Giorno: 20 Maggio 2015

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Psr 2014-2020: al via gli incontri sul territorio con il mondo agricolo. Si parte da Bologna venerdì 22 maggio

da: ufficio stampa giunta regionale Emilia-Romagna

Partono gli incontri sul territorio dedicati al Programma regionale di sviluppo rurale 2014-2020. Il primo appuntamento è a Bologna venerdì 22 maggio alle ore 10 (Sala “20 maggio”, viale della Fiera, 8).
A questo, come ai successivi appuntamenti (verranno toccate tutte le province), parteciperanno l’assessore regionale all’agricoltura, caccia e pesca Simona Caselli, il direttore generale all’Agricoltura della Regione Valtiero Mazzotti, insieme agli esperti della Regione.
Ogni incontro sarà l’occasione per affrontare insieme alle Istituzioni locali, alle Confederazioni agricole e agli stessi agricoltori le principali novità del nuovo Programma, ormai entrato nel vivo.
E’ stato infatti emanato il primo bando sulle indennità compensative che stanzia risorse per le aziende agricole che operano in montagna e in collina.
Il fabbisogno previsto è di 15 milioni di euro, la scadenza il 15 giugno.

Come nasce un prodotto a denominazione di origine protetta (DOP)?

da: ufficio Comunicazione ed Eventi Unife

La risposta in Copernico 2.0 con Vincenzo Brandolini

Cosa significa la sigla DOP (Denominazione di Origine Protetta), che viene attribuita a prodotti tipici del territorio, alimentari ed agricoli? Come si arriva ad ottenere il marchio DOP, introdotto dalla Comunità europea nel 1992?

E’ questo il tema della rubrica “Un minuto per capire”, nella nuova puntata di Copernico 2.0, il magazine dell’Università di Ferrara realizzato da Telestense. che andrà in onda domani giovedì 21 maggio alle ore 20 su Telestense.

Dell’argomento si occuperà – in 60 secondi – Vincenzo Brandolini, Ordinario del Dipartimento di Scienze Chimiche e Farmaceutiche di Unife, esperto di chimica degli alimenti. A lui si deve, tra le altre cose, l’ottenimento del marchio DOP per l’aglio tipico di Voghiera.

Copernico 2.0 è visibile via Internet sul sito di Telestense e sul sito dell’Università di Ferrara, e va in onda tutti i giovedì alle 20.00 su Telestense, dopo l’edizione principale del tg

(in foto: il prof. Brandolini)

Presentazione del nuovo libro di Simone Ramilli: “La cura. Liberi da paure e malattie”

da: organizzatori

Sabato 23 maggio ore 17.30 alla Feltrinelli di Ferrara in via Garibaldi 30/a
Organizza L’Associazione Pietre Alate
Scrittore, ricercatore, fondatore della psicobiotica, dopo il successo de L’origine della malattia, torna sul tema delle ferite d’amore guidando il lettore in un percorso di analisi delle cause, di presa di coscienza e guarigione

Crisi economica, individualismo e malattia, tre fattori concatenati che possono essere superati con un’evoluzione della logica del profitto svincolandola da opportunismi e interessi di pochi. Un percorso di guarigione individuale e sociale lungo cui lo scrittore e studioso Simone Ramilli guida il lettore nel suo nuovo libro La cura. Liberi da paure e malattie (edizioni Tecniche Nuove, 2015).
Collocandosi all’interno dell’ampio panorama di studi sul rapporto tra mente e insorgenza della malattia, ricostruisce i processi psicobiotici che generano la malattia, sistematizzando le più importanti scoperte della ricerca scientifica degli ultimi anni, e suggerisce percorsi di guarigione.
A partire dal legame con i genitori, per proseguire nelle relazioni di coppia, nel lavoro, nei rapporti amicali e sociali, la nostra vita è punteggiata di ferite d’amore: traumi, direbbe la psicanalisi, eventi stressogeni di qualsiasi natura che, se non superati e reiterati, fanno ammalare il corpo.
Parlando di cura della malattia non si può prescindere da una critica al ruolo di contrasto nella guarigione esercitato dal vivere moderno che con i suoi ritmi frenetici, le logiche dell’apparire e la sua componente di realtà virtuale aggrava e allontana dalla coscienza di sé e quindi dalla guarigione.

Ma nella modernità e nel progresso Ramilli individua anche le premesse e le risorse per un maggior benessere sociale ed economico. L’autore suggerisce nuove visioni del mondo per affrancarsi dall’alienazione del vivere contemporaneo.

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Confartigianato ad Expo

da: Ufficio Stampa&Comunicazione di Camilla Ghedini

Con un ‘attacco’ al Ministro Maria Elena Boschi, “che ha disdettato la sua presenza solo 18 ore prima, mancando di rispetto alle centinaia di migliaia di imprenditori che rappresentiamo” , il Presidente nazionale della Confartigianato, Giorgio Merletti, ha aperto ieri ( mercoledì 20 maggio), all’Auditorium dell’Expo, l’assemblea nazionale dell’associazione, che ha visto comunque la presenza del ministro alle Politiche Agricole, Maurizio Martina, che ha rassicurato Merletti sulla “disponibilità all’ascolto da parte del Governo”.
All’assemblea, introdotta dal Governatore della Lombardia, Roberto Maroni, ha partecipato una delegazione di imprenditori ferraresi capeggiata dal segretario generale, Giuseppe Vancini, e che ha visto la presenza, anche, del sindaco di Copparo, Nicola Rossi.
La ripresa non c’é; la tassazione é troppo alta; il lavoro manca; gli effetti del Jobs Act sono ancora da verificare; il credito deve tornare accessibile; le banche devono ‘rischiare’, esattamente come le imprese. Questi, in sintesi, i punti affrontati da Merletti, che ha ‘strigliato’ il Governo sulla priorità data alla “comunicazione, che é importante ma non basta” rispetto alle azioni concrete.
“Servono meno annunci, meno personalismi, meno ansie da protagonismo, piú attenzione alla realtá, piú cambiamenti concreti”.
Parole che, secondo Vancini, hanno toccato l’orgoglio artigiano.
“Confidiamo – il commento di Vancini – che il Governo accolga finalmente le nostre sollecitazioni. Sono le piccole e medie imprese la vera ricchezza dei territori”.

Nessuno mi può valutare … soprattutto chi mi paga (ovvero la protesta è credibile se il budino è buono)

da: organizzatori

Il dibattito sulla scuola che, da qualche tempo, si svolge nel Paese, si sviluppa prevalentemente sulla base di considerazioni ideologiche e, quasi mai, le diverse parti in causa prospettano le loro argomentazioni corredandole con dati di fatto verificabili da tutti.
Di conseguenza il dibattito non approda ad alcunchè: i contendenti rimangono fermi sulle loro posizioni e gli utenti del servizio scolastico traggono da ciò solo l’impressione di trovarsi di fronte all’ennesima esibizione di inconcludente abilità retorica.
Un noto pensatore di qualche tempo fa ebbe a dire che “ la prova del budino è nel mangiarlo ”. La frase, per quanto di dubbia correttezza grammaticale, è cristallina nella sua semplicità e nella sua evidente, universale, applicabilità.
Essa potrebbe (e dovrebbe) essere applicata anche nel caso dell’odierno dibattito sulla scuola o meglio sulla “buona scuola”.

Coloro che, in questi giorni, stanno pesantemente contestando la riforma proposta dal governo sostengono di farlo in nome della salvaguardia di nobili principi e per il bene della scuola pubblica.
Si arriva a scomodare la Costituzione e la letteratura mondiale; si prospettano le affermazioni più opinabili dichiarando di desumerle dai sacri principi di Libertà, Uguaglianza, Democrazia e prospettando, qualora le riforme finalmente si realizzassero, apocalittici scenari.
E’ molto interessante invece, e lo sarebbe ancor più per gli utenti del servizio scolastico, accertare se, tutto ciò corrisponda al vero.
Nelle vicende del recente passato si riscontrano numerose situazioni analoghe e documentabili sono le posizioni assunte dalle parti coinvolte, così come i vantaggi ottenuti, quasi sempre, a discapito dell’efficienza del servizio, ovvero della buona qualità della scuola.
Entriamo nel merito.

Alla fine del 2012 il ministro dell’Istruzione Francesco Profumo ventilò l’ipotesi di aumentare il numero di ore di lezione dei docenti della scuola secondaria, portandole da 18 a 24 a settimana.
Obiettivi dichiarati erano omologare il livello di impegno dei docenti (tra loro e con gli standard dell’Europa occidentale) e, al contempo, risparmiare importanti risorse sulle supplenze; con l’effetto indiretto, ma non per questo meno importante, di semplificarne la gestione e pervenire gradualmente alla drastica riduzione del problema del precariato.
La contropartita offerta dal ministro ai sindacati, e ai docenti, era quella di aumentare il periodo di ferie di 15 giorni (“ufficializzando” parte dell’assenza, coincidente con le vacanze estive degli alunni, che , da sempre, i docenti fanno gratuitamente).
Contro il progetto di Legge Profumo si ebbe una reazione molto forte: venne proclamato uno sciopero generale da tutti i sindacati, si ebbero molteplici iniziative di opposizione, ivi compresa una petizione in rete con centinaia di migliaia di adesioni.
Alla fine dei “giochi” (siccome,comunque, i risparmi dovevano essere realizzati) si intervenne sul cosiddetto fondo di Istituto (cioè quei soldi che vengono assegnati alle scuole per realizzare attività di arricchimento da destinare agli alunni).
Con buona pace di tutti gli oppositori quei fondi vennero ridotti di circa il 30%.

