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Da: Ufficio Stampa Arci Ferrara

Nell’ambito della decima edizione della Festa della Legalità e della Responsabilità, organizzata dal Comune di Ferrara e il Coordinamento di Ferrara di Libera Associazioni, nomi e numeri contro le mafie, arci Ferrara propone la proiezione ad ingresso libero del film di Agostino Ferrente “Selfie” lunedì 11 novembre alle ore 21.00 presso il Cinema Boldini. Il film è stato presentato nella sezione Panorama della Berlinale 2019.

Napoli, Rione Traiano. Nell’estate del 2014 un ragazzo di sedici anni, Davide, muore, colpito durante un inseguimento dal carabiniere che lo ha scambiato per un latitante. Davide non aveva mai avuto alcun problema con la giustizia. Come tanti adolescenti, cresciuti in quartieri difficili, aveva lasciato la scuola e sognava di diventare calciatore. Anche Alessandro e Pietro hanno 16 anni e vivono nel Rione Traiano. Sono amici fraterni, diversissimi e complementari, abitano a pochi metri di distanza, uno di fronte all’altro, separati da Viale Traiano, dove fu ucciso Davide. Alessandro è cresciuto senza il padre, che dopo la separazione dalla madre si è trasferito lontano da Napoli. Ha lasciato la scuola dopo una lite con l’insegnante che “pretendeva” imparasse a memoria “L’Infinito” di Leopardi. Ora fa il garzone in un bar: guadagna poco, non va in vacanza ma ha un lavoro onesto in un quartiere dove lo spaccio, per i giovani disoccupati, è un ammortizzatore sociale di facilissimo accesso. Pietro ha frequentato una scuola per parrucchieri, ma al momento nessuno lo prende a lavorare con sé. Il padre, pizzaiolo, ha un lavoro stagionale fuori città e torna a casa una volta alla settimana, mentre la madre è andata in vacanza al mare con gli altri due figli. Lui, invece, ha deciso di passare l’estate al rione, per fare compagnia al suo migliore amico e iniziare una dieta che rinvia da troppo tempo. Alessandro e Pietro accettano la proposta del regista di auto-riprendersi con il suo iPhone per raccontare in presa diretta il proprio quotidiano, l’amicizia che li lega, il quartiere che si svuota nel pieno dell’estate, la tragedia di Davide.

Aiutati dalla guida costante del regista e del resto della troupe, oltre che fare da cameraman, i due interpretano se stessi, guardandosi sempre nel display del cellulare, come fosse uno specchio, in cui rivedere la propria vita.

Oggi il mezzo principale di comunicazione e di informazione per intere generazioni è divenuto il telefonino, come si conferma all’inizio di Selfie, girato nell’estate del 2017, quando Ferrente si rivolge a uno dei sedicenni che ha incontrato nel rione Traiano di Napoli e a cui vuole affidare il compito di raccontare la vita dei ragazzi che abitano in quel sobborgo della metropoli campana, domandandogli: “Sai usare la telecamera?”. La risposta è naturalmente: “No”. “Meglio il cellulare?” “Sì”. Da questa conversazione prende avvio un’opera interamente filmata – tranne un certo numero di provini preliminari e di inserti da camere di sorveglianza sul quartiere – dagli adolescenti Alessandro e Pietro per mezzo di un iPhone, un oggetto cosi leggero e di cui hanno già una tale abitudine all’uso da poterlo portare quasi senza filtri nella loro vita quotidiana. Tuttavia, i due devono sottostare alla prescrizione non trascurabile di utilizzare un’asta da selfie, anzi da videoselfie, in modo da filmare ciò che accade intorno a loro comparendo sempre nell’inquadratura: è perciò normale che non vi siano crediti per la fotografia del film, che annovera invece tre sound designer e due montatori. Il fatto che la sceneggiatura sia attribuita al regista, il quale ha ideato il congegno cinematografico e poi selezionato le immagini realizzate dai protagonisti stessi, fa altresì pensare che egli probabilmente non li ha lasciati troppo spesso soli, indirizzandoli a intraprendere gite in centro o al mare, a organizzare piccole scene corali, a inquadrare un certo murales dedicato a un ragazzo di nome Davide Bifolco o a intervistarne il padre. Infatti, la motivazione che ha spinto Ferrente a tentare questo particolare esercizio cinematografico non si esaurisce soltanto in un esperimento di autorappresentazione, che pure riesce bene nell’intento di rivelare sentimenti e aspirazioni dei suoi protagonisti e nel raccontare l’amicizia fraterna di due ragazzi che hanno lasciato presto la scuola e cercano di aiutare le loro famiglie con il lavoro di cameriere (Pietro) e di barbiere (Alessandro). Come chiarisce un sottotitolo che ha accompagnato i primi annunci del documentario –Ho sognato che Davide era vivo – e come si dichiara fin dalle sue prime sequenze, il regista è volutamente andato a incontrare i giovani abitanti del quartiere Traiano perché lì, nel 2014, un carabiniere ha ucciso il loro coetaneo Davide al termine di un inseguimento nato da uno scambio di persona. L’esito migliore della visione del lavoro di Ferrente – non un’inchiesta sui fatti ma un’esplorazione del contesto in cui questi avvennero – è dunque quello di approfondire la storia di Bifolco, una tragedia aumentata da una distorta risonanza mediatica (con la giovane vittima incensurata trattata al pari di un criminale) e da una vicenda giudiziaria irrisolta che nell’ottobre 2018, dopo la sospensione della pena per il carabiniere che ha ucciso il ragazzo, ha visto la morte improvvisa di suo fratello trentacinquenne, il cui cuore non ha retto alla disperazione.

