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Intervista di

“Penso che questa rivoluzione diventerà parte della vita quotidiana delle persone in Iran. Ci saranno proteste ogni giorno, un po’ come in Palestina. Se l’occidente interrompe le sue relazioni diplomatiche con il regime, alla fine le forze repressive, vedranno la loro fine e le elité potranno fare le valigie e lasciare il paese- tanto, hanno tutti le loro seconde case in occidente.

Questa rivoluzione non sta semplicemente cercando di rovesciare il regime ma sembra voglia rivoluzionare tutti i modelli all’interno della struttura del potere e  lo distribuisce invece all’interno di tanti gruppi che funzionano come comitati-assemblee… e sta funzionando…e funzionerà anche dopo. Abbiamo già visto questo modello nel Rojava e non stupisce il fatto che il motto che oggi attraversa le strade “Donne Vita Libertà” sia nato proprio dalle donne curde”.

A parlare è una donna iraniana da tanti anni in Italia, Negin Bank:

“La rivoluzione iraniana non vincerà fin quando l’occidente riconosce la legittimità internazionale di questo regime e dialoga con questi stupratori. Noi [ attiviste/i Iraniana in Italia] sosteniamo che l’interruzione dei rapporti diplomatici mette il regime in isolamento così come il regime stesso ha messo l’intera popolazione iraniana in isolamento in questi 43 anni.

Abbiamo bisogno dell’aiuto della società civile italiana e occidentale che trasformi la nostra richiesta dell’interruzione dei rapporti diplomatici e commerciali con il regime iraniano, in una rivendicazione di massa.

Questi criminali acquisiscono legittimità grazie ai rapporti diplomatici con paesi come l’Italia.  Non si sentono soli.  Hanno come partner i paesi più potenti del mondo che gli tengono in vita e gli danno la forza per reprimere. Senza questo cordone ombelicale, le forze repressive del regime crollano sia economicamente che psicologicamente. Il giorno dopo faranno le valigie e si trasferiscono dove hanno già predisposto le loro seconde vite.

Ma l’Italia e l’UE non tagliano i rapporti con l’Iran. Non solo per una questione d’interessi di medio-breve termine, ma soprattutto perché ormai una rivoluzione non fa comodo a nessuno. Le rivoluzioni non devono esistere più. In particolare una che abbia come slogan Donna, Vita, Libertà e che sia riuscita ad entrare nel cuore di tutto il mondo in giro di pochi giorni. Più giorni passano, più mi convinco che non stiamo solo lottando contro il regime iraniano. Noi in realtà stiamo lottando contro tutti i poteri del mondo”.

A Roma il 3 gennaio le donne iraniane e le donne afghane hanno unito le loro forze sotto lo striscione: “Donna Vita Libertà”. La casa internazionale delle donne di Roma ha rilasciato il giorno successivo un comunicato congiunto delle donne di Afghanistan e dell’Iran.

Lo slogan 𝐉𝐢𝐧 𝐉𝐢𝐲𝐚𝐧 𝐀𝐳𝐚𝐝𝐢 è uno slogan delle nostre sorelle combattenti curde. Durante le proteste contro l’uccisione di Masha Amini in Iran, tre mesi fa, già dai primi giorni del suo utilizzo, lo slogan ha intrapreso un cammino rivoluzionario.
Ha attraversato tutte le città iraniane, e in poche settimane, è arrivato in molteplici paesi del mondo compreso l’Afghanistan, dove le nostre coraggiose sorelle, lo hanno gridato davanti all’ambasciata della Repubblica Islamica dell’Iran a Kabul. Le donne in Afghanistan stanno lottando a mani nude nelle strade delle città da oltre un anno contro i Talebani armati.

 La Rivoluzione “Donna Vita Libertà” ci è entrata rapidamente nei cuori, perché noi ci identifichiamo l’unə con l’altrə e perché il nostro dolore è comune.

[…] Ci teniamo a sottolineare che Donna Vita Libertà è una rivoluzione che non si limita al rovesciamento del regime iraniano e del regime Talebano, ma va oltre ai confini dei nostri paesi. È una rivoluzione che punta a sradicare tutte le forme di discriminazione compresa quella di genere, di classe, di etnia o razza ovunque nel mondo.

Per vincere l’unica scelta che abbiamo è quella di unirci e chiedere alle nostre sorelle italiane di condividere i privilegi ottenuti nel corso della loro storia con noi, in modo da poter far sentire le nostre rivendicazioni in tutta l’Italia.

Teniamoci per mano in questa lotta contro la discriminazione e gridiamo insieme ad alta voce: 𝐃𝐨𝐧𝐧𝐚 𝐕𝐢𝐭𝐚 𝐋𝐢𝐛𝐞𝐫𝐭𝐚̀!”

Cover: Protesta delle donne iraniane “Donna, Vita, Libertà”, Roma 3 gennaio 2023 piazza Belli (Foto di Fiorella Carollo)

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Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno.  L’artista polesano Piermaria Romani  si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE

di Piermaria Romani

 

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