Giorno: 24 Maggio 2021

Coronavirus. L’aggiornamento in Emilia Romagna 24 maggio.

 

Coronavirus. L’aggiornamento in Emilia-Romagna: 315 casi positivi. Aumentano i guariti (+868), ancora in calo casi attivi (-560) e pazienti in isolamento domiciliare (-558). Stabili i ricoveri. Vaccinazioni: 2 milioni e 400 mila dosi somministrate.

Effettuati 10.208 tamponi. Il 95,2% dei casi attivi è in isolamento a casa, senza sintomi o con sintomi lievi. L’età media nei nuovi positivi è di 36,4 anni. Sette i decessi.

Dall’inizio dell’epidemia da Coronavirus, in Emilia-Romagna si sono registrati 382.387 casi di positività, 315 in più rispetto a ieri, su un totale di 10.208 tamponi eseguiti nelle ultime 24 ore. La percentuale dei nuovi positivi sul numero di tamponi fatti da ieri è del 3,1%: un valore peraltro non indicativo dell’andamento generale visto il numero di tamponi effettuati, che la domenica è inferiore rispetto agli altri giorni. Inoltre, nei festivi soprattutto quelli molecolari vengono fatti prioritariamente su casi per i quali spesso è atteso il risultato positivo.

Continua intanto la campagna vaccinale anti-Covid, che in questa fase riguarda il personale della sanità e delle Cra, compresi i degenti delle residenze per anziani, in maggioranza già immunizzati, gli ultraottantenni in assistenza domiciliare e i loro coniugi, se di 80 o più anni e le persone dai 55 anni in su.In Emilia-Romagna, inoltre, anche i 40-49enni, cioè i nati dal 1972 al 1981 compresi, possono registrarsi on line per la somministrazione del vaccino anti Covid collegandosi al sito internet della Regione http://salute.regione.emilia-romagna.it/candidature-vaccinazionelo stesso disponibile per la classe d’età 50-54 (i nati dal 1967 al 1971 compresi).

Il conteggio progressivo delle somministrazioni effettuate si può seguire in tempo reale sul portale della Regione Emilia-Romagna dedicato all’argomento: https://salute.regione.emilia-romagna.it/vaccino-anti-covid, che indica anche quante sono le seconde dosi somministrate.

Alle ore 12 sono state somministrate complessivamente 2.399.502 dosi; sul totale, 825.439 sono seconde dosi, e cioè le persone che hanno completato il ciclo vaccinale.

Prosegue l’attività di controllo e prevenzione: dei nuovi contagiati, 115 sono asintomatici individuati nell’ambito delle attività di contact tracing e screening regionali. Complessivamente, tra i nuovi positivi 153 erano già in isolamento al momento dell’esecuzione del tampone, 176 sono stati individuati all’interno di focolai già noti. L’età media dei nuovi positivi di oggi è 36,4 anni.

Sui 115 asintomatici, 85 sono stati individuati grazie all’attività di contact tracing, 10 attraverso i test per le categorie a rischio introdotti dalla Regione, 4 con gli screening sierologici e 7 con i test pre-ricovero. Per 9 casi è ancora in corso l’indagine epidemiologica.

La situazione dei contagi nelle province vede Modena con 62 nuovi casi, seguita da Parma (58) e Bologna (57). Poi Reggio Emilia (31) e Rimini (29); quindi Ferrara e Ravenna (entrambe con 17 nuovi casi), Cesena (16), Piacenza(12). Infine, Forlì (9) il Circondario Imolese (7).

Questi i dati – accertati alle ore 12 di oggi sulla base delle richieste istituzionali – relativi all’andamento dell’epidemia in regione.

Nelle ultime 24 ore sono stati effettuati 6.894 tamponi molecolari, per un totale di 4.701.390.  A questi si aggiungono anche 3.314 tamponi rapidi.

Per quanto riguarda le persone complessivamente guarite, sono 868 in più rispetto a ieri e raggiungono quota 350.713.

I casi attivi, cioè i malati effettivi, a oggi sono 18.521 (-560 rispetto a ieri). Di questi, le persone in isolamento a casa, ovvero quelle con sintomi lievi che non richiedono cure ospedaliere o risultano prive di sintomi, sono complessivamente 17.635 (-558), il 95,2% del totale dei casi attivi.

Purtroppo, si registrano 7 nuovi decessi, di cui 3 a Bologna (una donna di 63 anni e 2 uomini, di 66 e 97 anni), 2 in provincia di Ferrara (entrambe donne, di 74 e 82 anni), uno Ravenna (una donna di 87 anni) e uno a Rimini (un uomo di 85 anni).  Nessun decesso a Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Modena, Forlì-Cesena. In totale, dall’inizio dell’epidemia i decessi in regione sono stati 13.153.

I pazienti ricoverati in terapia intensiva sono 123 (+1 rispetto a ieri), 763 quelli negli altri reparti Covid (-3). Sul territorio, i pazienti ricoverati in terapia intensiva sono così distribuiti: 7 a Piacenza (invariato), 11 a Parma (invariato), 16 a Reggio Emilia (invariato), 19 a Modena (invariato), 36 a Bologna (+1), 6 a Imola (invariato), 8 a Ferrara (invariato), 4 a Ravenna (+1), 2 a Forlì (invariato), 4 a Cesena (invariato) e 10 a Rimini (-1).

Questi i casi di positività sul territorio dall’inizio dell’epidemia, che si riferiscono non alla provincia di residenza, ma a quella in cui è stata fatta la diagnosi: 23.463 a Piacenza (+12 rispetto a ieri, di cui 7  sintomatici), 27.938 a Parma(+58, di cui 27 sintomatici), 46.563 a Reggio Emilia (+31, di cui 27 sintomatici), 65.079 a Modena (+62, di cui 44 sintomatici), 81.627 a Bologna (+57, di cui 38 sintomatici), 12.546 casi a Imola (+7, di cui 4 sintomatici), 23.044 a Ferrara (+17, di cui 10 sintomatici), 30.177 a Ravenna (+17, di cui 8 sintomatici), 16.755 a Forlì (+9, di cui 6 sintomatici), 19.287 a Cesena (+16, di cui 13 sintomatici) e 35.908 a Rimini (+29, di cui 16 sintomatici).
Rispetto a quanto comunicato nei giorni precedenti, è stato eliminato un caso, positivo a test antigenico ma non confermato dal tampone molecolare.

Nuovo ciak per la 6° edizione del Ferrara Film Festival dal 29 maggio al 6 giugno 2021.

 

Comunicato stampa Ferrara Film Festival.

Mike Newell, Miranda Richardson e Alessandro Haber tra gli ospiti del Festival:

Il Ferrara Film Festival torna nella città estense con la sua sesta edizione. Un evento prestigioso, dal respiro internazionale, dedicato al grande cinema, uno dei festival cinematografici in più rapida crescita al mondo e il primo maggiore festival del Cinema in Italia a svolgersi in presenza ed in totale sicurezza.

La kermesse cinematografica si terrà da sabato 29 maggio a domenica 6 giugno a Ferrara, città patrimonio dell’UNESCO, uno dei luoghi più romantici e affascinanti dell’Emilia-Romagna, in cui enogastronomia, storia, arte e natura si intrecciano in una splendida cornice rinascimentale per sorprendere i viaggiatori del gusto e gli appassionati di cinema.

Anche quest’anno è stato di fondamentale importanza il contributo del Comune di Ferrara nella promozione della manifestazione, come testimoniato durante la conferenza stampa di presentazione del programma del Ferrara Film Festival da Matteo Fornasini, assessore al Turismo del Comune di Ferrara.

“Sono contento – ha dichiarato l’assessore – che dopo mesi complicati per il Paese finalmente si riprenda con gli eventi in presenza. Il Ferrara Film Festival aprirà una stagione di diversi Festival che richiameranno turismo, indotto e che accenderanno nuovamente i riflettori sulla città. In questi mesi abbiamo continuato a investire, con impegno, lavoro, risorse, sulla promozione della città, tanto da essere stati citati in diverse occasioni come punto di riferimento per ricchezza di iniziative e protocolli di sicurezza. Ferrara riparte oggi con tanti eventi e manifestazioni in presenza: è un momento che abbiamo atteso e che rappresenta un’occasione di rilancio, soprattutto per settori come turismo e spettacoli fortemente penalizzati dalle restrizioni e dalle chiusure dei mesi scorsi. Sono felice anche delle sinergie e del lavoro di squadra che il Ferrara Film Festival mette in campo. Mai come oggi è fondamentale unirsi per produrre belle iniziative che diano visibilità positiva e portino indotto alla città. Ferrara si è dimostrata – ha concluso Fornasini – una delle amministrazioni più attive durante la pandemia. Anche a livello nazionale è stata presa come punto di riferimento per le iniziative che sono state messe in campo rispetto a quello fatto da altre città”.

Il Ferrara Film Festival è una competizione cinematografica globale, che si conclude con la cerimonia dei Dragoni D’Oro, che quest’anno si svolgerà all’interno di uno dei castelli più belli d’Europa: il Castello Estense.

Sono confermate infatti le assegnazioni dei Dragoni D’oro alla Carriera a note personalità del Cinema nazionale e internazionale. Tra i premiati di questa edizione ci sarà il regista britannico Mike Newell a cui verrà assegnato il Dragone D’oro alla carriera internazionale.

La cerimonia di consegna del premio avverrà nella suggestiva cornice del Castello Estense a partire dalle ore 20 di domenica 6 giugno, giornata conclusiva della manifestazione in cui verranno assegnati anche i Golden Dragons Awards alle opere vincitrici tra le trentatré in concorso al festival (per avere informazioni più dettagliate sulle opere in concorso consultare il seguente link https://www.ferrarafilmfestival.com/nominations.html ).

Mike Newell, tra i più noti al mondo nel suo ruolo dietro alla macchina da presa, può contare la regia di capolavori rimasti impressi nella storia del cinema come “Amore e Rabbia – The Good Father” (1985) con Anthony Hopkins, “Quattro Matrimoni e un Funerale” (1994) con Hugh Grant, “Donnie Brasco” (1997) con Johnny Depp e Al Pacino, “Mona Lisa Smile” (2003) con Julia Roberts, “Harry Potter e il Calice di Fuoco” (2005) con Daniel Radcliffe ed Emma Watson e “Prince of Persia” (2010) con Jake Gyllenhaal e Ben Kingsley.

“Sarà un grande onore – ha commentato soddisfatto Maximilian Law, direttore del Ferrara Film Festival in conferenza – assegnare il premio alla carriera ad un regista come Mike Newell, che ha segnato la storia del cinema mondiale. Riscoprire i suoi classici, con una retrospettiva creata ad hoc, è un qualcosa che desideravo fare da tempo all’interno del programma. Oltretutto, svolgere la cerimonia dei Golden Dragon Awards, per la prima volta in assoluto, al Castello Estense, sarà un’emozione grandissima”.

Per l’occasione, il Ferrara Film Festival organizzerà una retrospettiva con proiezioni speciali di cinque delle sue principali opere, ovvero “Mona Lisa Smile”, “Donnie Brasco”, “Quattro Matrimoni e un Funerale”, “Ballando con uno Sconosciuto” e “Un Incantevole Aprile”, con ospiti e protagonisti d’eccezione che si alterneranno per tutta la durata della kermesse, tra cui la famosa attrice britannica Miranda Richardson, già protagonista di numerosi ruoli all’interno di queste pellicole.

Richardson può vantare la candidatura a due Oscar, a sei BAFTA (vincendone due) e a sette Golden Globe (vincendone due).

Insieme a lei saranno presenti la madrina del Ferrara Film Festival Denny Mendez e Alessandro Haber che, dopo aver ricevuto il premio alla carriera lo scorso anno, tornerà nuovamente a Ferrara per presiedere la cerimonia di apertura della manifestazione. Verrà proiettato anche un cortometraggio sul tema Covid da lui diretto, in programma sabato 29 maggio alle 19 presso il Cinepark Apollo di piazza Carbone 35.

A seguire, sempre nella stessa serata, il sipario sulla sesta edizione si alzerà ufficialmente con la première italiana del film fuori concorso “Songbird” (2021) prodotto da Michael Bay (“Armageddon”, “Transformers”) e diretto da Adam Mason con un cast internazionale tra cui Demi Moore e Peter Stormare, primo spettacolo di un ricco programma che nei giorni successivi, dal 29

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maggio al 6 giugno, si rivelerà sempre più prestigioso per il pubblico (per informazioni dettagliate sulle proiezioni consultare il seguente link https://www.ferrarafilmfestival.com/filmprogram.html ).

Il programma del Festival include, come di consueto, premiere europee, italiane e mondiali che saranno tutte svolte al Cinepark Apollo di Ferrara, che con l’occasione, e dopo sette mesi di chiusura, verrà adibito e attrezzato in maniera speciale. Il calendario del festival sarà arricchito da eventi a tema cinematografico, un galà di beneficenza, un talk show e molti altri appuntamenti sparsi in tutta la città.

