Giorno: 11 Marzo 2017

A Firenze il ‘Rinascimento elettronico’ di Bill Viola

di Maria Paola Forlani

Con ‘Bill Viola. Rinascimento elettronico’, aperta dal 10 marzo fino al 23 luglio 2017, la Fondazione Strozzi presenta al pubblico di Firenze una grande mostra che celebra il maestro indiscusso della videoarte contemporanea attraverso opere della sua produzione dagli anni Settanta a oggi esposte in dialogo con l’architettura di Palazzo Strozzi e in un inedito confronto con le opere di cinque maestri del Rinascimento Pontormo, Masolino da Panicale, Paolo Uccello e Luka Cranach.

Bill Viola

Bill Viola, artista visivo del nostro tempo segnato dall’unione tra ricerca tecnologica e riflessione estetica, a Firenze ha cambiato la propria percezione dell’arte, quando ci ha vissuto tra il settembre del 1974 e il febbraio del 1976.
Nella città è poi tornato più volte e nel 2013 ha donato il suo ‘Self Portrait, Submerged’ agli Uffizi, destinandolo alla più vasta e complessa collezione di autoritratti al mondo: il primo in video. Ma è con la mostra di Palazzo Strozzi (catalogo Giunti), a cura di Arturo Galasso (direttore generale, Fondazione Palazzo Strozzi) e Kira Perov (direttore esecutivo, Bill Viola Studio), che l’artista per la prima volta presenta compiutamente la propria produzione nel luogo in cui ha cominciato a lavorare e che gli ha fatto conoscere l’arte antica. L’antologica è la più grande mostra mai allestita su di lui, con ventitre opere esposte a Firenze non solo a Palazzo Strozzi, ma anche al Museo dell’Opera del Duomo, agli Uffizi, al Museo di Santa Maria Novella, oltre che nelle città di Empoli e Arezzo. Un’esposizione che ripercorre la sua carriera, sottolineando i rapporti con Firenze e la Toscana e comprendendo un arco cronologico di oltre quarant’anni che, dalle prime sperimentazioni del 1973, conduce alle grandi installazioni  degli anni Duemila, che catturano l’attenzione con forti esperienze sensoriali.

Viola nasce nel 1951 a New York, nel Queens, in una famiglia di origine europea: il nonno paterno proviene dalla provincia di Pavia e, all’italiana, Viola pronuncia il suo cognome. Studia alla Facoltà di arte della Syracuse University, ma passa poi al dipartimento di Experimental Studios, dove si laurea, dedicandosi da subito alla videoarte: la nuova forma artistica che sarà il suo mezzo espressivo. Poco dopo si trasferisce a Firenze dove, in via Ricasoli al 22, Maria Gloria Conti Bicocchi ha aperto nel 1973 art/tapes/22, uno studio videoarte che diventa in breve tempo il punto nodale in Europa per la produzione di videotape. Quando giunge a Firenze Viola ritiene la pittura del passato sorpassata, tuttavia si ricrede perché lo colpisce il rapporto profondo e vivo dell’arte con la città, con la vita quotidiana dei suoi abitanti. Viola ne rimane profondamente influenzato, anche se non subito: solo nel 1995, concependolo appositamente per il padiglione statunitense della Biennale veneziana, realizza il video ‘The Greeting’, che rilegge l’incontro delle donne della ‘Visitazione’ del Pontormo conservata a Carmignano, presso Firenze. E non è l’unico caso di ispirazione alle pitture antiche: ciò che gli interessa non è ricostruire le scene, citare figure o temi, ma esplorare i sentimenti espressi e creare dei ‘tableaux vivants’, dei dipinti animati, in cui alle opere aggiunge un prima e un dopo.

Una riproposizione creativa di pale d’altare al plasma in cui coglie un’esperienza umana universale. L’attuale mostra (Palazzo Strozzi la sede principale) crea – anche per gli spazi in cui è allestita – uno straordinario dialogo tra antico e contemporaneo attraverso il confronto delle opere di Viola con capolavori di grandi maestri del passato che sono stati per lui fonte di ispirazione e hanno segnato l’evoluzione del suo linguaggio. Si tratta di opere della tradizione religiosa cristiana, ma Viola trae ispirazione anche dalle religioni orientali (in Giappone ha infatti passato lunghi periodi) e dal buddismo in particolare, oltre che dalle filosofie e dalla letteratura mistica. Ma ciò che rende l’artista vicino alla sensibilità di donne e uomini di ogni continente e di ogni tempo è la sua riflessione, il suo interrogarsi sulla condizione umana, su nascita e morte, inizio e fine vita, ma anche sulla rinascita. Temi ancestrali quali emozioni, sofferenze fisiche e spirituali, sono indagati e resi con uno stile poetico e simbolico in cui l’umanità interagisce con i quattro elementi: Fuoco, Terra, Aria, Acqua. Quest’ultima soprattutto è centrale nella vita dell’artista, da quando, molto piccolo, in vacanza si era tuffato in un lago e aveva rischiato di annegare ma era stato, prontamente, salvato. Non aveva provato paura, solo avvertito la magia del mondo sommerso.

Numerosissime sono le opere in cui l’acqua è centrale, elemento primordiale che rappresenta la vita, ma anche la morte.
Pensiamo a ‘Emergence’ (‘Emersione’, logo della mostra). “Due donne siedono ai lati di un pozzo di marmo in un cortiletto. Aspettano in silenzio, pazientemente, solo a tratti memori della presenza dell’altra. Il tempo si fa sospeso e indeterminato, lo scopo delle loro azioni ignoto. La loro veglia è interrotta da un’improvvisa premonizione. La più giovane si gira di colpo e fissa il pozzo. Sotto il suo sguardo incredulo compare la testa di un giovane uomo, poi l’intero corpo si erge, facendo traboccare l’acqua sulla base del pozzo e sul pavimento del cortile.
Il debordare dell’acqua desta l’attenzione della donna più anziana, che si volta per assistere all’evento miracoloso. Si alza, attratta dalla progressiva comparsa del giovane. L’altra gli afferra il braccio e lo accarezza come per salutare un amante perduto. Quando il suo corpo pallido emerge per intero, il giovane barcolla e cade. La donna più anziana lo prende tra le braccia e con uno sforzo, aiutata da quella più giovane, lo depone delicatamente a terra. L’uomo, prono ed esanime, viene coperto con un telo. Infine, mentre gli culla la testa sulle ginocchia, la donna più anziana scoppia in lacrime mentre la più giovane, sopraffatta dall’emozione, abbraccia teneramente il corpo.”