Oltre alla proiezione serale per la cittadinanza sono previste due proiezioni dedicate alle scuole realizzate grazie alla collaborazione di Agiscuola – lunedì 11 novembre e lunedì 11 dicembre alle ore 10.00.

La Festa della Legalità e della Responsabilità è organizzata dal Comune di Ferrara e il Coordinamento di Ferrara di Libera Associazioni, nomi e numeri contro le mafie

in collaborazione con il Laboratorio MaCrO dell’Università di Ferrara, la Fondazione Emiliano Romagnola per le Vittime dei Reati, il Movimento Nonviolento, Avviso Pubblico – Enti Locali e Regioni per la Formazione Civile contro le mafie, Camera di Commercio di Ferrara, Arci Ferrara, Legacoop Estense, Unipolis, il Comune di Cento, il Comune di Fiscaglia, il Comune di Voghiera, la Pro Loco di Voghiera.

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Arci Ferrara


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di Piermaria Romani

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Caro lettore

Dopo molti mesi di pensieri, ripensamenti, idee luminose e amletici dubbi, quello che vi trovate sotto gli occhi è il Nuovo Periscopio. Molto, forse troppo ardito, colorato, anticonvenzionale, diverso da tutti gli altri media in circolazione, in edicola o sul web.

Se già frequentate  queste pagine, se vi piace o almeno vi incuriosisce Periscopio, la sua nuova veste grafica e i nuovi contenuti vi faranno saltare di gioia. Non esiste in natura un quotidiano online con il coraggio e/o l’incoscienza di criticare e capovolgere l’impostazione classica di questo “il giornale” un’idea (geniale) nata 270 anni fa, ma che ha introdotto  dei codici precisi rimasti quasi inalterati. Nemmeno la rivoluzione digitale, la democrazia informava, la nascita della Rete, l’esplosione dei social media, hanno cambiato di molto le testate giornalistiche, il loro ordine, la loro noia.

Tanto che qualcuno si è chiesto se ancora servono, se hanno ancora un ruolo e un senso i quotidiani.  Arrivano sempre “dopo la notizia”, mettono tutti lo stesso titolo in prima pagina, seguono diligentemente il pensiero unico e il potente di turno, ricalcano in fotocopia le solite sezioni interne: politica interna, esteri, cronaca, economia, sport…. Anche le parole sembrano piene di polvere, perché il linguaggio giornalistico, invece di arricchirsi, si è impoverito.  Il vocabolario dei quotidiani registra e riproduce quello del sottobosco politico e della chiacchiera televisiva, oppure insegue inutilmente la grande nuvola confusa del web.

Periscopio propone un nuovo modo di essere giornale, di fare informazione. di accostare Alto e Basso, di rapportarsi al proprio pubblico. Rompe compartimenti stagni delle sezioni tradizionali di quotidiani. Accoglie e dà riconosce uguale dignità a tutti i generi e tutti linguaggi: così in primo piano ci può essere una notizia, un commento, ma anche una poesia o una vignetta.  Abbandona la rincorsa allo scoop, all’intervista esclusiva, alla firma illustre, proponendo quella che abbiamo chiamato “informazione verticale”: entrare cioè nelle  “cose che accadono fuori e dentro di noi”, denunciare Il Vecchio che resiste e raccontare Il Nuovo che germoglia, stare dalla parte dei diritti e denunciare la diseguaglianza che cresce in Italia e nel mondo. .

Con il quotidiano di ieri, così si diceva, oggi ci si incarta il pesce. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di quasi 50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line,  le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.

Sembra una frase retorica ma non lo è: “Periscopio è un giornale senza padrini e senza padroni”. Siamo orgogliosamente antifascisti, pacifisti, nonviolenti, femministi, ambientalisti. Crediamo nella Sinistra (anche se la Sinistra non crede più a se stessa), ma non apparteniamo a nessuna casa politica, non fiancheggiamo nessun partito e nessun leader. Anzi, diffidiamo dei leader e dei capipopolo, perfino degli eroi. Non ci piacciono i muri, quelli materiali come  quelli immateriali, frutto del pregiudizio e dell’egoismo. Ci piace “il popolo” (quello scritto in Costituzione) e vorremmo cancellare “la nazione”, premessa di ogni guerra e  di ogni violenza.

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