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Le giornaliste di Avvenire – uno dei pochi grandi quotidiani italiani che ‘canta fuori dal coro’ e con cui ci sentiamo spesso in sintonia – inaugurano oggi un’iniziativa che ci pare di grande valore.  Dare voce alle bambine, alle ragazze e alle donne afghane. E, soprattutto, ripetere questo impegno ogni giorno (fino all’8 marzo), non una tantum, inseguendo la notizia eclatante. come è in uso nei media mainstream italiani e stranieri. Solo, infatti, attraverso un impegno giornalistico costante ed appassionato è possibile restituire ai lettori la ricchezza di voci dell’altra metà del cielo e dell’altra parte del mondo.
Periscopio riporterà ogni tappa del viaggio delle giornaliste di Avvenire, mentre invita tutte le sue lettrici e lettori a dare il proprio contributo al Progetto di Scolarizzazione per le donne afghane (vedi in calce all’articolo tutti gli estremi per aderire).
(La redazione di Periscopio)

Con questa e decine di altre testimonianze, storie, interviste e lettere, le giornaliste di Avvenire fino all’8 marzo daranno voce alle bambine, ragazze e donne afghane. I taleban hanno vietano loro di studiare dopo i 12 anni, frequentare l’università, lavorare, persino uscire a passeggiare in un parco e praticare sport. Noi vogliamo tornare a puntare i riflettori su di loro, per non lasciarle sole e non dimenticarle. E per trasformare le parole in azione, invitiamo i lettori a contribuire al finanziamento di un progetto di sostegno scolastico portato avanti da partner locali con l’appoggio della Caritas. QUI IL PROGETTO E COME CONTRIBUIRE

Maryam Sadaat, da parlamentare a esule: sogno le donne libere

di Alessia Guerrieri
(articolo originale: Avvenire il 16.02.23)

Il suo sogno resta sempre lo stesso, anche se adesso è lontana: «Poter essere utile al mio Paese». Poter contribuire a far riattivare quel percorso di democrazia che in due decenni aveva portato le donne ad ogni livello in Afghanistan. «Le donne erano ministre, membri del Parlamento, giudici, personale militare e molto altro. Con l’arrivo dei taleban, dal primo giorno invece tutto è finito. Sono state azzerate lotte di 20 anni, in cui le donne hanno svolto un ruolo significativo e sacrificato».

Maryam Sadaat era la componente più giovane del Consiglio legislativo di Kabul e in seguito è diventato il consigliere per i media della Presidenza afghana. Ma nell’agosto 2021, anche lei come migliaia di altri è stata costretta a fuggire dal Paese che ama, scegliendo l’Italia come territorio «più neutrale», perché il suo essere attivista per i diritti delle donne e dei più fragili era diventato pericoloso con l’arrivo dei taleban.

Maryam Sadaat prima della sua fuga in Italia

Maryam Sadaat prima della sua fuga in Italia – M.S.

Anche prima, ammette «c’erano problemi di sicurezza ma eravamo abbastanza felici, c’era libertà per le donne di andare a scuola, all’università e di lavorare. Anche la situazione economica mia e dei miei connazionali era buona, la gente era abbastanza soddisfatta della propria vita. La cosa più importante era la democrazia, noi giovani infatti stavamo sperimentando la vera democrazia».

L’Afghanistan è una società dominata dagli uomini, e anche prima dell’agosto 2021 «c’erano ancora problemi nelle aree remote, in cui le donne non ricevevano un’istruzione adeguata e non decidevano sui propri diritti – racconta ancora Maryam -. Tuttavia, nelle grandi città come Kabul la situazione stava migliorando, il tasso di istruzione e la consapevolezza stavano aumentando. Adesso tutto è cambiato, le donne non sono ammesse nelle scuole secondarie e recentemente sono state bandite anche dal lavoro nelle ong e dall’università».

Maryam Sadaat prima della sua fuga in Italia

Maryam Sadaat prima della sua fuga in Italia – M.S.

Per questo Maryam, 30 anni, soffre ancora di più a stare lontano dalla sua terra. La stessa sofferenza che ha provato il giorno in cui ha deciso di scappare, perché «non avevo scelta. Ero completamente a pezzi, ho raggiunto l’aeroporto e il resto dei miei familiari è rimasto indietro. Potevo vedere migliaia di miei compaesani che stavano lasciando la loro patria e la maggior parte di loro erano donne e bambini – ricorda -. Potevi facilmente vedere la paura sul loro viso. Eravamo senza speranza e tutto era buio. Quando sono arrivata in aeroporto, per spostarsi da un gate all’altro ci sono volute 12 ore, anche se la distanza era meno di un chilometro. Quando mi sono stabilita in Italia, lentamente mi sono ripresa dal trauma e dopo qualche tempo è arrivata la mia famiglia. Certo siamo ancora rifugiati, ma siamo grati al governo italiano».