Alla fine del contestato percorso si ebbero alcuni inconfutabili risultati:

– l’orario degli insegnanti rimase immutato;
– il “non lavoro” degli insegnanti in concomitanza delle vacanze degli alunni mantenne le sue caratteristiche di indeterminatezza giuridica (e di poco dignitosa regalia!);
– i supplenti continuarono ad essere nominati con le vecchie, disfunzionali, procedure;
– le risorse da destinare al miglioramento dell’offerta formativa vennero consistentemente ridotte.
Quale che sia il giudizio che si ritiene di dare su quella vicenda è del tutto evidente ed inconfutabile che, in quell’occasione, i grandi principi e la qualità del servizio (che pure anche allora furono addotti a difesa dello status quo) vennero tranquillamente disattesi, in cambio del mantenimento di posizioni personali più vantaggiose: si sacrificarono risorse da destinare agli alunni per tutelare i presunti “diritti acquisiti” del personale.

Nel 1999, due Contratti Nazionali di Lavoro del comparto scuola definirono obiettivi, modalità e compensi per la valutazione degli insegnanti. Le procedure, concordate tra ministero e sindacati firmatari dei contratti rappresentavano anche l’attuazione concreta di principi e precise disposizioni, definiti in Contratti precedenti che, fin dal 1988, avevano decretato l’esigenza e l’opportunità di valutare e riconoscere concretamente il merito specifico del personale.
Si prevedeva l’attuazione di un concorso nazionale di merito che avrebbe definito nuove modalità di progressione di carriera e riconoscimento dell’impegno e della competenza del personale.
Si ebbe una sorta di sollevazione di parte dei docenti, mobilitati da Cobas, Gilda e Sindacati autonomi. Temendo di perdere popolarità e consensi, si accodarono all’agitazione anche gli stessi sindacati che avevano sottoscritto i contratti e, alla fine, l’allora Ministro, Luigi Berlinguer, dovette desistere.
Risulta particolarmente interessante leggere alcune affermazioni rese dai sindacalisti dell’epoca:
“Non si tratterà più di effettuare un maquillage di ciò che era stato definito – ora si individueranno modalità nuove e più trasparenti sul come effettuare la prova di valutazione”.(segreteria della CISL scuola, febbraio 2000).
“Il riconoscimento retributivo deve essere legato al complesso dell’impegno professionale che si svolge nella scuola – siamo per l’annullamento di tutti i decreti attuativi relativi ai 6 milioni. Gli insegnanti non devono sostenere alcun esame …”.(segreteria della UIL, febbraio 2000)
Paradossalmente lo stesso Ministro si accoda al coro antivalutazione arrivando a sostenere: ” … perchè non intendiamo valutare gli insegnanti in senso stretto, ma promuovere una progressiva capacità professionale, incoraggiare un impegno sempre maggiore e soprattutto valorizzare ciò che di positivo si realizza nella scuola”. ( Luigi Berlinguer. Marzo 2000)
Ovviamente, come ben sanno tutti gli addetti ai lavori, non se ne fece nulla. Le altisonanti affermazioni di Ministro e sindacalisti rimasero vuote parole ed i docenti italiani, contrariamente a quanto avviene in quasi tutto il resto d’Europa, continuarono a restare nel loro limbo “autovalutativo”, refrattari ad ogni tipo di valutazione oggettiva (anche nei periodi dei Ministri Moratti e Gelmini).
A ciò si aggiunga che da svariati anni, a seguito delle rivendicazioni sindacali in sede di contrattazione nazionale, il personale non è affatto tenuto alla formazione in servizio: l’aggiornamento professionale è un diritto non un obbligo; ed è perfettamente possibile che un docente sviluppi tutta la sua carriera (dalla nomina alla pensione) senza minimamente preoccuparsi di incrementare la propria competenza professionale.
Nel corso degli anni si sono succeduti a ritmo continuo, dotte teorizzazioni, gruppi di studio e commissioni nazionali su professionalità e valutazione.
Nessuna delle proposte elaborate (da chi, peraltro, aveva autorità e competenza per farlo) è mai andata a buon fine e le disposizioni, che pure sono state emanate, sono rimaste inapplicate: “grida” di manzoniana memoria. Secondo quanto affermano gli attuali oppositori del progetto di riforma, gli insegnanti, però, desiderano essere valutati … il problema e che il modo non è adeguato: non è “scientificamente corretto” o “sufficientemente trasparente ed obiettivo”.
In verità la questione della valutazione del personale della scuola, nel nostro Paese, sembra essere molto simile a quella dell’albero di Bertoldo: come è noto, egli doveva scegliere un albero al quale sarebbe stata appesa la corda che lo avrebbe impiccato … lo sta ancora cercando!

Dai fatti sopra menzionati e dai comportamenti delle diverse parti coinvolte non sembra emergere un quadro particolarmente cristallino delle reali motivazioni che stanno alla base dell’attuale ennesimo tentativo di bloccare il processo di cambiamento nella scuola: queste hanno tutto l’aspetto di attenere più all’interesse privato che al bene pubblico. Molti altri avvenimenti della storia della scuola italiana possono confermare tale impressione.
L’economia di questo contributo non consente di fare una disamina in tal senso, tuttavia gli esempi sono innumerevoli: dalla Legge sul calendario scolastico (interpretata in maniera da ridurre al minimo consentito l’orario di servizio), al sistematico boicottaggio del Decreto Legislativo 150 del 2009, alla massiccia intimidazione giudiziaria esercitata contro i dirigenti scolastici che tentano di applicarlo, alla inammissibile ostruzionismo delle prove INVALSI.
In ultima analisi e ritornando al … budino, dai fatti menzionati emerge che lo stesso non è un gran che: ha un sapore stantio, sembra fatto con ingredienti vecchi e ormai scaduti che ci vengono propinati perché, disgraziatamente, la nostra cucina non ha di meglio.
E’ sempre uguale a se stesso ed è sempre fatto badando prevalentemente, se non esclusivamente agli interessi di categoria.

Tutto ciò, tuttavia , a ben vedere, appare come comprensibile e lecito.
Può essere ritenuto lecito che i sindacati tutelino incondizionatamente l’interesse dei lavoratori; è lecito che i precari , tutti i precari, chiedano a gran voce di essere assunti (anche se è impensabile che ciò possa essere fatto); è comprensibile che i docenti non vogliano essere valutati; può essere comprensibile che la discussione sulla scuola si sviluppi tutta (o quasi tutta) sui temi che riguardano il personale e ignori quasi completamente gli alunni e la qualità dell’insegnamento-apprendimento: le organizzazioni sindacali esercitano i loro compiti statutari e il personale cerca di ottenere il meglio per se stesso.
Non è, invece, legittimo che queste rivendicazioni e queste manifestazioni vengano contrabbandate come difesa della scuola pubblica e tutela degli alunni.
Per favore: ci risparmino la stucchevole lezioncina sulla difesa dei sacri confini della Costituzione e la salvaguardia del pubblico bene.
Camuffare la tutela dei propri interessi, anche quelli più retrivi, con altisonanti affermazioni valoriali, significa farsi scudo con gli alunni, e farsi beffe dei genitori.

Ciò è deontologicamente inaccettabile!

Gianni Corazza

Cena propiziatoria del Rione San Benedetto.. Una festa bianco-azzurra

da: ufficio stampa Ente Palio città di Ferrara

Sabato 30 maggio la Contrada di San Benedetto invita amici, simpatizzanti e quanti vogliano vivere un’esperienza unica alla Cena Propiziatoria 2015, che si terrà dalle 20.30 in via Ercole I d’Este, proprio sotto il Palazzo dei Diamanti.
La contrada bianco-azzurra ha voluto organizzare una vera e propria festa in strada, portando ospiti … VIP : prenderanno parte alla serata, infatti, Melita Toniolo (showgirl, modella, attrice, conduttrice televisiva e conduttrice radiofonica italiana) e Filippo Roma (conosciuto volto della trasmissione tv “Le Iene”).
La serata sarà animata da Fausto Peppi, speaker di Radio Bruno e vedrà le esibizioni del “Jazz Studio Dance Ferrara” .
Per quanto riguarda la cena, caratterizzata da una location imperdibile, anche il menù proposto sarà quello delle grandi occasioni, nella migliore tradizione gastronomica di Ferrara: bis di primi, carne alla griglia e “salsone del contadino”, dolci, acqua e vino a volontà.

Il programma della serata è disponibile su visitferrara.eu e la prevendita dei posti è curata dall’agenzia Link Tour di Ferrara.

La Biobanca di LTTA nel network che coordina le biobanche nazionali dedicate alla ricerca

da: ufficio Comunicazione ed Eventi Unife

La Biobanca del Laboratorio per le Tecnologie delle Terapie Avanzate (LTTA) del Tecnopolo di Ferrara è recentemente entrata a far parte di BBMRI Italia, il network che coordina le biobanche nazionali dedicate alla ricerca, risorse di interesse crescente per la comunità scientifica in quanto ponti fondamentali per la ricerca traslazionale.

Obiettivo principale di BBMRI Italia è mettere in rete le biobanche al fine di condividere procedure standardizzate per l’acquisizione, la conservazione e la distribuzione dei campioni biologici, per favorire la ricerca biomedica e biologica, garantendo l’accesso da parte di utenti pubblici e privati.