Come altri grandi, da Picasso a Stravinskij, Bill ha sentito il bisogno, giunto alla maturità, di confrontarsi con la tradizione. Solo a una lettura superficiale i suoi riferimenti alle opere rinascimentali potrebbero sembrare aneddotici o puramente formali. Per Bill non si tratta di riprodurre i dipinti con il video, ma piuttosto di evocare le forme primordiali dell’espressione umana. Dopo aver a lungo approfondito teorie filosofiche non occidentali, Bill ritorna all’arte cristiana interpretandola come un mezzo di crescita, interessato più alla funzione sociale e spirituale dell’arte antica, che ai suoi valori formali. L’artista sembra voler fermare il tempo nelle sue opere in slow motion, un tempo sospeso e rallentato con cui esplora le percezioni che conducono alla conoscenza di sé.

Incontro pubblico Gruppo Economia del 11 marzo 2017

Da Gruppo cittadini Economia Ferrara

Incontro pubblico sabato 11 marzo 2017 ore 15 al Csv Agire Sociale in via Ravenna 52 a Ferrara
Uno, nessuno e 10mila: percorso civile di conoscenza delle dinamiche economiche

Sabato 11 marzo 2017 alle 15, nella sede del Centro servizi per il volontariato Agire Sociale in via Ravenna 52 a Ferrara (ingresso da via Ferrariola), avrà luogo un incontro pubblico aperto a tutti i cittadini, giovani e adulti, dal titolo “Uno, nessuno e 10mila” percorso civile di conoscenza delle dinamiche economiche. Si tratta di una conversazione tenuta da esponenti del Gruppo Economia Ferrara (Gecofe) sul tema del debito pubblico, della moneta, delle politiche economiche applicate nel corso della storia recente, tutto accompagnato da documentazione e riferimenti a testi e grafici ufficiali alla portata di tutti. La partecipazione all’incontro è libera. Per informazioni e contatti il sito internet è www.gecofe.it l’indirizzo email gruppoeconomia.fe@gmail.com.

Festival Internazionale del Giornalismo 2017: ecco il programma dal 5 al 9 aprile – Perugia

Da organizzatori

Mai uguale a se stesso, sempre fedele allo spirito che negli anni l’ha reso un appuntamento imperdibile nel panorama mondiale, torna il Festival Internazionale del Giornalismo, quest’anno alla sua XI edizione.

Mai come in questa edizione 2017 nel cuore dell’evento ci saranno le persone. Faremo incontrare a Perugia cittadini di tutto il mondo con storie, testimonianze ed esperienze da raccontare e condividere. Dall’America di Trump alla Filippine di Duterte, passando per l’Africa e il Medio Oriente e ovviamente l’Europa. Racconteremo questi nostri tempi insieme agli oltre 500 speaker in arrivo da tutto il mondo.

E come sempre sarà una riflessione sui temi del giornalismo, i cambiamenti continui della professione, e l’occasione per raccontare le storie e i temi di attualità, le questioni che premono sulle nostre società, sul nostro stare insieme. Il Festival di Perugia è una grande newsroom mondiale, che produce un’immagine del presente in tempo reale, dove professionisti e non si incontrano e fanno giornalismo, informazione, costruendo un ricco e complesso racconto a più voci del mondo.

Trump e la sua sfida continua ai media, la Turchia di Erdogan e la libertà di informazione sotto attacco in tutto il mondo, l’Europa al bivio con Brexit e la spinta dei movimenti populisti, e la pericolosa tentazione di legiferare sulla verità per contrastare le fake news, in una presunta era della post-verità. Questo sarà un argomento che affronteremo in diverse sessioni puntando soprattutto su media literacy (alfabetizzazione ai media) e prendendo posizione, come Festival, contro tentativi di filtri e censure. Si parlerà di Siria, di Yemen, una delle crisi meno raccontate del Medio Oriente, che sta avendo un impatto devastante sulla popolazione civile, non senza la responsabilità dei paesi, tra cui l’Italia, coinvolti nel commercio delle armi in questo conflitto, organizzato da Medici senza Frontiere, si parlerà delle guerre e della povertà che spingono milioni di persone ad abbandonare i loro paesi, di Africa grazie anche all’incontro organizzato da Amref “Prendersi cura del mondo” con Riccardo Iacona. L’attivismo, i diritti umani, le cyberguerre, la guerra ai signori del narcotraffico, la crisi di fiducia nei media che mette a rischio le nostre democrazie, il cambiamento climatico, la necessità di un giornalismo capace di parlare alle nuove generazioni “digitali”, il ruolo, i rischi e l’etica dei leak e del whistleblowing per il giornalismo. E ancora: modelli di business e ruolo della filantropia nel presente e futuro dei media, disabilità e sport, ISIS e il ruolo delle donne nel terrorismo islamico, ricerca e università, la sfida degli algoritmi per il giornalismo e la democrazia, vaccini e la necessità di saper comunicare la scienza.

Arriveranno da tutto il mondo anche i volontari, circa 200 fra studenti, aspiranti giornalisti, fotografi provenienti da 27 diversi paesi: Argentina, Australia, Bangladesh, Belgio, Bosnia ed Erzegovina, Bulgaria, Canada, Egitto, Francia, Georgia, Germania, Grecia,

Camerun, India, Iraq, Italia, Olanda, Pakistan, Polonia, Regno Unito, Repubblica Ceca, Romania, Russia, Sudafrica, Spagna, Turchia, Ucraina.

Main sponsor della undicesima edizione del Festival: Facebook, Google si affiancheranno ad Amazon ed Eni, mentre main partner istituzionale è come sempre la Regione Umbria.

Confermati gli sponsor Nestlé, Sky, e per la prima volta WordPress e Ferrovie dello Stato italiane. Partner istituzionale Comune di Perugia. Grazie al contributo dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti diversi workshop saranno validi per il riconoscimento dei crediti formativi.

Cinque giorni, circa 250 eventi, oltre 500 speaker da 44 paesi diversi, e come sempre tutto rigorosamente a ingresso libero e in live streaming.

#ijfTALK17

Quattro i talk di 17 minuti affidati a personalità del mondo dei media e non solo molto diverse tra loro, che porteranno al festival le loro storie, le loro esperienze, le loro riflessioni. Quattro incontri che affronteranno i temi al centro della discussione pubblica e ci racconteranno storie di impegno per la democrazia e la libertà.

