Giorno: 1 Marzo 2015

L’IDEA
I fuochi della passione e della legalità

Un’industria chimica che ha avviato la produzione di detergenti in eco-dosi idrosolubili e completamente eco-compatibili e un consorzio di cooperative sociali che, attraverso la cultura dell’inclusione e della legalità, mira alla creazione di lavoro dignitoso per le persone in difficoltà.
Sono Cleprin e NCO-Nuova Cooperazione Organizzata e hanno più di una cosa in comune: entrambe hanno sede nella provincia di Caserta, entrambe sono emblemi della legalità in quel territorio, entrambe pensano che il modo migliore per combattere la camorra sia un percorso di riappropriazione e rigenerazione del territorio campano attraverso la creazione di un sistema economico legale ed etico come antidoto all’economia criminale.

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Prodotti etici contro le mafie

Ieri mattina nella sede dello show-room di AltraQualità in via Toscanini a Ferrara, Antonio Picascia, amministratore delegato Cleprin, e Simmaco Perillo di NCO hanno raccontato, oltre ai propri prodotti, la storia di un progetto di riscatto per un intero territorio che li porterà addirittura a Expo 2015, con il progetto “We are”.

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Antonio Picascia

Antonio ha cominciato raccontando i tentativi prima di infiltrazione nella Cleprin e poi di estorsione da parte del clan di Sessa Aurunca, affiliato ai Casalesi. Aver scelto la propria dignità e la propria libertà di imprenditori denunciando l’accaduto alle forze dell’ordine ha significato un cambiamento radicale: “15 Km separano la Cleprin dalla stazione dei Carabinieri di Mondragone, ma mentre percorrevo quella breve distanza mi rendevo conto che non stavo attraversando solo uno spazio fisico, stavo lasciando la vita come l’avevo condotta fino ad allora, senza conoscere la camorra”. Antonio sottolinea che quello è stato un cambiamento in meglio perché ha incontrato “persone capaci, professionisti, uomini sensibili”, a cominciare dai Carabinieri fino ad arrivare a Raffaele Cantone, allora procuratore della Dda di Napoli. Antonio racconta che, contrariamente a quello che spesso si sente dire, “io ho verificato che lo Stato era presente e efficace, era la società civile a essere assente: io e il mio socio ci siamo trovati nella più profonda solitudine”. Ma è stato un’altro cambiamento in meglio, anche perché da allora, era il 2007, è cominciata la sua storia di “impegno sociale e civile che mi fa stare in pace con la mia etica e con la mia coscienza e questo mi fa lavorare meglio”, senza contare che ha incontrato Simmaco e tante altre persone impegnate sul fronte della legalità. Certo, esiste anche il rovescio della medaglia: denunce anonime per presunte problematiche inerenti l’attività aziendale e nell’agosto del 2010, per un mese intero, lo sversamento di percolato davanti all’azienda.
Il problema però, sottolinea Antonio, non sono loro, ma le persone comuni che dicono “era proprio necessario tutto questo?”. Anche da qui nasce il percorso con Simmaco e NCO per scalfire questo modo di pensare e di agire e creare quelle condizioni che permettono alle persone “di affrancarsi e non essere soggette al clientelarismo”.

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Antonio Picascia e Simmaco Perillo