Fra le attività del network italiano, l’armonizzazione delle procedure operative, il miglioramento dell’interoperabilità delle banche dati, la messa a disposizione di strumenti che facilitino la partnership pubblico/privato e l’interfaccia con la rete europea, per concordare i criteri di gestione della qualità.

Per entrare a far parte della rete, la Biobanca di LTTA è stata sottoposta ad un processo di valutazione, condotto da un team di esperti e basato sulla verifica di una serie di parametri caratterizzanti le biobanche, quali la produttività scientifica, la qualità gestionale e l’operatività in rete.

“La partecipazione al network – spiegano Paola Secchiero e Rebecca Voltan, rispettivamente Responsabile scientifico e Ricercatrice di LTTA – oltre ad essere per l’Università di Ferrara un riconoscimento della qualità del lavoro svolto, rappresenta una grande opportunità per l’accesso a finanziamenti regionali ed europei, volti a favorire la sostenibilità e lo sviluppo di infrastrutture per la ricerca”.

La Biobanca è uno dei servizi offerti dal Laboratorio per le Tecnologie delle Terapie Avanzate di Unife. Si occupa principalmente di purificare, caratterizzare e crioconservare popolazioni cellulari e fluidi biologici provenienti da campioni di derivazione umana, per favorire gli studi preclinici, in particolare negli ambiti oncologico, cardiovascolare e neurologico.

In cerca della rivoluzione: riflessioni, critiche e note di campo dalla Tunisia

da: ufficio Comunicazione ed Eventi Unife

Il 22 maggio il seminario del Laboratorio di Studi Urbani

Cosa rimane in Tunisia della “rivoluzione”, a distanza di quattro anni? Come si intrecciano queste narrazioni e la memoria di quei giorni con la quotidianità del paese? Come è cambiato il tessuto sociale? Che ruolo hanno svolto le élites in questa transizione? Quanto l’identità religiosa è entrata in campo?

Questi alcuni dei quesiti a cui verranno chiamati a confronto antropologi, sociologi e scienziati politici, europei e tunisini, che hanno attraversato il territorio e svolto un’indagine sul campo, nel seminario “In cerca della rivoluzione. Riflessioni, critiche e note di campo dalla Tunisia” , venerdì 22 maggio, alle ore 14.30, in Aula A del Dipartimento di studi Umanistici di Unife (via Paradiso, 12.)

Spiegano Giuseppe Scandurra e Alfredo Alietti, co-direttori del Laboratorio di Studi Urbani e promotori dell’iniziativa: “L’incontro intende indagare, con approccio multidisciplinare, gli eventi che hanno caratterizzato il contesto tunisino a ridosso della caduta del presidente Ben Alì, per approfondire la comprensione delle dinamiche politiche e delle condotte individuali nel panorama postrivoluzionario. Se da una parte è possibile riscontrare una vasta produzione di narrazioni della rivoluzione, le osservazioni sul campo spesso rivelano una realtà più complessa e articolata”.

Numerosi saranno gli interventi, a partire da quello di Valeria Verdolini, sociologa di UniMi, che parlerà del modo in cui le élite urbane di Tunisi e i membri dei circuiti attivisti (artisti, blogger, giornalisti) raccontano la loro esperienza della rivoluzione e i cambiamenti intercorsi durante la transizione. Stefano Pontiggia, antropologo di UniFe, tratterà invece del sud tunisino, del ruolo che i suoi abitanti hanno avuto durante il periodo rivoluzionario e delle difficoltà della transizione nelle regioni dell’interno. Nadia Marzouki, ricercatrice in scienze politiche dell’Istituto Europeo di Firenze), illustrerà i lavori all’Assemblea Nazionale Costituente e il ruolo che in esso ha svolto un termine chiave nelle dinamiche politiche nazionali, quello del consenso. Si proseguirà con un focus sul femminismo tunisino, sulla sua lunga storia e sulla partecipazione al processo rivoluzionario dell’inverno 2010-2011, con Orsetta Giolo, giurista di UniFe, che traccerà un quadro della sfide attuali e future. Martina Tazzioli, ricercatrice in scienze politiche dell’Università finlandese di Oulu, tratterà il tema della migrazione in e dalla Tunisia a seguito della rivoluzione e presenterà gli esiti di un’inchiesta sul campo profughi ONU di Choucha, nel sud-est del paese. Concluderà la serie di interventi Giuseppe Scandurra, antropologo di UniFe, che aprirà un dialogo con i ricercatori sulle tematiche oggetto del seminario.

L’impresa mafiosa e la concorrenza

da: ufficio Comunicazione ed Eventi Unife

Conferenza con Edi Ragaglia, Fabio Onofri e Riccardo Roveroni il 22 maggio

“L’impresa mafiosa e la concorrenza”. Se ne discuterà venerdì 22 maggio, dalle ore 10.30 alle ore 13, in Aula 9 del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Ferrara (c.so Ercole I d’Este 44-46), in occasione di una conferenza dedicata alle Scuole superiori.

A parlarne con studenti e insegnanti un parterre di esperti: Edi Ragaglia, magistrato addetto alla Commissione interparlamentare antimafia e componente dell’Osservatorio sulle crisi d’impresa, e i dottori commercialisti in Bologna Fabio Onofri e Riccardo Roveroni, con esperienza di curatori e commissari nominati dal tribunale in procedure d’insolvenza.

L’iniziativa è organizzata dal comitato scientifico di InsolvenzFest, la rassegna sui temi del debito e delle insolvenze nel settore privato, delle imprese e nell’economia pubblica, promossa da OCI, con il coordinamento di Massimo Ferro, giudice e consigliere della Corte di cassazione, e di Alessandro Somma, Ordinario di Diritto privato comparato e delegato del Rettore per le attività culturali e città universitaria di Unife.

Abstract

L’espansione delle mafie oltre i territori di origine avviene affiancando il controllo strettamente criminale sul mercato e le istituzioni. Si tratta di relazioni strumentali, la cui pervasività nella vita sociale e politica si fonda tuttavia sulla costante ricerca di simbiosi con protettori, complici, informatori, debitori di ogni tipo, grandi e piccoli maestri, persone intimidite o ricattate che appartengono a tutti gli strati della società.

Una consapevolezza del fenomeno induce ad integrare le categorie di conoscenza ben oltre l’indagine giudiziaria, per capire come relazioni di convenienza possano trasformarsi nei presupposti di nuovi ed inediti radicamenti.

Un aspetto importante è l’infiltrazione nell’economia, connessa a meccanismi di spesa per risorse imponenti, di grande liquidità e di velocissima disponibilità, in grado di alterare in modo irreversibile la concorrenza con le imprese sane e l’assunzione dei contratti con la stessa pubblica amministrazione. I settori d’investimento non sono più solo quelli tradizionali (edilizia, trasporti, agroalimentare), ma si sono allargati a mercati di riferimento come i giochi e le scommesse, la grande distribuzione, oltre che l’industria del divertimento e la sanità. Nell’agricoltura, le holding criminali controllano intere filiere, seguendone gli sviluppi, con la pianificazione dei flussi finanziari, soprattutto in territori e comparti sostenuti dalla mano pubblica (come lo sviluppo delle energie alternative).

Oggi la criminalità è alla ricerca del business economico come interlocutore potente e altresì innovatore, come per la gestione della cooperazione e gli aiuti economici internazionali.

Altro aspetto dell’infiltrazione mafiosa nell’economia al centro-nord, in particolare la ‘ndrangheta, è la modalità pacifica del suo intervento. Le inchieste hanno accertato come gli stessi imprenditori coinvolti chiedono soccorso finanziario o contrattuale, ad esempio per il recupero dei crediti, la sicurezza nei cantieri, il ricorso al minor costo della manodopera. All’iniziale compartecipazione volontaria, segue quella del saccheggio, per poi sfociare, attraverso l’estromissione del socio o del titolare, nella definitiva acquisizione dell’impresa. O nel suo fallimento.

La quantificazione del fatturato e del patrimonio delle mafie è attività complessa, difficoltosa in assenza di dati reali e criteri oggettivi. Le stime e le proiezioni internazionali a livello europeo assegnano alle attività illegali in Italia una porzione di PIL limitato per prudenza a produzione e commercio di droga, prostituzione, contrabbando di alcol e sigarette (settembre 2014, stima ISTAT di impatto delle sole attività illegali all’1%). La Banca d’Italia, in base ad altra ricerca condotta sulla domanda di contante, valuta l’incidenza dell’economia illegale (inclusiva della criminalità in genere, con l’evasione fiscale), nonché dell’economia irregolare (che comprende invece tutto il sommerso) al 12% del PIL italiano.

Le attività di contrasto, sul piano delle regole, appartengono ai compiti della politica; sul piano della repressione alle attività degli organi investigativi e della magistratura; sul piano morale all’educazione e allo studio da parte della società civile e delle istituzioni di formazione, in primo luogo la Scuola.

L’approfondimento culturale impone un continuo aggiornamento sulla cultura mafiosa territoriale e l’analisi della zona grigia, tenuto conto che l’espansione del fenomeno necessita di professionisti, imprenditori, educatori complici. Le indagini italiane, tra le più avanzate al mondo, hanno rilevato che non sono i boss o i figli dei boss che divengono operatori finanziari, al contrario è il ceto finanziario che è al servizio della criminalità. Così come è accaduto per pubblici amministratori eletti con indicazioni mafiose. Va dunque studiato come, nella politica locale ed istituzionale (es., Comuni, ASL, al Sud come al Nord), operano le varie fasi di accerchiamento mafioso per arrivare al controllo di nuovi territori, partendo dai servizi.

