Giorno: 6 Febbraio 2016

Peruffo e Di Martino: contrari alla sosta a pagamento a Cona

da: ufficio stampa Leonardo Rosa

Di seguito l’intervento della consigliere comunale Paola Peruffo in merito alla possibile introduzione della sosta a pagamento presso l’ospedale di Cona.

“Apprendiamo in queste ore della possibile imminente introduzione della sosta a pagamento presso gli stalli dell’Arcispedale Sant’Anna di Cona, ennesimo sgarbo nei confronti cittadini ferraresi.
Non bastava, infatti, il danno rappresentato da un ospedale collocato in una zona problematica, vari chilometri fuori dalla cinta urbana e per la cui realizzazione sono occorsi oltre vent’anni e un fiume di denaro pubblico.
Denaro neppure sufficiente al completamento di un complesso con evidenti problemi strutturali (leggasi infiltrazioni interne ndr) e contraddistinto da una pessima organizzazione logistica e di segnalazione interna, già evidenziata da troupe televisive nazionali.
Per far fronte a questa pluriennale incapacità di gestione dei fondi pubblici sono nuovamente chiamati a metter mano al portafogli, gli stessi contribuenti ferraresi.
A mio modo di vedere una scelta scellerata che colpisce indistintamente tutti con particolari ripercussioni negative verso i cittadini meno abbienti e coloro che abitano in zone della città o della provincia contraddistinte da carenza di servizi dei mezzi pubblici. Senza contare il fatto che per alcuni reparti, come Pediatria, il Sant’Anna è l’unico centro di riferimento per tutta la provincia”.

Al commento della consigliere Peruffo si è aggiunto quello del consigliere provinciale di Forza Italia Cristiano Di Martino, fresco di nomina ad Assessore Provinciale ai Trasporti, che ha rilasciato le seguenti dichiarazioni:

“Condivido pienamente le considerazioni espresse dalla collega Paola Peruffo: è inconcepibile l’introduzione della sosta a pagamento per i parcheggi di Cona. Per questo motivo, anche a fronte della mia nomina a consigliere delegato ai Trasporti e alla Circolazione della Provincia di Ferrara, sarà mia cura provvedere a una dettagliata analisi sulla situazione della mobilità in riferimento alla fruizione dell’Arcispedale Sant’Anna, per quelli che vi si recano dalla città e dalla provincia.
Sarebbe del tutto assurdo che i cittadini debbano ritrovarsi con un ospedale scomodo, poco servito e avere anche l’obbligo di far fronte a un esborso di quattrini per sostenere esami e visite medicare o per andare a visitare i propri cari”.

Bonaccini a Faenza per la giornata in memoria di Pietro Nenni

da: ufficio stampa giunta regionale Emilia-Romagna

Deposta una targa sulla sua casa natale. Il presidente: “Un politico amato e rispettato oltre i confini del suo partito. Ancora attuale il concetto che aveva del socialismo: portare avanti tutti quelli che sono indietro”.

Bologna – Un politico amato e rispettato molto oltre i confini del suo partito. Un uomo che portava con sé, anche nei suoi brillanti discorsi, lo spirito vigoroso e infiammato della terra romagnola, unito a una personale sobrietà che contraddistinse sempre il suo modo di essere, di vivere, di fare politica.
Con queste parole il presidente della Regione Stefano Bonaccini ha ricordato oggi Pietro Nenni durante la cerimonia di deposizione della targa sulla casa che gli diede i natali, in via Sant’Agostino a Faenza, organizzata per il 125° anniversario della nascita di Nenni.
“Nenni aveva un’idea chiara del socialismo: ‘portare avanti tutti quelli che sono nati indietro’ – ha ricordato Bonaccini -. Credo che questo pensiero sia ancora profondamente attuale, almeno lo è per noi. L’abbiamo detto tante volte: uno degli obiettivi che ci siamo dati alla guida di questa Regione è riuscire a fare in modo che tutti possano tagliare il traguardo”.
“Oggi ricordiamo anche l’impegno di Nenni per l’europeismo – ha sottolineato il presidente -. Ed è giusto farlo, perché oltre ad avere una conoscenza diretta dell’Europa, gli era naturale l’orizzonte europeo ed europeista, internazionale e, per molti anni, internazionalista. Da ministro degli Esteri si batté perché l’Italia rimettesse in moto il processo di unificazione europea. Di fronte alle sfide che oggi l’Europa ha davanti, la sua testimonianza e le sue idee hanno ancora molto da insegnare”.