Cameron Barr – Managing Editor The Washington Post La verità e i ‘fatti alternativi’: la sfida al giornalismo del Presidente Trump (introduce e modera Lucia Annunziata, direttrice L’Huffington Post).

Adam Mosseri – Vice President of product Facebook Tutti i segreti del News Feed (introduce e modera Jeff Jarvis, City University di New York)

Zaina Erhaim – Institute for War and Peace Reporting Coprire la guerra in Siria da giornalista, attivista e donna (introduce e modera Maria Gianniti, Giornale Radio Rai)

Evan Greer – Campaign Director Fight for the Future Come abbiamo salvato Chelsea Manning: la forza della mobilitazione online di giornalisti, attivisti, avvocati (introduce e modera Philip Di Salvo, European Journalism Observatory)

INCONTRO CON

Emiliano Fittipaldi Da Vaticano a Raggi: le inchieste sul potere. Segreti e tecniche del giornalismo investigativo

Alan Friedman, Andrew Spannaus, Caterina Soffici Occhi puntati sull’America di Trump La lunga notte di Tiki Taka Diretta del match di ritorno della semifinale di Coppa Italia e commento alla partita con Pierluigi Pardo e gli ospiti della serata

Giovanni Floris, Pierluigi Pardo, Federico Taddia Quella notte sono io. Incontro sul tema del bullismo

John Sweeney, Andrei Soldatov Trump: il candidato del Cremlino?

Firas Fayyad, Amedeo Ricucci Gli ultimi uomini ad Aleppo

Craig Newmark, Mario Calabresi Democrazia e media: riconquistare la fiducia dei cittadini Richard Gingras, Davide Casati

Corrado Formigli, Barbara Serra Perché non sconfiggiamo il califfato nero

Lercio e l’era della post-falsità

Pietrangelo Buttafuoco, Silvia Truzzi Magic Ensemble Carlo Lucarelli Intrigo italiano. Incontro con uno dei più importanti e amati maestri del noir italiano

Milena Gabanelli, Bernardo Iovene, Alessio Viola Omaggio ai 20 anni di Report Mohamedou Slahi, Barbara Serra, Larry Siems 15 anni senza accuse: Mohamedou Slahi racconta l’inferno di Guantanamo Mark Thompson, Mario Calabresi La fine del dibattito pubblico

Owen Jones, Fabio Chusi La crisi del capitalismo e la post-democrazia

Riccardo Iacona, Roberto Burioni, Andrea Grignolio L’importanza dei vaccini. Come superare disinformazione e paure Luigi Contu, Sarah Varetto, Jill Morris, Tobias Piller Europa al bivio Ece Temelkuran, Marta Ottaviani In Turchia la verità è una battaglia persa. Non lasciate che accada anche a voi Beppe Vessicchio, Antonio Sofi Zucchine e pomodori crescono con Mozart Wu Ming 1, Zerocalcare Le nuove frontiere del reportage Giulia Innocenzi, Giuseppe Cruciani Incontro / scontro fra vegeteriani e carnivori

Manuel Agnelli, Luca Valtorta Strategie dell’apnea: dal Tora! Tora! a X-Factor passando per Sanremo

A TEATRO Lirio Abbate Carminati e il caveau dei misteri d’Italia Alaa Arheed e Adovabadàn Jazz Band Incontro-concerto: Vi raccontiamo la Siria in musica

Marco Travaglio Post-verità e post-giornalismo Roberto Saviano Quelle storie che non si devono raccontare

Diego Bianchi, Makkox, Antonio Sofi, Andrea Salerno… Gazebo Live! Beppe Severgnini, Simona Bondanza, Stefania Chiale, Alessandro Collina La lingua misteriosa dei binari: i treni tra musica, letteratura, giornalismo

PANEL DISCUSSION

Fra i panel discussion segnaliamo:

Cina: tra media tradizionali e ditigali La libertà di informazione nel sud-est Europa Le fake news e l’ecosistema della disinformazione Investigare sulle mafie più potenti al mondo Come imparare ad informarsi Africa e giornalismo investigativo Dov’è l’esperta Non chiamatelo crimine di passione Come coprire i populisti bugiardi Migranti la storia di chi fa la differenza La Turchia di Erdogan e la guerra ai giornalisti Germania al voto fra miti e pregiudizi Attiviste in prima linea per la libertà di espressione Dall’Europa al Medioriente: cosa raccontano i nostri inviati Elezioni Usa 2016: l’esperienza collaborativa di Electionland Brexit, l’Europa, i media Yemen, il costo umano di un guerra dimenticata Classe dirigente cercasi Digital media e il cambiamento climatico Fact-checking collaborativo Sondaggi o astrologi? Il ruolo delle ricerche nel raccontare la politica Ripensare gli algoritmi e le metriche in redazione Da MPS a M5S: rischi e nemici dei cronisti di inchiesta Hacking democracy: hacker russi, Wikileaks, propaganda, elezioni americane Prendersi cura del mondo Persone LGBT e media nell’era dei diritti Video a 360°, realtà virtuale: presente e futuro del giornalismo immersivo Giornalismo, filantropia, indipendenza Le notizie spiegate a mio figlio (in questo panel ci sarà uno speaker di soli 10 anni) Verità e giustizia per Giulio Regeni (e non solo) Il talento e il coraggio di un fotogiornalista. Storia di Andy Rocchelli Spose schiave cospiratrici: le donne dell’ISIS Terremoto come si racconta una emergenza

Il corpo del reato (il caso Cucchi e non solo) Disabilità e sport, la lezione di Rio 2016 Banche e giornali, segreti e bugie Da Panama Papers a FootballLeaks

WORKSHOP

Tornano gli appuntamenti di Hackers’ Corner (i maggiori esperti italiani insegnano tecniche e strumenti per la sicurezza delle fonti e nella comunicazione giornalistica), Law&Order, una serie di workshop specifici per approfondire e prepararsi agli aspetti giuridici della professione e il filone Data Journalism e Fact-checking. Quest’anno inauguriamo il filone dedicato all’engagement: al coinvolgimento, alla partecipazione degli utenti, lettori, cittadini. E tutta una serie di appuntamenti dedicati alla media literacy, anche per i più piccoli con due appuntamenti su giornalismo e su coding per bambini e ragazzi fino ai 14 anni.