L’evento rientra in Aspettando Unifestival, il cartellone di iniziative divulgative e scientifiche che, a partire da aprile, si terranno in città, per anticipare Unifestival, la tre giorni che si svolgerà nel centro storico di Ferrara dal 25 al 27 settembre, per presentare e promuovere le diverse attività dell’Ateneo nel suo 625° anno di vita, a testimonianza del radicamento sempre più forte tra comunità universitaria e cittadina.

Bimbi & bimbe in ufficio con mamma e papà

da: ufficio Comunicazione ed Eventi Unife

Tornano a Unife il 22 maggio

Venerdì 22 maggio, l’Università di Ferrara riaprirà le porte ai figli e alle figlie di tutta la comunità universitaria per aderire a “Bimbi & Bimbe in ufficio con mamma e papà”, l’iniziativa nazionale promossa per il 21esimo anno consecutivo dal Corriere della Sera/Corriere Economia, in collaborazione con La Stampa, e patrocinata dal Dipartimento per le Politiche della Famiglia – Presidenza Consiglio dei Ministri, per mostrare ai bambini e alle bambine il posto dove lavorano i genitori.

A riproporre e ad organizzare l’evento in Ateneo un team, coordinato da Cristiana Fioravanti, Delegata alle Pari Opportunità, composto da Silvia Borelli, Presidente del Consiglio di Parità, Cinzia Mancini, Presidente del Comitato Unico di Garanzia, Federica Danesi, Manager didattica, Claudia Palandri, Dipartimento di Giurisprudenza, Maria Grazia Campantico, Ufficio Comunicazione ed eventi, Marisa Agnoletto, Marcella Barigozzi, Paola Rossi, Ufficio Sviluppo e Benessere Organizzativo, in collaborazione con Carla Parolini, Direttrice CUS Ferrara.

Il nuovo appuntamento sarà carico di novità, a partire dal titolo, rinnovato in ottica di parità di genere, che quest’anno a Unife comprende anche le bimbe (l’iniziativa nazionale continua infatti a chiamarsi “Bimbi in ufficio”), decisione fortemente voluta dalle stesse organizzatrici.

Così spiega Fioravanti: “ Gli studi di genere provano l’importanza di un linguaggio adeguato a sottolineare la differenza. Nondimeno, la normativa sovranazionale e le più recenti leggi regionali – fra cui la l.r. dell’Emilia-Romagna – assegnano anche alle Università un ruolo d’impulso nel contrasto degli stereotipi. La Presidente Boldrini, in occasione della Giornata internazionale della donna, ha sottolineato con forza l’importanza del linguaggio e del rispetto della sua declinazione. E’ stato dunque per noi importante procedere ad una consapevole integrazione del titolo dell’evento: un piccolo, ma significativo, cambiamento culturale in un’ottica di sensibile promozione della vera uguaglianza. Perché perpetrare l’uso del maschile neutro quando, con un piccolo sforzo, si può fare di più e meglio?”

“Siamo stati il primo Ateneo in Italia ad aderire, già tre anni fa, a questa iniziativa – prosegue Fioravanti – che si configura come una vera e propria giornata di condivisione e attenzione al sociale, importante non solo per gli adulti, ma anche per i più piccoli, che per un giorno hanno l’opportunità di vedere da vicino cosa fanno i genitori durante i momenti in cui non sono con loro”.

Una festa dunque dedicata all’infanzia e alle famiglie, con invito a partecipare non solo ai genitori ma anche ai parenti, dove gli ingredienti necessari sono semplici, ma carichi di significato. Per stare assieme, imparare e divertirsi.

Il tema di riflessione e intrattenimento scelto dall’Ateneo per questa nuova edizione saranno l’alimentazione, lo sport e il benessere, che deriva da un corretto stile di vita ed esercizio fisico, importanti sin dai primi anni di vita.

Il programma del 22 maggio prevede:

– ore 8.30: arrivo nelle strutture universitarie dei bimbi e delle bimbe con i genitori e parenti, conoscenza dei colleghi, del luogo e dell’organizzazione del lavoro di mamma e/o papà;

– ore 10.30: ritrovo al CUS – Centro Universitario Sportivo (via Gramicia, 41), per assistere alla lezione dal titolo “E’ l’ora di mangiare tutto: l’ A B C dell’alimentazione”, a cura di Cristina Saletti, Dirigente Medico U.O. Igiene degli Alimenti e Nutrizione, Dipartimento di Sanità Pubblica AUSL di Ferrara; premiazione degli elaborati dei bimbi e delle bimbe svolti a casa sul tema “Vi illustro la mia ricetta preferita” e consegna dei diplomi di partecipazione;

– Ore 11: giochi sportivi e animazione, a cura dello Staff CUS Ferrara;

– Ore 12: merenda presso il “Ristorante Le Querce” (via Gramicia,41).

“ Un messaggio culturale – concludono le organizzatrici – che ci auguriamo possa servire da esempio ad altre strutture ed enti, per sottolineare il contributo che una giornata come questa può apportare all’ambiente professionale e alla conciliazione con il quotidiano. Un’esperienza e un utile momento di crescita, quindi, per grandi e piccoli/e, per dare più spazio a valori forti su cui deve basarsi la vita”.

L’evento rientra nel Piano di Azioni Positive d’Ateneo 2014-2016, volto a garantire le pari opportunità, a promuovere attività in merito al benessere organizzativo e a rimuovere gli ostacoli che si frappongono alla realizzazione della parità.

Premio R.O.S.A. a Simonetta Pancaldi di Unife

da: ufficio Comunicazione ed Eventi Unife

Simonetta Pancaldi, docente di Botanica presso il Dipartimento di Scienze della Vita e Biotecnologie dell’Università di Ferrara, si è aggiudicata nei giorni scorsi il Premio R.O.S.A. (Risultati Ottenuti Senza Aiuti), consegnatole dalle mani di Roberta Pinotti, Ministro della Difesa, in occasione della cerimonia di conferimento nella splendida cornice del Tempio di Adriano a Roma

I Premio, giunto quest’anno alla sua XI edizione e rappresentato simbolicamente da una preziosa Rosa d’Oro, è assegnato annualmente dal Canova Club per valorizzare le attività professionali della donna in campi di attività attualmente ancora a forte predominanza maschile e per testimoniare come una donna possa arrivare, con intelligenza e professionalità, a traguardi prestigiosi, facendosi a sua volta promotrice di un messaggio positivo di forte incitamento per le generazioni future.

L’analisi dei percorsi professionali delle cinque finaliste, ha permesso alla Giuria di individuare in Simonetta Pancaldi la personalità che quest’anno maggiormente ha rispecchiato lo spirito del Premio. È stata per me una sincera emozione – commenta Simonetta Pancaldi – poter ricevere un così prestigioso riconoscimento. Dedico con il cuore questo risultato alle ragazze che lavorano insieme a me e che cercano di realizzare il loro sogno professionale ogni giorno, con grinta e determinazione.

Simonetta Pancaldi, alle attività didattiche e scientifiche condotte in Ateneo, affianca anche il suo impegno nel trasferimento tecnologico delle conoscenze maturate nell’ambito del suo gruppo di ricerca nel settore delle microalghe verso ambiti applicativi. È infatti co-fondatrice dello spin off partecipato dall’Ateneo ferrarese “Alga&Zyme Factory S.r.l.”, una Società start up innovativa costituita nel 2014, dedicata allo sfruttamento di biotecnologie verdi per aumentare la sostenibilità economica e ambientale nei settori dell’agro-industria, agro-energia e cosme-nutraceutica.

www.premiorosa.org

Al festival di Altroconsumo la presentazione di alcuni progetti sviluppati da studenti Unife

da: organizzatori

In occasione della terza edizione del Festival di Altroconsumo a Ferrara, sabato 23 Maggio dalle ore 10, presso il Chiostro di San Paolo, si svolgerà il dibattito “La tua vita nella rete”. Ospiti dell’incontro saranno Marta Buonadonna (giornalista), Ugo Bechini (notaio) e Marino Cavallo (docente di Marketing).

“Libri, film e musica fino a qualche anno fa erano distribuiti esclusivamente su supporti fisici. Venivano acquistati, portati a casa, conservati sugli scaffali e poi eventualmente lasciati in eredità a figli e nipoti. Il passaggio al digitale ha reso molti di questi beni immateriali: si scaricano da internet e si fruiscono su dispositivi dai quali poi possono essere cancellati per far posto a nuovi prodotti culturali. Ma cosa ne è di tutti questi beni che non si possono toccare? Sono davvero nostri? E come possiamo lasciarli a chi verrà dopo di noi?”
All’interno di tale evento ci sarà uno spazio dedicato ad alcuni gruppi di studenti dell’Università di Ferrara, frequentanti il corso di Marketing e Nuovi Media tenuto dal docente Marino Cavallo, che presenteranno lavori inerenti le tematiche trattate.
Di seguito, gli argomenti:

Re-Book

Re-Book è un sito che permette agli studenti dell’università di Ferrara, più precisamente quelli delle principali facoltà umanistiche (scienze e tecnologie comunicazione, scienze filosofiche e dell’educazione, letterature e lingue moderne e classiche) di trovare libri usati che altri utenti mettono in vendita e vendere i propri libri usati mettendosi in contatto direttamente con il venditore.