La ginnasta ferrarese Veronica Minezzi all’Accademia Internazionale di Desio

da: ufficio stampa Associazione Ginnastica Estense O. Putinati

Una notizia di estrema importanza per lo sport ferrarese. La Federazione Ginnastica, su indicazione della direttrice tecnica nazionale, prof.ssa Marina Piazza, ha convocato Veronica Minezzi, talentuosa ginnasta dell’Estense Putinati. La giovane ferrarese raggiungerà, già domenica 7 febbraio, l’Accademia Internazionale di Desio, per unirsi, per un periodo di alcuni giorni, alla Nazionale Italiana di Ginnastica Ritmica, le “Farfalle Tricolori”, attualmente campionesse del mondo che parteciperanno alle prossime Olimpiadi di Rio 2016. Veronica è la seconda atleta della città estense a “vivere” un’esperienza nazionale. Ricordiamo che Alessia Maurelli, sua ex compagna di squadra e sempre proveniente dalle fila dell’Estense Putinati, è attualmente titolare nella Nazionale Azzurra. Un bel traguardo ed un importante riconoscimento per Veronica Minezzi ed una grande soddisfazione per lo staff tecnico dell’Estense Putinati che con questa convocazione vede premiato il proprio grande impegno.

Dario Franceschini in visita al Jazz Club

da: ufficio stampa Jazz Club Ferrara

Il Torrione San Giovanni, sede del Jazz Club Ferrara, è stato inserito tra le “Great Jazz Venue” 2016 dal prestigioso magazine statunitense Down Beat.
Si tratta di un importante riconoscimento che si aggiunge a quelli già ottenuti in ambito nazionale (primo classificato nella categoria “Jazz Club Italia” dei Jazzit Awards 2010, 2011, 2013 e 2014) e che proietta oltreoceano la nostra attività, consacrandola su scala planetaria.

In mattinata, il Ministro per i Beni e le Attività Culturali Dario Franceschini ed il Sindaco di Ferrara Tiziano Tagliani hanno raggiunto Andrea Firrincieli (Presidente dell’Associazione Culturale Jazz Club Ferrara) e l’intero staff presso il Torrione di via Rampari per ufficializzare l’importante traguardo raggiunto.

Nata a Chicago nel 1934, Down Beat è la più apprezzata rivista internazionale dedicata alla musica jazz. Sebbene prevalentemente rivolto all’universo creativo statunitense, si tratta del mensile specializzato più letto e distribuito al mondo.
Ogni anno i suoi referendum (sia quello dei lettori, sia quello dei più accreditati critici di settore) descrivono e definiscono lo stato globale del jazz, mentre il numero di febbraio redige una guida alle location più prestigiose in cui poterlo ascoltare dal vivo.

Informazione e sanità

da: ufficio stampa comunicazione Camilla Ghedini

Sarà il Presidente dell’Ordine dei Giornalisti dell’Emilia Romagna, Antonio Farné, ad aprire domattina (lunedì), alle 9.30, alla Sala della Musica (Via Boccaleone, 19), il convegno Informazione e Sanità, inserito nella piattaforma SIGef per la formazione professionale ma – alla luce del tema – volutamente aperto al pubblico. L’evento ambisce a mettere a confronto due mondi che spesso si incontrano nei casi di ‘malasanità’ e dove entrano in gioco molti fattori, dalla dignità del malato alla medicina difensiva. Sviscerando casi di recente attualità, si prenderanno in esame le ‘notizie’ – dalle ristrutturazioni sanitarie alla zanzara Zika – e la loro percezione da parte dei cittadini-pazienti. Il tema sarà affrontato dal duplice punto di vista della tv e della carta stampata. Sarà il Presidente dell’Ordine dei Medici di Ferrara, Bruno Di Lascio, a illustrare cosa professionisti e operatori si aspettano dall’informazione. A relazionare saranno poi Fabrizio Binacchi, direttore di Rai Tre; Cristiano Bendin, capo servizio de Il Resto del Carlino Ferrara; Stefano Scansani, Direttore Nuova Ferrara; Michele Cassetta, medico e giornalista.