Previsti anche i workshop formativi tenuti da First Draft Media, Amazon, Facebook e Google. Oltre 50 workshop gratuiti aperti a tutti, non solo ai giornalisti (per alcuni è previsto il riconoscimento dei crediti formativi da parte dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti).

PRESENTAZIONI Fra le presentazioni segnaliamo:

Scintille 13 ricercatori del Reuters Institute for the Study of Journalism – provenienti da Polonia, Austria, Finlandia, Cina, Corea, Giappone, Kenya, India, Russia – presenteranno le loro ricerche su media e democrazia, robot, video e mobile, informazione e salute, libertà di informazione, economia, agenzie di stampa e tv, sicurezza dei giornalisti in zone a rischio, ruolo dei social media, giornalismo investigativo e open data.

Italians and the UK. Storie di Italiani nel Regno Unito ieri e oggi Le nuove frontiere del reportage: dal libro al web documentary.

#Hacked Il news game interattivo di Al Jazeera sulla cyberguerra siriana Inchiesta sugli algoritmi Il giornalismo investigativo per indagare sugli algoritmi governativi

Scienza, dati e innovazione nel giornalismo digitale La versione di Quartz WordPress, le opportunità dell’open web La storia di WP, la sua comunità, e il suo contributo al web libero e aperto Truly Media Un nuovo tool collaborativo per la verifica dei contenuti generati dagli utenti online Come funziona la bolla? Analisi pratica dell’algoritmo di Facebook

Giornalismo e graphic novel La graphic novel per raccontare storie realmente accadute. Un giornalismo più avvincente e più coinvolgente soprattutto per le generazioni “digitali”

Giornalismo offshore Salvare gli archivi digitali dalla cancellazione e dalla censura

FILM E DOCUMENTARI

I Love Dick – in collaborazione con Amazon Primo e secondo episodio della serie TV Nobody speak – in collaborazione con Netflix, per la prima volta al Festival. Al centro la vicenda processuale Hogan-Gawker, il conflitto fra diritto alla privacy e libertà di informazione e come avere molti soldi può mettere a tacere i media. Un film sui pericoli e i doveri dell’informazione in un’era di disuguaglianze. Interverrà Lisa Nishimura, VP of original documentary for Netflix. Omicidio di Stato al Cairo – Il sequestro, la tortura e l’assassinio di Giulio Regeni – realizzato da La Repubblica e 42° Parallelo. In anteprima al Festival il documentario firmato da Carlo Bonini e Giuliano Foschini.

LIBRI Fra le presentazioni di libri segnaliamo:

Lacrime di sale: la mia storia quotidiana di medico di Lampedusa fra dolore e speranza di Pietro Bartolo, Lidia Tilotta Il cuore del potere. Storia del Corriere della Sera di Raffaele Fiengo

Bulletproof diaries. Storie di una reporter di guerra di Barbara Schiavulli Morte, immortalità e oblio sui social network di Giovanni Ziccardi Avremo sempre Parigi di Serena Dandini

Università futura. Fra democrazia e bit di Juan Carlos De Martin

Il giornalismo dopo Snowden di Taylor Owen

IN DIRETTA DA PERUGIA

Luca Bottura > Lateral – Radio Capital

Paolo Salerno > Le voci del Mattino – Radio Rai 1 Massimo Bordin > Stampa & Regime – Radio Radicale

RaiNews24

SkyTG24

Interno Verde 2017 cerca giovani amanti dei giardini

Da organizzatori

Avete meno di trent’anni e siete appassionati di giardini e giardinetti, alberi secolari, orti aromatici e pareti di rampicanti? Siete inguaribili curiosi? L’associazione Ilturco, in collaborazione con youngERcard, propone agli under30 ferraresi “Interno Verde 2017 – aprire un giardino”, un progetto di cittadinanza attiva finalizzato a coinvolgere e sensibilizzare le nuove generazioni al rispetto e alla valorizzazione del verde urbano.

Chi vorrà partecipare verrà coinvolto nell’organizzazione della seconda edizione di Interno Verde, la manifestazione che nel weekend di sabato 13 e domenica 14 maggio aprirà al pubblico i giardini più suggestivi del centro storico estense – offrendo ai visitatori anche mostre a tema, letture, proiezioni e concerti.

«Il luogo comune vuole che fermarsi a osservare un cedro particolarmente imponente o un ciliegio in fiore sia un’attività da pensionati» spiegano i soci de Ilturco, ideatori e coordinatori dell’iniziativa, «ma per fortuna negli ultimi anni sono sempre di più i ragazzi interessati alle piante e al verde in generale. Con questo progetto speriamo di coinvolgere chi ha già riconosciuto in sé questa attenzione e di stimolare chi è attirato dall’idea di poter vivere da vicino la realizzazione di un evento tanto particolare, che riguarda l’ambiente e la natura ma non solo. Chi ha partecipato alla prima edizione del festival, che si è svolta a settembre, l’avrà sicuramente già notato: il vero cuore di Interno Verde è la comunità, la relazione che attraverso l’interesse per i giardini si riesce a riallacciare con città e con il territorio. E in questo processo il ruolo dei volontari è fondamentale. Nel 2016 hanno partecipato 85 ragazzi, quasi tutti giovanissimi. La loro cordialità, unita all’educazione e all’attenzione che hanno dimostrato nell’accogliere i visitatori e nel custodire gli spazi è stato il vero valore aggiunto della manifestazione».

La collaborazione con youngERcard – la tessera gratuita realizzata dalla Regione Emilia-Romagna per tutti i giovani che vivono, studiano o lavorano sul territorio regionale di età compresa tra i 14 e i 30 anni – garantirà ai partecipanti l’adeguata copertura assicurativa e un premio per le ore impegnate.

Chi vuole saperne di più può scrivere a internoverde@ilturco.it, telefonare al numero 3476950867, oppure andare a conoscere di persona Ilturco e i suoi progetti. La sede dell’associazione, in via del Turco 39, è aperta dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 19.