My Unipost (.it)

La riproposizione online delle bacheche universitarie si chiama My Unipost, nella quale saranno presenti annunci di ogni tipo: dagli affitti di appartamenti, alle ripetizioni, alla vendita di libri e molto altro.
L’elemento innovativo è caratterizzato dall’essere una bacheca social, avendo quindi la possibilità di comunicare e di mettersi in contatto con chiunque, semplicemente utilizzando il proprio profilo Facebook.

Smart Fe

SmartFe è la piattaforma che permetterà a chiunque di essere informato (e informare a sua volta) sui tempi di attesa di uffici pubblici come poste, banche, sportelli sanitari e comunali, dando la possibilità inoltre di aggiornarsi sui luoghi di svago e incontro della città.
Tutto ciò in tempo reale e grazie a chat interattive che gli utenti potranno utilizzare per dare il proprio contributo in un ottica di condivisione e partecipazione.
Al termine della presentazione dei progetti, gli studenti (insieme agli esperti) saranno lieti di rispondere ad eventuali domande o particolari approfondimenti sul funzionamento degli stessi.
Sarà dunque la situazione giusta per poter dialogare e confrontarsi su una tematica così rilevante e di forte impatto sulla vita di ognuno di noi come il web 2.0.

Alessio Pugliese
Vita Maria Messina
Studenti del Corso

AAA Ambasciatori di Ferrara (e del suo cibo) cercasi: workshop domani e al festival di Altroconsumo

da: ufficio stampa e comunicazione Ferrara Fiere Congressi

Nell’ambito dell’imminente terza edizione del Ferrara Altroconsumo Festival (22-24 Maggio), il Comune e la Provincia di Ferrara, insieme a Ferrara Fiere Congressi e all’Associazione “Centro Studi Assaggiatori”, organizzano il workshop per Brand Ambassador “Ferrara cerca i suoi ambasciatori. Sei pronta/o a diventarlo?”.
L’evento, che è a partecipazione gratuita e si concluderà domani nella Sala dell’Arengo (Municipio di Ferrara), è riservato alle guide turistiche di Ferrara e si rivolge ai futuri “ambasciatori del gusto”, ovvero a coloro che, accogliendo turisti o buyers in occasione di viaggi di piacere, lavoro o meeting, potranno illustrare in modo adeguato le eccellenze territoriali, raccontando le particolarità del cibo ferrarese, le peculiarità organolettiche dei prodotti, la storia delle aziende locali del settore food.
Il workshop, altamente professionalizzante, rientra tra le azioni previste nel progetto “Ferrara Terra e Acqua”, finanziato dal bando della Regione Emilia-Romagna nell’ambito di Expo Milano 2015 e che vede come soggetto capofila la Provincia di Ferrara e come partner il Comune.
Domani, dalle 9 alle 18, tra lezioni teoriche e numerosi esercizi pratici, due esperti del gusto insegneranno come valorizzare al meglio il grande tesoro enogastronomico di Ferrara e del suo territorio, e soddisfare curiosità e richieste di un pubblico sempre più attento al buon cibo e al buon vino.
Il workshop è propedeutico agli appuntamenti previsti per Sabato 24 e Domenica 25, nell’ambito del Festival di Altroconsumo, presso Palazzo della Racchetta, dove i “narratori del gusto” del Centro Studi Assaggiatori – l’unità di analisi sensoriale più avanzata in Italia – porteranno i visitatori alla scoperta di caffè e miscele, salumi, varietà di cioccolato e birre.

Sistema ospitalità da sostenere ed incentivare, no ad innalzamento Tasse: l’intervento di Fipe Provinciale

da: ufficio stampa Ascom Ferrara

“Ritengo che anche un Comune – e nello specifico Ferrara – debba affrontare la sua gestione con criteri aziendali aggiungo da azienda privata – è la considerazione di Matteo Musacci presidente provinciale della Fipe Confcommercio e prosegue – in particolare di fronte alla realizzazione di eventi, manifestazioni od in generale di investimenti effettuati dall’ente Pubblico è opportuno che vi sia sempre una precisa analisi rispetto ai risultati e sono del parere che prima di intervenire con innalzamenti fiscali sia sempre necessaria una scrupolosa spending review.
Se prendiamo un considerazione a livello generale il comparto turistico e facciamo un analisi rapida dei dati vediamo che anche ad aprile appena trascorso (rispetto al medesimo periodo del 2014) i numeri sono tutto tranne che confortanti: la città di Ferrara vede un dato negativo con il 10,8 % in meno sugli arrivi ed addirittura un 13,4 % in meno sulle presenze.
Se poi consideriamo il primo quadrimestre dell’anno in corso (rispetto al 2014) si vede purtroppo consolidato un segno meno del 5% (presenze) e del meno 5,5 (sugli arrivi). Con questa situazione, preoccupante, il Comune dovvrebe intervenire ed adoperarsi semmai ad incentivare il comparto turtistico in senso lato (dai pubblici esercizi al ricettivo alberghiero ed extralberghiero) per sostenere gli imprenditori. Con un quadro del genere che significa ripercussioni negative per tutto il tessuto di accoglienza della città (alberghi, negozi, bar, ristoranti, bed & breakfast…) c’è da pensare come significherà una manovra locale che ha il sapore amaro anzi amarissimo di appensantire il prelievo dalle tasche di cittadini ed aziende. Così mentre in chiave nazionale si respira maggiore fiducia, od almeno sembra, a Ferrara piove sul bagnato” conclude il presidente Musacci.

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Camera di Commercio: imprese femminili ferraresi a quota 8238 (22,67% del totale), donne artigiane determinanti per il made in Italy

da: ufficio stampa Camera di Commercio di Ferrara

Oltre il 40% delle “new entry” rosa ha meno di 35 anni
In commercio, agricoltura e servizi alla persona gli spazi più ricercati

Donne ferraresi d’impresa a quota 8.238 (il 22,67% del totale provinciale). A mostrarlo è l’Osservatorio per l’imprenditoria femminile della Camera di commercio, sulla base dei dati del I trimestre 2015. I settori più interessati? In rigoroso ordine di incidenza del tasso di femminilizzazione (che esprime la percentuale di imprese femminili sul totale delle imprese) si incontrano: le altre attività di servizi per la persona, dove le imprenditrici rappresentano più del 50% del tessuto imprenditoriale del settore, l’assistenza sociale non residenziale, la confezione di articoli di abbigliamento, i servizi di assistenza sociale residenziale e l’agrocoltura.

Se poi si guarda all’apporto delle donne all’interno del mondo artigiano, la mappa dell’impresa femminile un po’ si modifica, accentuando l’apporto, in diversi casi davvero sostanziale, ad alcuni dei settori di punta del made in Italy. In questi ambiti, l’universo dell’impresa femminile del 2015 si ricongiunge con le tradizioni radicate nei territori, i saperi antichi tramandati di generazione in generazione e quella creatività ed eleganza – che è la cifra distintiva di buona parte del nostro made in Italy – si colora fortemente di ‘rosa’. Infatti, a Ferrara, l’incidenza dell’imprenditoria artigiana femminile, oltre ad essere determinante nelle altre attività dei servizi alla persona, nelle attività creative, artistiche e di intrattenimento, nei servizi di informazione, diventa addirittura maggioritaria nella confezione di articoli di abbigliamento, e assume un notevole peso specifico nel tessile (dove la componente femminile incide sul totale degli artigiani per oltre il 40%), con punte del 50% di imprenditrici impegnate nell’arte del finissaggio dei tessuti, nel confezionamento di articoli di biancheria per la casa, nella fabbricazione di altri materiali tessili (quali nastri e passamanerie) e nella realizzazione di tulle, pizzi e ricami. Importante, inoltre, l’apporto femminile all’artigianato ferrarese legato alla fabbricazione di bigiotteria, alle lavorazioni in ceramica e porcellana, alla fabbricazione di articoli in pelle ed all’alimentare.

“Anche a Ferrara le donne imprenditrici hanno contribuito e continuano a contribuire in misura notevole a quella componente del made in Italy di qualità per la quale il nostro Paese è noto in tutto il mondo”, sottolinea la presidente del Comitato provinciale per l’imprenditoria femminile, Gisella Ferri. “Nell’artigianato così come nel welfare, nei servizi alla persona così come nel turismo, l’universo dell’impresa al femminile è una risorsa straordinaria che ha larghi margini di sviluppo e che offre anche una risposta concreta alle molte giovani donne, creative e intraprendenti, alla ricerca di occupazione”.