E sul tema della possibilità di un riscatto torna anche Simmaco: un riscatto che parte dal far conoscere il “movimento di resistenza che esiste in provincia di Caserta da più di 30 anni”, “gli sforzi che si fanno e da dove nascono”, poco raccontati perché fanno molta più audience la “bruttura”, la “monnezza” e “il morto ammazzato”. Quello di Simmaco è l’orgoglio di chi tiene alla propria terra e quindi denuncia il sistema della criminalità organizzata, ma il giorno dopo, partendo da quella stessa terra e dalle sue contraddizioni, propone delle soluzioni per andare oltre, per dare a chi ci abita una possibilità di scegliere una strada diversa dall’illegalità. Anche lui afferma che il problema non è più, o non è tanto, l’organizzazione militare, ma il sistema culturale e le forti connessioni con il sistema economico legale, il che significa che “ognuno di noi la mattina si alza e ha a che fare con questa gente” andando al lavoro. Per questo l’antidoto è “un’economia sociale, una proposta economica solida, concreta, efficace” e nello stesso tempo basata sulla qualità e su valori etici e sociali.
Accanto a questo c’è il cambiamento da provocare a livello culturale. L’idea di entrare e riutilizzare i beni confiscati nasce dall’idea di farli diventare simboli di qualcosa di diverso dal potere mafioso: “ce l’abbiamo fatta”, oggi sono diventati centri di incontro e di elaborazione di una nuova cultura. E una cultura ha bisogno di parole, per questo Simmaco afferma con forza “riprendiamoci i termini”, togliendoli alla camorra per “rigenerarli”: da qui l’idea di chiamare il consorzio delle cooperative NCO, lo stesso acronimo di quella Nuova Camorra Organizzata che negli anni ’70 e ’80 ha segnato una svolta nella storia criminale del casertano.

 

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Pacco di prodotti anti-mafia

Dal 2012 Nco significa Nuova Cucina Organizzata, Nuovo Commercio Organizzato e Nuova Cooperazione Organizzata, perché “ la parola è oggetto di cambiamento e se ognuno di noi utilizza le parole giuste veicola il cambiamento”. “Proviamo insieme ad alimentare il cambiamento”, è l’appello finale di Simmaco. Ha ragione Simmaco: bisogna riappropriarsi delle parole e trovare il modo di usarle a vantaggio del territorio. E allora riutilizziamo l’ormai stereotipata definizione di “terra dei fuochi”, perché nel casertano a bruciare non sono solo i cumuli di rifiuti tossici illegalmente sversati nelle campagne del casertano, ma anche la passione che anima persone come Antonio e Simmaco e chi lavora con loro, tante scintille che giorno per giorno cercano di innescare nel proprio territorio e nella società civile il fuoco della legalità.

Alcune foto dell’incontro, clicca sull’immagine per ingrandirla.

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L’EVENTO
Al Festival Lgbt stereotipi, pregiudizi e voglia di normalità: l’orizzonte pubblicitario dell’omosessualità

Incalzano gli incontri di Tag, il festival di cultura Lgbt che si sta svolgendo in questo fine settimana alla Sala Estense. Incontri e spettacoli su temi fondamentali non solo dell’identità sessuale Lgbt, ma dell’intera società.

Venerdì con intelligente ironia, Rita de Santis, una mamma dell’associazione delle famiglie con figli omosessuali, ha raccontato come la maggior parte dei coming out avvengano a tavola, e le reazioni siano le più disparate, dall’abbuffata all’abbandono del desco. E Chiara Reali del progetto Le cose cambiano, ha chiarito una volta per tutte la differenza tra outing, ovvero quando gli altri rivelano che una persona è omosessuale, e coming out ovvero quando è la persona stessa ad annunciarlo.

Sabato invece, dopo un incontro che ha contribuito a fare chiarezza sull’iter legislativo in materia di diritti delle persone omosessuali in Italia, e di cui abbiamo parlato qui (http://www.ferraraitalia.it/levento-festival-lgbt-i-miei-figli-hanno-gli-stessi-doveri-ma-uno-non-ha-gli-stessi-diritti-36719.html) c’è stato un incontro, dal titolo “Le nuove famiglie italiane della pubblicità”

“La presenza di omosessuali nelle pubblicità è spesso strumentalizzata, per cui quello che da pubblicitaria posso dire è di evitare manipolazioni. C’è un eccesso di estetica nelle pubblicità che ritraggono coppie dello stesso sesso. Il rischio dell’utilizzo di queste storie negli spot rischia di avere un carattere ideologico ed estetico e non di normalità”.

“Il punto centrale è proprio quello della normalità. Noi abbiamo 42 milioni di visitatori nei punti vendita che abbiamo in Italia, la coppia gay o lesbica è la normalità, per cui altrettanto normale per noi è rivolgerci a loro nei nostri spot”, ha confermato Valerio di Bussolo di Ikea, riferendosi alla campagna pubblicitaria gay friendly dell’azienda svedese per la casa, che ha suscitato le ire di Giovanardi.