Il 1° giugno si svolgerà un evento speciale dedicato alle donne e al cinema con la proiezione e la premiazione del film “Addio al Nubilato”, che vedrà presenti in sala parte del cast e il regista Francesco Apolloni, a cui verrà assegnato il Women Celebration Award alle 19 sul red carpet di piazza Carbone.

Nella stessa giornata i riflettori si accenderanno sul documentario “Grande Buio – Tetralogia del Coraggio” che ha per protagonista il cantautore, musicista e attore italiano Giò Sada, vincitore dell’edizione 2015 del talent X Factor. In serata poi Gio Sadà presenzierà al galà di beneficenza organizzato presso l’I.I.S. “Vergani-Navarra” di via Sogari a Ferrara, dove si esibirà con una performance acustica.

“Il coinvolgimento del territorio con eventi di beneficenza – ha sottolineato in conferenza Riccardo Cavicchi, direttore generale di Delphi International, partner organizzativo della manifestazione – è un must del Ferrara Film Festival, un evento dal grande impatto internazionale che porta la città al centro del mondo per sette giorni. Ci siamo occupati della parte logistica e organizzativa e ci è sembrata un’ottima occasione per rafforzare la nostra attività sul territorio e per dare un contributo nell’organizzazione di eventi che valorizzino la provincia estense nel rispetto del protocollo Covid”.

Il festival continua a vantare partnership esclusive a livello nazionale sul fronte della sostenibilità ambientale con Italo Treno e Gruppo Hera e, sul fronte umanitario, con Unicef, partner ufficiale del Ferrara Film Festival (unico Festival insieme al Festival del Cinema di Venezia che può vantare questo prestigioso patrocinio).

A tal proposito, il 27 maggio, Piazza della Repubblica di Ferrara e la sua fontana verranno illuminate di blu come simbolo celebrativo per il trentennale dell’attività di Unicef in Italia. Il 30 maggio è in programma una proiezione speciale del film “Diritto alla Felicità” dedicato ad Unicef con l’arrivo in città di una parte del cast dell’opera, tra cui Moni Ovadia, Direttore Generale della Fondazione Teatro Comunale di Ferrara.

Il 6 giugno, inoltre, il logo dell’Unicef sarà proiettato sulla facciata del Castello Estense in occasione della cerimonia di chiusura della manifestazione, a cui prenderà parte Carmela Pace, Presidente Nazionale di Unicef Italia.

Infine, a livello locale è stata instaurata una partnership con il CNA di Ferrara, la Strada Dei Vini e Dei Sapori della Provincia di Ferrara, Volvo Italia e l’Associazione A – Rose per quanto riguarda le attività di beneficenza.

I biglietti per accedere in sala si potranno comprare online e/o direttamente al cinema negli orari di apertura del Cinepark Apollo a partire dal 20 maggio. Ogni spettacolo includerà un cortometraggio

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seguito da un lungometraggio. Tutti i film saranno proiettati in lingua originale con sottotitoli in italiano, eccetto se diversamente indicato.

Storia del FFF

Il Ferrara Film Festival è nato nel 2016 inizialmente come ponte culturale ed economico tra gli Stati Uniti e Italia, diventando il primo festival di Cinema su territorio italiano organizzato direttamente da Los Angeles, dove è ubicata la sua sede artistica.

Questa caratteristica, dettata dalla pluriennale esperienza imprenditoriale internazionale degli organizzatori, rende questo evento un appuntamento innovativo e unico nel suo genere. Tuttavia, con cinque edizioni alle spalle, il festival si sta trasformando sempre più in un evento globale, con un occhio di riguardo verso tutte le cinematografie del mondo.

Il Ferrara Film Festival, oltre ad essere una competizione cinematografica globale, include numerosi eventi collaterali di cinema e spettacoli di intrattenimento. Nel 2016 le presenze di pubblico sono state 2500, nel 2017 erano 5000, nel 2018 sono state 7800 e nel 2019 hanno sfiorato le 10.000 presenze e superato 50.000 followers sui social media.

Il Ferrara Film Festival, nelle 5 precedenti edizioni, ha proiettato film in concorso con le maggiori star del Cinema Italiane e internazionali. Ashley Judd, Alec Baldwin, Charlie Sheen, James Franco, John Travolta, Sharon Stone, Ed Harris, Wesley Snipes, Michele Placido, Violante Placido, Primo Reggiani, Maria Bello, Noomi Rapace, Tom Wilkinson, Nastassja Kinski, Bille August e Alessandro Haber solo per citarne alcuni.

Nell’edizione 2020 i Dragoni D’oro alla Carriera sono stati assegnati alla nota attrice internazionale Nastassja Kinski (“Tess”, “Paris, Texas”), ad Alessandro Haber e al pluripremiato regista Bille August (“La Casa Degli Spiriti”, “Les Miserables”).

Una breve biografia di Maximilian Law

Maximilian Law, ferrarese di nascita che vive e opera a Los Angeles da oltre un decennio, è il fondatore e direttore del Ferrara Film Festival, il festival cinematografico in più rapida crescita in Italia.

È anche regista, attore, showman, produttore e sceneggiatore. Agli Oscar 2014 uno dei numerosi cortometraggi che ha prodotto, intitolato “Tomorrow Will Be Another Day”, è stato finalista agli Academy Awards nella categoria “Miglior cortometraggio”.

Ha prodotto, e spesso diretto, più di 30 spot pubblicitari in tutto il mondo, lavorando con marchi di fama mondiale tra cui Armani e Redbull e sviluppato numerose strategie di marketing per aziende negli Stati Uniti, in Europa e in America Latina. Con un’ampia esperienza su set cinematografici e pubblicitari, ha iniziato a scrivere sceneggiature per lungometraggi e cortometraggi per la WGA (Writers Guilt of America).

Nel 2012, all’età di 31 anni, il secondo film che ha scritto (“Engage”) è stato selezionato in molti festival cinematografici in tutto il mondo e poi lo ha venduto ai canali televisivi nazionali americani. Lo stesso accordo è stato fatto per il suo terzo film che ha prodotto l’anno successivo (“The Painter”).

Dal 2015 ha aperto la sua nuova società di produzione, “Perpetuus”, specificamente concepita per sviluppare i suoi progetti cinematografici e gestire il Ferrara Film Festival tra Los Angeles e l’Italia.

Quando gli chiedono che cosa lo abbia spinto a prendere questa strada, una via tortuosa e piena di ostacoli inaspettati che da Ferrara lo ha portato a Los Angeles a soli 23 anni, lui risponde con una frase di Walt Disney: “Se lo puoi immaginare, lo puoi fare”.

Protezione civile: Via ai corsi per formare 330 nuovi tecnici abilitati alla rilevazione dei danni sugli edifici causati dai grandi terremoti.

 

Protezione civile. Via ai corsi per formare 330 nuovi tecnici abilitati alla rilevazione dei danni sugli edifici causati dai grandi terremoti. Priolo: “Tra i primi in Italia a partire in questo settore. I nuovi professionisti faranno parte di una task force altamente specializzata accrescendo le forze e le capacità pronte ad intervenire in caso di necessità”.

Organizzati dalla Regione, partiranno entro l’estate. Raccolte dall’Agenzia regionale per la Sicurezza territoriale e la Protezione civile 330 adesioni tra i tecnici delle pubbliche amministrazioni. Confermati 170 professionisti già abilitati.

Bologna – Nuova linfa in arrivo per il gruppo di tecnici provenienti dalle pubbliche amministrazioni emiliano-romagnole, abilitati a verificare l’agibilità degli edifici dopo un’emergenza sismica. Sono 330 le nuove adesioni ai percorsi formativi raccolte dall’Agenzia per la Sicurezza territoriale e la Protezione civile tra ingegneri, architetti, geometri, geologi e altri tecnici che operano negli enti pubblici della regione.

Conclusa la formazione, entreranno a far parte del Nucleo di Valutazione Regionale (NVR) composto da esperti nelle costruzioni provenienti da Regione, Comuni, Province e Città metropolitane, ministero per i Beni artistici e culturali. In caso di forti terremoti, sono autorizzati ad intervenire sul posto per valutare l’impatto del sisma, effettuare il censimento dei danni sui diversi tipi di costruzione e rilevare il grado di agibilità degli edifici attraverso la redazione delle schede Aedes (lo strumento operativo a disposizione dei tecnici, per il rilevamento del danno, il pronto intervento e l’agibilità degli edifici ordinari, nell’ambito dell’emergenza post sismica).

“Si tratta di una task force altamente specializzata che solo negli ultimi anni è intervenuta sia durante le emergenze sismiche che hanno colpito non solo l’Emilia, ma anche il Centro Italia, Catania e l’Albania”, afferma l’assessore regionale alla Protezione civile, Irene Priolo-. Le attività formative al via sono tra le prime a partire in Italia in questo settore dopo l’approvazione delle nuove disposizioni nazionali dell’ottobre scorso: si collocano nel quadro delle attività di prevenzione non strutturale previste dal Codice di Protezione civile e della pianificazione d’emergenza sismica a scala nazionale e regionale”.

“Garantiranno- chiude l’assessore- di fare un ulteriore passo in avanti all’intero sistema di protezione civile, accrescendo le forze e le capacità pronte ad intervenire in caso di necessità”.

I nuovi corsi di abilitazione, che si svolgeranno in più edizioni a partire dall’estate, saranno realizzati dall’Agenzia, in collaborazione col Servizio geologico, sismico e dei suoli della Regione Emilia-Romagna e i Centri universitari del territorio, in convenzione con l’ente.

 

Cosa prevede la formazione:

La formazione si articolerà per la prima volta secondo le recenti “Indicazioni operative per la formazione dei tecnici della pubblica amministrazione, delle organizzazioni di volontariato e professionisti iscritti agli albi di Ordini e Collegi”, adottate dal Dipartimento ad ottobre 2020. Dall’Emilia-Romagna è venuto un contributo attivo alla predisposizione del documento nell’ambito di un gruppo di lavoro a cui hanno partecipato Lombardia, Veneto, Piemonte e Provincia autonoma di Bolzano, in rappresentanza delle Regioni.

Le nuove linee di indirizzo articolano i corsi in quattro livelli; in Emilia-Romagna – tra le prime Regioni a partire con la formazione -, saranno al momento attivati i primi due.

Il primo livello, organizzato in due sotto-moduli (da 8 e 12 ore), è finalizzato a fornire alla comunità tecnica gli strumenti per l’eventuale operatività generica in emergenza, oltre a basilari conoscenze in ambito di protezione civile. Nel successivo livello 2 (da 40 ore), l’obiettivo è mettere in grado i partecipanti di eseguire le attività di censimento del danno e di rilievo dell’agibilità delle strutture ordinarie con scheda Aedes, in caso di emergenza di protezione civile determinata da un evento sismico. Per l’accesso al livello 2, oltre a possedere i requisiti tecnici generali, occorre il superamento con esito positivo del corso di livello 1.

Le linee di indirizzo prevedevano una fase transitoria di salvaguardia, indirizzata ai tecnici abilitati entro gennaio 2018, all’entrata in vigore del nuovo Codice della Protezione civile. Ad oggi in Emilia-Romagna sono circa 170 i tecnici abilitati, che hanno potuto riconfermare la propria idoneità partecipando nei mesi scorsi ad un seminario di aggiornamento organizzato dal Dipartimento nazionale della Protezione civile e coordinato a livello regionale dall’Agenzia.

A Ferrara arriva la tomosintesi, al Centro di medicina l’avanguardia per la diagnosi precoce del tumore al seno.

 

Comunicato stampa Centro Medicina SpA.

Nuove tecnologie anche per l’Oculistica, la Dermatologia e la Ginecologia.

Centro di medicina Ferrara ha unito di recente le due unità sanitarie inglobando la storica sede di via Pomposa (Poliambulatorio Futura) all’interno di quella di via Verga, con direttore sanitario il professor Vincenzo Sollazzo. Grazie ad un intervento di restyling e di potenziamento tecnologico, è stata creata una clinica ambulatoriale moderna, con oltre 150 specialisti in 50 branche, integrata dalla attività chirurgica in day surgery, una struttura dagli spazi interni confortevoli e facilmente raggiungibile, con un ampio parcheggio esterno.

A beneficiare del potenziamento tecnologico in particolare sono state l’attività diagnostica in ambito ginecologico, dermatologico, oculistico e

senologico. Nello specifico la struttura si è dotata dell’innovativo Mammografo 3D con Tomosintesi smartcurve.

Un’apparecchiatura in grado di effettuare mammografie a risoluzione ancora più elevata rispetto al modello precedente e, grazie ad un particolare dispositivo, alleviare il dolore dell’esame e renderlo così più fruibile dalle donne.

La nuova APPARECCHIATURA sarà presentata e inaugurata in CONFERENZA STAMPA:

Mercoledì 26 maggio 2021 alle ore 12.00 presso Centro di medicina Ferrara Via Verga, 17 | Ferrara

 

Saranno presenti:

L’Amministrazione comunale, nella figura dell’Assessore alle Politiche sociali, Cristina Coletti,

L’AD Centro di medicina, Vincenzo Papes,

Il Direttore sanitario, dott. Vincenzo Sollazzo,

L’equipe di Senologia diagnostica,

La delegazione vicentina della Lilt Ferrara, con il Presidente, Edgardo Canducci,

La Spal con una rappresentanza di giocatori.