Rassegna “Zone Jazz” al Circolo Arci “Zone K” di Malborghetto di Boara

da: organizzatori

Giovedì 21 maggio circolo Arci ZONE K rassegna “Zone Jazz”
Via S.Margherita, 331
Malborghetto di Boara, Ferrara

Inizia ufficialmente la rassegna “Zone Jazz” al Circolo Arci Zone K ed è un’apertura in grande stile col progetto Jazz With A Soul Quintet che raduna alcuni dei migliori musicisti della scena italiana.
Il soul jazz è un genere musicale sviluppatosi dall’hard bop, con forti tinte blues, gospel e rhythm and blues. A differenza dell’hard bop, il ritmo e i temi sono più semplici e gli assoli solitamente meno complessi.
Sviluppatosi negli anni cinquanta ma ancora oggi molto popolare, a questo genere si sono accostati in vario modo musicisti e gruppi celeberrimi come il quintetto di Cannonball e Nat Adderley, i Jazz Messengers di Art Blakey, Horace Silver; il quintetto che viene proposto stasera riprende le atmosfere e le sonorità di questo stile molto emozionale e diretto dove il coinvolgimento del pubblico tramite il “groove” dei brani è uno degli elementi principali.
In programma ci saranno brani di Bobby Timmons, Cannonball Adderley, Joe Zawinul.
I musicisti coinvolti in questa stimolante performance sono tutti di primissimo livello, a partire da Roberto Manuzzi, coordinatore dei corsi jazz presso il Conservatorio di Ferrara, sassofonista, compositore, il quale ha dietro di sé una lunga e varia carriera che ha toccato tutti i generi musicali, dalla musica d’autore (per venticinque anni è stato nel gruppo di Francesco Guccini) alla musica contemporanea, classica e jazz. Manuzzi è inoltre il curatore di tutta la rassegna “Zone Jazz” in programma a Zone K il giovedì sera.
Pasquale Paterra, alla tromba e flicorno, già allievo dei corsi dei conservatori di Ferrara e Rovigo, giovane e brillante trombettista che sta velocemente facendosi strada nel mondo del jazz con collaborazioni prestigiose.
Enrico Ronzani, al pianoforte, anch’egli ex allievo dei conservatori di Ferrara e Rovigo, è al momento uno dei più preparati pianisti jazz della sua generazione, pienamente a suo agio in molti ambiti musicali diversi.
Stefano Peretto, alla batteria, un musicista estremamente poliedrico e completo tecnicamente, immancabile partner per qualsiasi situazione musicale che richieda un grande batterista. E’ docente di percussioni presso il Liceo Musicale di Parma.
Pierluigi MIngotti, al contrabbasso, bassista elettrico di enorme talento, anch’egli già nel gruppo di Francesco Guccini (ma ha collaborato con artisti come Eumir Deodato, Eugenio Finardi, Andy J. Forest). E’ docente di basso elettrico presso il Conservatorio di Rovigo.
Una serata imperdibile dunque per tutti gli amanti del genere, che potranno godere di una cornice perfetta allo Zone K.
L’apertura è prevista per le 18, il concerto inizierà intorno alle 22. Sarà possibile prenotare il tavolo vista la limitata disponibilità dei posti.
L’ingresso è gratuito e riservato ai soci Arci.

Spiagge e Fondali Puliti 2015, caccia ai rifiuti

da: Circolo Legambiente “Delta del Po”

Il 24 maggio liberiamo le spiagge e i fondali dai loro peggiori nemici: rifiuti abbandonati e l’ indifferenza. Abbiamo bisogno di volontari, sei dei nostri? 

Bottiglie di vetro, di plastica, lattine, buste, tappi, coperchi, bicchieri, stoviglie, contenitori, cotton fioc, filo e ami da pesca, mozziconi di sigaretta.
La lista delle schifezze abbandonate che possono rovinare il gusto di una bella passeggiata al mare è lunghissima. Un’aggressione continua e insopportabile ai danni dei paesaggi che amiamo di più, a cui è impossibile rimanere indifferenti. Cosa possiamo fare? “Prenderci cura delle nostre belle spiagge e liberarle dai rifiuti con una azione volontaria di pulizia”.
Quest’anno andremo a pulire la spiaggia libera di Porto Garibaldi.
Siete tutti invitati, gettate nella raccolta differenziata l’indifferenza e
venite ad aiutare.
L’appuntamento è a Porto Garibaldi, di fronte al ristorante “Pericle”
Via dei Mille.
Toglieremo i rifiuti sull’arenile ed attorno alle neonate dune di Porto Garibaldi.
Partecipate DOMENICA 24 MAGGIO 2015 , dalle ore 8,30 alle 13,00.
I guanti ed i sacchi ve li diamo noi, voi portate la vostra gioia
per avere svolto un atto virtuoso di volontariato.

“Fare i conti con l’ambiente”: rifiuti, acqua, ambiente

conti-ambiente

Fare i conti con l’ambiente – Ravenna 2015 è una manifestazione, alla 8^ edizione, che si svolge interamente nel Centro Storico pedonale di Ravenna all’interno di 12 Sale attrezzate.
Info e programma di tutti gli eventi: www.ravenna2015.it [vai]

Giovedì 21 maggio 2014
Workshop N – Il servizio di depurazione in Italia tra regolazione e industria

ore 14:30-17:30
Sala 2 – Palazzo Rasponi – Piano Nobile (1° Piano)
Palazzo Rasponi dalle Teste
Piazza Kennedy, 12

Il servizio di depurazione assume una rilevanza sempre maggiore nella gestione dei servizi idrici, anche perché rappresenta uno dei principali ambiti dove far valere il “polluter pays principle”.
Pur inquadrandosi all’interno del servizio idrico integrato questo settore presenta esigenze e caratteristiche peculiari, sia con riferimento alle modalità di gestione che rispetto alla regolazione di costi e tariffe, in particolare alla luce delle nuove disposizioni del regolatore nazionale, AEEGSI, riguardo alla nuova formulazione della tariffa.
Gli argomenti trattati terranno pertanto conto sia delle disposizioni dell’AEEGSI, sia del punto di vista dei regolatori locali, sia infine tenendo conto degli spunti e delle riflessioni derivanti dalla diretta gestione del settore, con l’obiettivo di approfondire insieme le priorità e le specificità del settore, e di avviare un dialogo virtuoso fra i diversi attori del servizio.
L’evento si svolgerà il pomeriggio di giovedì 21 maggio ed è rivolto a Enti locali, local authorities, gestori del servizio idrico integrato, gestori c.d. grossisti, cittadini o associazioni consumatori, Aziende/consorzi affidatari di servizi di fognatura/depurazione, soggetti privati che operano nel settore dei servizi per la depurazione, ivi inclusa la gestione di impianti, imprese che usufruiscono dei servizi di depurazione industriale.

Programma/Interventi
orario 14.00-17.30

  • La mappatura del servizio: criticità e spunti di riflessione
    Dott.ssa Paola Matino / dott. Gerardino Castaldi – LUEL | Acquainfo
  • La nuova regolazione tariffaria idrica proposta dall’Authority nazionale
    prof. Claudio Lubello – Università di Firenze
  • Gli impatti della regolazione per aziende e cittadini
    Ing. Cartoni, direttrice acqua Federutility
  • Il punto di vista del Gestore
    dott. Franco Fogacci, Gruppo Hera
  • Confronto e ruoli nella gestione armonica del servizio
    ing. Maurizio del Re – Gruppo Veolia
  • Le autorizzazioni allo scarico per il regolatore locale
    avv. Italia Pepe – Ato Provincia di Milano
  • La regolatore tariffaria locale
    dott. Stefano Santandrea – ATERSIR
  • discussione finale e confronto con i partecipanti

Modera il dibattito:
ing. Andrea Cirelli – LUEL | L’Hub

Link http://www.labelab.it/ravenna2015/events/workshop-luel/ [vai]

LA PROTESTA
Le foto proibite. Al museo archeologico lo scatto si paga

Non finisco di stupirmi, si vede che me le cerco. Pensavo che il museo di Spina, quello di palazzo Costabili, detto di “Ludovico il Moro”, fosse più ospitale, fosse anche un’idea diversa di museo, considerate le iniziative di cui si fa promotore nella città. Ma evidentemente tutte le medaglie hanno il loro rovescio. Questa mattina durante la mia quotidiana passeggiata salutistica, almeno quattro chilometri al giorno per tenersi in forma, soprattutto alla mia età, almeno così dicono, mi viene l’idea, nonostante conosca da una vita a memoria le architetture del palazzo, di fissarle in alcune istantanee, visto che mi sono portato appresso la mia Canon.

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Portale del museo di Spina

Così fotografo il portale d’ingresso e il magnifico cortile rinascimentale, il tutto senza oltrepassare le transenne che delimitano l’accesso al palazzo. Ecco che si palesa una bionda, fiorente signora che mi chiede se intendo pagare il biglietto d’ingresso, ma io al momento non ho intenzione di visitare le sale del museo Archeologico, per tanto la signora m’informa che se non pago il biglietto non posso neppure fotografare. Sono stupito, per cui almeno vorrei conoscere la ragione di un simile divieto, mi viene risposto che così ha deciso la “direzione”. Oso insistere, perché intorno non c’è traccia di cartelli che avvisino del divieto l’incauto visitatore. A questo punto, la signora spazientita mi invita a rivolgere le mie rimostranze per lettera al direttore. Allora eccomi qui con questo articolo, perché sono cittadino della mia città, perché non amo essere bistrattato da chi è pagato anche con i miei soldi per rendere un servizio alle persone e alla cultura, che poi ci si debba ancora rivolgere per lettera a qualcuno che sta ‘sopra’ di questi tempi mi fa proprio arrabbiare, perché è un segno di arroganza, di mancanza di cultura del pubblico, di servizio sociale, di mentalità che ancora nel nostro Paese resistono e faticano a cadere.
A casa mi premuro di cercare informazioni nel sito web del museo, ma niente in materia che mi aiuti a capire. Apro la Carta dei servizi, una delle tante trovate farisaiche del sistema Italia, c’è scritto che “risponde all’esigenza di fissare principi e regole nel rapporto tra le amministrazioni che erogano servizi e i cittadini che ne usufruiscono”. E scopro che non è mica vero che devo scrivere una lettera al direttore, come mi ha detto la zelante impiegata, per ogni valutazione e reclamo “scaricare il modulo di reclamo fai click qui – Formato Pdf Acrobat”. Peccato che il “click qui” non si apra, del tutto insensibile al mio mouse e alla mia irritazione. Allora forse aveva proprio ragione la signora della biglietteria.