Prosegue il Campionato Regionale per le ginnaste ferraresi

da: ufficio stampa Associazione Ginnastica Estense O. Putinati

Dopo la competizione del 31 gennaio scorso, in cui le atlete dell’”Associazione Ginnastica Estense O. Putinati”, per la categoria Junior individuale e per le coppie al cerchio e clavette, hanno ottenuto i risultati indicati nei seguenti tabellini, oggi, 6 febbraio, è la volta delle ginnaste di due squadre della “Putinati”, nel proseguimento del Campionato Regionale Serie D FGI, di cimentarsi nel prestigioso campo di gara del “Multieventi Sport Domus”, il Centro Sportivo multifunzionale nella Repubblica di San Marino. Le giovani atlete che rappresenteranno la città di Ferrara nella Repubblica del Monte Titano sono:
SQUADRA B : Pisapia Isabella, Buscherini Anna, Malagu Francesca, Dall’acqua Francesca e Dall’acqua Anna
SQUADRA A : Proner Marta, Tani Alessia, Mirella Martina, Gullini Sofia e Frilli Giulia.

TABELLINI CAMPIONATO REGIONALE DI SPECIALITA’ DEL 31 GENNAIO 2016:

Trombetta Alice 2^ classificata junior cerchio
Perinati Giulia 3^ classificata junior cerchio
Podiani Ester 2^ classificata junior palla
Podiani Ester 3^ classificata junior nastro
Maldini Elisa 10^ classificata junior cerchio
Bersanetti Sara 11^ classificata junior clavette
Coppia Maldini Elisa /Pellielo Irene 8^ classificata
Coppia Perinati Giulia/ Bersanetti Sara 5^ classificata

Italiani ad Algeri

 “Dalla mia finestra osservo le terrazze irte di antenne e i minareti / i cui contorni un sole timido cerca di delineare sullo sfondo blu del cielo. / Questa notte la pioggia è scesa intensa… / Dal cortile ancora umido giungono grida argentine di giocatori di pallone in erba / frammiste alle imprecazioni intraducibili della vicina e a un vago profumo di zagare. / L’autunno, quest’anno, sembra non aver fretta di entrare nella capitale…”
(H.Bouzaher, “… et nourrir la mémoire”)

alger-tipaza 009Algeri “la blanche”, una strada che porta al mare e un’ombra italiana sul litorale…

Arrivo ad Algeri

Questa volta sto rientrando. Di ritorno da Orano, dopo un lungo weekend di lavoro all’Università, mi fermo ad Algeri. Fermata necessaria per attendere l’aereo che solo la sera mi riporterà a Malpensa. All’aeroporto di Algeri mi vengono a prendere. Prima di andare a un incontro ufficiale, mi viene fatto un bellissimo regalo: per circa tre ore viaggio per la capitale algerina su una vettura con autista ed aria condizionata. Che fortuna. Non so ancora che qualche anno dopo ci sarei andata a vivere per un po’ di tempo. Tre ore possono bastare ad aver voglia di conoscere e far conoscere meglio una città colorata e pulsante. Dieci minuti mi bastano per desiderare di cercare “qualcosa di italiano” per voi. Allora andiamo..

Il sogno della città, fra cemento e tradizione

Mi ritrovo a leggere alcune pagine di Jolanda Guardi, docente di lingua araba all’Università di Milano, e, con la sua scrittura che diventa fotografia, accompagno con il cuore e il pensiero le sue bellissime righe: … “la strada che dal mare porta sui colli di Algeri sale snodandosi come un lungo serpente addormentato al sole, il cui dorso centinaia di insetti – le auto – percorrono incessantemente in un senso e nell’altro. Il salmastro si mesce al tanfo di spazzatura ed edifici d’epoca e palazzi ristrutturati e ridipinti in bianco e azzurro si alternano a costruzioni fatiscenti. Eppure, questa città al di fuori di ogni norma, possiede un fascino incontestabile, alimentato dal carattere segreto che rivestono le sue origini, avvolte nella leggenda secondo la quale Ercole e i suoi compagni crearono un primo luogo abitativo in questa zona”. Non posso non pensare che queste sono esattamente le parole che avrei usato pure io percorrendo le stradine irte di Algeri. Forse avrei aggiunto una sensazione di luce, qualche altra frase tipo “bellezza addormentata che pare sognare misteri lontani” oppure avrei espresso un desiderio incontrollabile di entrare in una delle moschee luccicanti ed immense o di immergermi senza timori nella Casbah brulicante ed arrampicata sui fianchi sinuosi della città. La parola “segreto” sembrava comunque volermi accompagnare un poco ovunque, fra quello che si vedeva e quello che s’intravvedeva, insieme al vento che faceva di tutto per sollevare quelle specie di bavagli bianchi che ricoprono il volto di molte donne, quei bavaglini immacolati tutti diversi e abilmente ricamati dalle mani dei rappresentanti del gentil sesso, giovani e anziane. Solo per sé e comunque come segno della propria identità preziosamente nascosta e segreta. Il bianco e l’azzurro degli edifici che si ammirano lungo il litorale sono i colori che la wilaya (il Comune) di Algeri ha indicato come obbligatori per le case ristrutturate. Quei due colori si stagliano verso il cielo e con esso talora si confondono, oltrepassando e quasi perforando anche le poche rade nubi.

