei nonni: un convolvolo in fiore che sembra volergli parlare e che l’artista non esita a definire come “una delle cose più belle del mondo”. Consapevole che il giardino continuerà a vivere e cambiare, con tutte le sue creature, il libro percorre anni e stagioni, con colori appassionanti e avvolgenti, degni della fiaba più bella, che immortalano il moto perpetuo della Natura.

Attraversando piene dell’impetuosa Loira, sorprese da colorate scatole di legno scoperte in cantina, episodi della Prima e Seconda guerra mondiale, pagine di quaderni di giardinaggio, bagnetti fatti nelle tinozze di zinco, scorci romantici di finestre quasi alate, abbaini curiosi, merli e poi vasi, orti, siepi, fiori, rose, cespugli e ancora fiori, il volume percorre gli anni, anch’esso impetuoso come un fiume, e si conclude con una dedica a coloro che verranno: nuovi bambini che faranno le loro prime scoperte del mondo e nuovi genitori che lo cureranno. Mille avventure. Sempre giocando, al ritmo del soffio del vento.

Il compito di artista finisce qui: aver trasmesso il piacere di osservare la vita, la natura. Duecento pagine di assoluta meraviglia, in cui luci, suoni, tintinnii, cinguettii, sospiri, piccoli animali, piante, insetti, fiori, persone vivono, si sfiorano e passano.

Libri che mettono in pace con l’Universo. Consigliati per un Sereno Natale. E non solo.

Immagine in evidenza, Viaggi nel mio giardino, Nicolas Jolivot

Libri per bambini, per crescere e per restare bambini, anche da adulti.
Rubrica a cura di Simonetta Sandri in collaborazione con la libreria Testaperaria di Ferrara.

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Simonetta Sandri

E’ nata a Ferrara e, dopo gli ultimi anni passati a Mosca, attualmente vive e lavora a Roma. Giornalista pubblicista dal 2016, ha conseguito il Master di Giornalismo presso l’Ecole Supérieure de Journalisme de Paris, frequentato il corso di giornalismo cinematografico della Scuola di Cinema Immagina di Firenze, curato da Giovanni Bogani, e il corso di sceneggiatura cinematografica della Scuola Holden di Torino, curato da Sara Benedetti. Ha collaborato con le riviste “BioEcoGeo”, “Mag O” della Scuola di Scrittura Omero di Roma, “Mosca Oggi” e con i siti eniday.com/eni.com; ha tradotto dal francese, per Curcio Editore, La “Bella e la Bestia”, nella versione originaria di Gabrielle-Suzanne de Villeneuve. Appassionata di cinema e letteratura per l’infanzia, collabora anche con “Meer”. Ha fatto parte della giuria professionale e popolare di vari festival italiani di cortometraggi (Sedicicorto International Film Festival, Ferrara Film Corto Festival, Roma Film Corto Festival). Coltiva la passione per la fotografia, scoperta durante i numerosi viaggi. Da Algeria, Mali, Libia, Belgio, Francia e Russia, dove ha lavorato e vissuto, ha tratto ispirazione, così come oggi da Roma.

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Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno.  L’artista polesano Piermaria Romani  si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE

di Piermaria Romani

 

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Tanto che qualcuno si è chiesto se  i giornali ancora servono, se hanno ancora un ruolo e un senso i quotidiani.  Arrivano sempre “dopo la notizia”, mettono tutti lo stesso titolo in prima pagina, seguono diligentemente il pensiero unico e il potente di turno, ricalcano in fotocopia le solite sezioni interne: politica interna, esteri, cronaca, economia, sport… Anche le parole sembrano piene di polvere, perché il linguaggio giornalistico, invece di arricchirsi, si è impoverito.  Il vocabolario dei quotidiani registra e riproduce quello del sottobosco politico e della chiacchiera televisiva, oppure insegue inutilmente la grande nuvola confusa del web.

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Con il quotidiano di ieri – così si diceva – oggi “ci si incarta il pesce”. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di  50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line,  le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.

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