“In verità non è la normalità che dobbiamo inseguire, ma la naturalità. Inoltre bisogna fare una differenza tra utilizzo e sfruttamento”, ha poi corretto il tiro Fulvio Zendrini, esperto di comunicazione per Gf Group, “a me non interessa lottare per la normalità, ma per le differenze, che sono più importanti”.

“Ci sono pubblicità irrilevanti, altre dannose, alcune però, possono cambiare un po’ le cose, penso ad esempio alla bellissima campagna di Dove, Real beauty, che rivede il classico concetto di bellezza femminile e mostra donne di ogni età e fattezza. Non si può però chiedere alla pubblicità ciò che non può fare, ovvero delle sofisticate analisi della realtà sociale, ma le si può chiedere di essere un fattore di sviluppo e non di arretratezza. La pubblicità lavora sugli stereotipi, perché è la nostra mente per prima che lo fa. Noi mettiamo insieme delle idee del mondo che ci aiutano a prendere decisioni rapide nella vita quotidiana. Il problema non è lo stereotipo, ma il pregiudizio, cioè lo stereotipo che si fossilizza in una visione del mondo che non si confronta con la realtà dei fatti. Purtroppo la pubblicità tende a consolidare pregiudizi brutti e stupidi sulle persone. Invece lavora bene quando usa gli stereotipi come strumenti narrativi e non come vincoli. La creatività nasce dalla diversità, per questo va difesa”.

“In effetti noi possiamo aiutare un cambiamento, ma non determinarlo. All’Ikea io posso dare le ore di congedo ad un dipendente per andare a trovare il suo compagno in ospedale, però poi all’ospedale non lo fanno entrare perché i due non sono riconosciuti come parenti. Qui è dove noi ci fermiamo e deve intervenire lo Stato”.

“Ma io penso che questo cambiamento sia in atto, sta cambiando il mito degli anni ’80, dove gli esempi erano personaggi alla Fabrizio Corna o Silvio Berlusconi, per intenderci. Oggi il mito è: la mia vita è bella, ovvero la bellezza della raggiungibilità delle cose”.

Dopo questa bella lezione di comunicazione e marketing che è andata molto al di là dello spunto iniziale legato all’omosessualità, dal pubblico una domanda riporta però al tema del festival: la parità. E allora perché negli spot ci sono sempre coppie gay e quasi mai lesbiche?
La risposta degli esperti è che la pubblicità cerca il paradosso per cui effusioni tra uomini fanno più impressione di quelle tra donne, che invece sono più frequenti, anche tra amiche. Ma rimane anche strisciante il sospetto che forse una donna che rinuncia completamente agli uomini sia più difficile da accettare di un uomo che tutto sommato sceglie un altro uomo. Chissà, il quesito rimane aperto.

Ma non c’è tempo per farsi troppe domande che sul palco della sala Estense, già arriva Mario Venuti, a presentare il suo ultimo album “Il tramonto dell’Occidente” scritto a sei mani con Bianconi dei Baustelle e Kaballà.

“Questa volta non parlo d’amore, ma mi metto alla finestra e guardo fuori”, il cantante siciliano racconta così questo nuovo lavoro, con molte implicazioni sociali, ed è questo il motivo per cui gli organizzatori del festival hanno voluto la sua presenza.
Sono storie di periferia, come quella di Scampia che si vede nel video del singolo Ventre della città.
“E’ il tentativo di capire cosa siamo, dove stiamo andando, in mezzo a certezze che si stanno sgretolando”.
Come reagire a questo declino?
“Reimpostando un sistema di valori”, dice Venuti, “questo momenti difficile deve diventare un’opportunità, anche se ho la sensazione che noi siamo assolutamente controcorrente e la tendenza sia ad un non pensiero, se fai pensare sei messo da parte. L’insostenibile leggerezza dei testi di Sanremo mi ha colpito molto, sentimentalismo bieco e campato in aria ha pervaso tutte le canzoni”.

“Se ti senti contro tendenza, sei nel posto giusto” ha scherzato Salvo di Arcigay che lo stava intervistando.