 

L’incontro avrà una durata di circa 45 minuti.

 

Semplificazione: Una risorsa per l’area interna basso ferrarese.

 

Comunicato stampa.

L’incontro tematico con l’assessore Calvano ha definiti i punti salienti del percorso regionale:

Di semplificazione si è discusso nel terzo laboratorio online dedicato alle progettualità dell’Area Interna del Basso Ferrarese, ospitato dal Comune di Copparo e inserito nel percorso partecipativo finalizzato a raccogliere idee e proposte per costruire una nuova strategia per il periodo 2021-2027.

L’incontro, moderato da Caterina Ferri, si è aperto con i saluti del sindaco Fabrizio Pagnoni. «Non è più sufficiente che vi siano risorse – ha rimarcato -, ora più che mai è necessario avere la capacità di intercettarle attraverso la sburocratizzazione e la crescita di competenze dell’amministrazione e del tessuto imprenditoriale. Di qui l’importanza del tema odierno».

Proprio nel contesto dell’arrivo di cospicue risorse l’assessore regionale Paolo Calvano ha inquadrato
il percorso che la Regione sta conducendo e che muove dal Patto per il lavoro e per il clima, il quale stabilisce che l’impegno a rilanciare gli investimenti pubblici e privati sia supportato da un processo di semplificazione. Un ruolo importante, per le loro peculiarità, avranno proprio le aree interne.
«Il Patto propone un cambio di passo nella pubblica amministrazione – ha spiegato-, con l’opportunità di accedere a risorse straordinarie investendo in tempi rapidi per la ripresa economica, facilitando l’accesso ai servizi da parte di cittadini e imprese e attuando un alleggerimento procedimentale legislativo e amministrativo attraverso l’investimento sulla qualità e l’innovazione».

Durante l’incontro grande spazio è stato riservato alle imprese. «La maggiore digitalizzazione, la maggiore interoperatività delle banche dati e lo snellimento delle procedure amministrative potranno facilitare l’accesso alle nuove opportunità per tutti e ridurre le distanze, proprio in termini di opportunità, tra grandi e piccole imprese. In tal senso va anche il bando da 5 milioni per la digitalizzazione delle imprese artigiane».

L’assessore Calvano ha rimarcato come di questa strategia «il principio irrinunciabile rimane la legalità, cui si affiancano la tutela del lavoro e dei diritti, l’evoluzione dei rapporti tra amministrazioni, cittadini e imprese, il superamento del digital divide e la promozione del principio di sussidiarietà».
«La semplificazione – ha concluso – passa attraverso il rafforzamento organizzativo e la qualificazione delle risorse professionali pubbliche e private; la dinamicità, il pragmatismo e sperimentazione; la digitalizzazione; la legalità come valore fondativo ed irrinunciabile».

Diversi gli interventi dei portatori di interesse che hanno partecipato al laboratorio virtuale.
Lorenzo Marchesini, presidente del Gal Delta 2000 e coordinatore del Gal Emilia-Romagna ha sottolineato che «il primo modo di semplificare è non fare nuove leggi, ma consentire alle esistenti di sedimentare e, al più, correggerle».
Francesco Robboni di Cna Copparo ha testimoniato «di avere alte aspettative sulla riduzione dei tempi, sulla maggiore collaborazione degli enti, ad esempio rispetto all’apertura di nuove attività, e sulla sburocratizzazione».
Paolo Cirelli, presidente di Confartigianato, ha sottolineato «l’importanza della semplificazione nell’architettura istituzionale e il ruolo della Camera di Commercio quale agenzia di sviluppo» e ha rilanciato la proposta di una zona franca urbana di cui possano beneficiare le piccole medie imprese.
Giuseppe Lolli del Cfp Cesta ha rappresentato il punto di vista dei centri di formazione, che devono affrontare un sistema complesso, per cui si auspica «il passaggio da una cultura ispettiva a una cultura di corresponsabilità».
Infine, Alessandro Ghirardini ha portato la voce del personale amministrativo, lamentando la difficoltà nell’interpretazione della normativa, di cui si rende necessaria la semplificazione della lettura e, prima ancora, della costruzione».

Il prossimo appuntamento con i laboratori è fissato, come consuetudine, al terzo giovedì di giugno.

Per un Turismo in sicurezza, ampliare i vaccini; non dimenticate i commessi dei supermercati.

 

Comunicato stampa FILCAMS CGIL ER, FISASCAT CISL ER e UILTUCS UIL ER.

È sicuramente importante la scelta della Regione Emilia-Romagna di dare il via alla vaccinazione degli oltre 40 mila addetti di stabilimenti balneari e termali, alberghi, campeggi, villaggi turistici e parchi tematici.
Il turismo infatti è un settore strategico per l’economia emiliano-romagnola e fortemente colpito dalla crisi pandemica, per cui si comprende la necessità di attivarsi rapidamente in questa direzione anche allo scopo di mettere in sicurezza gli addetti e i turisti.

Non possiamo però condividere completamente questa scelta. Da una parte condividiamo alcune priorità, come la vaccinazione dei marinai di salvataggio (da noi sempre sostenuta), dove ci troviamo per giunta in ritardo poiché il personale entrerà in servizio sabato prossimo. Dall’altro non comprendiamo l’esclusione dal piano vaccinale dei tanti addetti dell’indotto turistico, come chi  lavora nei bar, nei ristoranti o nelle attività commerciali.

Soprattutto riteniamo davvero incomprensibile l’esclusione delle cassiere e dei cassieri, delle commesse e dei commessi dei supermercati alimentari. Si tratta di lavoratrici e lavoratori che hanno avuto un ruolo fondamentale per tutta la durata dell’emergenza pandemica in attività che non sono mai state chiuse. Con il loro indispensabile lavoro hanno garantito l’approvvigionamento di beni essenziali quali sono i generi alimentari.

Ancora una volta lavoratrici e lavoratori dei supermercati e del commercio, in generale, vengono dimenticati. Noi lo consideriamo un grave errore e per questo auspichiamo che la Regione Emilia-Romagna si attivi al più presto per porre rimedio. Tutte le attività lavorative a contatto con il pubblico e la clientela sono considerate dall’Inail a rischio contagio. Risulterebbe quindi profondamente sbagliato nonché inutile creare delle differenze tra i lavoratori e le lavoratrici impiegati in questi settori.

 

Recovery, Fials: Promuovere politiche di conciliazione vita-lavoro per le professioniste e servizi alla genitorialità.

 

Ufficio stampa FIALS.

Online video su parità di genere.

24 mag. – “In sanità c’è una situazione di diseguaglianza diffusa che determina: crescita dei part-time alle donne, in particolare alle madri, con ricadute reddituali penalizzanti; maggior precarietà, sebbene siano spesso più qualificate e capaci; ineguaglianze sul piano retributivo, per via dell’impossibilità ad esempio a fare straordinari, quand’anche a raggiungere ruoli dirigenziali. Solo nel 25% dei casi abbiamo direttori sanitari donne, sebbene la forza lavoro nella aziende sia al 70% femminile. É urgente che il Recovery inverta al più presto tale tendenza”. Questa la richiesta di Elena Marrazzi, responsabile Coordinamento Donne Fials, tra le protagoniste del webinar ‘Parità di genere: promuovere le pari opportunità implementare le politiche di conciliazione vita lavoro’. Da oggi è online una clip di tre minuti che ne rilancia i contenuti.

In occasione dell’evento è stato presentato un documento programmatico del sindacato a corollario dei risultati del sondaggio ‘Quale parità di genere sui luoghi di lavoro in sanità’, cui hanno aderito per il 50% infermiere, seguite da oss, amministrative, tecnici TSRM, ostetriche e medici. La fatica in sanità si risente e gli infortuni Inail, oltre ai 110mila contagi, evidenziano l’aumento di malattie muscolo scheletriche. Ad emergere per le professioniste: superlavoro, rinuncia a vita sociale e carriera, e scarso welfare, soprattutto al sud. “Il 56,8% delle intervistate dice di dover produrre più degli uomini – avverte Mimma Sternativo, segretaria Fials Milano – per ottenere gli stessi riconoscimenti professionali, mentre il 37,6% dichiara che nelle strutture di appartenenza non vi è alcuna misura di welfare. É preoccupante e richiede interventi immediati, sia come organizzazione sindacale, ma anche da governo e politica in generale”.

Allarmante che per il 30%, il lavoro incida sulla propria salute, e la pandemia ha confermato questo drammatico trend. “Da notare che l’età media è di 50 anni e corrisponde all’età media di chi lavora nella sanità pubblica – prosegue – ciò determina un vulnus per le politiche future e l’assoluta necessità di assumere”. Come se non bastasse, c’è un problema culturale da affrontare al più presto. “I dati confermano che ancora oggi rimangono stereotipi di genere – sottolinea Alessandra Larocca, dirigente Fials Brindisi – nonostante le donne abbiano avuto riconoscimenti importanti, resta un retaggio culturale che ha a che fare con l’essere donna in sé. Per contrastare tale fenomeno, è essenziale porre in essere misure che aiutino le donne ad accedere e a rimanere sul mercato del lavoro, ma è altrettanto importante incoraggiare gli uomini a farsi carico di una più ampia parte di responsabilità familiari, di cura ed assistenza, per un riequilibrio tra tempi di vita e di lavoro”.

La Fials porterà sui tavoli istituzionali proposte strategiche e richieste specifiche raccolte sui territori, affinchè a beneficiare delle politiche di conciliazione siano tutti i lavoratori, che si tratti di formule di lavoro flessibili o di servizi personalizzati, a prescindere da stato di famiglia o età dei figli, in quanto le esigenze delle famiglie non finiscono quando i figli iniziano a frequentare la scuola. “Garantire le pari opportunità significa – chiarisce Larocca – avere la consapevolezza che il gender gap esiste e porre degli strumenti per poterlo arginare. É necessario sostenere le aspirazioni delle giovani lavoratrici attraverso il supporto alla gestione familiare, e nel frattempo bisogna far leva sulla questione culturale incoraggiando i padri, soprattutto nelle aree più depresse del Paese”.

“Il divario di genere è noto e sotto gli occhi di tutti – spiega Angela Lavalle, segretaria Fials Potenza – e la pandemia lo ha amplificato. Se pensiamo ai dati della disoccupazione dell’ultimo anno, la maggior parte dei posti persi purtroppo apparteneva alle donne, per cui oggi come oggi servono politiche attive che mirino ad utilizzare le risorse del Recovery”. Oltre a realizzare e potenziare, laddove già esistono, gli asili nido aziendali, si devono implementare: i doposcuola e i centri estivi per i bambini, le borse di studio da destinare ai figli del personale sanitario, i servizi di assistenza familiare rivolta alla terza età, che siano di qualità e facile accesso. Vengano studiate e proposte anche forme di incentivo ai congedi per motivi di famiglia equamente ripartiti fra i generi.

“Una società dovrebbe essere attenta ai diritti delle donne – attacca Elena Michele, segretario Fials Marche – soprattutto per quanto riguarda i diritti volti alla parità di genere, e invece appare evidente che gli strumenti messi in campo ad oggi, sia a livello politico che economico, sono largamente insufficienti”. La strada è ancora lunga e il tema è fortemente sensibile: le donne italiane sono al 63esimo posto del gender gap, su 156 paesi, e la pandemia l’ha aggravato ancora di più. “Siamo tra i peggiori in Europa e per colmarlo non possiamo aspettare 135,6 anni. Da professioniste auspichiamo – conclude Marrazzi – di riuscire a sanare questo divario allarmante e invalidante. Ma per farlo dobbiamo partire da un assunto: la parità di genere è essere diversi, ma con lo stesso peso”.

Link al video Clip:

Link al video integrale del webinar:

Copparo: Emozionante riapertura per il Teatro De Micheli.

 

Comunicato stampa Comune di Copparo.

Debora Villa incanta ed entusiasma al ritorno sul palco dopo oltre un anno:

«Copparo, ce l’abbiamo fatta. Ragazzi, che bello, che emozione, che figata: ci stiamo finalmente vedendo dal vivo, e anche un po’ in streaming».

Debora Villa è salita sul palco del Teatro De Micheli, ne ha baciato le assi e ha dato voce alla gioia di tutti per la ripartenza.
Sabato 22 maggio il teatro comunale di Copparo ha riaperto con lo spettacolo in presenza ‘Gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere’: capienza dimezzata, ma entusiasmo più che raddoppiato per questa ripresa all’insegna dell’emozione e della gioia. Una doppia festa, in realtà: il ritorno in sala è avvenuto nel giorno del 112° anniversario dell’inaugurazione del De Micheli, datata appunto 22 maggio 1909. Un compleanno e un nuovo inizio che l’Amministrazione comunale ha voluto quanto più possibile inclusivi, introducendo la gratuità dell’ingresso e la diretta streaming, che ha fatto registrare 726 utenti
unici (non è dato sapere quante persone fossero collegate dallo stesso apparecchio).