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Tipaza, il mare

Come ce le descriveva già Leone l’Africano, le mura della città sono “bellissime e fortissime… e sono in lei nelle case e ordinate piazze in ciascuna delle quali è la sua arte separata”. La città, le cui origini risalgono al III sec. d.C. circa, è divisa in due parti: la città bianca dei francesi e la Casbah, il nucleo più antico. La città francese, più bassa e vicina al porto, offre al visitatore la vista di cariatidi che sorreggono i balconi, stucchi dai motivi geometrici o floreali a decoro di porte e finestre, ringhiere lavorate e portoni imponenti. La zona antica ha, invece, un’architettura più lineare, con balconi sorretti da travi oblique e antiche porte di ferro e legno. Ai piedi della Casbah si ammira la moschea di Jamaa el Jedid. Dell’antica Icosium fenicio-romana non resta nulla. Ma la Casbah incontra l’Italia…

Casbah e architetti italiani

Alger_algiers_casbah_1900All’epoca non ho avuto il tempo di addentrarmi nel cuore antico della capitale algerina, ne ho visto solo molte foto, sia sui libri patinati e costosi sfogliati in un negozietto all’aeroporto di Algeri e nella libreria del viaggiatore di un vicolo romano sia su fascinose pubblicazioni in bianco e nero ben distese sugli scaffali di un’altra libreria del quartiere milanese di Porta Ticinese. E poi le ricerche mi hanno portato fino a Pietro Laureano, docente di storia della città e del territorio al Politecnico di Bari, che ad Algeri ha vissuto e insegnato per otto anni. Un brillante italiano a coordinare il progetto di recupero della Casbah finanziato dall’Unesco, lo stesso architetto che ha restaurato con successo i sassi di Matera. Il gruppo di Laureano si concentrerà sulla Casbah ma anche sulla Medina e l’antica Algeri, ossia su quella parte della città costruita su un pendio come un triangolo. L’iniziativa si contraddistingue per una particolarità: gli italiani dovranno imparare le tecniche usate per la costruzione della Casbah e nuovi operatori saranno formati sul campo. Il tutto si basa sulla concezione di un passato che ha molto da insegnare ad un architetto moderno. Il cuore dell’antica Algeri, ad esempio, è una struttura antisismica, ottenuta attraverso espedienti architettonici da trasmettere anche ai contemporanei. A imparare dal passato saranno, allora, sia architetti algerini che italiani. Fra questi anche Daniela de Michele.

Notre Dame d’Afrique

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Tipaza

Dal quartiere tumultuoso e popolare di Bab el Oued di Algeri si sale sempre più in alto ove qualcosa di incredibile svetta da uno sperone roccioso scagliato verso il mare luccicante. Ci arrivo dopo una miriade di curve che ha messo a dura prova il mio stomaco. Ma se è vero che non si ha mai nulla per nulla, posso dire che ne valeva veramente la pena. Qui sorge la basilica cristiana di Notre Dame d’Afrique (1858-1872), uno spazio di riflessione di una Chiesa senza fedeli, la Chiesa di un popolo musulmano perché in mezzo ad esso. La maestosità dell’esterno contrasta con l’umiltà dell’interno. Sull’altare svetta una scritta, non ricordo se affresco o mosaico, con “Maria proteggi noi e i musulmani”. Incredibilmente bello. La vista è mozzafiato. Si vede tutta la baia di Algeri con le sue luci, si sentono le cantilene dei muezzin, talora scoordinate ma quante note nell’aria umida…Ci si sente avvolti dalla propria identità dominando quella vista. In basso si intravvedono il cimitero francese accanto al musulmano; più in alto la sede del Nunzio Apostolico sembra voler umilmente dire che ci siamo anche qui, arrivati dalla lontana Roma, che la presenza, in questo luogo dimenticato, della Chiesa trova la sua ragion d’essere unicamente nel condividere la vita e nel collaborare con una popolazione interamente musulmana, nell’essere uomini e donne di solidarietà. Le scritte sulle pareti della Basilica narrano di storie di missionari, vescovi e umili preti, che prima di raggiungere la loro missione fanno tappa ad Algeri, venendo in pellegrinaggio a Notre Dame per pensare a sé stessi come portatori di un messaggio di fede e speranza nella difficile età coloniale. E in questa Basilica non aleggia l’ideologia di una Chiesa trionfante ma l’inizio del cammino di una missione decolonizzata e decolonizzatrice. Nella Basilica ho visto tanta gente e certamente molti di loro erano locali e di altra religione. Mi ha profondamento commosso quel raccoglimento senza religione, senza tempo e senza barriere. Con la stessa compassione per il mondo. E’ un luogo mistico, misterioso e toccante. Pare di toccare il mistero dell’esistenza e della speranza oltre alla bellezza dell’essere umano, in mezzo a tanto orrore, all’orrore quotidiano di giornali e teleschermi. Quello che oggi tanto ci vorrebbe. La vita dovrebbe a chiunque un passaggio anche fugace per Notre Dame.