E questo ha dato il là a Venuti per un racconto personale.
“Un mio amico insegnante aveva fatto richiesta per insegnare all’estero e ha ricevuto una proposta da Asmara in Eritrea. Lui si è sposato con un ragazzo cileno a Madrid, e una volta là, stava facendo in modo che il suo compagno avesse i documenti per raggiungerlo. Un giorno è stato chiamato dal preside e si è trovato due militari armati che gli hanno intimato di lasciare la nazione entro 36 ore. Il motivo, anche se non dichiarato era la sua unione gay. Lui si è rivolto all’ambasciatore, e il Ministero della pubblica istruzione, cioè lo Stato italiano, non ha fatto nulla, non lo ha difeso, ha perso il lavoro ed è dovuto tornare in Italia”.

Poi ci è voluta un po’ di musica per riportare il sorriso tra i presenti, con la consapevolezza che molto c’è ancora da fare per ottenere la parità di diritti in questo paese.

Il festival prosegue fino a questa sera.
Qui il programma

Fotoservizio di Stefania Andreotti

Tag, festival di cultura Lgbt (foto di Stefania Andreotti)
Tag, festival di cultura Lgbt (foto di Stefania Andreotti)
Tag, festival di cultura Lgbt (foto di Stefania Andreotti)
Tag, festival di cultura Lgbt (foto di Stefania Andreotti)
Tag, festival di cultura Lgbt (foto di Stefania Andreotti)

Comunicato stampa da Unpli Ferrara – Unione delle 31 Pro Loco ferraresi

da: ufficio stampa Unpli Ferrara

Dopo le elezioni a Madonna Boschi del Presidente di Unpli provincia di Ferrara  Dr Enzo Barboni e del Consiglio la prima riunione operativa delle 31 Pro Loco ferraresi si è tenuta a Copparo a palazzo Zardi sabato 28 febbraio scorso.

Un ordine del giorno nutrito, con una breve relazioni del nuovo presidente e alcune nomine previste dallo statuto. Il vicepresidente, Antonio Conficconi di Argenta, il segretario generale Gianni Avanzi di Mesola, il tesoriere Riccardo Pocaterra di Ambrogio, il controller-revisore Claudio Mancin. Tra gli incarichi di settore per scuola e cultura: Gabriele Pavani di Copparo; per sagre-fiere ed eventi: Toschi Edgardo di Bova di Marrara; per I turismi: Tiziano Argazzi di Portomaggiore; incarichi speciali: Daniele Rubino di Cento.

Inoltre si sono costituiti cinque distretti Unpli, sul perimetro dell’Unione dei Comini della nostra provincia, e cioè: Distretto est / sud / nord / centro e ovest con coordinatori e consiglieri delegati che dovranno adempiere ad alcune funzioni delegate e una sede territoriale con uno sportello infopoint.

Tra i punti più significativi sono stati richiamati: 1. una nuova riorganizzazione dell’Unione;  2. la sede sociale al Castello estense di Mesola ,ospiti di proloco Mesola con una adeguata struttura amministrativa; 3. una prima stesura di accordi e collaborazioni; 4. servizi di sostegno alle 31 Pro Loco con iniziative itineranti di prolocoArtisti, di prolocoAmbiente, dei caffe di proloco per la cultura,  oltre a corsi di formazione e a seminari di settore.

Sono, infine, stati avviati, alcuni incontri e colloqui con istituzioni, agenzie di sviluppo, associazioni culturali ed ambientali, sistema delle biblioteche, oltre ad altre in programma con enti e stakeolders, affini alle finalità delle Proloco e cioè con la mission: promuovere, valorizzare ed animare i territori.

Il presidente Barboni ha dichiarato che incontrerà tutte le Pro Loco ferraresi e che la divisione funzionale ed organizzativa dei cinque distretti favorirà il rilancio del sistema ferrarese delle proloco.

Con  questa  efficiente rete nei territori, conclude il presidente, si sta già riscontrando  positive e nuove attenzioni: dalla presenza di Unpli all’expò di Milano 2015 con il progetto Po, al Misen alla fiera di Ferrara 11 e 12 aprile prossimo, oltre ad una ritrovata centralità delle 342 proloco dell’emilia romagna nel servizio al turismo e alla cultura nei tanti volti dei nostri localismi tra destra po, via emilia, la costa e gli appennini.