Al sindaco Fabrizio Pagnoni il compito di dare il ‘bentornato’ al Teatro De Micheli.
«Questa sera rappresenta un piccolo grande passo verso il ritorno alla normalità: ci riappropriamo di un pezzo delle nostre vite, che ci è così tanto mancato durante questo anno e mezzo. Un evento questo che peraltro fa da apripista alla stagione estiva, durante la quale il teatro uscirà dai suoi luoghi e diverrà diffuso, con spettacoli all’aperto, sull’intero territorio e sempre gratuiti. Grazie a tutti quelli che ci hanno permesso di realizzare questo sogno».

«L’emozione di stasera è davvero grande – ha aggiunto il direttore artistico Massimiliano Venturi -. Ci troviamo a ricucire le fila di quel progetto a cui avevamo lavorato e che purtroppo abbiamo dovuto rinviare: abbiamo cercato di mantenere viva l’attenzione con gli spettacoli in streaming, ma finalmente questa sera ci possiamo guardare negli occhi, perché il teatro non è solo uno spazio, ma siamo tutti noi».

Straordinaria la performance di Debora Villa, generosa ed emozionata per il ritorno in teatro, dopo l’ultimo spettacolo del 3 marzo 2020.
L’artista ha proposto un monologo esilarante e ha coinvolto il pubblico, chiamandolo anche qualche copparese sul palco, nel rispetto delle misure di sicurezza: tante risate e una forte commozione quando ha estratto le scarpe rosse per esortare al rispetto reciproco e in particolare verso le donne, troppe volte vittime di violenza.
Una chiusura fra caldissimi applausi.
«Ciao Copparo. È stato fantastico. Non avete idea di cosa significhi stare qui per me: mi ricorderò questa serata tutta la vita. Sostenete il teatro, andate a teatro: ve lo danno pure gratis qui».

Emilia Romagna: Sull’oncologia dialogo sempre più costante tra Regione, AIOM e FederAnziani.

Ufficio Stampa Intermedia.

Un impegno preso durante un meeting virtuale:
EMILIA ROMAGNA: SULL’ONCOLOGIA DIALOGO SEMPRE PIÙ COSTANTE TRA REGIONE, AIOM E FEDERANZIANI.

Un confronto sempre più costante tra Assessorato alle Politiche per la Salute della Regione Emilia-Romagna e lAssociazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) di Senior Italia FederAnziani, con l’obiettivo di migliorare l’assistenza ai pazienti oncologici. Questo l’impegno assunto nel corso di un incontro virtuale promosso da AIOM e FederAnziani nell’ambito del tour che le due associazioni stanno svolgendo per incontrare tutti gli assessori alla sanità del nostro Paese. “Stiamo lavorando per creare le condizioni per rendere più omogenea l’assistenza ai pazienti colpiti da tumore – afferma Raffaele Donini, Assessore alle Politiche per la salute dell’Emilia-Romagna -. I tassi di sopravvivenza da cancro, nella nostra Regione, sono tra i più alti di tutta Italia ed è un segno che abbiamo ottimi professionisti e una buona organizzazione. Certamente ci sono alcuni aspetti che vanno migliorati e vanno affrontate anche le innumerevoli sfide legate, direttamente o indirettamente, alla pandemia. Siamo lieti di poter confrontarci con i rappresentanti dei clinici e dei pazienti per trovare tutti insieme delle possibili soluzioni”.

“Dal 2006 esiste il Coordinamento regionale per la rete Oncologica e oncoEmatologica, anche se non esiste ancora un Piano formalizzato di Rete Oncologica. Sono però attivi dei coordinamenti tra le varie strutture sanitarie – sottolinea Gabriele Luppi, Coordinatore Regionale AIOM per l’Emilia-Romagna -. Per esempio durante i primi e tragici mesi dalla pandemia i Day Hospital oncologici hanno continuato a funzionare e questa è stata la dimostrazione di una buona organizzazione che abbiamo tra le attività dei centri oncologici maggiori e quelli più periferici. Bisogna però integrare ulteriormente le attività tra la medicina ospedaliera e quella territoriale così come individuare centri di riferimento per la gestione di neoplasie particolarmente insidiose e difficili da trattare come per esempio quella al pancreas. Anche i registri tumori delle varie provincie devono essere unificati e implementati”.

“Come per altre Regioni anche in Emilia-Romagna i problemi maggiori derivano dall’interruzione – parziale, limitata ai due mesi della prima ondata pandemica in marzo e aprile 2020, ora in gran parte recuperata – degli screening che è avvenuta un anno fa a causa del Covid – aggiunge Giordano Beretta, Presidente Nazionale AIOM -. Stiamo ovunque assistendo ad un aumento dei casi di tumore diagnosticati ad uno stadio più avanzato. Questo rende necessario un ulteriore sforzo da parti di tutti per avviare una migliore organizzazione e gestione delle risorse. Le Reti Oncologiche Regionali rappresenta la migliore soluzione possibile e da anni come Società Scientifica le stiamo promuovendo sull’intero territorio nazionale. La tragedia del Covid ha avuto il “merito” di evidenziare come non ci siano più tempo da perdere nell’istituzione delle Reti”. “Una delle priorità adesso deve essere creare una più forte connessione, anche in Emilia-Romagna, tra i centri di riferimento oncologici e la medicina territoriale – conclude Roberto Messina, Presidente Nazionale di Senior Italia FederAnziani -. Per il futuro più prossimo invece è necessaria una programmazione dei nostri servizi sanitari perché le proiezioni demografiche indicano che entro 10 anni avremo un 30% di over 65 nel nostro Paese”.

Giovedì 27 maggio a Innovation Days le imprese dell’Emilia-Romagna protagoniste dell’innovazione.

 

Comunicato stampa Gruppo 24 ORE.

Processi produttivi, digitalizzazione, fabbrica 4.0, settore gomma-plastica, imballaggi e agroalimentare sono alcuni degli ambiti su cui si concentrerà il nuovo appuntamento di Innovation Days, il roadshow del Sole 24 Ore e Confindustria che racconta l’economia italiana con il contributo di Sistemi Formativi Confindustria, dei Digital Innovation Hub di Confindustria e il supporto di 4.Manager.

La tappa in programma giovedì 27 maggio è dedicata alle imprese dell’Emila Romagna: l’evento, che si terrà in diretta streaming e sarà trasmesso dagli studi del BI-REX, il Competence Center Industria 4.0 di Bologna, racconterà, attraverso le storie di imprenditori che hanno saputo affrontare un contesto economico difficile come quello attuale, modelli di business innovativi e nuove professionalità messi in campo per cogliere opportunità di sviluppo e di innovazione, contribuendo così alla ripresa economica.

Nel corso della mattinata i lavori si concentreranno sullo sviluppo digitale in fabbrica,la tecnologia che crea lavoro e i percorsi del sapere, con case history imprenditoriali ed esempi delle migliori esperienze di innovazione nei diversi settori dell’economia.

I lavori si apriranno con gli interventi del Presidente Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini e del Presidente Confindustria Emilia-Romagna Pietro Ferrari, a cui seguirà una tavola rotonda centrata sulle modalità con cui il digitale cambia la fabbrica: a discuterne saranno Marco Agosto, Responsabile Marketing & Business Strategy Banca Ifis, Sonia Bonfiglioli, Presidente e CEO Bonfiglioli, Marco Hannappel, Presidente e Amministratore Delegato Philip Morris Italia, e Alessandra Michelini, Responsabile Sales Manufacturing TIM.

Innovation Days proseguirà con un dibattito sul ruolo giocato dalla sostenibilità e sulla spinta che può offrire allo sviluppo industriale: interverranno su questo tema Renzo Avesani, Chief Innovation Officer Gruppo Unipol, Amministratore Delegato Leithà, Vincenzo Colla, Assessore allo sviluppo economico e green economy, lavoro, formazione Regione Emilia-Romagna, Radek Jelinek, Presidente e Amministratore Delegato Mercedes-Benz Italia, Nicola Lanzetta, Head of Italy Market Enel, e Alberto Vacchi, Presidente e Amministratore Delegato IMA.

Il focus successivo sarà centrato sulle nuove competenze e conoscenze necessarie e connesse al processo di innovazione: alla tavola rotonda su questo tema parteciperanno Domenico Bambi, Presidente BI-REX, Andrea Chiesi, Presidente Confindustria Emilia-Romagna Ricerca (CERR) e DIH Emilia-Romagna, Alessandro Talamelli, Responsabile Progetto Internazionale CICLOPE, e Francesco Ubertini, Rettore Alma Mater Studiorum Università di Bologna.

La sfida dell’innovazione non riguarda solo l’ambito industriale ma anche contesti molto differenti: se ne parlerà, nel corso di un’intervista one-to-one, con Giovanni Carnevali, Amministratore Delegato e Direttore Generale Sassuolo Calcio.

I lavori della mattinata si concluderanno con un dibattito sulla tecnologia e l’innovazione digitale nelle PMI: dopo la presentazione della ricerca “L’innovazione digitale nelle PMI italiane: lo stato dell’arte e le prossime sfide”, a cura di Antonello D’Elia, Consulting Manager GroupM Research & Insight, ne discuteranno Giovanni Bartucci, Vice Presidente Esecutivo Alperia Bartucci, Dino Brancale, Amministratore Delegato AVL Italia, e Michele Mormile, Managing Partner AQuest. Nel corso della mattina i partecipanti potranno intervenire attraverso Q&A tramite chat moderata.

Nel pomeriggio, invece, si terrà un webinar dedicato all’approfondimento tecnico di alcuni temi legati all’innovazione digitale e sostenibile nelle imprese: grazie a visite aziendali virtuali e all’analisi di best practices si parlerà del ruolo dei Digital Innovation Hub e dei Competence Center a supporto dell’innovazione aziendale, di agevolazioni fiscali e finanziarie per l’innovazione 4.0 e green, e di tecnologie, competenze e formazione per le fabbriche del futuro.

Per seguire i lavori di Innovation Days – La fabbrica del futuro è necessario registrarsi su eventi.ilsole24ore.com/id2021/emilia-romagna. A questo indirizzo è possibile anche consultare il programma di dettaglio dell’incontro.

La prima iscrizione permetterà di seguire in diretta anche le altre tappe: l’appuntamento successivo è per giovedì 24 giugno con la Puglia.

Partner dell’intero roadshow sono Banca Ifis, Enel, TIM e WPP Italia; Event Partner della tappa dedicata all’Emilia Romagna sono Alperia Bartucci, IMA, Mercedes-Benz Italia, Philip Morris Italia, Regione Emilia Romagna, Unipol Sai.

Illycaffè annuncia i vincitori del concorso Maestri dell’Espresso Junior.

 

Comunicato stampa Illycaffè.

LA 29° EDIZIONE DI “MAESTRI DELL’ESPRESSO JUNIOR” È STATA VINTA DA VERONICA MAGNANI DELL’ISTITUTO VERGANI NAVARRA DI FERRARA.

Il concorso a premi dedicato agli Istituti Professionali Alberghieri e della Ristorazione promosso da illycaffè e Gruppo Cimbali per sostenere l’importanza della formazione ha coinvolto 30 scuole:

21 Maggio 2021 – È Veronica Magnani la vincitrice della ventinovesima edizione di “Maestri dell’Espresso Junior”, il concorso a premi promosso da illycaffè e Gruppo Cimbali. Seconda classificata invece Michela Scotta dell’Istituto Giolitti Bellisario di Cuneo e terza classificata Giulia Baiocco dell’Istituto Varnelli di Macerata.

“Maestri dell’Espresso Junior”, il concorso di caffetteria dedicato agli Istituti Professionali Alberghieri e della Ristorazione italiani e della Repubblica di San Marino, torna anche quest’anno in versione streaming online, nel rispetto delle norme dettate dall’attuale situazione pandemica.

La lunga storia di successo di questa manifestazione, nata nel 1992, è frutto della stretta collaborazione tra Università del Caffè, il centro d’eccellenza di illy creato per supportare i produttori, i baristi e i professionisti della ristorazione a realizzare il caffè perfetto, e MUMAC Academy, l’Accademia della Macchina per Caffè di Gruppo Cimbali per la formazione di professionisti e coffee lovers e la promozione della cultura del caffè, per contribuire insieme alla preparazione dei nuovi addetti al settore.

Quest’anno hanno partecipato alle selezioni 510 studenti provenienti da altrettanti istituti professionali di tutt’Italia. Otto di loro sono giunti in finale e, in collegamento streaming, si sono messi alla prova con diverse prove attitudinali volte a verificare la loro preparazione nella gestione di una comanda non solo ponendo cura e attenzione alla corretta preparazione ma anche alla cura del cliente e del servizio. La prova si è conclusa con l’esposizione del progetto personale volto a valutare l’estro e l’iniziativa del candidato nello sviluppo del proprio locale.

Il premio dà la possibilità agli studenti delle classi quarte di Istituti Professionali Alberghieri e della Ristorazione di mettersi alla prova e di ricevere premi e borse di studio. I docenti di riferimento dei partecipanti alla competizione ottengono inoltre l’opportunità di integrare i programmi formativi attraverso corsi professionalizzanti, proposti dall’Università del Caffè di illy e da MUMAC Academy di Gruppo Cimbali, su diversi aspetti del mondo del caffè, dalla preparazione alla gestione di un locale fino alle strategie di promozione digitale.

