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Da organizzatori

La sorpresa di una Ferrara riaperta, le storie delle mostre che hanno riaperto gli occhi su problemi, realtà, persone, la calorosa umanità dei fotografi ospiti, un’idea che ha elettrizzato la città ma anche tanti altri visitatori da fuori: si è conclusa così la prima edizione del festival di fotografia Riaperture.

Da venerdì 17 a domenica 19 marzo per tre giorni Ferrara è stata al centro della fotografia. Oltre 500 presenze per un festival che unisce il recupero di luoghi della città chiusi con l’indagine sui luoghi comuni della realtà che ci circonda. Tredici mostre in sette sedi diverse, con autori affermati in campo internazionale e giovani promesse italiane hanno creato una rassegna viva, che ha lasciato domande e non ha voluto dare risposte ai visitatori.

Nel corso del fine settimana la fotografia è entrata in luoghi sorprendenti, come l’Auditorium del Conservatorio Frescobaldi di Ferrara che ospitava il progetto ‘Disco Emilia’, o a Prosperi-Sacrati, che non tutti i ferraresi hanno mai visto aperto, con le opere di Giovanni Troilo su Charleroi, il cuore nero dell’Europa. La fotografia è stata raccontata in viva voce direttamente dai fotografi ospiti. Massimo Mastrorillo ha illustrato il suo progetto ‘Aliqual’, sul terremoto a L’Aquila nel 2009: «La fotografia deve restituire qualcosa ai luoghi che sceglie come protagonisti», un invito a scegliere sempre la storia più difficile, perché solo così «ci si sforza di trovare una soluzione».

Il festival di Riaperture è un tentativo di risposta all’abbandono di spazi chiusi della città, ridar loro vita, anche solo per tre giorni, con progetti, idee e persone: e anche l’architettura assume una personalità ed è possibile dialogare con le anime di una città, come la Brescia delle fotografia di Francesca Ióvene, presente al festival a Factory Grisù. L’ex caserma dei Vigili del Fuoco è stata la sede principale, con laboratori per bambini a cura di Studio Ara e Silvia Meneghini, le macchine fotografiche stenopeiche realizzate da PinoLina e la conferenza sul diritto d’autore realizzata da Massimo Stefanutti in collaborazione con DOC servizi, oltre alla selezione dei vincitori del concorso fotografico nazionale, premiati da Mustafa Sabbagh.

Il programma del festival prevedeva anche due workshop, sulla costruzione del progetto fotografico con Giovanni Cocco, e la scelta del portfolio fotografico con Sara Munari. Giovanni Cocco ha portato l’intimissimo reportage sulla vita di sua sorella disabile, ‘Monia’, nello scrigno intimo di Casa Romei, il cortile abitualmente non aperto. Sara Munari invece ha delimitato gli spazi vitali delle persone in Israele e Palestina con ‘P/P/P’ nell’ex sede del pub Clandestino.

Altra sede importante di Riaperture è stata l’ex Istituto Case Popolari, che ospitava il concorso fotografico per le scuole, realizzato in collaborazione con Emilbanca, e le opere di Barbara Baiocchi con ‘Sempre si vince’, racconto dei giostrai, Simone D’Angelo con ‘I Must Have Been Blind’, sulla valle del Sacco e la natura che si riappropria del degrado post-industriale, e gli scatti di vita col cellulare del portoghese Luis Leite, ‘Per strada’.

Le presentazioni con i fotografi hanno registrato una buona affluenza: il desiderio di scoprire i volti degli autori, le motivazioni alla base dei loro progetti e la possibilità di interagire direttamente con loro ha entusiasmato il pubblico. Una di queste, con Danilo Garcia Di Meo, sul sui progetto ‘What?’ dedicato a una ragazza romana sorda, ha visto la traduzione in lingua LIS dei volontari dell’Associazione per l’integrazione dei Sordi di Ferrara. In via Garibaldi 1 erano ospitate anche gli oggetti mascherati di Luana Rigolli, con ‘Perdita d’identità’.