Online è già a disposizione il modulo da compilare per candidarsi: www.ilturco.it/interno-verde/

Cranchi in concerto a Ferrara per presentare il nuovo lavoro, “Spiegazioni Improbabili” – mercoledì 15 marzo – Sala Estense

Da organizzatori

Mercoledì 15 marzo 2017 – Sala Estense – Ferrara – ore 21:00 – Ingresso Libero

Cranchi presenta il suo quarto disco ufficiale “Spiegazioni Improbabili” pubblicato 17 febbraio 2017 per New Model Label e In The Bottle Records e arriva il 15 marzo alla Sala Estense di Ferrara.
La presentazione sarà un concerto racconto che ripercorrerà tutti i dischi della band con l’aiuto di un attore Carlo Alberto Ferrari.
Massimiliano Cranchi, voce e chitarra si presenterà sul palco accompagnato da Marco Degli Esposti, chitarra elettrica, Simone Castaldelli al basso, Fausto Negrelli alla batteria, Luca Zerbinati alle tastiere e Alessandro Gelli al violino e alla cantante Valentina Curti.
“Spiegazioni Improbabili” inizia da una narrazione solista per poi svilupparsi in un racconto corale, grazie anche alla presenza di diversi ospiti che ne caratterizzano le canzoni. Si parte da un viaggio non solamente fisico in “Spiegazioni improbabili sul metodo”, per approdare a una città, “Ferrara” intrisa di ricordi, proprio come quel soprannome “Malabrocca” che sa della fatica degli ultimi. “Anna” è il nome dietro a cui si nascose Bertha Pappenheim, scrittrice e giornalista austriaca, una persona tormentata, tra problemi mentali e grandi slanci artistici e culturali. “Anna” è il nome dove nascondere un amore vero non corrisposto che fugge via come i nonni di “Cinque mesi” che si sono amati così tanto da essere indivisibili. Di loro rimangono le filastrocche rappresentate da “L’amore è un treno”. Infine una convivenza in bilico tra la quotidianità e l’idealità dell’amore è lo spunto di “Fa un caldo che si muore”, in realtà il brano più pop di tutto il lavoro, anche questo costruito su un gioco di contrasti. “È canzone d’autore che sa di pianura e di fiume, di gente che vede le montagne ma non le ha mai scalate, che sente il profumo del mare ma non lo ha mai navigato.” così ama definire Massimiliano Cranchi la propria musica, e un merito che bisogna rendere a lui e alla sua band è quello di coinvolgere il pubblico e di abbattere le distanze, trasformando i temi più impegnativi in qualcosa alla portata di tutti e ricordandoci che la canzone d’autore è una materia viva e in continua evoluzione. Cranchi ha proposto la sua musica nelle più svariate situazioni, da piccoli palchi e formazioni ridotte, al Premio Tenco, passando per l’esperienza live in Cile, paese che aveva ispirato il precedente album, “Non Canto Per Cantare” e alla partecipazione alle musiche del film “I Cormorani” di Fabio Bobbio con il brano “Ho Lasciato Il Tuo Amore”. Il concerto sarà aperto da Samantha, giovane cantante ferrarese che sta facendosi notare sul web grazie alle sue cover in versione acustica e che è al lavoro sul suo primo disco di canzoni originali con il produttore e musicistia Mattia Ferrarini ed insieme presenteranno alcuni brani originali che comporranno l’album.

www.cranchiband.it
www.newmodellabel.com

“La boutique del mistero”, l’ironia di Buzzati a Ferrara Off

Da Ferrara Off

Sabato 11 e domenica 12 marzo a Ferrara Off lo spettacolo ispirato ai testi dello scrittore bellunese

Dopo il successo di pubblico riscosso lo scorso weekend con “Tranne che il buio”, Ferrara Off prosegue l’approfondimento dedicato a Dino Buzzati. Sabato 11 alle 21 e domenica 12 marzo alle 18 il teatro di viale Alfonso I d’Este ospiterà “La boutique del mistero”, affascinante e perturbante rappresentazione ispirata ai racconti pubblicati nel 1968 nell’omonima antologia. Prodotto da TrentoSpettacoli con la regia di Giulio Costa, questo lavoro porterà in scena le inquietudini, le speranze disattese, le paure, le illusioni, i desideri e le pulsioni che lo scrittore bellunese rintracciava nella società italiana degli anni Sessanta, situazioni e sensazioni tipiche di una civiltà avviata verso un lento declino, tematiche che oggi risultano più che mai attuali.

TrentoSpettacoli, compagnia under35 riconosciuta dal Ministero dei beni e delle attività culturali, si era già approcciata allo stesso autore nel 2012, con il fortunato adattamento teatrale de “Il deserto dei Tartari”. Con “La boutique del mistero” ha voluto esplorare ancora più a fondo le atmosfere e i personaggi buzzatiani, interpretati da Woody Neri, Alice Conti, Maura Pettorruso e Stefano Detassis. La sua presentazione nel capoluogo estense non è casuale: questo titolo infatti è nato grazie alla collaborazione avviata con Ferrara Off, che nell’agosto 2016 ha ospitato presso il proprio spazio performativo le prove degli attori e per l’allestimento.

«Portare in scena i racconti di Buzzati – spiega Giulio Costa – significa confrontarsi costantemente con la domanda: quanto bisogna essere fedeli alle parole dell’au­tore? Questo interrogativo ha accompagnato l’intero processo di costruzione dello spettacolo. Dopo una fase di scrittura suddivisa in lettura, analisi e selezione dei racconti, canovaccio di riferimento e bozza di copione, mi sono ritrovato il primo giorno di prove con la sen­sazione che le parole avrebbero condizionato la nascita dei gesti e delle azioni sul palcoscenico. Così, ho messo il canovaccio in un cassetto e ho proposto agli attori di cominciare le prove con un’analisi dal vivo dei racconti, ovvero di agire sulla scena ogni singola storia. Dopo pochi giorni, tutti i racconti hanno preso vita grazie alla voce e al corpo degli attori, in forma di mono­logo, dialogo, azione mimata, raccontata, reinventata, reinterpretata, a volte in modo allegorico, altre volte in modo estremamente concreto, lasciando emergere in maniera spontanea un minimo comune denominatore. Molti racconti si sono ridotti a una parola o un gesto, altri hanno contribuito a definire meglio i singoli ruoli, altri ancora sono serviti come struttura portante per l’intera drammaturgia, e mi riferisco a “Il colombre” e a “I sette piani”. Il primo è stato fondamentale per mettere a fuoco le relazioni fra i personaggi, il secondo per sottolineare l’inevitabile declino che chiunque subisce a cau­sa del ‘macinauomini’, ovvero il tempo, come era solito definirlo Buzzati. Il risultato è uno spettacolo che vuole omaggiare lo scrittore non tanto con le parole dei racconti, che senza dubbio hanno maggior vigore e capacità evocativa su carta stampata, quanto attraverso la reinvenzione della realtà da cui quelle parole sono nate. A mio avviso, chi conosce i testi potrà riconoscere e ricostruire, come in un puzzle, i frammenti della vita e della poetica dell’autore; chi non conosce i racconti avrà modo di vedere il complesso e variegato processo di crescita e formazione di un essere umano, nelle cui contraddizioni, assurdità, paure, angosce, idiosincrasie potrà facilmente specchiarsi. E magari ridere di sé».