“Siamo entusiasti di promuovere la 29esima edizione del concorso Maestri dell’Espresso Junior, che ogni anno ci dà la possibilità di ribadire quanto sia importante la formazione dei giovani per la tutela della cultura del caffè di qualità sostenibile nel mondo – dichiara Daria Illy, Coffee Culture Director di illycaffè – La digitalizzazione dell’evento non ne ha ostacolato il grande successo, dimostrando ancora una volta l’importanza di una buona formazione premiando gli studenti più meritevoli degli Istituti Professionali italiani che domani diventeranno i migliori professionisti dell’ospitalità. Non solo, la digitalizzazione che era già un nostro sogno, ci ha aperto le porte ad una platea più ampia: a sostegno della teoria che nonostante la pandemia, le buone idee possono riscuotere successo quando governate con una strategia ben chiara.

“Il coinvolgimento della nostra Academy nella 29esima edizione del concorso Maestri dell’Espresso Junior rappresenta per Gruppo Cimbali la rinnovata opportunità di sostenere in modo concreto la cultura dell’eccellenza nelle prossime generazioni di professionisti dell’ospitalità – afferma Josep Feixa, Direttore Vendite Italia di Gruppo Cimbali – Scoprire e premiare ad ogni anno, l’identità dei migliori studenti degli Istituti Professionali italiani rafforza la meritocrazia, lo sforzo, la passione e l’integrità che costituiscono la base di un insieme di valori che va tramandato anno dopo anno con la motivazione per qualificare l’interazione con i clienti come un’esperienza perfetta.”

I PREMI:

I premi di “Maestri dell’Espresso Junior” permettono ai vincitori di ricevere una formazione più specialistica nel mondo della caffetteria, entrando in contatto approfondito con un’affermata realtà aziendale. Il vincitore, infatti, quest’anno si aggiudica uno stage da illycaffè, mentre il secondo classificato ottiene l’accesso al corso più completo di Università del Caffè. Inoltre, i primi due istituti classificati riceveranno la fornitura di caffè per un anno, una macchina espresso oppure tre macinadosatori del Gruppo Cimbali, a seconda delle necessità. 

 

 

Cultura: Anna Maria Meo neopresidente di Opera Europa.

 

Cultura. Anna Maria Meo neopresidente di Opera Europa, Bonaccini-Felicori: “Motivo di orgoglio per Parma, l’Emilia-Romagna e le istituzioni culturali di tutto il Paese. Ripartire dagli spazi della musica e della creatività un’opportunità di straordinaria importanza”.

La direttrice del Teatro Regio la prima personalità italiana chiamata a guidare la principale organizzazione europea di servizio per compagnie liriche professionali e festival lirici, attualmente attiva per oltre 200 membri di 43 Paesi. “Alla dottoressa Meo vanno i più sinceri complimenti e gli auguri di buon lavoro per questo prestigioso incarico”.

Bologna – “In primo luogo si tratta di un nuovo riconoscimento della professionalità e delle grandi capacità di Anna Maria Meo, così come del prestigio del Teatro Regio di Parma, che dirige. Oltre che della tradizione lirica di una città e di un territorio per questo celebri in tutti il mondo, nell’anno, peraltro, in cui Parma è Capitale italiana della cultura. Alla dottoressa Meo vanno i più sinceri complimenti e gli auguri di buon lavoro per questo prestigioso incarico”.

Così il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, e l’assessore regionale alla Cultura e Paesaggio, Mauro Felicori, dopo l’elezione di Anna Maria Meo, direttrice generale del Regio di Parma, a presidente di Opera Europa, la principale organizzazione di servizio per compagnie liriche professionali e festival lirici in tutto il Continente, attualmente attiva per oltre 200 membri provenienti da 43 Paesi.

“Si tratta della prima personalità italiana chiamata a guidare Opera Europa da quando è stata fondata, nel 1995- ricordano Bonaccini e Felicori-, è quindi motivo ulteriore di orgoglio per Parma, la nostra regione e le istituzioni culturali di tutto il Paese. Ancora di più nel momento in cui si creano le condizioni per ripartire e farlo dalla cultura, dagli spazi della musica e della creatività rappresenta un’opportunità di straordinaria importanza”.

Premio Estense 2021: Scelta la Quartina finalista e assegnato il Granzotto.

 

Comunicato stampa Confindustria Emilia.

PREMIO ESTENSE 2021: ALBERTO E GIANCARLO MAZZUCA, FRANCESCA NAVA ALESSANDRO SALLUSTI E WALTER VELTRONI, GLI AUTORI FINALISTI.

Al giornalista romano, conduttore di Atlantide, Andrea Purgatori va il “Granzotto”

La giuria del Premio Estense, presieduta da Guido Gentili, e composta da Giacomo Bedeschi, Michele Brambilla, Tiziana Ferrario, Paolo Garimberti, Jas Gawronski, Giordano Bruno Guerri, Alberto Faustini, Laura Laurenzi, Alessandra Sardoni e Gian Antonio Stella, che si è riunita a Ferrara il 22 maggio 2021 per la scelta dei quattro volumi finalisti sui 49 presentati alla 57esima edizione del premio giornalistico, ha deliberato a maggioranza di portare in finale Alberto e Giancarlo Mazzucca con “Gianni Agnelli in bianco e nero” (Baldini+Castoldi), Francesca Nava con “Il focolaio. Da Bergamo al contagio nazionale” (Editori Laterza), Alessandro Sallusti con “Il sistema. Potere, politica affari: storia segreta della magistratura italiana” (Rizzoli) e Walter Veltroni con “Labirinto italiano. Viaggio nella memoria di un Paese” (Solferino).

La giuria presieduta dal presidente della Fondazione Premio Estense, Gian Luigi Zaina, e composta da sei industriali (Mauro Baroni, Andrea Fedele, Giorgio Piacentini, Elena Ruzziconi, Maria Adelaide Vaccari, Roberto Vancini), sentito il parere della giuria tecnica, ha assegnato al giornalista di La7 Andrea Purgatori il 37° “Riconoscimento Gianni Granzotto. Uno stile nell’informazione”.

Istituito nel 1985 in memoria di Gianni Granzotto, presidente per venti anni delle giurie dell’Estense, il riconoscimento viene conferito a chi, operando nel campo dell’informazione, si sia particolarmente distinto per correttezza, impegno e professionalità.

La cerimonia conclusiva del Premio Estense 2021 avrà luogo sabato 25 settembre, con la consegna dell’Aquila d’Oro al giornalista che la giuria tecnica e la giuria dei lettori avranno scelto quale vincitore.

“Per Confindustria Emilia è sempre stato importante uscire dai propri capannoni e occuparsi della società. Il Premio Estense era, e continua a essere, un impegno civile nei confronti della cultura. Questa intuizione di Piacentini, fondatore del Premio nel 1965, è più che mai attuale e visionaria”, ha ricordato il presidente della Fondazione Premio Estense Gian Luigi Zaina. “Grazie a Guido Gentili e agli altri giornalisti della giuria tecnica per la qualità del dibattito che ha portato alla definizione della quartina finalista. Questo è l’anno della speranza e ci auguriamo tutti di rivederci a settembre al Teatro Comunale”.

“Abbiamo avuto tanti libri candidati anche quest’anno, ormai non è più una novità”, ha sottolineato il presidente della giuria tecnica Guido Gentili. “Il filo conduttore della quartina finalista, ancora una volta, è stato la qualità. Il dibattito è stato intenso e il punto di equilibrio sulla designazione definitiva non è stato semplice. D’altro canto, la tradizione dell’Estense è questa: la concorrenza tra autori che fanno un giornalismo di eccellenza”.

“Il forte interesse per l’arte e la cultura espresso dal Premio Estense”, sottolinea Monica Lorenzetti, Area Manager Ferrara di BPER Banca, anche quest’anno main sponsor dell’evento, “trova piena sintonia con i valori di BPER Banca, che da sempre è sensibile alle esigenze dei territori in cui opera. A Ferrara e nella sua provincia abbiamo confermato questo ruolo, consolidando in questi anni il sostegno a numerose iniziative culturali, sociali e sportive, tra cui il Premio Estense spicca per il suo rilievo nazionale. Istituzioni come le banche, infatti, creano valore non solo economico, e hanno il dovere di restituirlo alla collettività”.

“C’è una grande richiesta di informazione verificata e di qualità”, ha rimarcato il presidente dell’Ordine dei giornalisti dell’Emilia-Romagna Giovanni Rossi. “La velocità con cui l’informazione viaggia rende sempre difficile questa missione. Ciò nonostante, deontologia e formazione dei colleghi sono asset essenziali del nostro organismo di categoria, non c’è dubbio. A Bologna abbiamo un master prestigioso che forma giovani giornalisti. Sulla base di queste idee programmatiche non potevamo che scegliere una collaborazione, ci auguriamo ampia e destinata a durare, con il premio Estense”

 

 

 

 

 

 

De Palma: «Protocollo Ministero-Regioni-FNOPI per consentire agli infermieri di vaccinare a domicilio i soggetti fragili».

 

Comunicato stampa Nursing Up.

Sanità, Nursing Up De Palma: «Protocollo Ministero-Regioni-FNOPI per consentire agli infermieri di vaccinare a domicilio i soggetti fragili. Documento irricevibile, compenso sconveniente ed ulteriori profili di criticità per la nostra categoria».

24 MAG 2021 – «Avevamo chiesto da tempo che nel piano vaccini fosse inclusa la possibilità, da parte dei nostri infermieri, di effettuare somministrazioni a domicilio per i soggetti più fragili: siamo  scesi in piazza, a novembre e dicembre, interloquendo con le Regioni, con il Ministro della Salute ed ottenuto un sostanzioso traguardo: 50 euro orari per svolgere attività vaccinale, da corrispondere attraverso l’istituto delle prestazioni aggiuntive, norma che poi è stata regolarmente inserita nella legge di bilancio.

Perciò in prima battuta, non potevamo che essere ben disposti verso un accordo tra Ministero, Regioni, Province Autonome e la nostra Federazione Nazionale, annunciato come il documento che prevede la possibilità che infermieri e infermieri pediatrici effettuino le vaccinazioni direttamente nelle case dei cittadini.

Ciò nonostante, una volta letto il protocollo abbiamo dovuto ricrederci: luci e ombre, per la verità molte più ombre che luci.

Così Antonio De Palma, Presidente Nazionale del Nursing Up.

Apprendiamo con soddisfazione che nel documento finalmente si stigmatizzi “l’autonomia dell’infermiere in ambito vaccinale”. L’infermiere che somministra a domicilio, come si evince dal protocollo, può anche vaccinare senza quel rigido controllo del medico, lo avevamo chiesto da tempo, liberare finalmente i nostri infermieri da una zavorra. D’altronde, già in un nostro comunicato del 5 gennaio scorso evidenziammo come gli infermieri hanno titolo e competenza per agire in piena autonomia e senza alcuna supervisione, non hanno bisogno di tutoraggi di alcun genere.

Eppure le condizioni di questo accordo, i punti nodali su cui è stato costruito, non ci soddisfano in alcun modo, e vi spieghiamo “alcuni” perchè.

Nel protocollo si fa riferimento, per gli infermieri che dovranno effettuare le vaccinazioni, alle previsioni della legge del 30 dicembre 2020, n. 178, art.1, comma 465. Da qui cominciano le ombre e le (non poche) note dolenti perchè, in pratica, la normativa citata è quella che prevede per il personale sanitario la necessità di sottoporsi a un corso on line prima di effettuare tale attività. Noi lo avevamo ribadito a gran voce e lo ripetiamo: siamo indignati che gli infermieri, con tanto di laurea triennale alle spalle, e con tanto di tirocinio, siano considerati alla stregua di farmacisti ed altri sanitari che non hanno mai preso in mano una siringa.

Ci meravigliamo che la nostra Federazione sottoscriva documenti che contengono certe previsioni. Gli infermieri, così come i medici d’altronde, hanno bisogno, sì, di conoscere le peculiarità del prodotto che si accingeranno a somministrare, ancor più se si parla di vaccini peculiari ed innovativi come quelli contro il SARS Cov 2, ma non necessitano certamente di un corso on line uguale a quelli previsti per chi non ha mai conseguito alcuna abilitazione professionale per svolgere tali funzioni, e ancor meno corsi che spiegano da zero come effettuare un vaccino o come diluire un farmaco, cosa invece doverosa e necessaria per chi non ha mai conseguito alcuna abilitazione professionale per svolgere tali funzioni.

Ed ancora, nel documento viene specificato chiaramente che gli infermieri e gli infermieri pediatrici possono vaccinare senza la supervisione del medico nei loro interventi a domicilio, e questo ci conforta, eppure l’anamnesi, e conseguentemente l’idoneità vaccinale spettano sempre al medico.