Si prevedono, almeno, la costituzione di altre sei Pro Loco entro l’anno, alcune rievocazioni storiche, premi letterari, spazi giovani, attività enogastronomiche sulle tipicità dei prodotti e gusti locali e  gran galà nelle delizie, palazzi e ville rinascimentali e oltre.

 

IL FATTO
Michele Cortese vince il Festival di Viña del Mar e conquista il Sudamerica

Lo avevamo intervistato due mesi fa [vedi], di ieri la notizia che Michele Cortese ha vinto due importanti premi al Festival di Viña del Mar in Cile, il più importante del Sudamerica, una porta d’oro aperta sul mercato dell’intero continente, che ogni anno può contare su circa 500 milioni di telespettatori. Cortese è stato selezionato, per la competizione internazionale, tra ben 1.200 candidati, unico rappresentante europeo su un totale di sei finalisti, e ha vinto come migliore canzone (nella gara internazionale) e migliore interpretazione, con il brano “Per fortuna” di Franco Simone, arrangiata da Alex Zuccaro, un brano con tinte rock che ha subito attirato l’attenzione della giuria del Festival, di cui faceva parte anche Pedro Aznar, uno dei musicisti più stimati al mondo, noto per la sua carriera solista e per l’attività svolta nel Pat Metheny Group.
Tra lo stupore generale, Cortese ha cantato parte della canzone in perfetto spagnolo, utilizzando il testo che gli aveva scritto Franco Simone pochi giorni prima della sua partenza per il Cile.
La stampa cilena ha evidenziato il buon livello delle canzoni e degli interpreti della gara internazionale e di quella etnica, sottolineando favorevolmente la scelta della canzone italiana “Per fortuna”, come vincitrice e rendendo il giusto merito anche a Franco Simone, un autore e un interprete molto popolare da quelle parti. Secondo la rivista cilena “La Segunda”, la canzone vincitrice del Festival è una delle migliori degli ultimi 15 anni perché possiede lo spessore, l’inciso, la melodia e il romanticismo: “… dije desde un comienzo que era de las mejores canciones que habían sonado en la competencia en la última década, porque en al menos 15 años no hemos tenido una para recordar. Y esta tiene el tamaño, el coro, la melodía, el romanticismo”.
Michele Cortese ha pubblicato pochi mesi fa l’album “Vico Sferracavalli 16”, seconda opera solista dopo “Il teatro dei burattini” (2011). Il singolo “La questione”, di cui è autore insieme a Francesco Gazzè, è accompagnato da un video recentemente premiato al Premio Roma Videoclip 2014. In precedenza, insieme al gruppo Aram Quartet, aveva vinto la prima edizione di X-Factor (2008).
Nei prossimi giorni, Michele Cortese sarà protagonista, insieme a Franco Simone e al tenore Gianluca Paganelli, di “Stabat Mater”, l’opera rock sinfonica composta da Simone sul testo originale attribuito a Jacopone da Todi. Il 6 marzo l’opera sarà rappresentata nella Basilica di San Lorenzo a Firenze, mentre il 2 aprile è in programma al Teatro Romolo Valli di Reggio Emilia.

La premiazione su YouTube [vedi]
Viedo clip ufficiale [vedi]
L’articolo su Stabat Mater pubblicato su ferraraitalia [vedi]

