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Un fuoco che brucia ma illumina tutto. Il concerto di Vasco Brondi alla Officina MECA

 Sabato 23 marzo scorso, ho avuto la fortuna di essere nel numero ristretto di appassionati che hanno potuto assistere allo showcase di Vasco Brondi alla Officina MECA di Ferrara.

Nelle intenzioni del cantautore quella era una specie di prova generale o una data zero del tour che partirà il 5 aprile da Livorno (qui le 14 date del tour), dove le canzoni del disco uscito il 15 marzo scorso si sarebbero mescolate insieme a quelle dei dischi precedenti.

Nelle emozioni del pubblico quello è stato un concerto magnifico dove Vasco Brondi, insieme ai cinque bravi musicisti che lo hanno accompagnato, è riuscito a coinvolgere, stupire, commuovere e far riflettere chi era presente… che fossero suoi coetanei, che fossero più giovani o, come nel caso di chi scrive, che fosse quasi sicuramente il più anziano del locale.

La recente uscita, il 15 marzo scorso, del suo disco Un segno di vita ha attirato a Ferrara appassionati “storici”, ma ha coinvolto anche nuovi fans, che hanno apprezzato moltissimo quest’ultimo suo lavoro, frutto di una ricerca e di una selezione azzeccatissime fra tutto il materiale recentemente prodotto dal cantautore ferrarese.

Le dieci canzoni di Un segno di vita sono vere e proprie poesie che, ricercando l’umanità delle persone, attirano in maniera magnetica, sorprendono in un modo diretto, avvicinano con naturalezza e avvolgono chi ascolta con gentilezza, rispetto e tatto.

Se dovessi scegliere una parola chiave per i testi di questo disco sarebbe ‘fuoco’ e non solo perché Vasco ne fa diversi riferimenti, ma perché ho percepito la presenza di questo elemento naturale, distruttivo e rigenerante allo stesso tempo, come forza appassionata, come necessità di ripartenza, come bisogno di luce, come occasione di rinascita, come percorso spirituale che esalta la grandezza e la potenza della vita senza nasconderne le ombre e le difficoltà.

Tutti i testi della dieci canzoni affascinano generando meraviglia e gli arrangiamenti musicali aiutano a creare una cornice preziosa a questi veri e propri quadri lirici.

Io però scrivo da appassionato musicale e non da critico musicale, quindi queste mie parole potrebbero apparire poco professionali a qualcuno. La cosa non mi preoccupa molto, anzi ne approfitto e aggiungo con azzardo che, mentre ascolto le canzoni di Vasco Brondi, mi viene in mente un cantautore che apprezzavo moltissimo nei primi anni settanta: Claudio Rocchi.

Attenzione! Non ho scritto “Brondi si rifà a Rocchi” o lo imita, ma che “lo fa venire in mente” a me perché ho la mia storia, i miei gusti e la mia sensibilità.

Claudio Rocchi, cantando dei suoi “voli magici”, faceva entrare luce, apriva la mente ed illuminava l’anima. Ricordo un concerto di circa quarant’anni fa in un piccolissimo locale di Vidiciatico, sull’Appenino bolognese, dove oltre alle sue canzoni ne improvvisò una per il pubblico presente, guardandoci negli occhi e leggendoci dentro.

Vasco Brondi, in un suo modo personalissimo, canta con sensibilità rara, riuscendo a rendere uniche le avventure intime dei suoi protagonisti. La potenza espressiva dei suoi “voli magici” è una sua caratteristica peculiare che lo rende un comunicatore davvero empatico, capace di leggerti dentro.

La scaletta eseguita sabato scorso da Vasco Brondi e dal suo gruppo merita una sottolineatura particolare, perché è stata composta con la sapiente capacità di alternare i brani del passato con quelli del presente, lasciando immaginare un futuro pieno di luce di cui tutti noi sentiamo il bisogno. Questi i brani riportati nell’ordine di esecuzione:

Illumina tutto (da: Un segno di vita), Le ragazze stanno bene (da: Costellazioni), Meccanismi (da: Un segno di vita), Qui (da: Terra), Fuoco dentro e Incendio (da: Un segno di vita), Coprifuoco (da: Terra), Fuori città (da: Un segno di vita), 40 km (da: Costellazioni), Cara catastrofe e Quando tornerai dall’estero (da: Per ora noi la chiameremo felicità), Macbeth nella nebbia e I Sonic Youth (da: Costellazioni), La stagione buona (da: Un segno di vita), Cosa sarà? (cover del brano scritto da Ron e Lucio Dalla e cantato dallo stesso Dalla insieme a Francesco De Gregori), Notti luminose (da: Un segno di vita), Chakra (da: Terra), Per combattere l’acne e Piromani (da: Canzoni da spiaggia deturpata), Mistica (Tra la via Emilia e la via Lattea), A forma di fulmine (da: Terra), Un segno di vita (da: Un segno di vita) e Nel profondo Veneto (da: Terra).

Alla fine del concerto, qualcuno, che di concerti di Vasco Brondi ne ha visti tanti, mi ha confidato che quello a cui avevamo appena assistito, a suo parere è stato probabilmente uno dei concerti migliori.

Mi fido della sua competenza; io non saprei dirlo, ma so già da ora che seguirò altre tappe di questo tour che si preannuncia davvero di una bellezza “illuminante”.

Cover e foto nel testo di Mauro Presini

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Mauro Presini

È maestro elementare; dalla metà degli anni settanta si occupa di integrazione scolastica degli alunni con disabilità. Dal 1992 coordina il giornalino dei bambini “La Gazzetta del Cocomero“. È impegnato nella difesa della scuola pubblica. Dal 2016 cura “Astrolabio”, il giornale del carcere di Ferrara.

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Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno.  L’artista polesano Piermaria Romani  si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE

di Piermaria Romani

 

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