Ma come? Nell’accordo quadro tra Federfarma e Regioni, i farmacisti sono totalmente autonomi, sia nell’anamnesi che nel conferire l’idoneità vaccinale, tranne in casi estremi in cui occorre la supervisione del medico, ma all’infermiere tutto questo viene di fatto ancora impedito? Stiamo scherzando vero?

Anche in questo caso la nostra Federazione parrebbe aver avvallato, senza batter ciglio, un accordo che ci mette in secondo piano rispetto alla posizione dei farmacisti, che con un mero corso on line sono diventati autonomi a 360 gradi sotto il profilo vaccinale, possono assumersi la responsabilità finanche di iniettare l’adrenalina in caso di necessità. Chiediamo che la Federazione ci spieghi.

Alla FNOPI, che ci rappresenta in quanto Ente sussidiario dello Stato, sia in Parlamento che di fronte alle Regioni, chiediamo ora di conoscere, anche noi, quali sono le motivazioni in base alle quali gli infermieri non possono procedere ad attuare protocolli preordinati in tema di anamnesi e idoneità vaccinale, mentre i farmacisti, abilitati a somministrare i vaccini “ope legis”, possono fare “anche tutto questo “.

Proviamo ora ad approfondire la complessa e ben grave questione del compenso.

Intanto, e questo risulta anche dal comunicato stampa post accordo redatto dalla FNOPI, a vaccinare direttamente nelle case dei soggetti fragili dovrebbero essere gli infermieri dipendenti, cioè quelli liberati pro tempore dal vincolo di esclusività, come stabilito dal Decreto Sostegni.

Dal protocollo appena sottoscritto emerge che per ogni somministrazione “a domicilio” è previsto un compenso all’infermiere di 6,16 euro. Per come la vediamo noi, si tratta di un compenso assolutamente fuori da qualsiasi ipotesi di ricevibilità. E sulla materia il nostro disappunto cresce, perchè in tema di retribuzioni dovrebbero essere i sindacati i soggetti competenti a trattare con le istituzioni rappresentative, soprattutto perchè qui si parla, nella stragrande maggioranza dei casi, di compensi erogati dalle amministrazioni pubbliche a loro dipendenti, che per la specifica circostanza vaccinale vengono esonerati dal vincolo di esclusività.

Ma allora perché in questo accordo non è stato coinvolto nessun sindacato?

Perchè le istituzioni si sono confrontate “con un loro ente sussidiario” (cioè la FNOPI) e non con chi, per legge, è titolato a rappresentare gli interessi degli infermieri in veste contrattuale e ad agire in ambito negoziale?

Eppure è proprio la legge che vieta esplicitamente alla FNOPI di svolgere attività di rappresentanza sindacale.

Certo è che il protocollo appena sottoscritto include delle clausole che intervengono direttamente sul profilo retributivo degli infermieri interessati.

E poi, per gli infermieri vaccinatori viene prevista la stessa retribuzione dei farmacisti: 6,16 euro a somministrazione. Ma i medici non ne percepiscono 25?

Cosa significa tutto ciò? A meno che non esistano vaccini che prevedono metodiche particolari riservate alla esclusiva competenza medica, ma a noi non risulta, i medici hanno forse le mani d’oro mentre noi infermieri veniamo considerati ancora una volta alla stregua di altre professioni sanitarie che prima non erano nemmeno abilitate alla mera somministrazione?

Peccato che un farmacista percepisce questo stesso compenso vaccinando direttamente a casa propria (nella sua farmacia), con la concreta possibilità di effettuare centinaia di somministrazioni, essendo la farmacia da sempre un punto di riferimento per ogni comunità. A noi infermieri, invece, ci sarà chiesto di spostarci anche nel raggio di numerosi chilometri per raggiungere il domicilio di un potenziale vaccinando. Noi sappiamo bene che esistono numerose aziende sanitarie che coprono vasti territori.

E tutto questo dovremmo farlo per 6 euro a vaccinazione?

Insomma, quanto ore di lavoro un infermiere dovrà mettere a disposizione per raggiungere uno sperduto paesino di montagna al fine di somministrare una dose di vaccino e guadagnare il lauto compenso di 6 euro?

Con quale automobile lo farà, e quanti soldi dovrà spendere di tasca sua il nostro infermiere per il carburante necessario a raggiungere il paesello, oppure, nella migliore delle circostanze, un popoloso quartiere nel traffico caotico di Roma o Milano?

Non ci meraviglia di certo che un protocollo di questo tipo le regioni si siano guardate bene dal condividerlo con la Federazione degli Ordini dei Medici. Qualcuno crede davvero che avrebbero mai accettato un simile trattamento?

Proseguendo con la lettura notiamo che l’applicazione delle clausole relative ai compensi previsti per gli infermieri è legata, addirittura, a finanziamenti che il Governo si è impegnato ad erogare al più presto (per ora pare siano solo buoni propositi). Quindi i soldi ancora non ci sono. Al riguardo vorremmo vederci chiaro.

E poi, noi abbiamo lottato per ottenere una norma che prevedesse, per gli infermieri dipendenti che operano in favore delle Aziende sanitarie, un compenso “di 50 euro l’ora” per le vaccinazioni, e questo acclamato nuovo protocollo, annunciato con squilli di tromba e rulli di tamburi, ci riconoscerebbe invece 6,16 euro per una prestazione che, essendo a domicilio, tra viaggio, inoculazione ed annessi e connessi, nella maggior parte dei casi ci richiederà certamente più di un’ora.

Vi sembra davvero equo il protocollo appena sottoscritto?

Chi ci guadagna davvero alla fine, le Regioni (che dovrebbero pagare 50 euro per 1 ora di prestazioni aggiuntive), o gli infermieri con i loro 6,16 euro per ogni somministrazione?

Che fine hanno fatto le famose prestazioni aggiuntive?

Ma quello che comincia seriamente a preoccuparci è come sia stato possibile che la nostra Federazione, quella che ci rappresenta ai massimi livelli istituzionali nella sua qualità di Ente sussidiario dello Stato, abbia accettato di sottoscrivere questo documento senza nemmeno aprire un canale di interlocuzione “preventiva” con i sindacati. Ricordiamo che stiamo parlando di quella stessa FNOPI che ha redarguito gli Ordini Provinciali che avevano deciso, ad ottobre, di sostenere gli infermieri in lotta a Roma, scesi in piazza Circo Massimo, perchè la legge non consente loro di effettuare attività sindacale. Strana maniera davvero di interpretare la legge, non si fornisce sostegno ad una rivendicazione in piazza, sostenuta da richieste di valorizzazione economica da parte degli infermieri (perchè, appunto, la legge vieta agli Ordini di svolgere attività sindacale), ma si procede senza indugio a stipulare protocolli con le istituzioni, individuando addirittura forme di remunerazione degli infermieri per le attività vaccinali a domicilio…

Insomma, questo modo di fare a noi non piace!

Prima di essere sindacalisti siamo infermieri regolarmente iscritti ai nostri Ordini Professionali, e poichè il rispetto “reciproco” delle prerogative istituzionali di ognuno dei soggetti dei quali parliamo (Ordini / Sindacati) è di fondamentale importanza, qualcuno ora ci fornisca i chiarimenti che pubblicamente stiamo chiedendo, e ci aspettiamo che ciò accada nel più breve tempo possibile», chiosa De Palma.

 

GLI 80 ANNI DI DYLAN
(Per una teoria dell’immortalità)

 

Forse non ha molto senso festeggiare gli 80 anni di Bob Dylan.
Naturalmente tutti i compleanni sono celebrazioni convenzionali, ma nel caso di Dylan, almeno stando a certe sue dichiarazioni, la cerimonia appare particolarmente insensata. In un’intervista su Rolling Stone di pochi anni fa ha dichiarato al povero giornalista che lo stava intervistando che lui era morto da tempo, per l’esattezza nel 1964. Subito dopo gli ha mostrato un articolo con una fotografia di un certo Bobby Zimmerman (nome originario di Dylan), un motociclista californiano ucciso in un incidente stradale. Il giornalista ha pensato a un caso di omonimia, ma è stato subito messo a tacere.
“Nessuna omonimia. Semplicemente ero io. Quel Bobby Zimmerman di cui hai visto la fotografia adesso non c’è più, se ne è andato definitivamente. Vorrei poter tornare indietro a dargli una mano, dirgli che sono suo amico, ma è impossibile. Adesso ci sono io, Bob Dylan, con cui ora stai parlando, la trasfigurazione di quel Bob Zimmerman. Perché io sono morto nel 1964 e poi mi sono trasfigurato.“
Il giornalista gli chiede cosa significhi esattamente, e se lui, Dylan, è morto oppure trasfigurato, ma lui in sostanza gli risponde che non è questo il punto e che, alla prova dei fatti, non c’è differenza: “Tocca a te indagare su cos’è la trasfigurazione. Ma se credi puoi tranquillamente scrivere che stai intervistando un morto. Io non avrei ragione di oppormi.” Poi Dylan prosegue sostenendo che lui non è certo l’unico trasfigurato al mondo, che ci sono e ce ne sono stati diversi, alcuni famosi, anche se non così tanti, ed elenca vari personaggi da Churchill a Toni Morrison a B.B. King e altri. Tralasciando per eleganza Cristo e Budda. Ci tiene anche a precisare che non si tratta di reincarnazione o trasmigrazione delle anime, ma di pura e semplice trasfigurazione.

Altri tentativi di capirci qualcosa di più falliscono: bisogna andare a leggere i vangeli o i libri di alcuni mistici dove si parla della trasfigurazione, dice. A una prima lettura è facile sospettare che lui e il giornalista si siano messi d’accordo per divertirsi alle spalle dei lettori di Rolling Stone, ma sarebbe un errore. Perché in diverse occasioni Dylan ha ripetuto che la morte fa parte della vita, o meglio che si appartengono a vicenda, che la morte siede ogni mattina con te al tavolo della prima colazione e che la concezione lineare del tempo è pura apparenza. Che il passato continua a vivere nel presente finché a un certo momento ti accorgi che non esiste più, che è proprio passato per davvero.
E allora non sai più dove ti trovi e capisci di essere fuori dai giochi. Mentre gli altri fanno il loro gioco a volte ti capita di stare lì a guardarli, ma poi alla fine scopri che stai bene con te stesso perché tutto questo non ti riguarda, stai da un’altra parte, in un tuo angolo gelosamente custodito, un altrove accessibile a pochi. I’m not there, “Io non sono qui” è il titolo di una canzone dei primi anni sessanta scritta da Dylan che dà anche il titolo a un film di Todd Haynes sulla sua vita. Ed è proprio questo il punto forse più interessante.
Nell’universo di idee, immagini, metafore, citazioni e rielaborazioni che popolano le canzoni, nei libri e nelle interviste rilasciate da Dylan la questione del tempo è assolutamente centrale. Solo il presente e il futuro sono certi, il passato lo puoi trasformare a tuo piacimento, dice ribaltando un luogo comune consolidato. Tranne che il presente passa troppo in fretta e il futuro ancora non c’è.
In un’altra occasione ha dichiarato che il passato, il presente ed il futuro possono convivere in una stessa stanza. Liberi di credere che si tratti solo di frasi a effetto o magari di pura cialtroneria, paradossi mescolati con citazioni erudite o misticheggianti, come capita spesso nelle interviste a molte celebrità pop desiderose di stupire. Ma anche questo sarebbe un errore, perché se si riflette con più attenzione, poco alla volta si fa strada una precisa visione del mondo, anche se in perenne evoluzione e a volte contraddittoria. E in ogni caso all’inizio dell’intervista Dylan premette subito che sta cercando di spiegare cose che non si possono spiegare e chiede aiuto al giornalista che lo intervista per spiegare l’inspiegabile.

Quindi anche io, nello scrivere queste righe, cerco soltanto di spiegare le idee di qualcuno che fa fatica lui stesso a spiegare. Un’impresa destinata al fallimento. Eppure dietro il caos e l’apparente illogicità di tante dichiarazioni persiste la sensazione che ci sia un ordine mentale molto ben organizzato. E soprattutto una concezione particolare del tempo e della sua percezione che, almeno in parte, sfugge alle definizioni e alle spiegazioni fornite dalla filosofia.
Basta citare alcuni versi da canzoni famose per avvertire la presenza quasi ossessiva del tempo. ‘I was so much older then, I’m younger than that now’, ‘Then take me disappearing/through the smoggy rings of my mind/Through the foggy ruins of time’ ‘Inside the museums eternity goes up on trial’ ‘If the bible is right/ the world will explode… The next sixty seconds/could be like an eternity’ ‘And there’s no time to think’ solo per citarne alcuni.
Uno dei suoi dischi più famosi, del 1997, si intitola Time out of mind, tradotto come “Tempo immemorabile”. E molte sue citazioni, similitudini, proverbi più o meno deformati o ribaltati provengono non solo dalla Bibbia, secondo alcuni la sua principale fonte di ispirazione, ma anche da testi di classici greci o latini, come ad esempio Tacito, molto da Shakespeare e da Blake, da cantanti blues o jazz spesso poco conosciuti, da poeti simbolisti o surrealisti o da frasi di generali o politici vissuti durante la guerra civile americana. Nell’intervista a Rolling Stone dice che la storia serve come fonte di ispirazione, ma che la natura umana non è legata a un periodo storico particolare.