Riaperture ha indagato in più direzioni e anche linguaggi, come venerdì 17 con il reading teatrale ‘Anatomia dei sentimenti’, con la fotografa Claudia Gori, scrittrice Giulia Maria Falzea e il musicista Giorgio Distante a Ferrara Off, e la proiezione di ‘Deserto Rosa / Luigi Ghirri’, film di Elisabetta Sgarbi, al Cinema Boldini (in collaborazione con ARCI Ferrara e FICE Emilia-Romagna). Domenica 19 marzo infine Gianpaolo Arena ha presentato il progetto dedicato alla tragedia del Vajont, ‘Calamita/à’, un’indagine territoriale a più voci su un delicato passaggio della storia del nostro paese: «I fotografi non devono lasciarsi ammaliare dall’estetica del disastro, sarebbe il modo sbagliato di raccontarlo».

Riaperture ha basato la sua prima edizione su storie non facili, su realtà non immediate e con esposizioni in luoghi non agevoli: un festival per chi non vuole lasciarsi stare, e prova con la fotografia, il racconto umano dei personaggi ritratti e degli autori, a parlare, di fotografia, a sezionare le storie, a porsi domande e soluzioni per quello che ci sembra immutabile: sovvertire luoghi comuni, riaprire spazi che sembrano chiusi per sempre.

Un festival reso possibile dal sostegno del Comune di Ferrara e da tutti gli altri partner, e dalla collaborazione di chi ha riaperto le porte: Consorzio Factory Grisù, Museo Casa Romei e il Gruppo Archeologico Ferrarese, Clandestino Pub, il Conservatorio ‘G. Frescobaldi’, ACER Ferrara.

Contatti

Fabio Zecchi 34892115311
email stampa@riaperture.com

Organizzazione, sponsor e partner del progetto

Riaperture Photofestival Ferrara è organizzato dall’associazione culturale Riaperture.
Ha il patrocinio e il sostegno del Comune di Ferrara.
Il festival si svolge in collaborazione con Consorzio Factory Grisù, che ha messo a disposizione alcuni dei suoi spazi per ospitare mostre ed eventi di Riaperture.
Il concorso fotografico è sponsorizzato da RCE Foto Rovigo ed Emilbanca.
Il progetto Disco Emilia è ospitato a Ferrara grazie alla collaborazione con Spazio Gerra e Fotografia Europea.

Riaperture Photofestival Ferrara si svolge con il contributo di:
Assicoop – UnipolSai
DOC Servizi
Clandestino Pub
Hotel Annunziata
Global Ambiente – Sebach
Color Club
Digital Neon
Fermac
Geometrica Botanica
Ristorante Scaccianuvole
Pizzeria Slurp
Friking Ferrara
Osteria I 2 Gobbi
Ricicletta

In collaborazione con:
Arci Ferrara e FICE Emilia-Romagna
Ferrara Off
ACIS Ferrara
Museo di Casa Romei – Polo Museale Emilia-Romagna
Gruppo Archeologico Ferrarese
ACER Ferrara
Conservatorio ‘G. Frescobaldi’
Ferrara Marathon

Media partner: FPmag
web www.riaperture.com
facebook facebook.com/riaperture

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Riceviamo e pubblichiamo


Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno.  L’artista polesano Piermaria Romani  si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE

di Piermaria Romani

 

Cari lettori,

dopo molti mesi di pensieri, ripensamenti, idee luminose e amletici dubbi, quello che vi trovate sotto gli occhi è il Nuovo Periscopio. Molto, forse troppo ardito, colorato, anticonvenzionale, diverso da tutti gli altri media in circolazione, in edicola o sul web.

Se già frequentate  queste pagine, se vi piace o almeno vi incuriosisce Periscopio, la sua nuova veste grafica e i nuovi contenuti vi faranno saltare di gioia. Non esiste in natura un quotidiano online con il coraggio e/o l’incoscienza di criticare e capovolgere l’impostazione classica di questo “giornale” .

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Con il quotidiano di ieri – così si diceva – oggi “ci si incarta il pesce”. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di  50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line,  le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.

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Periscopio è quindi un giornale popolare, non nazionalpopolare. Un quotidiano “generalista”,  scritto per essere letto da tutti (“quelli che hanno letto milioni di libri o che non sanno nemmeno parlare” F. De Gregori), da tutti quelli che coltivano la curiosità, e non dalle élite, dai circoli degli addetti ai lavori, dagli intellettuali del vuoto e della chiacchiera.

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