SETTIMO GIORNO
Renzi e Berlusconi, gioco di coppia

Il PATTO CHE NON C’E’ – Poveri illusi. Parlo di tutti coloro che si aspettavano e si aspettano ancora che Renzi litighi, o faccia finta di litigare com’è successo finora con il suo maestro Berlusconi, lo sketch fra i due ha e avrà tempi lunghi, una sola cosa non ho capito, chi dei due sia la spalla dell’altro. Chi è Totò e chi è Pappagone, cioè Peppino De Filippo? Il fatto è che, come nella migliore tradizione della commedia dell’arte, i due si scambiano abilmente le parti quando sono sul palcoscenico, un giorno Totò, un giorno Pappagone. Dice: ma il “patto del Nazareno”? Tranquilli, non è mai esistito, non esiste una carta, una sorta di contratto, che so, un pizzino, un promemoria, non c’è, esiste soltanto nella mente dei due attori, i quali pare abbiano raggiunto un solo accordo: terminare l’operazione dettata da Licio Gelli (P2) con il “Piano di rinascita nazionale” del 1978, dopo l’uccisione di Aldo Moro. Finora è andato tutto liscio per gli attori della commedia, che non finisce qui. Un esempio? Battuta di Renzi quindici giorni fa: devo sistemare la Rai. La spalla risponde: compro la Rai. Replica di Renzi: Ma non più del 51 per cento. E così si privatizza uno dei settori chiave della democrazia moderna. Non è tutto: Berlusconi ha già dato inizio al piano per diventare il monopolizzatore dell’informazione, avviando l’acquisto della Rizzoli e accorpandola alla sua Mondadori, che significa mangiare i quotidiani e i settimanali più importanti dell’Italia. Il signore di Segrate vuole tornare da padrone in Parlamento, gli manca il lasciapassare della magistratura. Come fare? Intanto, si ricorre alla filosofia di Licio Gelli, si responsabilizza il giudice. Chi mai potrà più incriminare, o soltanto non assolvere un uomo il quale può inchiodare un magistrato a pagare milioni di euro dichiarandolo civilmente responsabile? No, c’è del marcio in Danimarca, diceva Shakespeare, tutto è stabilito, preconfezionato. A noi cittadini non rimane che conoscere, giorno per giorno, i paragrafi di un patto che ci è stato tenuto gelosamente nascosto. Anche perché non è mai stato scritto: il patto c’è, ma è un patto orale i cui capitoli sono conosciuti da due sole persone. A qualcuno non piace? “Io vado avanti”, dice l’attore. Vai, risponde la sua spalla. Questa è democrazia

BUROCRATI – Rapidissima comunicazione ai signori burocrati dipendenti da Stato, Regioni, Comuni, Banche etc.: per favore non diteci più che la burocrazia di cui siete padroni è stata resa agile, anzi, dal momento in cui, solennemente, è stato detto ai cittadini che era cominciato lo snellimento della burocrazia, la medesima (burocrazia) è diventata ancor più impraticabile, vergognosamente antiquata, inadeguata, irresponsabile. Chi crede il contrario vada pure, a suo rischio e pericolo, in un ufficio pubblico: verrà burocraticamente respinto, ma dovrà riempire un modulo…

I sei personaggi da Nobel

STANDING OVATION: I PIU’ ACCLAMATI SPETTACOLI TEATRALI DEL XXI SECOLO
“Sei personaggi in cerca d’autore” di Luigi Pirandello, regia di Carlo Cecchi, Teatro Comunale di Ferrara, dal 15 al 19 dicembre 2004

E siamo all’ultimo spettacolo del 2004 per la stagione di prosa, che riprenderà nella seconda metà di gennaio del 2005. È il celeberrimo “Sei personaggi in cerca d’autore” di Pirandello a chiudere l’anno teatrale del Teatro Comunale. Luigi Pirandello (1867-1936), premio Nobel nel 1934, drammaturgo e narratore, dopo l’esordio con romanzi di ambito ‘veristico’, approfondì nel corso della sua opera narrativa e soprattutto drammaturgica il tema dell’uomo isolato in una realtà a cui egli è fondamentalmente estraneo. “Sei personaggi in cerca d’autore”, composto dal maestro nel 1922, appartiene al suo filone detto del ‘teatro nel teatro’ e, al debutto in scena, venne sonoramente fischiato dal pubblico e maltrattato dalla critica, prima che ne fosse compresa la tematica della dicotomia persona/personaggio e considerato quel capolavoro che in effetti è.
La vicenda dei “Sei personaggi…” è abbastanza complessa. In teatro una compagnia di attori sta provando svogliatamente “Il gioco delle parti”, altra commedia di Pirandello; d’un tratto si presentano sul palcoscenico sei ‘personaggi’ (si badi bene, e non attori-persone che interpretano personaggi), rifiutati e lasciati incompiuti dal loro autore. I personaggi chiedono al regista di rappresentare almeno una volta la loro storia, affinché si realizzi compiutamente la loro esistenza; ma il problema nasce quando il regista pretende di inscenare la loro vicenda facendone interpretare le parti agli attori della sua compagnia, incapaci di diventare, di ‘essere’ davvero i protagonisti di quei ruoli. Fra i due gruppi: gli attori e i personaggi, si evidenzia una distanza incolmabile, nei primi infatti scorre la mutevole vita, mentre i secondi sono sorta maschere immutabilmente fissate nella parte per cui l’autore li ha creati.
L’allestimento è diretto da Carlo Cecchi, affermatissimo attore e regista; fra i suoi spettacoli si ricordino almeno “L’uomo, la bestia e la virtù” di Pirandello, “Il misantropo” di Molière, “Il compleanno” di Pinter, “Finale di partita” di Beckett, oltre a numerose commedie di Shakespeare e molto altro. Cecchi è anche interprete, insieme a Paolo Graziosi e ad una schiera di affiatati attori. Le scene e i costumi sono di Titina Maselli, le luci di Paolo Manti.