L’ingresso costerà 8 euro per  soci di Ferrara Off, 5 euro ridotto per gli under20, 10 euro – comprensivi di tessera 2017 – per i non soci. Per informazioni e prenotazioni scrivere a info@ferraraoff.it oppure telefonare al numero 3336282360.

Apre a Comacchio, il 25 marzo, il museo Delta Antico

Da ufficio stampa

Sabato 25 marzo 2017 sarà un giorno importante per la storia dell’antico delta del Po. Verrà ufficialmente inaugurato a Comacchio, città lagunare in Provincia di Ferrara, il nuovo Museo Delta Antico, che racconterà, grazie agli oltre 2000 reperti archeologici in esposizione permanente, l’evoluzione del territorio e degli insediamenti umani che hanno caratterizzato la storia di questa affascinante area geografica.
Il Museo, la cui apertura è frutto di un’intensa collaborazione tra il Comune di Comacchio, la Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio e Ferrara e il Polo Museale dell’Emilia Romagna, trova spazio nell’antico Ospedale degli Infermi di Comacchio, bellissima e preziosa testimonianza del riformismo pontificio settecentesco.
Eretto tra il 1778 e il 1784 dalla comunità comacchiese su impulso di papa Clemente XIV, l’ospedale era stato concepito come luogo a carattere “sacro”, come tutt’ora evoca l’austero prospetto anteriore in stile neoclassico, realizzato dall’architetto ferrarese Antonio Foschini, che richiama l’immagine di una cattedrale, ed è stato attivo nella sua funzione nosocomiale fino alla metà degli anni Settanta del Novecento.
Oggi, grazie a uno sofisticato intervento di restauro architettonico, la struttura, inserita nel suggestivo centro storico di Comacchio, diventa il palcoscenico ideale per accogliere ed esporre il grande patrimonio archeologico del territorio, dall’antichità al Medioevo. L’allestimento sarà organizzato in quattro sezioni: ripercorrerà, anche grazie a reperti finora mai esposti in pubblico, l’evoluzione delle civiltà preistoriche, dall’antica città di Spina all’età romana, nonché l’origine del centro di Comacchio. I reperti, in buona parte restaurati per l’occasione, saranno ulteriormente valorizzati da innovativi ausili digitali che creeranno percorsi visivi, uditivi e anche olfattivi di sicuro impatto per i visitatori.
Insieme alla mostra “Lettere da Pompei”, in esposizione fino al 2 maggio sempre a Comacchio, a Palazzo Bellini, il Museo Delta Antico rientra nel Protocollo d’intesa siglato tra il Comune di Comacchio e il MANN (Museo Archeologico Nazionale di Napoli), che prevede un impegno alla reciproca promozione tra i due musei cittadini, allo scambio di reperti per la realizzazione di eventi espositivi, alla condivisione di esperienze e pratiche virtuose in ambito scientifico e nella gestione di strutture museali, inaugurando di fatto un nuovo modello virtuoso di collaborazione tra grandi musei e piccole realtà espositive. Il nascente Museo, insomma, oltre ad apprestarsi a rappresentare un fulcro di raccolta e divulgazione della storia dell’intero Delta del Po, è già partner di uno dei musei archeologici più importanti al mondo.

Museo Delta Antico
Comacchio, Ospedale degli Infermi
Via Agatopisto, 2
Aperture
Da novembre a febbraio
Lunedì chiuso
Da martedì a giovedì: ingresso con guida alle 10.30 e alle 15.30
Venerdì e sabato: apertura 9.30-13.00 e 14.30-18.00
Domenica e festivi: apertura 10.00-17.00 orario continuato
Da marzo a giugno – da settembre a ottobre
Lunedì chiuso
Da martedì a domenica: apertura 9.30-13.00 e 15.00-18.30
Luglio e agosto
Apertura tutti i giorni 9.30-13.00 e 15.00-18.30
Tariffe
Biglietto intero: € 6,00
Biglietto ridotto (11-18 anni; over 65; gruppi minimo 20 persone): € 3,00
Ingresso omaggio: minori di 11 anni; disabili con accompagnatore; guide turistiche; militari; giornalisti
Servizio guida: € 50,00
Biglietto unico per tutti i Musei e le Valli di Comacchio, che comprende ingressi a Museo Delta Antico, La Manifattura dei Marinati, Casa Museo Remo Brindisi e visita in barca agli antichi Casoni da pesca: € 17,00 intero – € 14,00 ridotto
Percorsi scolastici
Visite guidate su prenotazione con percorsi e laboratori didattici per scolaresche di ogni ordine e grado.
Percorsi didattici: Giochi e giocattoli degli antichi romani / La vita di bordo / L’arte degli antichi vasai.
Biglietto di ingresso: € 3,00
Biglietto di ingresso + guida: € 5,00
Biglietto di ingresso + guida + laboratorio: € 7,00
Info e prenotazioni: 0533 311316
Informazioni
Biglietteria, Informazioni e Accoglienza Turistica: tel. 0533 311316
comacchio.iat@comune.comacchio.fe.it

Deltapo a “Travel 2017” e “Bringaexpo” a Budapest (2-5 marzo 2017)

Da organizzatori

OCCHIOBELLO (RO). Dal 2 al 5 Marzo 2017, DeltaPo Family Destination Outlet ha partecipato a due manifestazioni dedicate al turismo, nei padiglioni della Fiera Hungexpo di Budapest: Travel 2017 e Bringaexpo.

Travel 2017 è la manifestazione di settore più importante dell’Ungheria e quest’anno è giunta alla sua 40° edizione. Hanno partecipato 300 espositori, provenienti da 23 Paesi e 40.000 visitatori tra professionisti del turismo e pubblico generico.