La stessa voce sepolcrale con cui canta ormai da qualche decennio evoca tempi e luoghi lontani. Una voce che si potrebbe definire fuori campo e fuori tempo, proveniente da quell’altrove storicamente e geograficamente indefinito.
Quando dice che in molte delle sue canzoni ogni verso può essere l’inizio di un’altra canzone e che potrebbe anche combinarsi con i versi di altre sue canzoni espone un principio matematico che rimanda ad una potenziale infinità di collegamenti e contaminazioni. La continua trasformazione delle stesse canzoni ogni volta che le esegue dal vivo, arrangiamento e testi, sta a simboleggiare un work in progress senza sosta, un presente continuo; una canzone del 1965 cantata nel 2016 non è più la stessa canzone, per questo l’unica vera musica è quella eseguita dal vivo e non quella che esce dagli studi di registrazione. Perché, dice, la trasformazione è nella natura dell’esistenza. Il tentativo è quello di modellare il tempo – ma anche i tempi della metrica dei versi e il ritmo della canzone – secondo criteri puramente soggettivi, estemporanei. Un’eternità mobile, fluida, inafferrabile, che ti sfugge tra le mani, con i vivi e i morti che coabitano, dialogano e si mescolano nello stesso spazio, nella fattispecie nello spazio di una singola canzone come nell’insieme di tutte le canzoni composte e variamente eseguite da Dylan durante i suoi infiniti concerti dal vivo.

Interessante anche il fatto che questa visione del tempo, ma anche dello spazio, sia stata ispirata da un maestro di pittura, tale Norman Raeben, un ebreo di Odessa, ex pugile, emigrato a New York. Su questo argomento molto è stato scritto da Alessandro Carrera, il traduttore in italiano dei testi di Dylan, suo massimo studioso italiano e non solo, scopritore degli angoli meno conosciuti dell’arte di Dylan.
Una canzone deve essere come un quadro, deve poter essere percepita e assimilata in un unico colpo d’occhio (o di orecchio). Impresa materialmente impossibile, ma possibile metaforicamente se con la memoria musicale e l’immaginazione si riesce con un movimento circolare a ricongiungere l’inizio della canzone con la sua fine fino a confonderli.
Pare che l’ispirazione originaria per questa idea sia venuta a Dylan, da sempre molto interessato alla pittura, da Chagall. Nei quadri di Chagall la forza di gravità (che in diverse occasioni Dylan giudica un elemento di disturbo, una forma di prigionia) viene sostanzialmente abolita insieme alla prospettiva. Oggetti e figure umane galleggiano nello spazio e i piani prospettici si sovrappongono a scapito della prospettiva. Ma anche dal punto di vista del racconto contenuto nei dipinti di Chagall difficilmente si trova un punto di vista che dia un ordine temporale a quanto accade. I punti di osservazione si mescolano e il passato ormai morto, il mondo dei vecchi villaggi ebraici distrutti prima dai russi e poi dai nazisti, continua a vivere in una dimensione al di fuori delle coordinate spazio/temporali.
Ecco allora che ritroviamo alcune idee forza che sottendono la poetica e l’idea di musica di Dylan: la memoria (Proust) che va oltre il semplice ricordo, la durata, la percezione e la circolarità del tempo, l’abolizione del tempo lineare. C’è dietro naturalmente molta filosofia, da Bergson a Nietzsche fino a Sant’Agostino e Heidegger e alla tradizione dei mistici ebraici e cristiani, altre idee prese dalla tradizione religiosa orientale, ma la filosofia deve farsi accettare con il suo linguaggio specifico e i suoi processi mentali per poter entrare nella vita delle persone, e solo di alcune, e nel farlo perde necessariamente dei pezzi, lasciando frammenti aridi, scollegati. Mentre l’arte, come nel caso di Dylan o come appunto in certi quadri di Chagall, penetra nella vita di tutti i giorni senza mediazioni, attraverso un approccio sensoriale, emotivo.

E’ stato pubblicato su Ferraraitalia il racconto breve di Francesca Alacevich Chi guarda chi [Qui], circolare già dal titolo, che sembra ispirato proprio a questa idea di atemporalità. La modella del quadro di Corcos sta lì e conserva il suo dolore e il suo rancore per secoli, chiusa in un museo e tenuta sotto processo per l’eternità, come dice Dylan in Visions of Johanna.
L’impatto è tanto più profondo quanto più viscerale, evoca una maledizione e fa pensare al blues, che continua a riecheggiare nelle composizioni musicali di Dylan. Ancora il blues, che con la sua selvaggia antica irriducibile malinconia e voglia di vivere, con la sua invincibile vocazione alla ribellione e alla sconfitta, contiene elementi di immortalità.
Molta musica contemporanea fatica a liberarsi dal blues, forse proprio perché, come dice Dylan, il blues fa parte della natura umana e la natura umana non appartiene a un periodo storico determinato. Le mode scorrono su un piano temporale parallelo che non si incrocia con il genere di arte di cui stiamo parlando.
Una teoria dell’arte che Dylan trasforma coerentemente in uno stile di vita, attraverso una serie continua di concerti dal vivo in giro per il mondo, il Neverending Tour, che gli permette di vivere dentro le sue canzoni, perennemente trasformate, l’unica realtà per lui degna di questo nome.
Una realtà senza tempo vissuta sopra un palco, capace di ingannare il passare degli anni, la vecchiaia e la morte. Una strada per l’immortalità.
Viene in mente la sua canzone Journey through a dark heath, dove canta: ‘There’ s a white diamond gloom/ on the dark side of this room/ and a pathway that leads up to the stars/ if you don’t believe there’s a price/for this sweet paradise/just remind me to show you the scars’, tradotto da Carrera con ‘C’è un alone di diamante bianco che brilla/ nell’angolo buio di questa stanza/ e un sentiero che conduce su fino alle stelle/ se non credi che c’è un prezzo/ per questo bel paradiso/ ricordami di mostrarti le ferite.’ 

Io contengo moltitudini è il titolo di una delle canzoni del suo ultimo recente album (Rough and Rowdy Ways). Poi però – dice in un’altra intervista – bisogna un po’ per volta sgombrare il campo e trovare un’identità utile al momento, più o meno dice così. E le tante moltitudini ci ricordano il Io è un altro di Rimbaud, una dichiarazione di poetica che Dylan doveva avere ben presente sin dalle prime canzoni degli anni Sessanta. Ecco perché è poi arrivato a dischi come Blood on the tracks, dove i narratori – l’io, il tu e il lui/lei – si mescolano e i tempi, come i personaggi del racconto si confondono fino a formare un affresco senza inizio e senza fine. Ecco come una canzone può essere percepita in un insieme, al di fuori dello scorrere del tempo lineare, proprio come un quadro. E questo è l’intento consapevole con cui ha scritto le canzoni di Blood on the tracks e in particolare Tangled up in blue, la più famosa di quell’album.
Contenere moltitudini non è un’esperienza comune, così come l’essere dei morti e/o trasfigurati che parlano e cantano con molte voci, alcune prese dalle cantilene religiose ebraiche altre dalla musica afroamericana e altre dal jazz o dal country o da un rap ante litteram, e poi trasformate sul palco, dal vivo.
Cantare le stesse canzoni sino a renderle irriconoscibili, cambiando i testi sul momento a secondo dell’umore e delle circostanze, spiazzare i musicisti evitando le prove e cambiando la scaletta, tutte queste non sono esperienze comuni. Così come l’inattualità di Dylan rispetto alle mode correnti non è una posa, che del resto molti hanno imparato a simulare, ma una necessità intrinseca al suo modo di immaginare la musica e le canzoni. In questa prospettiva parlare di mode, letterarie o musicali, non ha senso, quindi più che parlare di non attualità nel caso di Dylan bisognerebbe parlare, appunto, di atemporalità.

In conclusione, tanto per chiudere in modo circolare così come ho cominciato: ha senso scrivere un articolo per celebrare l’ottantesimo compleanno di un morto/trasfigurato che vive nell’atemporalità e che è immerso da tempo immemorabile in un paesaggio mentale che potrebbe trovarsi ovunque ma al tempo stesso esiste solo nella sua sconfinata immaginazione?
Come le mitologiche Highlands, una canzone di sedici minuti dell’album Time out of mind, luogo reale nel nord della Scozia ma usato da Dylan come metafora di quel “sentiero che conduce su fino alle stelle” o forse di questo altrove in cui si è rifugiato.
Probabilmente celebrare questo compleanno è fuori luogo, ma ormai è troppo tardi per fermare tutti coloro che hanno deciso di farlo.

Bob Dylan [vedi Wikipedia] andrebbe letto, ascoltato e riascoltato, dal principio alla fine e (viceversa), o iniziando da un punto e da una canzone qualsiasi. Il suo sito ufficiale [Qui]. Per un sito italiano di riferimento [Vedi qui]

IndifferEND: catcalling, molestie e violenza

Dario Antolini, Nicolas Baù, Laura Duò, Chiara Filippeschi, Martina Glerean sono studenti dell’Università di Trieste che hanno condotto una ricerca attraverso un sondaggio su “catcalling, molestie e violenza”.
Nella tesina (scaricabile QUI) spiegano il motivo di tale scelta: «molto spesso ci è capitato di confrontarci con amici e coetanei e di ascoltare racconti di esperienze spiacevoli o addirittura segnanti in questo senso. Tutti avevamo l’idea che fosse necessario dare modo di parlare di questi episodi e in generale di questo argomento».
Ma passiamo ora ai risultati della ricerca, che sono stati in parte condivisi nel profilo Instagram dedicato @indifferend.official (IndifferEND!: From INDIFFERENCE to DIFFERENCE).

Un’analisi dei dati raccolti

L’analisi è stata svolta su un parziale di 1283 persone (per un totale di 1417 risposte). Tra queste, l’83.94% si è identificato di genere femminile, mentre il 14.5% di genere maschile.
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Riguardo l’età anagrafica, la maggioranza degli intervistati sono risultati avere tra i 18 e i 24 anni (903), con una percentuale del 70.38%. Il dato conferma le aspettative dei ricercatori, poiché hanno condiviso il sondaggio nei social network, attraverso i quali avrebbero raggiunto perlopiù loro coetanei.
Conta diversi rappresentanti anche la fascia 25-30 e quella degli over 30.
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Sul campione considerato, ben 880 persone hanno affermato di aver subito violenza (68.59%), 318 (24.79%) di non averne mai subita alcuna e 66 (5.14%) di esserne stati testimoni.
In particolare, delle 880 persone che hanno risposto sì, 812 sono di genere femminile (circa il 75% delle intervistate), 54 sono di genere maschile (circa il 30% degli intervistati), e 10 si definiscono non-binari (il 70% del totale del genere).
La frequenza delle molestie più selezionata tra i partecipanti è stata “qualche volta” (425 voti), che era riservata indicativamente a chi aveva vissuto fino a 5 esperienze, seguita da “spesso” (328), opzione dedicata a chi aveva subito più di 5 episodi di molestia, e da “una volta” (141).

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Riguardo al contesto, invece, la percentuale più alta è stata registrata per l’opzione “pubblico” (con questo si intendevano mezzi di trasporto, parchi, supermercati, uffici postali, per strada …). 772 persone hanno indicato questa scelta (60.17% di 1283). Molto indicata
anche l’opzione “online” (327, pari al 25.49%).
Anche amici o conoscenti perpetrano spesso molestie (282 hanno selezionato questa opzione, dato pari al 21.98%), e la frequenza è alta anche nei contesti lavorativo (157, 12.24%) e familiare (98, che corrisponde al 7.64%). Da non sottovalutare le 14 scelte dell’opzione relativa agli ex-fidanzati, che supera di un punto quella che riguardava i luoghi di aggregazione (come locali, concerti, feste di qualsiasi tipo), a quota 13.
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Nella domanda sul rapporto di conoscenza con l’aggressore, la maggior parte degli intervistati lo ha identificato come sconosciuto (533 scelte, 57.7%). 131 partecipanti l’hanno definito “conoscente” (14.2%), 65 “collega” (7%), 56 “amico” (6.1%), 43 l’hanno indicato come “superiore” o “fidanzat*/ex” (4.7%), 41 come “familiare/parente” (4.4%).