All’inizio però era da sola e incinta in un Paese straniero, non sapendo ancora di avere dentro di sé la forza per reagire. «È stato un viaggio difficile; ci è voluto parecchio tempo anche per tranquillizzarmi mentalmente. Poi immagina quanto è difficile per una donna incinta da sola. C’erano momenti in cui avevo appuntamento con l’ospedale, dovevo chiedere aiuto al progetto. A volte, quando avevo continui problemi, chiamare il progetto era imbarazzante. Tuttavia, apprezzo sempre il loro sostegno».

Il riferimento è alla onlus Nove, grazie alla quale è arrivata in Italia e si è potuta sistemare a Falconara: «Sono fantastici nell’aiutare i rifugiati facendoli sentire come se fossero a casa loro. Durante la mia gravidanza, l’ufficio Nove onlus ha organizzato per me un programma settimanale con uno psicologo, che mi ha aiutato molto, e ha organizzato un corso di italiano per me e per molti afghani in Italia».

Se per lei sogna di essere «in una posizione importante per poter aiutare il mio Paese», così come accadeva quando sedeva nell’Assemblea legislativa e teneva discorsi a livello internazionali, Maryam Sadaat per tutte le donne afghane sogna invece che «possano essere trattate alla pari degli uomini. Il desiderio più grande è quello di vedere un Afghanistan indipendente dove le donne non debbano essere coperte dal velo, possano sciogliere i capelli, indossare belle scarpe e ascoltare la loro musica nativa come un Paese normale».

 

Cover: Maryam Sadaat parla al Consiglio legislativo di Kabul – M.S. (da Avvenire)

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Dopo molti mesi di pensieri, ripensamenti, idee luminose e amletici dubbi, quello che vi trovate sotto gli occhi è il Nuovo Periscopio. Molto, forse troppo ardito, colorato, anticonvenzionale, diverso da tutti gli altri media in circolazione, in edicola o sul web.

Se già frequentate  queste pagine, se vi piace o almeno vi incuriosisce Periscopio, la sua nuova veste grafica e i nuovi contenuti vi faranno saltare di gioia. Non esiste in natura un quotidiano online con il coraggio e/o l’incoscienza di criticare e capovolgere l’impostazione classica di questo “il giornale” un’idea (geniale) nata 270 anni fa, ma che ha introdotto  dei codici precisi rimasti quasi inalterati. Nemmeno la rivoluzione digitale, la democrazia informava, la nascita della Rete, l’esplosione dei social media, hanno cambiato di molto le testate giornalistiche, il loro ordine, la loro noia.

Tanto che qualcuno si è chiesto se ancora servono, se hanno ancora un ruolo e un senso i quotidiani.  Arrivano sempre “dopo la notizia”, mettono tutti lo stesso titolo in prima pagina, seguono diligentemente il pensiero unico e il potente di turno, ricalcano in fotocopia le solite sezioni interne: politica interna, esteri, cronaca, economia, sport…. Anche le parole sembrano piene di polvere, perché il linguaggio giornalistico, invece di arricchirsi, si è impoverito.  Il vocabolario dei quotidiani registra e riproduce quello del sottobosco politico e della chiacchiera televisiva, oppure insegue inutilmente la grande nuvola confusa del web.

Periscopio propone un nuovo modo di essere giornale, di fare informazione. di accostare Alto e Basso, di rapportarsi al proprio pubblico. Rompe compartimenti stagni delle sezioni tradizionali di quotidiani. Accoglie e dà riconosce uguale dignità a tutti i generi e tutti linguaggi: così in primo piano ci può essere una notizia, un commento, ma anche una poesia o una vignetta.  Abbandona la rincorsa allo scoop, all’intervista esclusiva, alla firma illustre, proponendo quella che abbiamo chiamato “informazione verticale”: entrare cioè nelle  “cose che accadono fuori e dentro di noi”, denunciare Il Vecchio che resiste e raccontare Il Nuovo che germoglia, stare dalla parte dei diritti e denunciare la diseguaglianza che cresce in Italia e nel mondo. .

Con il quotidiano di ieri, così si diceva, oggi ci si incarta il pesce. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di quasi 50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line,  le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.

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