Tipaza

Vestigia romane

I romani sapevano distinguere i posti migliori ove erigere le loro città… Bellissima è Tipaza, colonia fenicia passata in seguito ai romani, a 70 km a ovest di Algeri: si ammirano archi, colonne e capitelli che si mescolano ai pini marittimi e al blu del Mediterraneo. L’antica Thamugadi, oggi Timgad, ai piedi del monte Aures fu fondata dall’imperatore romano Traiano I nel I sec. d.C. Qui sono conservati statue e mosaici originali, reperti di grande valore storico e culturale, patrimonio comune.

 

CINEMA E OPERA AD ALGERI – Da vedere

locandinaLa battaglia di Algeri (1965), di Gillo Pontecorvo

Il film, girato secondo uno stile documentaristico, racconta della “guerra” scoppiata ad Algeri fra l’OLN e la polizia francese, durante il protettorato francese, avvenuta il 10 giugno 1956. Leone d’Oro al Festival di Venezia del 1966.

L’Italiana in Algeri (1813), G.Rossini, Dramma giocoso in 2 atti 1930-Italiana-in-Algeri

Il dramma racconta di un intreccio di storie d’amore che vedono coinvolti il bei Mustafà e la moglie Elvira, il giovane italiano Lindoro (che si trova alla corte del bei e al quale Mustafà vorrebbe dare in sposa la moglie Elvira che non ama più) e la bella italiana Isabella, fatta prigioniera dai turchi ed innamorata corrisposta da Lindoro, che rivedrà per caso dopo incredibili peripezie. Tutto bene quel che finisce bene con le coppie  si riuniscono: Mustafà con Elvira e Lindoro con Isabella. Con canti finali in omaggio dell’italiana Isabella piena di risorse.

Fotografia in evidenza e di Tipaza, Simonetta Sandri

 

VIDEOCONFERENZA
Ragioni e passioni della politica secondo Remo Bodei

“Remo Bodei eccellente, pubblico numeroso, attenzione e discussione: piena soddisfazione degli organizzatori… Non è mancato niente per far sì che si trattasse di un evento importante per la vita civile e culturale della città…”. Così il direttore dell’istituto Gramsci di Ferrara, Fiorenzo Baratelli, a caldo, ha commentato la conferenza tenuta in biblioteca Ariostea la scorsa settimana in occasione dell’inaugurazione dl ciclo “Le parole della democrazia”. Si trattato di una ‘lectio magistralis’ dal titolo “Elogio della democrazia: ragioni e passioni”.
Remo Bodei,autore di saggi tradotti in tutto il mondo, è riconosciuto fra i più autorevoli filosofi europei. Fra i suoi testi fondamentali spiccano “Scomposizioni. Forme dell’individuo moderno” (Einaudi); “Geometria delle passioni. Paura, speranza, felicità: filosofia e uso politico” (Feltrinelli); “Destini personali. L’età della colonizzazione delle coscienze” (Feltrinelli).
Docente di filosofia alla University of California, Los Angeles e in precedenza alla Scuola Normale Superiore di Pisa, Bodei è, fra l’altro, ideatore e direttore scientifico del Festival della Filosofia di Modena.

Dell’incontro, curato da Istituto Gramsci di Ferrara e Istituto di Storia Contemporanea di Ferrara, proponiamo qua la riproduzione integrale video.