IMMAGINARIO
Tracce.
La foto di oggi…

“ Io sono me più il mio ambiente e se non preservo quest’ultimo non preservo me stesso”
(Josè Ortega y Gasset)

Nella sua mostra fotografica, fino al 31 Marzo 2015 all’Hotel de Prati in via Padiglioni 5 a Ferrara, Giacomo Stefani parte da una visione postmoderna del rapporto tra natura e tracce dell’uomo moderno, passando attraverso una sorta di visione archeologica dei luoghi abbandonati della città. Il percorso si conclude con una panoramica dell’antica Valle Padusa. In particolare la ricerca di Stefani vuole far risaltare, attraverso i suoi scatti suggestivi, le tracce che la Valle ha lasciato nelle aree limitrofe alla zona urbana di Ferrara.

La mostra è visitabile tutti i giorni dalle ore 14 alle ore 22.

OGGI – IMMAGINARIO FOTOGRAFIA

Ogni giorno immagini rappresentative di Ferrara in tutti i suoi molteplici aspetti, in tutte le sue varie sfaccettature. Foto o video di vita quotidiana, di ordinaria e straordinaria umanità, che raccontano la città, i suoi abitanti, le sue vicende, il paesaggio, la natura…

[clic sulla foto per ingrandirla]

foto di Giacomo Stefani
foto di Giacomo Stefani

ACCORDI
Les Revenants.
Il brano di oggi…

Un brano intonato alle notizie del giorno.

[per ascoltarlo cliccare sul titolo]

Mogwai – Hungry Face

Le immagini di piazza del Popolo ieri a Roma per la manifestazione che ha visto unite la Lega di Salvini e Casa Pound, hanno fatto tornare alla mente i fantasmi di Les Revenants, la serie televisiva francese dai toni cupi e dalle tematiche soprannaturali.

Di fronte al ritorno di cartelli con il duce, bandiere con le croci celtiche e orgoglio nazionalista misto a rabbia indistinta e feroce, la mente è andata ai morti che ritornano in vita, a spettri le cui intenzioni non promettono nulla di buono, ad atmosfere mortifere ed angoscianti.

Così il brano scelto per questa giornata è tratto dalla bella colonna sonora della serie Les Revenants, composta ed eseguita dagli scozzesi Mogwai, quintetto post-rock attivo dal 1995.

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GERMOGLI
Senza di noi.
L’aforisma di oggi…

Una quotidiana pillola di saggezza o una perla di ironia per iniziare bene la giornata…

Indro MontanelliDal 2010 il 1° marzo ricorre una giornata nazionale indetta dalla popolazione migrante per educare alla tolleranza: “Una giornata senza di noi”.

“Siamo tolleranti e civili, noi italiani, nei confronti di tutti i diversi. Neri, rossi, gialli. Specie quando si trovano lontano, a distanza telescopica da noi.” (Indro Montanelli)

L'INFORMAZIONE VERTICALE
osservatorio globale

L’occhio di periscopio

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Redazione

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