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Particolare dal cortile del museo

Scorro la carta dei servizi e finalmente trovo ciò che cercavo “la riproduzione fotografica o con filmati dei beni culturali esposti nel Museo senza pagamento di oneri è consentita esclusivamente per uso strettamente personale e con strumenti non professionali […]”. Sì, ma io mica ero all’interno del museo o museo è anche l’edificio che lo contiene? E comunque è consentita, giuro che l’uso era strettamente e rigorosamente personale, mi era venuto il pensiero di fotografare, uno di quei tanti pensieri peregrini che non sai perché ti prendono, se proprio tanto ci tenevo potevo comprami delle cartoline, che tanto era lo stesso. Che la mia Canon sia uno strumento professionale non credo, di certo nelle mie mani non lo è.
E allora un eccesso di zelo da parte di una impiegata forse scarsa dal punto di vista della comunicazione e del front office con il pubblico o ancora ottusa burocrazia sfuggita all’attenzione e alle cure di chi ha il compito di dirigere un museo, non solo per il museo in sé ma anche per il pubblico?
Forse affacciandomi al cortile della casa delle Muse con i miei scatti ne ho violato la privacy, spero che Zeus vorrà dimostrarsi clemente nei miei confronti, considerando che la mia intenzione altra non era che celebrare la madre delle sue figlie, Mnemosine, la Memoria.

L’EVENTO
Dalla poeta alla cheffa: nomi che creano fatti.
Piccolo tour tra le parole di una città

Viaggiare tra le parole. Anche attraverso il vocabolario si può visitare una città, guardarla da un punto di vista inusuale, che è quello dei nomi disseminati tra spazi fisici e di tempo. Lo spunto lo dà oggi il Teatro Ferrara Off. Questa sala con tante seggiole tutte diverse una dall’altra, invita nel pomeriggio a un incontro a ingresso libero che si intitola “Se lo nomini, esiste”. Un’occasione per chi si vuole interrogare su quale linguaggio usare per parlare di stati un po’ fuori dal comune, come sono, in questo caso, le situazioni social-familiari che non rientrano in modelli tradizionali ben precisi. Il confronto-spettacolo fa parte del percorso dedicato a “Nuovi diritti e nuove famiglie”, organizzato dall’assessorato alle pari opportunità del Comune. Ma l’appuntamento in teatro ha caratteristiche poetiche, oltre che giuridiche. Per affrontare questi temi l’autrice, traduttrice nonché presidente del Teatro Off, Monica Pavani, partirà infatti da una poesia di Emily Dickinson, che dà il senso anche al cammino. Scrive la Dickinson: “Muore la parola/ appena è pronunciata:/ così qualcuno dice./ Io invece dico/ che comincia a vivere/ proprio in quel momento”.

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Gli spazi del Teatro Ferrara Off in via Alfonso I d’Este 13

Da questo spazio teatrale, in fondo a viale Alfonso d’Este, chi ha voglia di proseguire alla ricerca di parole significative potrà continuare un piccolo tour linguistico a spasso per Ferrara tra nomi e termini particolari e attenti. Parole che descrivono cose e fatti in maniera significativa e rispettosa: rispetto per la lingua italiana e per persone e cose di cui – appunto – parlano. Ma come si fa a trovarle, le parole? In scena (come al Teatro Off) ma anche su insegne, diciture, menù, nelle persone che le usano, nei luoghi che le definiscono, arrivando fino alla rete, nei collegamenti virtuali che rimandano a tutto questo.

Da qualche anno, ad esempio, si parla e si discute di una grammatica al femminile, che altro non è che la spinta a usare parole che indicano ruoli, mestieri e persone, tenendo conto anche del fatto che appartengono a un certo genere anziché a un altro. Questa esigenza si sente in particolar modo per quelle professioni e attività che, tradizionalmente, sono state praticate da uomini e che, pian piano, si sono aperte anche alle donne. O viceversa. Prima, di solito, avviene il cambiamento, sia quello giuridico che consente di cambiare sia quello reale di chi, il rinnovamento, lo mette in pratica. Dopodiché la lingua registra la novità, si adegua e si modifica inserendo il nuovo termine nel suo vocabolario. Anche la parola “computer”, per dire, mica esisteva, prima; e dopo, visto che l’apparecchio è arrivato dal mondo anglosassone, ha preso anche la definizione in lingua inglese.

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La cheffa Maya, all’anagrafe Maura Ferrari nella cucina di DiCibo

Adesso il cambiamento riguarda il fatto che ci sono persone a fare cose che, normalmente, non facevano. Come donne che diventano ministro, avvocato, chef. Proprio da quest’ultima parola, può riprendere il giro nella città di Ferrara. A colpire è la scritta a gessetto che c’è sulla lavagna del piccolo ristorante di via Carlo Mayr, al numero 4, che si chiama in modo semplice e diretto, DiCibo. Sulla lavagnetta appoggiata all’esterno c’è scritto quello che “oggi la cheffa Maya propone”. “Cheffa”, però! Entri e chiedi al proprietario del locale, che è un uomo, la storia di questa scelta. Matteo Musacci spiega che lui e i suoi collaboratori sono rimasti colpiti dal racconto di una signora che si chiama Roberta Corradin, che ha deciso di mettersi ai fornelli per mestiere e in quel momento si è chiesta cosa sarebbe diventata, visto che si parla sempre di chef evocando immagini maschili col cappellone bianco in testa. Su questo, la Corradin ci ha scritto un libro che si intitola “Le cuoche che volevo diventare”. Partendo da quelle parole scritte, Matteo e i ragazzi del suo staff hanno deciso di andare a trovarla nel ristorante dove lavora, in riva al mare della provincia siciliana di Ragusa. “Siamo rimasti conquistati”, dice il ristoratore 29enne. Conquistati dalle sue parole, dalla sua cucina, dalla sua riflessione. Ecco, quindi, attraverso quale lungo giro di pagine e luoghi ci è arrivata qui – in pieno centro storico – la parola “cheffa”, che serve a definire un’altra signora che fa da mangiare ogni giorno con creatività, sbuzzo, professionalità e attenzione per il benessere di chi sceglie i suoi piatti.

Un giro ancor più lungo – sempre in tema di alimentazione e lingua – l’ha fatto il titolare del ristorante che si chiama, con curiosa analogia, Cibò: riferimento tutto italiano a quello che, per vezzo o moda o chissacché, spesso invece si definisce “food”. Per aprire il locale nel pieno centro cittadino di via Voltapaletto 5 quasi all’angolo con Bersaglieri del Po, c’è lui Amin Ramadan, 30enne di origini libanesi e accento tutto ferrarese. Un mix che è la messa in pratica della buona convivenza tra culture e pensieri diversi e che ritrovi nei sapori. Cibò mette insieme la cucina fatta con parole locali come cappelletti e cappellacci di zucca con piatti vegetariani e vegani e specialità libanesi tradizionali, che si chiamano shawarma, kefta, hommus.

Dal ristorantino esci, ti dirigi a destra lungo via Adelardi e in due passi sei già accanto al Duomo. Vai ancora avanti, sotto al Volto del Cavallo, e c’è il palazzo Municipale, ex sede ducale estense, e sempre e ancora centro di governo cittadino. Qui trovi un’altra parola: assessora. Ce ne sono quattro su nove, qui dentro. Nel senso che il sindaco di Ferrara – rieletto nel maggio 2014 – ha una giunta composta da nove assessori, 5 uomini e 4 donne. Ma, perché valga la pena di una visita in questo tour linguistico, serve più che il fatto, il termine che lo definisce. E le parole ci sono: sono dentro i comunicati e le note dell’Ufficio stampa comunale che, in cima allo scalone, ogni giorno racconta quello che succede a livello di amministrazione. E, quando parla di una donna che ha la delega all’urbanistica, alla sanità, alla pubblica istruzione o all’ambiente, usa la parola “assessora”. A supporto di ciò il quotidiano online del Comune di Ferrara allega anche una documentazione che supporta questa scelta. Nel link ci sono le “Linee guida per l’uso del genere nel linguaggio amministrativo” di Cecilia Robustelli, raccolte in collaborazione con l’Accademia della crusca, e il vademecum all’uso di femminile e maschile scritto da Luciana Tufani, editrice, ideatrice e coordinatrice del Centro documentazione donna che è a Ferrara in via Terranuova 12.

Per tornare alle letture liriche da cui parte questo viaggio, è proprio la Tufani che, in quel manualetto, parla di una poeta. Ma come, non poetessa? “Sì – ti spiega Luciana Tufani – il termine poetessa è ormai entrato in uso, però è stato inventato per sottolineare in modo sprezzante la femminilità di chi scriveva versi, che fino ad allora erano composti perlopiù da penne maschili. Ma a voler essere precisi la lingua italiana prevede la definizione di un poeta e una poeta, che significa colui o colei che poeta, cioè che fa poesia”. Quindi è più corretto parlare di una poeta, ma chi dice poetessa può farlo perché, ormai, la parola è entrata nell’uso e ha perso la connotazione negativa. Sempre lei ti spiega, poi, che quando qualcuno ti fa una multa, e la faccia che vedi sopra la divisa è femminile, si tratta di una vigile, non vigilessa. “La parola – dice – deriva dal verbo vigilare, come dirigente deriva da dirigere. La femminilizzazione con finale in ‘essa’ non è filologicamente corretta e, anzi, viene usata proprio per sottolineare qualcosa di anomalo”. O, in caso di multa, diciamo anche per dar voce a un sentimento risentito.