 

Attenzione lecchini, stasera al Teatro De Michelis di Copparo c’è Marco Travaglio con “Slurp”

“È un Grande Inquisitore, da far impallidire Vyšinskij, il bieco strumento delle purghe di Stalin. Non uccide nessuno. Col coltello. Usa un’arma molto più raffinata e non perseguibile penalmente: l’archivio. Immaginate il dossier che un simile segugio può aver compilato su Berlusconi, che a pranzo ha completamente dimenticato ciò che ha detto a colazione.” (Indro Montanelli, Prefazione a “Il pollaio delle libertà. Detti, disdetti e contraddetti”, di Marco Travaglio, Vallecchi Editore, 1995)

travaglio
Marco Travaglio è un giornalista, scrittore e saggista italiano, direttore de Il Fatto Quotidiano.

Questa sera, sabato 6 febbraio alle ore 21, Marco Travaglio approda al Teatro Comunale De Micheli con il suo nuovo spettacolo “Slurp. Lecchini, cortigiani & penne alla bava al servizio dei potenti che ci hanno rovinati”, in scena Marco Travaglio e Giorgia Salari, per la regia di Valerio Binasco.
Nel suo nuovo recital teatrale, tutto da ridere per non piangere, Marco Travaglio racconta come i giornalisti, gli intellettuali e gli opinionisti più servili del mondo hanno beatificato, osannato, magnificato, propagandato e smarchettato la peggior classe dirigente del mondo, issando sul piedistallo politici incapaci di ogni colore, ma(g)nager voraci, (im)prenditori falliti che hanno quasi distrutto l’Italia e stanno completando l’opera. Cronache da Istituto Luce, commenti da Minculpop, ritratti da vite dei santi, tg e programmi di regime hanno cloroformizzato l’opinione pubblica per portare consensi e voti a un regime castale e molto spesso criminale che in un altro Paese sarebbe stato spazzato via in pochi mesi, e che invece in Italia gode dell’elisir di vita eterna. Un recital terapeutico, un’arma di autodifesa, un antidoto satirico che ci aiuta a guarire – ridendo – dai virus del conformismo, della piaggeria, della creduloneria, dell’autolesionismo e della sindrome di Stoccolma che porta noi italiani a innamorarci immancabilmente del Nemico. Che ci rovina e ci rapina col sorriso sulle labbra, mentre noi teniamo la testa ben affondata nella sabbia.

Dal comunicato stampa.

Scheda sul teatro di Marco Travaglio
Nel 2009 e 2010 si è esibito in numerosi teatri italiani con lo spettacolo teatrale “Promemoria – Quindici anni di storia d’Italia”, un monologo del quale è stato autore e protagonista.
Dall’aprile 2011 è stato in scena con il suo spettacolo “Anestesia totale”, di cui è autore e protagonista, insieme all’attrice Isabella Ferrari. Ambientato in una Italia post Berlusconi venivano prospettate le conseguenze dei decenni appena trascorsi di progressivo sfascio dell’informazione.
Da gennaio 2013, ancora insieme a Isabella Ferrari, Travaglio va in scena nei teatri italiani con il suo spettacolo “È Stato la Mafia”, incentrato sulle vicende della trattativa che coinvolse corleonesi e uomini dello Stato.
Nel 2015 organizza il nuovo spettacolo teatrale “Slurp – Lecchini, Cortigiani & Penne alla Bava. La stampa al servizio dei potenti che ci hanno rovinati”, con la partecipazione di Giorgia Salari per la regia di Valerio Binasco.

Per sempre insieme

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Woody Allen

Preferisco la cremazione alla sepoltura, e tutte e due a un weekend con mia moglie. (Woody Allen)

Una quotidiana pillola di saggezza o una perla di ironia per iniziare bene la giornata…

Do you remember? R.I.P. Maurice

Un’altra perdita in questo inizio 2016 da dimenticare per il mondo della musica: è scomparso a settantaquattro anni Maurice White, storico leader e fondatore degli Earth, Wind & Fire. Con oltre novanta milioni di album venduti, la band formatasi a Chicago nel 1969 grazie al suo funky con influenze R&B, folk, jazz e disco fu in grado di far ballare generazioni di giovani e comporre veri e propri successi come l’indimenticabile September, contenuta nell’album “The Best of Earth, Wind & Fire, Vol. 1”.

Ogni giorno un brano intonato a ciò che la giornata prospetta…

L'INFORMAZIONE VERTICALE
osservatorio globale

L’occhio di periscopio

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Redazione

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