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Riguardo alla domanda “Quanti anni avevi quando è successo?” è possibile osservare che esistono molestie già in giovanissima età, che tendono ad aumentare e raggiungere le frequenze maggiori tra i 16 e i 20 anni circa, per poi diminuire senza tuttavia scomparire anche fino ai 45 anni.
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A proposito del genere dell’aggressore, su 1144 risposte ricevute, la percentuale relativa al genere maschile si attesta sul 96.5% (1104 voti), quella femminile sul 2.8% (32 risposte).
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La domanda “hai mai subito catcalling?” ha ricevuto come risposta un numero significativamente maggiore di sì (1026, 79.97% degli intervistati, rispetto a 880 casi di molestie subite). Anche il numero dei testimoni è maggiore (77, 8% del totale, a differenza dei 66 nel caso delle violenze).
A proposito del fenomeno, 987 donne su 1077 hanno dichiarato di aver subito catcalling (91.64% delle intervistate) e 25 uomini su 186 hanno dichiarato lo stesso (13.44% degli intervistati).
La frequenza più selezionata è stata “spesso” (551, di cui 515 femmine e 26 maschi), riservata a coloro che avevano subito più di 5 episodi.
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Sulla conoscenza delle istituzioni e degli organi atti a denunciare o al pronto intervento in caso di molestia e violenza, 647 su 1283 intervistati ha risposto affermativamente (50,43%), i 636 rimanenti negativamente (49.57%). Dei sì, solo 12 persone hanno deciso di specificare tutto quello che sapevano (le associazioni locali includono: “Lilith” (2 voti), “Aiuto donna”, “Ghabby”, “Antistalking”, “Odiare ti costa”, “Spazio giovani” (1 voto per ciascuno).
Meno del 50% (il 49.77%) degli intervistati di genere femminile (536 su 1077) era informata sull’argomento. Analogamente per il genere maschile, con il 45.16% (84 su 186) degli intervistati, e il genere non binario, con 6 persone su 14 (42.86% del genere).a chi rivolgersi molestie

Utilizzando il sito web wordart.com, i ricercatori hanno costituito una mappa che includesse i termini più significativi usati per descrivere una molestia dagli intervistati nella domanda “Come definiresti una molestia?”. La dimensione della parola è maggiore quanto più grande è la sua frequenza nelle risposte.
wordart indifferend molestia

Testimonianze

Tra tutte le persone che hanno partecipato al sondaggio, 802 hanno raccontato un episodio di molestia particolarmente grave, loro accaduto o di cui sono stati testimoni. Eccone cinque esempi (per leggere più testimonianze, consultare il link della tesina nel primo paragrafo):

“Quando avevo 16 anni un uomo adulto sull’autobus ha approfittato del fatto che il mezzo fosse affollato per strusciarmisi addosso. Più avanti si è seduto e ha cominciato a farmi delle foto con il cellulare. Non ho detto niente perchè ero piccola e imbarazzata, ma sono
abbastanza sicura che altri passeggeri si siano accorti del suo comportamento e del mio disagio, e nonostante ciò non sono intervenuti in mia difesa.”
(Ragazza, tra i 18 e 24 anni)

“ho subito catcalling mentre camminavo per trieste circa all’ora di cena, dopo numerosi commenti e insulti detti da lontano l’uomo ha iniziato a seguirmi così ho accelerato il passo e fortunatamente dopo pochi metri sono salita in macchina e mi sono chiusa dentro, nel
frattempo l’uomo in questione arrivato in prossimità della mia macchina si è abbassato i pantaloni e ha iniziato a masturbarsi, mi tremavano le mani e i piedi e solo dopo qualche minuto sono riuscita a partire e guidare per un piccolo tratto di strada dove mi sono poi
fermata di nuovo per calmarmi.”
(Ragazza, tra i 18 e 24 anni)

“Novembre 2019, ore 19, sono stata palpeggiata da un ragazzo e derisa dai suoi due amici. C’erano poche persone per strada (via piuttosto centrale), ma hanno fatto finta di nulla. Io ho strillato ma niente. Ho chiamato la polizia ma mi hanno detto che avrei dovuto chiamare nel
momento esatto in cui avveniva la molestia. Sono andata in commissariato ma avrei dovuto stare lì ore e ore per far la denuncia e ho rinunciato.”
(Ragazza, tra i 25 e 30 anni)

“Il mio padre ospitante durante l’esperienza all’estero mi toccava facendo finta di nulla il sedere ed il seno e una sera approfittando del fatto che gli avevo portato una tisana a letto, col pretesto di abbracciarmi mi ha tirata sopra di lui e io mi sono trovata a cavalcioni”
(Ragazza, tra i 18 e 24 anni)

“A 18 anni ho lavorato tutta l’estate nella cucina di un albergo; questa aveva una stanza a parte dedicata alla pasticceria, nella quale lavorava questo uomo di 70’anni e passa.
Ogni volta che entravo per prendere qualcosa lui chiudeva la porta e, allungando le mani, sussurrava proposte che non ripeterò per pudore.
Quando arrivò a leccarmi la faccia (sì, l’ha fatto davvero…) mi rifiutai di entrare ancora.
A distanza di cinque anni non so ancora se fu più grande l’imbarazzo di vivere quei momenti o il doverlo raccontare ai miei colleghi”
(Ragazza, tra i 18 e 24 anni)

Conclusioni

Guardando i dati, notiamo innanzitutto che la stragrande maggioranza di coloro che hanno risposto al sondaggio si identifica di genere femminile. Ciò conferma l’idea che sono proprio le donne coloro che hanno più da raccontare riguardo questi argomenti.
In secondo luogo, notiamo che le vittime di molestie sono perlopiù bambini, ragazze e giovani donne; in altre parole, chi non ha i mezzi per difendersi fisicamente o comprendere ciò che sta accadendo.
In terzo luogo, capiamo che non c’è bisogno di essere lontani da casa o essere vestiti in un certo modo per essere potenziali vittime. Le molestie possono avvenire in qualsiasi luogo, a qualsiasi orario, a chiunque. Ma è anche vero che ciascuno di noi può aiutare il prossimo, invece di essere indifferente. Purtroppo molte testimonianze denunciano il mancato aiuto di chi ha visto l’accaduto, ma ha scelto di far finta di nulla.
Inoltre, il fatto che sia stata molto indicata l’opzione “online” come contesto delle molestie può consistere in un dato significativo in rapporto alla regolamentazione dei social.
I ricercatori, come annotano nelle conclusioni, non si aspettavano una partecipazione così alta al sondaggio. Invece il lavoro è stato «è la chiara dimostrazione di quanto possa essere semplice e immediato costruire uno spazio e fare rete comune per parlare del tema, sebbene questo sia molto delicato, ma anche per educare e per contrastare. […]
L’esigenza […] di parlare di questi temi c’è: oltre alla considerevole mole di testimonianze, abbiamo trovato sorprendente la quantità di suggerimenti, complimenti e ringraziamenti nella sezione dei commenti finali, di cui riportiamo per semplicità solo una scelta.

“È importante non trascurare queste tematiche. Saper di poterne parlare e di poter contare su qualcuno è importante per chi subisce. Sarebbe bello essere educati nel quotidiano al saper reagire correttamente a questo genere di atti.“
(Ragazza, tra i 25 e 30 anni)

“È un argomento molto importante, soprattutto per ragazzi e per cercare di creare un impatto tale da far “aprire gli occhi” ad una generazione”
(Ragazza, tra i 18 e 24 anni)

“Mi hanno sempre detto di fare attenzione quando sono in giro, invece credo sia necessario educare TUTTI contro le violenze fisiche e psicologiche, soprattutto educare i propri figli a non vedere le persone come oggetti (sessuali e non).”
(Ragazza, tra i 18 e 24 anni)

“Volevo solo ringraziare, perché certe cose me le tenevo dentro da troppo tempo e “parlarne” effettivamente aiuta molto. Quindi grazie di cuore♥️”
(Ragazza, tra i 18 e 24 anni)»

Abbiamo perso prima di tutto un poeta

 

È inutile girarci troppo attorno ma a ‘sto giro è davvero il caso di prendere in prestito le parole di Moravia al funerale di Pasolini.
Anche se l’hanno fatto cani e porci, ci tengo comunque a dire che non sono probabilmente la persona più adatta per lanciarmi in giudizi sui testi di Franco Battiato.
Di una cosa però sono sicuro: il suo pionieristico lavoro di inizio carriera sul poderoso sintetizzatore VCS3 è certamente roba degna della miglior poesia.
Non posso nemmeno dire di essere un conoscitore di tutta la vastissima opera di Battiato.
Ma di un’altra cosa sono sicurissimo: tutti i dischi suoi che ho sentito mi hanno fatto sbarellare come pochi altri dischi.
Dalla fase “sperimentale” alla fase in cui il nostro si butta sul pop io son sempre cascato non bene ma benissimo.
Il mio parere poi è decisamente poco autorevole – per non dire irrilevante – quindi mi pare il caso di chiudere queste umili righe con le parole di colui che è unanimemente considerato il più autorevole critico musicale a livello internazionale, il buon vecchio Simon Reynolds:
Battiato’s native status as a seer to be taken seriously is a bit beside the point for non-Italian listeners, given the language barrier.
But even responding purely to the sonic surface, the mixture in Battiato’s music—especially evident in these early albums—of playful mischief and questing passion is captivating.
Quindi grazie di tutto al Maestro e via con il pezzo della settimana, preso direttamente da uno di questi “early albums” a cui si riferiva l’esimio sig. Reynolds.

Propiedad Prohibida (Franco Battiato, 1974)

L'INFORMAZIONE VERTICALE
osservatorio globale

L’occhio di periscopio

Il giornalismo online in questi ultimi anni ha innescato una profonda trasformazione del nostro modo di informarci. Le notizie sono immediatamente disponibili attraverso la rete, continuamente aggiornate, facilmente reperibili. L’informazione è abbondante, la cronaca è ampiamente garantita. Quel che risulta carente è una chiave di interpretazione dei fatti, uno strumento di analisi capace di fornire una lettura che si spinga oltre la superficie degli avvenimenti. FerraraItalia ha questa ambizione: offrire commenti, analisi, punti di vista che contribuiscano alla formazione di una più consapevole coscienza del reale da parte di ciascuno e a vantaggio di tutti, come imprescindibile condizione per l’esercizio di una cittadinanza attiva e partecipe. Ferraraitalia è un quotidiano indipendente globale-locale che sviluppa un’informazione verticale tesa all’approfondimento, perseguito con gli strumenti giornalistici dell’inchiesta, dell’opinione, dell’intervista e del racconto di vicende emblematiche e in quanto tali rappresentative di realtà più ampie, di tendenze, di fenomeni diffusi (26 novembre 2013)

Redazione

Direttore responsabile: Francesco Monini
Collettivo di redazione: Vittoria Barolo, Nicola Cavallini, Simonetta Sandri, Ambra Simeone, Carlo Tassi, Bruno Vigilio Turra
Segreteria di redazione: Paola Felletti Spadazzi

I nostri Collaboratori: Sandro Abruzzese, Francesca Alacevich,Alice & Roberta, Catina Balotta, Fiorenzo Baratelli, Roberta Barbieri, Grazia Baroni, Davide Bassi, Benini & Guerrini, Gian Paolo Benini, Marcello Bergossi, Loredana Bondi, Marcello Brondi, Sara Cambioli, Marina Carli, Emanuela Cavicchi, Liliana Cerqueni, Ciarìn, Riccarda Dalbuoni, Roberto Dall'Olio, Costanza Del Re, Jonatas Di Sabato, Anna Dolfi, Laura Dolfi, Francesco Facchiano, Franco Ferioli, Giovanni Fioravanti, Giuseppe Fornaro, Maura Franchi, Riccardo Francaviglia, Andrea Gandini,Sergio Gessi, Pier Luigi Guerrini, Sergio Kraisky, Francesco Lavezzi, Daniele Lugli, Carl Wilhelm Macke, Beniamino Marino,Carla Sautto Malfatto, Fabio Mangolini, Cristiano Mazzoni,Giorgia Mazzotti, Paolo Moneti, Francesco Minimo, Alice Miraglia,Corrado Oddi, Fabio Palma, Roberto Paltrinieri, Valerio Pazzi,Carlo Perazzo, Federica Pezzoli, Gian Gaetano Pinnavaia, Mauro Presini, Claudio Pisapia, Redazione, Francesco Reyes, Raffaele Rinaldi, Laura Rossi, Radio Strike, Gian Pietro Testa, Roberta Trucco, Federico Varese, Ranieri Varese, Gianni Venturi, Nicola Zalambani, Andrea Zerbini

Hanno collaborato: Francesca Ambrosecchia, Stefania Andreotti, Anna Maria Baraldi Fioravanti, Chiara Baratelli, Enzo Barboni, Chiara Bolognini, Marco Bonora, Francesca Carpanelli,Andrea Cirelli, Federico Di Bisceglie, Barbara Diolaiti, Roberto Fontanelli, Aldo Gessi, Emilia Graziani, Ivan Fiorillo, Monica Forti,Fulvio Gandini, Simona Gautieri, Camilla Ghedini, Roby Guerra,Giuliano Guietti, Gianfranco Maiozzi, Silvia Malacarne, Virginia Malucelli, Federica Mammina, Paolo Mandini, Giovanna Mattioli,Daniele Modica, William Molducci, Raffaele Mosca, Alessandro Oliva, Luca Pasqualini, Martina Pecorari, Giorgia Pizzirani,Andrea Poli, Valentina Preti, Alessio Pugliese, Chiara Ricchiuti,Riccardo Roversi, Nuccio Russo, Vittorio Sandri, Gaetano Sateriale, Valentina Scabbia, Arianna Segala, Franco Stefani,Elettra Testi, Ajla Vasiljević, Ingrid Veneroso, Andrea Vincenzi,Fabio Zangara

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