Il riferimento al codice della strada ci fa posare gli occhi su un fuoristrada vistosamente parcheggiato sul marciapiede. Ostentazioni e mancanza di modestia che – per contrasto – vanno a esaltare il nome che si è dato un gruppo di persone che viaggia sottotono, si interessa di narrativa, ideologia e discorsi letterari, ma con parole terra a terra e simpatica autoironia. L’idea ce l’ha avuta già qualche tempo fa Gian Pietro Testa che, per mettere insieme i suoi colleghi e amici romanzieri, pensatori o anche solo amanti di cose interessanti e belle ha creato l’Accademia degli umili. “In diversi, all’inizio – racconta il giornalista-scrittore con l’atteggiamento un po’ disincantato e irridente che lo contraddistingue – mi hanno detto che, insomma, non è che gli piaceva tanto questa cosa”. La definizione può sembrare, in realtà, anche un po’ snob. Ma evviva tutti quelli che si vantano di scegliere una bandiera come quella dell’umiltà!

E magari con curiosa umiltà continuiamo questo cammino, a spasso tra parole che dicono le cose e le fanno esistere. A partire da questo pomeriggio. Dove, prendendo a prestito quello che dice la poetessa (o poeta) contemporanea Chandra Livia Candiani, si riparte da una delle principali missioni della cultura, che è quella di “mantenere viva la parola, fare ancora della parola innanzi tutto una presenza; vibrante, vera, che pulsa e intimorisce”. Perché “forse – nota poeticamente la Candiani –  la cultura ha bisogno di sapere che le culture sono tante e deve lasciarsi mutare, parlare con le altre, fare l’amore e lottare, convivere e trasformarsi, come fa l’aperto, la natura, bestie, rocce e alberi”.

“Se lo nomini, esiste”, oggi – mercoledì 20 maggio 2015 – ore 17, Teatro Ferrara Off, viale Alfonso I d’Este 13.

ECOLOGICAMENTE
Reti colabrodo, si disperde più di un terzo dell’acqua potabile

La salvaguardia di una risorsa fondamentale come l’acqua impone comportamenti virtuosi che si riassumono fondamentalmente in due azioni: consumarne meno, ma soprattutto sprecarne meno. L’obiettivo impegna i cittadini come le istituzioni. Le perdite di rete, per esempio, sono un gravissimo problema. La riduzione di tali perdite deve essere una priorità. I dati rilevati sono drammatici: i bravi gestori si attestano sul 20% e i peggiori sul 60%. Sì avete capito bene; si butta la maggior parte dell’acqua potabile. La rete acquedottistica nazionale si dice in media abbia una perdita del 37% di acqua immessa e in un confronto europeo appare evidente come si tratti di una anomalia tutta italiana causata dalla scarsa manutenzione della rete e dai limitati interventi di sostituzione e di ammodernamento. Ci siamo ormai abituati a sentircelo dire.
Il tema delle perdite di rete ha però tante angolazioni che lo rendono complesso da affrontare. E’ comunque un tema critico perché si perde troppa acqua. Ci sono perdite per trasporto e per distribuzione, perdite e sfiori dai serbatoi, perdite dalle prese di utenza fino ai contatori, ma è lungo la rete che si avverte il problema maggiore.

Come sono messe le nostre reti? Spesso male. Per saper quanta acqua si perde bisognerebbe sapere quanta ce n’è e dunque come si misura la quantità d’acqua. Si deve parlare allora di contatori che spesso sono obsoleti, difettosi, critici. L’imprecisione dei contatori all’utenza in genere dipende dall’età dei contatori (e spesso sono molto vecchi, dunque malfunzionanti), dalla qualità dell’acqua, dal regime delle pressioni (è intuitivo che se aumenta la pressione le perdite aumentano) e naturalmente dall’andamento dei consumi. Con contatori affidabili e precisi si potrebbero ridurre le perdite apparenti e si potrebbero misurare e contabilizzare integralmente i consumi.

Nella maggior parte dei casi invece i gestori installano i contatori domestici e poi li sostituiscono solo quando si rompono, anche perché non ci sono ancora normative che richiedono la sostituzione periodica. In molti altri Paesi però i contatori vengono verificati e sostituiti con frequenza compresa tra i 5 ed i 10 anni. Il metodo prevalente utilizzato a livello nazionale, invece, parte dai dati tecnici (profilo di consumo dei clienti, errori di misura dei contatori alle diverse portate, ecc.) e dai dati economici (prezzo di vendita dell’acqua, costo di installazione del contatore, ecc.) consentendo così di definire un piano di cambio dei contatori per massimizzare il ritorno economico dell’investimento. Sostituire i contatori solo quando sono bloccati o considerevolmente vecchi o consumati (grandi volumi misurati) è una politica non economicamente sostenibile. Questa politica porta a errori significativi e in genere ad un inadeguato controllo dei consumi. L’errore di misura, comunque, comporta perdite economiche che ovviamente il gestore scarica sugli utenti (o forse pensavate che se ne facessero carico loro?).
Vanno poi fatte bene le letture. In molti casi si possono riscontrare errori; sono così sempre auspicabili adeguate procedure di controllo, di ispezione e di validazione che potrebbero risolvere molti di questi problemi. E si potrebbe anche arrivare un giorno alle teleletture, come già avviene per la energia elettrica e in modo minore per il gas. Ci sono poi le connessioni illegali, le manomissioni, i furti, le case abusive, le evasioni, ma questo è un altro problema.

LA RIFLESSIONE
Evergreen

In tempi di novità epocali e cambiamenti veloci conosco un tipo umano capace di adattarsi senza problemi. Vorrei delinearne l’identikit ricavandone le caratteristiche dall’osservazione sul campo e dalla conoscenza di una storia che conosco. Mi riferisco al weberiano ‘tipo ideale’ del militante o dirigente comunista italiano che ha avuto la fortuna di una lunga vita sempre spesa al servizio della causa.
A metà degli anni cinquanta era con Stalin. Negli anni sessanta con Krusciov. Negli anni settanta con Breznev. Negli anni ottanta-novanta con Gorbaciov ed Eltsin.
In Italia, stessa sincronia tra leader del momento e fedeltà conseguente. Negli anni cinquanta-sessanta con Togliatti. Poi con Longo, Berlinguer, Natta, Occhetto, D’Alema, Fassino, Veltroni, Bersani… Renzi.
E le posizioni che cambiano su questioni importanti? Per esempio riguardo alle leggi elettorali? Non c’è problema. Il nostro fedele e immarcescibile militante è il medesimo che si batté contro la cosiddetta ‘legge truffa’ di De Gasperi del 1953 e oggi si spella le mani nell’applaudire la nuova legge elettorale di Renzi.
Costui ci chiederebbe stupito: dove sta la contraddizione? E’ vero, c’è coerenza. Non nella difesa del merito (un abisso separa la legge del 1953 da quella appena approvata…), ma nell’obbedire sempre al leader del momento.

C’è chi ha ricordato, sconsolato, che non è vero che la storia sia maestra di vita. E invece per questo tipo umano lo è. Basta stare sempre con chi comanda qui e ora. E, badate, costui non lo fa per meschino opportunismo, ma per sincera convinzione. E’ la persuasione dell’ottusa ortodossia, secondo cui è scismatico e fa il gioco dell’avversario chi osa criticare il ‘dominus’ che ha vinto. Salvo cambiare repentinamente all’apparir del nuovo… capo.

Fiorenzo Baratelli è direttore dell’Istituto Gramsci di Ferrara.

IMMAGINARIO
Tre anni fa.
La foto di oggi…

20 e 29 maggio 2012: le due scosse di terremoto che hanno colpito la nostra città e la nostra regione.
E’ stato un tonante memento mori per la bellezza della vita, dell’architettura e del paesaggio. Niente è per sempre e ogni cosa preziosa va protetta, come se potessimo perderla da un momento all’altro.
Il terremoto ha scosso profondamente gli animi, è un sentimento da non perdere.

E’ stato anche un duro colpo per l’economia, ne abbiamo parlato lunedì in un incontro in biblioteca Ariostea organizzato dalla nostra redazione, per chi non c’era, abbiamo pubblicato il racconto [leggi].

OGGI – IMMAGINARIO CITTA’

Ogni giorno immagini rappresentative di Ferrara in tutti i suoi molteplici aspetti, in tutte le sue varie sfaccettature. Foto o video di vita quotidiana, di ordinaria e straordinaria umanità, che raccontano la città, i suoi abitanti, le sue vicende, il paesaggio, la natura…

[clic sulla foto per ingrandirla]

terremoto-ferrara-2012

GERMOGLI
Armonia.
L’aforisma di oggi

Armonia: fra gli uomini e con l’universo. Fa rima con utopia, proprio per questo va pazientemente e risolutamente perseguita.

Nelson Mandela
Nelson Mandela

“Ho accarezzato l’ideale di una società democratica e libera in cui tutte le persone vivono insieme in armonia e con pari opportunità” (Nelson Mandela)

 

Una quotidiana pillola di saggezza o una perla di ironia per iniziare bene la giornata…

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osservatorio globale

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