Bringaexpo è il Salone interamente dedicato alla Bici e al Cicloturismo, attività molto popolari nel Paese. DeltaPo ha presentato ufficialmente per la prima volta la tappa del “Giro Rosa” che sarà a Occhiobello il prossimo 3 Luglio, con partenza e arrivo nell’Outlet. Per questa trasferta, gli Organizzatori del “Giro Rosa” hanno messo a disposizione le 3 maglie ufficiali del Giro, quella Rosa, quella Bianca e quella Blu, con in bell’evidenza il logo DeltaPo Family Destination Outlet.

Travel 2017 e Bringaexpo sono state invase dalle mascherine ideate dalla nostra Ambasciatrice, Judit Csanyi, che ha giocosamente scherzato sul significato della parola “occhiobello”. Tutti i visitatori sono stati invitati a scattarsi fotografie indossando la mascherina e a postarle sui social con la dicitura #travel2017deltapo. La foto più simpatica, quella con il maggior numero di like, sarà premiata con un soggiorno a Occhiobello!

Molti i contatti con i Tour Operators e gli Organizzatori di viaggi d’avventura, particolarmente interessati ai percorsi ciclabili. Il territorio del Delta del Po ha affascinato gli operatori, sempre alla ricerca di novità da proporre ai propri clienti. Molto apprezzata la dimensione “familiare” e “slow” offerta da DeltaPo, che grazie ai propri esperti ha saputo selezionare proposte, escursioni e novità che hanno saputo accontentare ogni genere di richiesta.

A metà marzo DeltaPo sarà anche al Salon du Tourisme di Parigi e a Place2go di Zagabria.

Appuntamento per tutti a DeltaPo Family Destination Outlet, a partire dal 12 Aprile 2017.

Ferrara nega il suo fiume

Da Sergio Bulzoni

La storia del “fiume ferrarese”, ovvero di come utilizzarlo, percorre tutto il ‘900, se ne iniziò a parlare in modo programmatico tra la fine del 1935 e l’autunno del 1937 quando vennero stilati i cosiddetti piani autarchici e prefetto di Ferrara era Festa. Da allora in poi è stato tema di propaganda politica, di speculazione edilizia e ambientale, di temerari progetti poi naufragati. Dall’adeguamento del Volano ai natanti di classe IV tra il ’50-’60 per merito dell’operosità dell’onorevole Natale Gorini, deputato della Democrazia Cristiana dal 1948 al 1958, al fantomatico progetto (anni ’90) di un collegamento ‘chimico’ Ferrara-Ravenna, che prevedeva la costruzione di un canale nella valle del Mezzano. Con l’avvento del nuovo millennio viene ripresentato un nuovo progetto di come utilizzare il nostro fiume. Apparve come un progetto di successo, ma era terribilmente vecchio, congegnato da una classe dirigente abulica che guardava il futuro con gli occhi di un passato lontano, lontanissimo, defunto.

“Consegna della Costituzione Italiana” e della Carta dei valori e dell’integrazione

Da organizzatori

Ai giovani che compiono il 18° anno di età nel 2017 Venerdì, 17 marzo 2017, alle ore 9.30, presso la sala Estense, piazza Municipale, 2 Ferrara

Intervengono
prof. Paolo Siconolfi , Presidente del Comitato Ferrara per la Costituzione,
un Rappresentante dell’Ufficio Scolastico Territoriale di Ferrara
un Rappresentante della Consulta provinciale degli Studenti delle scuole superiori di Ferrara
un Rappresentante dei Dirigenti scolastici degli Istituti scolastici superiori
presenti all’incontro
prof. Giorgio Zauli, Magnifico Rettore dell’Università degli Studi di Ferrara
dott. Michele Tortora, S. E. Il Prefetto, UTG Prefettura di Ferrara
Conclude
Avv. Tiziano Tagliani, Sindaco del Comune di Ferrara

Robot tax, non è possibile tassare il futuro

di Achraf Kibir

La storia non insegna. Le ricette economiche di oggi sono troppo spesso solite cercare soluzioni per il domani con gli strumenti di ieri e il ragionamento può essere esteso ad altri campi. Neppure Bill Gates fa eccezione alla regola. Qualche giorno fa ha dichiarato di essere favorevole all’introduzione di una ‘robot tax’ per finanziare i contributi assistenziali e previdenziali. “Restituisse a segretarie e contabili quanto loro ha fatto perdere con il suo pacchetto Microsoft Office”, ironizza qualche utente nei social.

L’idea di base è chiara: lottare contro i sistemi meccanizzati e gli autonomi che relegano in secondo piano il ruolo dell’uomo nel mercato del lavoro e minacciano l’impiego. Dejà vu. Il dibattito storico più rilevante a riguardo risale al XIX secolo quando, in Gran Bretagna, i luddisti attaccarono fortemente le prime macchine della rivoluzione industriale perché, a detta loro, minacciavano il lavoro poco qualificato. Oggigiorno, in seno ai partiti conservatori di mezzo mondo, alcuni esponenti politici hanno raccolto il testimone del luddismo per criticare il concetto tecnologia nel suo insieme, attaccando indiscriminatamente le casse automatiche, la domotica e l’intelligenza artificiale.
Numerosi però sono gli studi che contraddicono queste convinzioni: un recente rapporto della società di consulenza McKinsey & Co. mostra che il 25% dei nostri impieghi sono stati creati da Internet. E non mancano neppure i casi concreti. Si pensi per esempio all’introduzione dei bancomat nel settore bancario. Negli Stati-Uniti, il numero medio di impiegati per filiale è passato da 20 a 13 tra il 1988 e il 2004. Un primo dato allarmante, che non maschera però l’effetto indiretto di un tale cambiamento. Abbassando il numero di impiegati, i bancomat hanno abbattuto i costi delle filiali, permettendo alle banche di aprire in più punti e rispondere alla domanda di agenzie ‘sotto casa’ sempre più in crescita. Così, durante lo stesso periodo, il numero di filiali è cresciuto del 43%, aumentando sul netto il numero totale di impiegati. Lo abbiamo constatato, il principio della distruzione creatrice disegna inoltre logiche virtuose, per cui la riduzione dei costi e la diversificazione spaziale del servizio favoriscono la domanda.

Non bisogna infine dimenticare l’aspetto concreto della faccenda. Se gli effetti economici possono essere contestabili e non univocamente positivi, l’apporto presente e futuro della robotizzazione non può essere considerato una minaccia, bensì una grande opportunità: i rami della robotica sono tantissimi e in costante e continua evoluzione. Forse non ce ne accorgiamo, ma da qualche anno a questa parte stanno migliorando direttamente e considerevolmente le nostre vite, l’esempio più lampante è quello dei robot impiegati in campo medico. E siamo solo all’inizio.

L’idea di tassare i robot, e in generale gli strumenti innovativi, si rifà ad un’antica ideologia che vanta la più grande sfiducia nei confronti della tecnologia. Ora, non solamente questa idea è ormai obsoleta, ma è nociva per la nostra crescita e, al contrario delle credenze comuni, produce effetti negativi sull’impiego. È tempo di finirla con la mania di tassare il futuro per cercare di arginare, inutilmente, il fiume sempre in piena del progresso.

BORDO PAGINA
Elogio a Oscar Wilde

C’era una volta un astrofanciullo,caduto troppo presto sul Pianeta Terra, sasso azzurro di genere femminile eppure… aliena da Bellezza, Piacere e Ozio. Oscar Wilde, alias Dorian Gray, tutt’oggi è il genio della superficie superficiale, abissale e stratosferica, l’arte per l’arte, l’estetismo sempre corrosivo (glaciale cianuro al mirtillo!) per preti, politici, intellettuali noiosi e certo omuncolo contemporaneo.
Nel duemila, la Bellezza amorale di cui Wilde fu messaggero e Icaro dagli occhi blu è persuasione scientifica, passeggiata sulla superficie terrestre per volare nell’arcobaleno delle stelle, spogliarle e illuminare la primavera umana, magari le future 4 stagioni post-umane sempreverdi!
Dorian… Wilde negli aforismi (virtualissimi!) e nel saggio quasi virtuale “ L’Anima dell’Uomo sotto il Socialismo” coglie lo scenario possibile di uomini e donne del futuro capaci di godere la vita, il sesso, indossare la Terra grazie alle Macchine, un’altra meraviglia e grazia, tra il reale e l’orgasmo venusiano e la teledildonica del sesso virtuale (cybersex), misconosciuta iniziazione erotica della civiltà meccanica .. ma celeste, rosa, multicolore, oggi cibernetica.
L’estetismo dopo Wilde (e il dimenticato rinascimento inglese, il movimento estetico dei vari Walter Pater, Edward Burn Jones, Gabriele Dante Rossetti, oltre a Oscar Wilde) è corpo celeste e rosa, una Rosa Bianca, gioia dell’invenzione, la “dittatura del sopra-vivere” contro la “democrazia del sopravvivere”, contro l’ eterna metafisica tradizione totalitaria della Necessità (Ananke).
Oscar… Gray scoprì la Parola come rivoluzione individuale, il dogma dei “fatti” come ciberspazio o ciberparola e anticipò Jonesco e Borges: “Le parole sono fatti e tutto il resto sono chiacchiere”,
Addirittura Wilde preannunciò la rivoluzione linguistica di Noam Chomsky quando suggerì istantanee e strategie presenti per godere il Reale con la forza sovversiva del ciber-reale (ecco la menzogna o l’artificio quasi leonardesco – artefice- della verità, al di là dell’avvenire radioso o utopico), meraviglioso Dorian Gray, finalmente senza ritratto e Impero Britannico, oggi preclone dell’eterna giovinezza promessa dalla nuova alchimia delle biotecnologie!
Oscar Wilde negli anni duemila: la vita come opera d’arte, leggera, spensierata, eccentrica, erotica, rivoluzionaria contro tutte le inquisizioni, senza atomiche alla Nietzsche o Marinetti, ma ninna nanne perturbanti dal cyberspace, sulla Terra…

“Il futuro appartiene al dandy. Saranno le persone squisite a governare”
Oscar Wilde

La potenza del Maestro Dandy del Rinascimento inglese già moderno resta invariata e semmai potenziata alla luce delle involuzioni civili e democratiche che caratterizzano la crisi contemporanea occidentale ed i suo effetti sulla condizione esistenziale. Anzi, nel nostro tempo antipolitico e del pensiero unico, anche nei campi più hot di cui Wilde, leggi la diversità sessuale, fu precursore ineguagliato ma mai meramente rivendicativo e normalizzatore, lo scrittore inglese resta un prototipo di libertà individuale, edonismo sociale epicureo e mai trash, irriducibile a qualsivoglia strumentalizzazione collettivistica. Anzi, paradossalmente il suo virtuosismo già neorinascimentale, un poco come Virtù renaissance di cui parlava anche Nietzsche, il suo estetismo puro, l’arte per l’arte (con cui fino a pochi anni fa ancora l’ossessione realista e socioideologica lo edulcorava… confinandolo in dimensioni nichiliste e decadentismo), oggi si svelano ulteriormente per un fare anima possibile e controculturale (per dirla anche con James Hillman): semplicemente rivoluzionario nonostante il presentismo sempre più alienato e reificato e in modulazioni inedite, dopo la caduta delle ideologie, leggi bispensiero dilagante di stampo orwelliano, con una confusione dei linguaggi inarrestabile e la perdita della necessaria Mappa (anche se nella modernità, mobile e liquida o semplicemente aperta) per discernere criticamente nei labirinti del Territorio per forza sempre più complessi, dopo la rivoluzione elettronica e l’avvento di Internet. Anzi, a parte la specifica dimensione letteraria ed estetica che oggi appare nelle sue produzioni ancora più godibile, proprio la dimensione tacita politico-sociale o esplicitamente nei saggi sociali progressisti, come appunto L’Anima dell’Uomo sotto il Socialismo o gli aforismi… micidiali contro la miseria della Politica e della tipologia del politico, del giornalismo e dei media diremmo oggi, nell’era dell’antipolitica, dall’utopia originaria si rivelano miniere di postpolitica possibile e di un ritorno alla grande politica del futuro. Infine e riassumendo: la sua visione artificiale letteraria, il paradosso e l’artificio come Azzurro della Parola e del linguaggio, contrapposte al mito della facile Natura buona e sostenibile, diventano pragmatica ciberculturale, per un postumanesimo non astratto e reificato, ma squisitamente tecnoscientifico di valenza nettamente anche sociale e “politica” prossimo ventura per un nuovo progressismo 2.0.

Da “Gramsci 2017..”. dell’autore” (Armando Editore)

Info:
http://www.armando.it/gramsci-2017

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